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Salute mentale
5
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Come sta la salute mentale?

Come sta la salute mentale?
Marcello Delmondo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
5.6.2026
Come sta la salute mentale?
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L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute mentale come "uno stato di benessere in cui ogni individuo realizza il proprio potenziale, è in grado di far fronte agli eventi stressanti della vita, è in grado di lavorare in modo produttivo e fruttuoso ed è in grado di fornire un contributo alla comunità" (Vichi & Ghirini, 2014).

Chi e come ci si occupa della salute mentale?

Con la legge 180 del 1978 (conosciuta come legge Basaglia), la presa in carico della sofferenza psichiatrica è stata rivoluzionata. Dall'ospedale si è passati al modello territoriale (Cardamone & Zorzetto, 2000; Carli & Paniccia, 2011). Tuttavia a distanza di quasi 50 anni, la rete di servizi territoriali fatica a rispondere alle esigenze per altro cangianti della salute mentale.

I pazienti psichiatrici che venivano istituzionalizzati richiedono supporto farmacologico costante, supporto per l'inserimento lavorativo, supporto sociale ed economico. A queste esigenze si affiancano le domande sempre più complesse relative a diverse e nuove forme di sofferenza (disturbi del comportamento alimentare, neurodivergenze, disturbi di personalità, autolesionismo e rischio suicidario).

Secondo il Rapporto del Ministero della Salute (2024):

"Le prestazioni erogate nel 2024 dai servizi territoriali ammontano a 10.061.000 con una media di 13,6 prestazioni per utente. Complessivamente l'81,7% degli interventi è effettuato in sede, l'8,3% a domicilio e il resto in una sede esterna. Gli operatori prevalenti sono rappresentati da medici (28,9%) ed infermieri (44,1%). Il 33,9% degli interventi è rappresentato da attività infermieristica a domicilio e nel territorio, il 25,4% da attività psichiatrica, il 10,7% da attività di riabilitazione e risocializzazione territoriale, il 6,8% da attività di coordinamento, il 4,2% da attività di supporto alla vita quotidiana, il 7,4% da attività psicologica-psicoterapica. La quota restante riguarda attività rivolta alla famiglia e attività di supporto".

Si stima che il costo della salute mentale per il nostro Stato sia di circa 20 miliardi di euro l'anno, pari al 3,3% del PIL. Lo stanziamento di fondi per le spese in ambito di salute mentale corrisponde a circa il 5% del totale di investimenti in sanità pubblica (la media europea si assesta intorno all'11%).

L'ottica in cui questi dati vengono forniti è quella di trasferire, anche solo parzialmente, la complessità di un sistema non particolarmente finanziato che necessita, per essere efficace, di interventi di rete, operatori, strutture, professionisti capaci nel loro intreccio di garantire un'assistenza capillare e costante. Questo è il nostro punto di partenza nel chiederci:

"Cara salute mentale come stai?"

L'attenzione al tema dagli eventi di cronaca

Difficilmente, se non agli addetti ai lavori, i dati e le riflessioni sopra riportati sono di dominio comune. L'opinione pubblica pone l'attenzione al tema della salute mentale soprattutto in occasione di fatti di cronaca. Aggressioni agli operatori, oppure eventi tragici come le recenti situazioni di Modena e Torino.

Facciamo un brevissimo riassunto dei fatti a cui ci riferiamo precisando che in assenza di dati clinici e ricostruzioni precise è impossibile oltre che non corretto avanzare qualsiasi ipotesi. In queste situazioni, lontani dalle strumentalizzazioni politiche, dovrebbe prevalere il rispetto per la dimensione di profonda sofferenza di tutti gli attori coinvolti (vittime, familiari, protagonisti dei gesti).

  • Modena: 16 maggio 2026, Salim El Koudri, italiano di seconda generazione, piomba sulla folla alla guida della sua auto ferendo in modo grave almeno 8 persone. È lo stesso ministro dell'Interno a segnalare che si possa trattare di un gesto connesso alla sofferenza psichiatrica.
  • Torino: 18 maggio 2026, un docente di violoncello di 35 anni si è tolto la vita gettandosi dalla finestra del Convitto Umberto I nel capoluogo piemontese.

Ribadiamo che l'intento non è di entrare nel dettaglio di queste storie di cui mancano informazioni e dati e di cui si può solo rispettare la scia di sofferenza. L'obiettivo è analizzare la reazione dell'opinione pubblica che, improvvisamente, si ricorda di un tema che, nonostante le maggiori iniziative di sensibilizzazione, rimane largamente sommerso.

L'atteggiamento è tendenzialmente di critica verso chi doveva vigilare, capire, riconoscere e che avrebbe omesso di farlo. Questo ragionamento, comprensibile tentativo di porre sotto controllo aspetti che, connessi all'agire umano, sono in realtà imprevedibili, può essere fomentato da varie strumentalizzazioni a livello politico.

Partiamo dal considerare che eventi come il suicidio ma anche gli agiti aggressivi eterodiretti non sono prevedibili. Inoltre occorre riflettere sul sistema di cura che cerca di rispondere alle esigenze legate alla sofferenza mentale.

La risposta territoriale

I servizi territoriali erogano, come si evince dai dati, milioni di prestazioni in favore dei cittadini. Come si accede a questi servizi?

L'accesso ai Centri di Salute Mentale non prevede una prenotazione tramite Centro Unico. Normalmente serve l'impegnativa del Medico di Base per avere accesso alla visita psichiatrica o a prestazioni di carattere psicologico.

La valutazione dell'equipe stabilisce il progetto con visite di controllo, eventuale psicoterapia, eventuali interventi farmacologici con somministrazione intramuscolare, inserimento in Comunità o gruppo appartamento, partecipazione alle attività socializzanti dei Centri Diurni con la presenza di educatori, nei casi in cui ci siano situazioni di forte sofferenza eventualmente il ricovero su base volontaria o, in caso di rischi per l'incolumità propria o di altri, il Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Il sistema funziona se si instaura una rete, un'alleanza con la persona e i familiari, una continuità nella cura.

Altra tipologia di accesso ai servizi territoriali è quella legata alle persone che vengono dimesse dai reparti di psichiatria e agganciati ai centri di salute mentale per proseguire l'iter di cura e riabilitazione sul territorio. I centri di salute mentale offrono assistenza a persone con depressione maggiore ricorrente, disturbi bipolari, disturbi di personalità, disturbi del comportamento alimentare, neurodivergenze, disturbi psicotici.

Accanto alle attività socializzanti promosse dai centri diurni (pasti condivisi, attività manuali, gruppi sportivi), un'importante funzione è svolta da Assistenti Sociali che seguono aspetti burocratici, economici, amministrativi e gli inserimenti nel mondo del lavoro in sinergia con servizi territoriali.

Altri interventi di supporto vengono garantiti dai consultori (maggiormente specializzati su tematiche familiari, sessuali, prevenzione e gestione delle gravidanze, violenza di genere) a cui si accede senza necessità di impegnativa.

Inoltre i servizi di psicologia offrono spazi di colloquio e psicoterapia per bambini, adolescenti in collaborazione con le Neuropsichiatrie infantili e spazi per adulti che non richiedono intensità assistenziali tali da necessitare di parallela presa in carico psichiatrica (disturbi d'ansia, disturbi dell'adattamento, momenti di transizione nel ciclo di vita).

L'importanza di intercettare il disagio

Prima ancora di intercettare il disagio sarebbe fondamentale investire a livello politico, sociale, economico nella promozione del benessere e della salute. Interventi di e sulle comunità favorirebbero la salute mentale nella definizione fornita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

La complessità degli interventi sulla sofferenza mentale si colloca invece quando il disagio è conclamato e cerca di ristabilire adeguati livelli di benessere prendendo in carico la domanda della persona da più punti di vista (diagnosi, prognosi, aspetti di socializzazione, aspetti amministrativi economici e lavorativi).

Cosa si colloca a metà tra la promozione del benessere e la cura delle sofferenze? 

La precoce intercettazione di situazioni di disagio. Medici di medicina generale, reti di servizi alla persona, perfino associazioni e istituzioni (scuole, parrocchie, etc.), professionisti privati, rappresentano snodi fondamentali da questo punto di vista. Ognuno di noi, rompendo muri di indifferenza e individualismo, potrebbe in realtà contribuire a questa rete.

Certo appare molto più semplice gridare allo scandalo accusando un sistema sanitario inefficace quando si consumano tragedie forse legate alla sofferenza mentale. In fondo si tratta di una forma di delega quasi messianica ai servizi di salute pubblica individuati come responsabili della soluzione magica di problematiche complesse.

Cosa possono e non possono fare i servizi

Rispetto alla situazione di Modena sono state avanzate ipotesi circa una eventuale non corretta assunzione di terapie. Non entrando nel merito perché ripetiamo non abbiamo dati certi, può essere utile fare una riflessione circa la questione delle terapie e in generale dei trattamenti sanitari.

La nostra Costituzione ci ricorda che nessun trattamento sanitario, ad eccezione del TSO, può essere effettuato contro la volontà della persona.

Nel momento in cui un medico psichiatra prescrive una terapia non c'è alcun modo per "obbligare" la persona ad assumerla. Si può tentare, lavorando sulla relazione di fiducia e sull'alleanza terapeutica, di favorire l'aggancio al servizio della persona stessa. In questo modo con visite di controllo periodiche, l'eventuale collaborazione con la famiglia, sarà possibile monitorare lo stato di salute e l'adesione alla terapia.

In alcuni casi può essere decisa la somministrazione intramuscolo in modo che mensilmente la persona si presenti presso il centro per la farmacoterapia. Se però questo non avviene si può solo provare a contattare il soggetto, eventualmente provare con le visite domiciliari da parte del personale infermieristico.

Il trattamento sanitario obbligatorio: extrema ratio

Proprio per una questione di tutele costituzionali il Trattamento Sanitario Obbligatorio è una procedura complessa che richiede numerosi passaggi per essere attivata.

In prima battuta si tenta quindi un ricovero su base volontaria. Se questo viene rifiutato e sussistono le motivazioni per procedere al ricovero obbligato, la procedura viene messa in moto. È necessaria la richiesta di 2 psichiatri, l'intervento del sindaco e, nel giro di 48 ore, il parere di un giudice. A questo punto la persona può essere obbligata al ricovero nel reparto di psichiatria.

La tutela della libertà e della salute non rendono, fortunatamente, percorribile l'ipotesi di bloccare una qualsiasi persona in modo arbitrario con un ricovero. Complessità: parola d'ordine!

Cara salute mentale…

Cara salute mentale abbiamo provato a capire come stai.

Richieste complesse, bisogni enormi, un disagio profondo che con la pandemia sembra essere esploso (sempre più frequenti gli allarmi di Neuropsichiatri infantili e pediatri circa la sofferenza dilagante in adolescenza e infanzia), il rafforzarsi di posizioni antiscientifiche e di sfiducia nelle istituzioni, bilanci problematici rappresentano alcuni dei preoccupanti acciacchi che ti riguardano.

Per contro ci sono potenti anticorpi legati agli sforzi e alle professionalità messe a disposizione per la presa in carico e i percorsi di cura. In questo scenario emergono infatti attori nuovi che rappresentano una risorsa preziosa, un pilastro aggiuntivo che si affianca al sistema pubblico in affanno, nell’offerta di servizi di qualità a prezzi contenuti.

Nell’ambito della salute mentale va quindi ad esempio riconosciuto il merito di realtà come Unobravo, il cui impegno quotidiano è rivolto a sensibilizzare circa i temi della salute mentale e offrire maggiore accesso ai servizi di cura psicologica con approccio professionale e scientifico a prezzi contenuti.

Cara Salute Mentale non possiamo che augurarti di stare meglio. Siamo consapevoli che possiamo fare anche noi qualcosa per favorire il tuo benessere:

  • prenderci cura della nostra salute fisica e mentale;
  • sospendere giudizi e critiche su tragedie complesse di cui non sappiamo nulla e di cui possiamo solo limitarci a rispettare la profonda sofferenza delle persone coinvolte;
  • rinsaldare il legame di fiducia nelle istituzioni contrastando inconsistenti e pericolose posizioni antiscientifiche.

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