Ti capita di svegliarti nel cuore della notte e di non riuscire più a riaddormentarti? Magari guardi l’orologio, ti rigiri nel letto e, mentre le ore passano, inizi a preoccuparti per la stanchezza che sentirai il giorno dopo.
I risvegli notturni sono un’esperienza comune, ma quando diventano frequenti o prolungati possono compromettere la qualità del riposo e influire sul benessere quotidiano.
A confermarne la diffusione sono anche i dati dell’Unobravo Data Lab: da un’indagine condotta su oltre 670 persone è emerso che il 32,5% dei partecipanti riferisce difficoltà significative nel mantenere il sonno durante la notte.
Non tutti i risvegli, però, sono motivo di preoccupazione. Il sonno è un processo dinamico, caratterizzato dall’alternarsi di diverse fasi, ed è del tutto normale svegliarsi brevemente durante la notte, soprattutto nei passaggi tra un ciclo e l’altro. Le difficoltà possono emergere quando i risvegli si ripetono, diventa difficile riaddormentarsi o il riposo non è più sufficiente per sentirsi riposati al mattino.
Perché ci svegliamo durante la notte
Durante la notte, il nostro sonno attraversa diverse fasi che si alternano in cicli della durata media di circa 90 minuti, anche se la loro durata può variare. In genere, nell'arco di una notte, attraversiamo quattro o sei cicli, passando dal sonno leggero a quello profondo, fino alla fase REM, associata a un'intensa attività cerebrale.
Tra una fase e l'altra possono verificarsi dei brevi risvegli, spesso così rapidi da non essere ricordati al mattino. Svegliarsi durante la notte, quindi, non significa necessariamente dormire male: è un fenomeno fisiologico che fa parte del normale funzionamento del sonno.
Nella seconda parte della notte, inoltre, il sonno profondo tende a diminuire, mentre aumentano le fasi REM. Questo può renderci più sensibili agli stimoli esterni, come rumori, cambiamenti di temperatura o altre condizioni che possono interrompere il riposo.
Ma quando i risvegli notturni diventano un problema? La differenza non dipende soltanto da quante volte ci svegliamo, ma anche da quanto tempo impieghiamo a riaddormentarci e da come ci sentiamo durante il giorno.
Uno studio condotto su oltre 8.900 adulti ha rilevato che, tra le persone che riferivano risvegli notturni almeno tre volte alla settimana, il 43% incontrava difficoltà a riaddormentarsi. Queste difficoltà erano associate a una peggiore qualità percepita del sonno e a maggiori ripercussioni sulle attività quotidiane (Ohayon et al., 2010).
Per questo, non conta soltanto quante ore dormiamo, ma anche la qualità e la continuità del sonno. Riconoscere quando i risvegli iniziano a interferire con il benessere quotidiano può aiutare a capire se sia opportuno approfondirne le cause.

Le cause più comuni dei risvegli notturni
I risvegli notturni possono avere diverse cause e, in molti casi, più fattori possono contribuire a disturbare il sonno.
Stress, condizioni di salute, abitudini quotidiane e caratteristiche dell'ambiente in cui dormiamo possono influire sulla continuità del riposo.
Tra le principali cause dei risvegli notturni troviamo:
- Cause psicologiche: stress, ansia e depressione possono influire sulla qualità del sonno, favorendo risvegli frequenti o difficoltà a riaddormentarsi. Preoccupazioni, rimuginio e uno stato di costante allerta possono rendere difficile rilassarsi, anche durante la notte.
- Disturbi del sonno specifici: l'apnea ostruttiva del sonno e la sindrome delle gambe senza riposo possono provocare interruzioni frequenti del riposo. Nell'apnea ostruttiva, la respirazione si riduce o si interrompe ripetutamente durante il sonno, causando brevi risvegli, spesso inconsapevoli, e talvolta una sensazione di soffocamento. Come evidenziato da Gawrys et al. (2024), questa condizione è associata a un maggior rischio di problemi cardiovascolari e metabolici. La sindrome delle gambe senza riposo, invece, provoca un bisogno difficile da controllare di muovere gli arti inferiori, soprattutto nei momenti di riposo, interferendo con l'addormentamento e la continuità del sonno.
- Condizioni fisiche e mediche: il bisogno frequente di urinare durante la notte (nicturia), il reflusso gastroesofageo, il dolore cronico e i cambiamenti ormonali, come quelli legati alla menopausa, possono favorire risvegli ripetuti.
- Stile di vita: il consumo di caffeina nelle ore pomeridiane o serali, l'alcol prima di dormire, i pasti abbondanti a tarda sera e l'esposizione prolungata a schermi luminosi possono interferire con la qualità del riposo.
- Fattori ambientali: rumori, fonti luminose e temperature troppo alte o troppo basse possono interrompere il sonno, soprattutto durante le fasi più leggere.
- Alterazioni del ritmo circadiano: il lavoro su turni, il jet lag e gli orari di sonno irregolari possono modificare il naturale ritmo sonno-veglia, rendendo più difficile mantenere un riposo continuo.
Individuare i fattori che contribuiscono ai risvegli notturni è importante per capire come intervenire. Quando il problema persiste o compromette il benessere durante il giorno, può essere utile confrontarsi con un professionista sanitario per approfondirne le possibili cause.
Quando lo stress e l'ansia non ci lasciano dormire
Ti è mai capitato di svegliarti nel cuore della notte e ritrovarti subito immerso nei pensieri? Una conversazione difficile, una preoccupazione lavorativa o una decisione importante possono riaffiorare proprio quando vorresti soltanto riposare.
Il rimuginio notturno può rendere difficile riaddormentarsi: la mente continua a cercare risposte, anticipare possibili problemi o ripercorrere situazioni già vissute, alimentando uno stato di attivazione che ostacola il ritorno al sonno.
In alcuni casi, il risveglio può essere accompagnato anche da manifestazioni fisiche, come battito cardiaco accelerato, tensione muscolare o una sensazione di agitazione. Questi sintomi possono essere legati all'ansia, ma non devono essere automaticamente attribuiti a una causa psicologica.
Anche i dati dell'Unobravo Data Lab evidenziano quanto le difficoltà del sonno possano intrecciarsi con il benessere emotivo: il 68,3% delle persone coinvolte nell'indagine riferisce preoccupazioni e stress durante la notte, mentre il 55% segnala risvegli precoci al mattino accompagnati da difficoltà a riaddormentarsi (Unobravo, 2024).
Ma c'è un aspetto spesso sottovalutato: anche il tentativo di controllare il sonno può contribuire a mantenere il problema. Guardare continuamente l'orologio, calcolare le ore che restano prima della sveglia o sforzarsi di riaddormentarsi possono aumentare la tensione, rendendo il riposo ancora più difficile.
Si può così creare un circolo vizioso in cui la preoccupazione di non dormire diventa essa stessa un ostacolo al sonno. Comprendere questo meccanismo può aiutare a riconoscere non soltanto ciò che disturba il riposo, ma anche le reazioni che, involontariamente, contribuiscono a mantenere la difficoltà.
Svegliarsi sempre alla stessa ora: cosa significa
Ti capita di svegliarti ogni notte più o meno alla stessa ora? Anche se può sembrare insolito, questo fenomeno non è necessariamente motivo di preoccupazione. L'orario dei risvegli può essere influenzato dai ritmi biologici, dalle abitudini quotidiane e da diversi fattori fisici o psicologici.
È importante, però, sapere che non esiste una corrispondenza precisa tra l'ora del risveglio e una specifica causa. Alcuni momenti della notte possono comunque offrire indicazioni utili:
- Nella prima parte della notte: risvegli poco dopo essersi addormentati possono essere favoriti da pasti abbondanti o consumati troppo vicino all'ora di coricarsi, soprattutto in presenza di reflusso gastroesofageo o difficoltà digestive.
- Tra le tre e le cinque del mattino: nelle ore che precedono il risveglio, i livelli di cortisolo iniziano fisiologicamente ad aumentare, preparando l'organismo alla giornata. Tuttavia, svegliarsi in questa fascia oraria non indica necessariamente un eccesso di cortisolo o la presenza di stress.
- Nelle prime ore del mattino: alcune persone si svegliano molto prima del previsto e, pur sentendosi ancora stanche, non riescono più a riaddormentarsi. Questi risvegli precoci possono essere associati a diverse condizioni, tra cui l'insonnia e, in alcuni casi, i disturbi depressivi.
Più che concentrarsi sull'orario esatto, può essere utile osservare con quale frequenza si verificano i risvegli, quanto durano e come influenzano il benessere durante il giorno. Questi elementi possono aiutare a comprendere meglio il problema e a valutare se sia necessario approfondirlo con un professionista.

Risvegli notturni e insonnia: quando preoccuparsi e chiedere aiuto
Svegliarsi occasionalmente durante la notte è normale, ma quando i risvegli diventano frequenti e compromettono il benessere quotidiano, può essere utile approfondirne le cause.
Dal punto di vista clinico, si parla di insonnia cronica quando le difficoltà ad addormentarsi, mantenere il sonno o riaddormentarsi dopo un risveglio si verificano almeno tre notti alla settimana, per almeno tre mesi, nonostante vi siano condizioni e tempo sufficienti per dormire. Un altro elemento importante è la presenza di conseguenze sulla vita quotidiana, come stanchezza, irritabilità o difficoltà di concentrazione (Riemann et al., 2023).
Questo, però, non significa che sia necessario aspettare tre mesi prima di chiedere aiuto. Anche difficoltà più recenti possono meritare attenzione, soprattutto quando provocano un disagio significativo.
Tra i segnali da non sottovalutare troviamo:
- Risvegli frequenti o prolungati, che rendono difficile ottenere un riposo soddisfacente.
- Stanchezza e sonnolenza durante il giorno, che interferiscono con il lavoro, le relazioni o le attività quotidiane.
- Difficoltà di concentrazione, irritabilità o cambiamenti dell'umore, che possono essere associati a un sonno insufficiente o frammentato.
- Russamento intenso, risvegli con sensazione di soffocamento o difficoltà respiratorie, che possono suggerire la presenza di disturbi come l'apnea ostruttiva del sonno.
In questi casi, rivolgersi al medico di base può aiutare a individuare eventuali condizioni fisiche o disturbi del sonno che richiedono approfondimenti specifici. Se invece emergono difficoltà legate all'ansia, allo stress o alla preoccupazione costante di non riuscire a dormire, anche un percorso psicologico può essere utile per comprendere e modificare i meccanismi che contribuiscono a mantenere il problema.
Un primo strumento pratico è il diario del sonno: per una o due settimane puoi annotare gli orari in cui vai a letto e ti svegli, la durata approssimativa dei risvegli notturni e come ti senti durante il giorno. Queste informazioni possono aiutarti a riconoscere eventuali regolarità e offrire al professionista elementi utili per una valutazione più mirata (Department of Veterans Affairs & Department of Defense, 2025).
Strategie pratiche per dormire meglio
Migliorare la qualità del sonno non significa necessariamente rivoluzionare le proprie abitudini. A volte, piccoli cambiamenti nella routine quotidiana possono favorire un riposo più regolare e ridurre i fattori che contribuiscono ai risvegli notturni.
Ecco alcune strategie che puoi provare:
- Mantieni orari regolari: cerca di andare a dormire e, soprattutto, di svegliarti a orari simili ogni giorno, anche nel fine settimana. La regolarità aiuta a stabilizzare il ritmo sonno-veglia.
- Crea una routine serale rilassante: leggere qualche pagina, ascoltare musica tranquilla o fare un bagno caldo possono aiutarti a rallentare e prepararti gradualmente al riposo.
- Fai attenzione a caffeina e alcol: limita il consumo di caffeina nelle ore pomeridiane e serali, soprattutto se sei sensibile ai suoi effetti. Anche l'alcol, pur favorendo inizialmente la sonnolenza, può aumentare i risvegli durante la notte.
- Dedica tempo al movimento e alla luce naturale: svolgere attività fisica regolare ed esporsi alla luce del giorno, soprattutto al mattino, può contribuire a regolare il ritmo circadiano e migliorare la qualità del sonno.
- Riduci l'uso degli schermi prima di dormire: prova a limitare smartphone, tablet e computer nell'ora che precede il riposo. Oltre alla luminosità, anche i contenuti particolarmente stimolanti possono rendere più difficile rilassarsi.
- Rendi la camera da letto confortevole: cerca di mantenere l'ambiente buio, silenzioso e a una temperatura fresca, scegliendo le condizioni più adatte alle tue esigenze.
- Evita di sforzarti di dormire: se ti svegli durante la notte, cerca di non controllare continuamente l'orologio o calcolare quante ore ti restano. Se non riesci a riaddormentarti e senti aumentare la frustrazione, può essere utile alzarti temporaneamente e dedicarti a un'attività tranquilla, tornando a letto quando avverti nuovamente sonnolenza.
Questi accorgimenti possono favorire una migliore qualità del riposo, ma quando le difficoltà persistono potrebbe essere necessario un intervento più specifico (Department of Veterans Affairs & Department of Defense, 2025).

Cosa fare quando ci si sveglia nel cuore della notte
Svegliarsi nel cuore della notte e non riuscire a riprendere sonno può essere frustrante, soprattutto quando iniziano ad affiorare pensieri e preoccupazioni. In questi momenti, cercare di riaddormentarsi a tutti i costi può aumentare la tensione, rendendo ancora più difficile il ritorno al sonno.
Ecco alcuni accorgimenti che puoi provare:
- Rallenta il respiro: prova a respirare lentamente, inspirando per 4 secondi ed espirando per 6, senza forzare. Una respirazione calma e regolare può favorire il rilassamento e aiutare a ridurre l'attivazione fisica.
- Evita di controllare l'orologio: guardare continuamente l'ora e calcolare quanto tempo manca alla sveglia può alimentare la preoccupazione di non dormire abbastanza. Cerca anche di limitare l'uso del telefono, per evitare stimoli luminosi e contenuti che potrebbero mantenerti sveglio.
- Sposta delicatamente l'attenzione: puoi provare a immaginare un luogo piacevole o concentrarti su sensazioni rassicuranti, senza trasformare l'esercizio in un altro tentativo di obbligarti a dormire.
- Alzati se non riesci a riaddormentarti: se senti che il tempo passa e la frustrazione aumenta, può essere utile lasciare temporaneamente il letto e dedicarti a un'attività tranquilla, come leggere qualche pagina con una luce soffusa. Torna a letto quando avverti nuovamente sonnolenza, senza controllare continuamente i minuti trascorsi. Questo accorgimento si ispira al controllo dello stimolo, una delle tecniche comportamentali utilizzate nel trattamento dell'insonnia (Riemann et al., 2023).
- Mantieni un ambiente poco stimolante: evita luci intense, attività impegnative o situazioni che potrebbero aumentare l'attivazione. L'obiettivo è favorire condizioni di tranquillità, senza aggiungere ulteriori pressioni.
Ricorda che non è necessario riuscire a riaddormentarsi immediatamente. Anche accettare un breve momento di veglia, senza viverlo come qualcosa da combattere, può aiutare a ridurre la tensione associata ai risvegli notturni.
Il supporto psicologico per ritrovare il sonno
Quando i risvegli notturni diventano persistenti e le strategie quotidiane non sono sufficienti, un percorso psicologico può aiutare a comprendere e affrontare i fattori che contribuiscono a mantenere le difficoltà del sonno.
Tra gli interventi più studiati ed efficaci troviamo la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia (CBT-I), considerata il trattamento di prima scelta per l'insonnia cronica. Le linee guida europee ne raccomandano l'utilizzo come intervento iniziale, grazie alle evidenze sulla sua efficacia nel migliorare il sonno (Riemann et al., 2023).
Anche le più recenti linee guida dell'American Academy of Sleep Medicine sottolineano il ruolo centrale della CBT-I: l'associazione con un trattamento farmacologico può essere valutata in situazioni specifiche, ma non viene generalmente preferita alla sola CBT-I (Buysse et al., 2026).
Un aspetto importante del percorso terapeutico riguarda proprio il modo in cui si reagisce alle difficoltà notturne. La preoccupazione di non dormire abbastanza, il bisogno di controllare continuamente il sonno o il tentativo di forzare l'addormentamento possono trasformarsi in meccanismi che contribuiscono a mantenere il problema.
Quando i risvegli si accompagnano a stress, ansia o difficoltà emotive, la psicoterapia può inoltre offrire uno spazio per esplorare ciò che la persona sta vivendo e sviluppare modalità più funzionali di affrontarlo.
Se le difficoltà del sonno persistono e iniziano a influire sul tuo benessere, rivolgerti a uno/a psicologo/a o a uno/a psicoterapeuta con competenze specifiche nei disturbi del sonno può aiutarti a individuare un percorso adatto alle tue esigenze, eventualmente in collaborazione con il medico.
Ritrovare le notti che meriti
Quando i risvegli notturni diventano frequenti, può essere difficile immaginare di tornare a dormire serenamente. Eppure, le difficoltà del sonno possono essere affrontate, soprattutto quando si riescono a individuare i fattori che contribuiscono a mantenerle.
Prendersi cura del proprio riposo non significa cercare di controllarlo a tutti i costi, ma imparare a riconoscere i propri bisogni e trovare strategie più funzionali per stare meglio.
Se senti che le difficoltà del sonno stanno influenzando il tuo benessere, non devi affrontarle da solo. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo che ti aiuti a comprendere ciò che stai vivendo e ad affrontare le difficoltà emotive che possono interferire con il riposo, attraverso un percorso online costruito sulle tue esigenze.





