Smartphone, attenzione e sonno: come gli schermi possono influenzare le nostre abitudini

Smartphone, attenzione e sonno: come gli schermi possono influenzare le nostre abitudini
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
26.10.2026
Ultimo aggiornamento il
26.10.2026
Smartphone, attenzione e sonno: come gli schermi possono influenzare le nostre abitudini
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Quante volte capita di prendere lo smartphone per controllare una notifica e ritrovarsi, diversi minuti dopo, ancora a scorrere contenuti sui social? Oppure guardare un video prima di dormire, finendo per andare a letto più tardi del previsto?

Gli smartphone sono ormai parte integrante della quotidianità e ci accompagnano durante il lavoro, nei momenti di pausa e persino quando cerchiamo di rilassarci. Tuttavia, la nostra attenzione è una risorsa limitata, ed il continuo passaggio tra notifiche, app e contenuti digitali potrebbe influenzare il modo in cui gestiamo il nostro tempo, ci concentriamo e ci riposiamo.

Una nuova ricerca di Unobravo ha esplorato il rapporto degli italiani con gli schermi, analizzando le abitudini legate allo scrolling, alle distrazioni digitali e all'utilizzo dello smartphone prima di dormire.

I risultati evidenziano una presunta distanza tra intenzioni e comportamenti: quasi un italiano su due (46%) dichiara di trascorrere più tempo del previsto a scorrere contenuti online, e il 39% ritiene che l'utilizzo dello smartphone renda più difficile staccare mentalmente.

I principali risultati della ricerca

  • Quasi la metà (46%) degli italiani dichiara di trascorrere più tempo del previsto a “scrollare” contenuti sullo smartphone.
  • Il 77% dice di utilizzare il telefono nei 30 minuti precedenti al momento di addormentarsi, almeno occasionalmente.
  • Più di 4 italiani su 10 affermano che visualizzare contenuti negativi o preoccupanti online li fa sentire più ansiosi o stressati.
  • Il 39% ritiene che l'utilizzo dello smartphone renda più difficile rilassarsi mentalmente.

Lo smartphone sembra riempire ogni momento di noia: il 90% degli italiani lo utilizzerebbe quando non ha nulla da fare

Aspettare l'autobus, fare una pausa dal lavoro o ritrovarsi con qualche minuto libero: sono tante le situazioni quotidiane in cui prendere lo smartphone potrebbe diventare un gesto quasi automatico.

Secondo la ricerca, il 90% degli italiani prenderebbe il telefono quando si annoia o non ha nulla da fare, e il 68% dice di farlo almeno una volta al giorno.

Non sempre, però, c'è un motivo preciso per controllare lo schermo: l'83% degli intervistati dichiara di consultare lo smartphone anche senza una ragione specifica, mentre il 61% dice di farlo quotidianamente.

L'abitudine di controllare il telefono si estende anche ai momenti condivisi con altre persone. Quasi due italiani su tre (64%) dichiarano di utilizzare lo smartphone durante una conversazione faccia a faccia, e il 41% dichiara di farlo ogni giorno.

Questo comportamento sembra particolarmente diffuso tra i più giovani: il 61% degli italiani tra i 18 e i 24 anni afferma di controllare quotidianamente il telefono durante una conversazione, rispetto al 26% degli over 65.

Anche il multitasking digitale sembra essere una pratica consolidata. Il 57% degli italiani afferma di scorrere contenuti sullo smartphone mentre guarda la televisione almeno una volta al giorno, un'abitudine che sembra riguardare anche il 48% degli over 65.

Inoltre, quasi quattro italiani su cinque (79%) dichiarano di aver abbandonato un articolo o un video perché avevano perso rapidamente interesse.

Questi risultati suggeriscono che lo smartphone non venga utilizzato soltanto per comunicare o cercare informazioni, ma sembrerebbe anche colmare i momenti di inattività. La disponibilità continua di nuovi contenuti potrebbe rendere particolarmente immediato il passaggio dalla noia alla stimolazione digitale.

Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo commenta:

“La noia viene spesso percepita come una sensazione spiacevole, qualcosa da evitare o riempire immediatamente. Lo smartphone offre una risposta semplice e accessibile a questo disagio, mettendo a disposizione una quantità praticamente infinita di contenuti e stimoli.
Uno dei meccanismi che può contribuire a rendere difficile interrompere questo comportamento è quello delle ricompense intermittenti: non sappiamo quale contenuto interessante, messaggio o notifica troveremo la prossima volta che controlleremo il telefono, e proprio questa imprevedibilità potrebbe spingerci a farlo ripetutamente.
Inoltre, passare continuamente da un'applicazione all'altra o interrompere un'attività per controllare lo schermo richiede alla nostra mente di spostare e riorientare l'attenzione, rendendo potenzialmente più faticoso mantenere la concentrazione su un singolo compito.
È importante ricordare, però, che la noia ha una funzione e concedersi momenti senza stimoli continui può offrire uno spazio utile per riflettere, elaborare pensieri e recuperare le proprie risorse attentive.”

Perché è così difficile smettere di scorrere i contenuti online?

Aprire un social network per pochi minuti e accorgersi di aver trascorso molto più tempo del previsto è spesso un'esperienza comune.

Secondo la ricerca, il 46% degli italiani dichiara di continuare a scorrere contenuti online più a lungo di quanto inizialmente desiderato, una percentuale che raggiunge il 64% tra i giovani di 18-24 anni.

Inoltre, il 44% afferma di ritrovarsi a fare scrolling anche quando avrebbe voluto rilassarsi in un altro modo.

Il divario tra intenzione e comportamento può essere accompagnato da emozioni spiacevoli. Il 37% degli italiani prova rimpianto per il tempo trascorso a scorrere contenuti online, una percentuale che sale al 55% tra i 18-24enni e al 65% tra gli studenti.

Un altro fenomeno analizzato dalla ricerca è il doomscrolling, ovvero l'abitudine di continuare a consultare notizie e contenuti negativi o preoccupanti.

Il 42% degli italiani dichiara che questo tipo di contenuti lo fa sentire più ansioso o stressato, con una differenza significativa tra donne (50%) e uomini (33%).

Anche la capacità di rilassarsi mentalmente sembra risentire dell'esperienza digitale: quasi quattro italiani su dieci (39%) ritengono che l'utilizzo dello smartphone renda più difficile staccare la mente.

Tra i genitori, inoltre, il 41% riferisce di sentirsi mentalmente sovrastimolato dopo aver trascorso del tempo sul telefono, rispetto al 29% delle persone senza figli.

Questi risultati evidenziano come il rapporto con lo smartphone non dipenda soltanto dal tempo trascorso online, ma anche dai contenuti visualizzati e dalle emozioni associate al loro consumo.

La dott.ssa Corena Pezzella, commenta:

“Il doomscrolling, ovvero la tendenza a scorrere ripetutamente notizie e contenuti negativi o preoccupanti, può essere collegato a un meccanismo psicologico noto come negativity bias: la nostra mente tende a prestare maggiore attenzione alle informazioni negative, soprattutto quando vengono percepite come potenziali minacce.
Questo può contribuire a spiegare perché, anche quando determinati contenuti ci provocano ansia o stress, continuiamo a consultarli. Il desiderio di rimanere informati e comprendere ciò che accade può trasformarsi in un'abitudine difficile da interrompere, soprattutto quando nuovi contenuti sono costantemente disponibili.
Non sorprende quindi che alcune persone provino frustrazione o rimpianto per il tempo trascorso online. È importante, però, non interpretare queste emozioni come un fallimento personale, ma come un'opportunità per riflettere sulle proprie abitudini digitali. Riconoscere quando lo scrolling smette di essere piacevole o utile può rappresentare un primo passo verso un utilizzo più consapevole dello smartphone, senza necessariamente rinunciare alla tecnologia.”

Smartphone e sonno: il 77% degli italiani utilizza il telefono prima di dormire

Guardare un ultimo video, controllare i social o leggere qualche notizia prima di spegnere la luce: per molti italiani, lo smartphone sembra parte integrante della routine serale.

Secondo la ricerca, più di tre italiani su quattro (77%) utilizzerebbero il telefono nei 30 minuti prima di provare ad addormentarsi, almeno occasionalmente, mentre quasi quattro su dieci (38%) lo farebbero ogni sera.

Anche scorrere i social media direttamente dal letto è un'abitudine diffusa: il 33% degli intervistati dichiara di farlo tutte le sere.

Tra i giovani di 18-24 anni, questa percentuale raggiunge il 48%, tre volte quella registrata tra gli over 65 (16%).

L'utilizzo degli schermi può inoltre contribuire a posticipare il momento di andare a dormire. Il 70% degli italiani dichiara di andare a letto più tardi del previsto perché continua a guardare video, scorrere contenuti o navigare online. Per il 57% accadrebbe almeno una volta alla settimana, mentre una persona su cinque (20%) riferisce che succede ogni notte.

Il rapporto con lo smartphone non si interrompe necessariamente durante il sonno. Più della metà degli italiani (56%) dice di controllare il telefono quando si sveglia nel corso della notte. Tra i 18-24enni, il 74% dichiara di farlo almeno una volta alla settimana.

Oltre a ritardare il momento di addormentarsi, l'utilizzo serale dello smartphone può essere associato a una maggiore sensazione di attivazione mentale. Il 59% degli intervistati riferisce di sentirsi mentalmente stimolato o di avere difficoltà a staccare dopo aver utilizzato il telefono prima di dormire.

Non sorprende quindi che il 64% degli italiani dichiari di aver desiderato, almeno qualche volta, di aver trascorso meno tempo sullo smartphone prima di andare a letto.

I risultati evidenziano quanto le abitudini digitali siano ormai intrecciate con quelle del riposo, sollevando interrogativi sul ruolo degli stimoli serali nella capacità di rilassarsi e prepararsi al sonno.

La dott.ssa Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo commenta:

“Utilizzare lo smartphone prima di dormire può sembrare un modo semplice per rilassarsi dopo una giornata intensa. Tuttavia, scorrere continuamente contenuti sui social, guardare video o leggere notizie può mantenere la mente attiva proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di rallentare e prepararsi al riposo.
Questo comportamento può essere collegato anche a un fenomeno noto come revenge bedtime procrastination, ovvero la tendenza a rimandare volontariamente il momento di andare a dormire per ritagliarsi del tempo personale, soprattutto quando durante la giornata si ha la sensazione di non aver avuto abbastanza spazio per sé.
Anche controllare il telefono durante i risvegli notturni può rendere più difficile riaddormentarsi, perché notifiche, contenuti e nuovi stimoli possono riattivare l'attenzione.
Per favorire un riposo più regolare, può essere utile creare una routine serale che permetta alla mente di rallentare gradualmente, dedicando gli ultimi momenti della giornata ad attività piacevoli e meno stimolanti. L'obiettivo non è eliminare completamente la tecnologia, ma imparare a riconoscere quando il suo utilizzo interferisce con il bisogno di riposo.”

Contenuti digitali veloci: come cambiano le abitudini di fruizione degli italiani

Video brevi, messaggi vocali accelerati e contenuti che devono catturare l'attenzione nei primi secondi: la velocità sembra essere diventata una caratteristica centrale dell'esperienza digitale.

Secondo la ricerca, l'83% degli italiani dichiara di passare a un altro contenuto quando quello che sta guardando non riesce a catturare immediatamente la sua attenzione.

Allo stesso tempo, l'80% afferma di leggere soltanto i titoli o i riassunti degli articoli, anziché il testo completo.

Questa preferenza per contenuti immediati emerge anche nel consumo di video e podcast. Il 70% degli italiani dichiara di diventare impaziente quando un contenuto impiega troppo tempo ad arrivare al punto, e per il 49% questa sensazione si presenta quotidianamente.

Anche accelerare la riproduzione dei contenuti è un'abitudine comune: il 52% degli italiani guarda video a una velocità di almeno 1,5x, mentre il 58% ascolta i messaggi vocali a velocità aumentata.

Le differenze generazionali sembrano particolarmente evidenti. Il 68% dei giovani tra i 18 e i 24 anni afferma di guardare quotidianamente video a velocità aumentata, contro il 17% degli over 65. Inoltre, il 90% dei giovani dice di aver già accelerato almeno una volta un messaggio vocale.

Ma cosa succede quando non c'è nulla da guardare o ascoltare?

Più della metà degli italiani (53%) dichiara di sentirsi a disagio quando non ha contenuti visivi o sonori con cui intrattenersi, una percentuale che raggiunge l'81% tra i 18-24enni.

Questi risultati suggeriscono che la disponibilità costante di stimoli digitali possa contribuire a modificare le aspettative nei confronti dei contenuti, privilegiando esperienze rapide e immediatamente coinvolgenti.

La dott.ssa Corena Pezzella commenta:

“La disponibilità continua di contenuti digitali ci ha abituati a ricevere stimoli in modo rapido e immediato. Video brevi, notifiche e informazioni sempre nuove possono rendere più difficile tollerare i momenti in cui non accade nulla o in cui un'attività richiede più tempo per catturare la nostra attenzione.
Quando ci abituiamo a passare rapidamente da un contenuto all'altro, può diventare più faticoso mantenere la concentrazione su attività che richiedono pazienza e attenzione prolungata, come leggere un libro, studiare o seguire una conversazione. Questo non significa necessariamente che la nostra capacità di attenzione si stia riducendo, ma che le abitudini digitali possono influenzare il modo in cui gestiamo gli stimoli e le distrazioni.
Anche la noia e il silenzio hanno un importante valore psicologico. I momenti privi di stimolazione continua possono offrire alla mente l'opportunità di elaborare pensieri, riflettere e lasciare spazio alla creatività. Imparare a vivere questi momenti senza sentire il bisogno di riempirli immediatamente con lo smartphone può aiutarci a sviluppare un rapporto più consapevole con la tecnologia e con la nostra attenzione.”

Studenti e lavoratori: chi risente maggiormente delle distrazioni digitali?

Le distrazioni digitali non riguardano soltanto il tempo libero, ma si inseriscono anche nelle attività che richiedono attenzione, come studiare o lavorare.

Tra gli studenti, il 76% dichiara di controllare quotidianamente il telefono mentre svolge un'attività che richiede concentrazione. Inoltre, il 65% prova rimpianto per il tempo trascorso a scorrere contenuti online.

Anche tra i lavoratori a tempo pieno emerge una frequente tendenza a interrompere le attività per consultare lo smartphone: il 57% dice di controllare quotidianamente il telefono durante compiti che richiedono attenzione, mentre il 47% dice di farlo durante conversazioni faccia a faccia.

Questi risultati mostrano come la gestione delle distrazioni digitali possa essere una questione trasversale, che interessa sia il contesto educativo sia quello professionale.

Come ritrovare la concentrazione e costruire un rapporto più equilibrato con lo smartphone

Nonostante la diffusione delle distrazioni digitali, la ricerca mostra anche che esistono abitudini differenti e margini per un utilizzo più consapevole degli schermi.

Quasi un italiano su tre (31%) dichiara di non controllare mai lo smartphone durante una conversazione faccia a faccia. Tra gli over 65, questa percentuale raggiunge il 50%.

Inoltre, il 32% degli intervistati non ritiene difficile interrompere lo scrolling una volta iniziato.

Infine, il 64% degli italiani vorrebbe aver utilizzato meno il telefono prima di dormire.

Per costruire un rapporto più equilibrato con la tecnologia, possono essere utili alcuni piccoli accorgimenti:

  • Creare una routine serale senza smartphone: dedicare gli ultimi momenti della giornata ad attività rilassanti, come leggere o ascoltare musica, può favorire una transizione più tranquilla verso il riposo.
  • Riconoscere quando si prende il telefono per noia: fermarsi un momento prima di aprire un'app può aiutare a distinguere un bisogno reale da un gesto automatico.
  • Ridurre le distrazioni durante le conversazioni: tenere il telefono lontano dalla vista può facilitare una maggiore presenza nelle interazioni personali.
  • Dedicarsi a un'attività alla volta: limitare il passaggio continuo tra dispositivi, notifiche e compiti diversi può aiutare a proteggere i momenti di concentrazione.
  • Prestare attenzione ai contenuti consumati: selezionare le fonti e ridurre l'esposizione ripetuta a contenuti che generano preoccupazione può contribuire a rendere l'esperienza digitale più consapevole.

L'obiettivo non è necessariamente eliminare lo smartphone dalla quotidianità, ma imparare a riconoscere quando il suo utilizzo risponde a un bisogno e quando, invece, sottrae tempo ad attività, relazioni e momenti di riposo.

Corina Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:

“Costruire un rapporto più equilibrato con lo smartphone non significa necessariamente ridurre drasticamente il tempo trascorso online o rinunciare alla tecnologia. Il primo passo è diventare più consapevoli delle proprie abitudini, imparando a riconoscere quando utilizziamo il telefono per una necessità e quando, invece, lo facciamo in modo automatico, magari per noia, stress o per riempire un momento di pausa.
È importante ricordare che molte piattaforme digitali sono progettate per catturare e mantenere la nostra attenzione. Per questo, trovare difficile interrompere lo scrolling non dovrebbe diventare motivo di colpa o frustrazione. Piuttosto che imporsi regole troppo rigide, può essere più utile introdurre piccoli cambiamenti sostenibili, come evitare di controllare il telefono durante le conversazioni, disattivare le notifiche non necessarie o dedicare gli ultimi momenti della giornata ad attività lontane dagli schermi.
L'obiettivo non è utilizzare meno lo smartphone a tutti i costi, ma recuperare una maggiore libertà di scelta su come dedicare il proprio tempo e la propria attenzione. Anche piccoli cambiamenti, se mantenuti nel tempo, possono contribuire a sentirsi più presenti nelle attività quotidiane, migliorare la qualità delle relazioni e favorire un riposo più regolare.”

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Nota metodologica

La ricerca è stata condotta da Unobravo su un campione rappresentativo di 1.505 adulti in Italia, nel corso di settembre 2026. Il questionario ha analizzato le abitudini digitali degli italiani, concentrandosi sull'utilizzo dello smartphone durante le attività quotidiane, sulla difficoltà di interrompere lo scrolling, sull'impatto percepito dei contenuti digitali sul benessere psicologico e sul sonno, e sulle modalità di fruizione dei contenuti online. I risultati sono stati esaminati anche in base all'età, al genere, alla condizione lavorativa e all'area geografica, per individuare eventuali differenze nelle abitudini digitali tra i diversi gruppi di intervistati.