Può sembrare una contraddizione: capita che chi tradisce sia estremamente geloso all’idea che il partner possa fare qualcosa di simile. Controlla un messaggio, si irrigidisce davanti a una nuova amicizia, interpreta una serata fuori come una possibile minaccia o chiede rassicurazioni sulla fedeltà dell’altro.
Dunque ci si chiede come può avere così paura di essere tradito proprio chi, per primo, ha oltrepassato i confini della relazione?
Gelosia e fedeltà non sono due estremi opposti dello stesso continuum anzi, l’esperienza della propria attrazione per qualcun altro può rendere più concreta la possibilità che anche il partner provi desideri simili. Questo non significa che chi tradisce sia necessariamente geloso, né che una forte gelosia sia la prova nascosta di un tradimento; può significare piuttosto che ciò che facciamo, desideriamo o immaginiamo può influenzare il modo in cui interpretiamo il comportamento dell’altro.
Gelosia e fedeltà non misurano la stessa cosa
La gelosia viene spesso interpretata come una misura dell’amore: se sono geloso significa che tengo alla relazione, mentre se tradisco significa che non tengo abbastanza al partner. È una lettura intuitiva, ma troppo semplice.
La gelosia è una risposta a una minaccia percepita verso una relazione significativa; può comprendere paura di perdere il partner, rabbia, confronto con un possibile rivale, insicurezza e comportamenti finalizzati a proteggere il legame. La ricerca mostra inoltre importanti differenze individuali: alcune persone sperimentano più gelosia di altre anche in assenza di un reale tradimento, e fattori come caratteristiche di personalità e dimensioni dell’attaccamento possono contribuire a spiegare questa variabilità (Richter et al., 2022).
Essere fedeli riguarda invece il rispetto dei confini e degli accordi stabiliti nella relazione. È quindi possibile desiderare fortemente di non perdere il partner e, contemporaneamente, oltrepassare personalmente quei confini. Può apparire contraddittorio sul piano morale, ma non è necessariamente contraddittorio sul piano psicologico. Una persona può infatti voler mantenere il legame, avere bisogno della sicurezza che la relazione le offre e allo stesso tempo ricercare altrove desiderio, conferme, novità o altre esperienze. Comprendere questa possibilità non equivale naturalmente a giustificare il tradimento: significa distinguere processi psicologici differenti.

"Se è successo a me, potrebbe succedere anche a te"
Uno dei meccanismi più interessanti riguarda la proiezione sociale. Quando cerchiamo di capire cosa pensa o desidera un’altra persona non abbiamo accesso diretto alla sua mente; utilizziamo quindi le informazioni disponibili e, tra queste, possono esserci anche le nostre esperienze. Se mi accorgo che pur essendo innamorato posso trovare attraente un’altra persona, iniziare a fantasticare su di lei o oltrepassare un limite che pensavo non avrei mai superato, l’idea che lo stesso possa succedere al mio partner diventa improvvisamente molto più concreta.
Neal e Lemay (2019), studiando 96 coppie, hanno osservato un fenomeno particolarmente interessante: le persone maggiormente attratte da alternative romantiche tendevano a percepire anche il proprio partner come più interessato ad altre persone, e la propria attrazione risultava più predittiva di questa percezione rispetto all’attrazione realmente riferita dal partner. In altre parole, ciò che stava accadendo nel proprio mondo interno contribuiva a modificare la lettura del mondo interno dell’altro.
Tradimento e perdita di controllo
Prima di vivere personalmente un coinvolgimento extraconiugale o extradiadico, una persona può possedere convinzioni molto rigide sulla fedeltà:
- chi ama davvero non prova certe cose;
- chi è in una relazione soddisfacente non si interessa a nessun altro;
- una persona affidabile non supererebbe mai determinati limiti.
Poi qualcosa accade, e la persona stessa scopre che la realtà può essere più complessa delle proprie convinzioni. Magari non aveva programmato di tradire, si considerava sinceramente fedele e, ciononostante, si è trovata progressivamente coinvolta con qualcun altro.
Questa esperienza può modificare anche la percezione della prevedibilità del partner. Se io stesso ho scoperto di poter fare qualcosa che non credevo avrei fatto, quanto posso essere certo che l’altro non possa fare lo stesso? La gelosia può quindi aumentare non soltanto per senso di colpa, ma perché la propria esperienza ha reso psicologicamente più plausibile l’infedeltà. Non c’è più soltanto una possibilità astratta; esiste la conoscenza concreta di quanto un confine possa spostarsi gradualmente.
Chi tradisce è davvero più geloso?
Le evidenze invitano a una risposta prudente: non necessariamente. Uno studio di Buunk e Fernandez (2020), condotto su 138 adulti, ha confrontato differenti forme di gelosia in relazione all’esperienza di infedeltà. Chi riferiva di essere stato infedele non mostrava livelli significativamente maggiori di tutte le forme di gelosia, ma emergeva un’associazione con la gelosia possessiva, cioè maggiormente collegata ai tentativi di limitare o controllare i contatti del partner con potenziali rivali. Anche aver subito un tradimento era associato a livelli più elevati di questa forma di gelosia.
Una ricerca pubblicata nel 2026 aggiunge però un dato interessante. Studiando l’infatuazione extradiadica, cioè la presenza di pensieri, emozioni e desideri ricorrenti verso qualcuno al di fuori della relazione, Huţanu e Holman hanno trovato che livelli maggiori di questo coinvolgimento erano associati anche a maggiore gelosia verso il proprio partner, oltre che a minore intimità emotiva e minore rispetto percepito all’interno della relazione (Huţanu & Holman, 2026). Anche in questo caso si tratta di associazioni, non della dimostrazione che un fenomeno provochi inevitabilmente l’altro. Tuttavia, il risultato mette ulteriormente in discussione l’idea che interesse verso altre persone e gelosia siano necessariamente incompatibili.
"Io posso, tu no": quando entra in gioco il doppio standard
Esistono situazioni nelle quali la contraddizione è sostenuta anche da un vero doppio standard: una persona considera accettabili per sé comportamenti che giudicherebbe intollerabili nel partner.
Il proprio flirt viene definito innocente, quello dell’altro diventa una minaccia; il proprio tradimento viene spiegato attraverso circostanze, bisogni insoddisfatti o un momento particolare, mentre l’eventuale infedeltà dell’altro viene interpretata come prova di mancanza d’amore.
È una distorsione molto umana e non riguarda soltanto le relazioni: tendiamo spesso a spiegare i nostri comportamenti considerando il contesto e quelli degli altri attribuendoli maggiormente alle loro caratteristiche o intenzioni. All’interno della coppia, però, questa asimmetria può diventare particolarmente dolorosa. Il partner viene sottoposto a regole che l’altro non applica a se stesso e la gelosia rischia di trasformarsi da emozione a strumento di controllo. Comprendere le ragioni psicologiche di questa dinamica non significa renderla accettabile. Una relazione ha bisogno che gli accordi siano sufficientemente reciproci, oppure che vengano esplicitamente ridefiniti da entrambi.
La paura di perdere ciò che noi stessi abbiamo messo a rischio
Esiste poi un altro paradosso: avere tradito non significa necessariamente desiderare la fine della relazione principale. Alcune persone, dopo un coinvolgimento esterno, diventano anzi particolarmente sensibili alla possibilità di perdere il partner. La ricerca sperimentale sulla gelosia mostra che immaginare un’infedeltà del partner può aumentare la gelosia e, attraverso questa, la motivazione a mettere in atto comportamenti finalizzati a mantenere la relazione, alcuni orientati alla cura del legame e altri potenzialmente più coercitivi (Arnocky et al., 2024).
La gelosia contiene infatti una paura fondamentale: una relazione per noi importante possa essere sottratta, trasformata o abbandonata. Una persona può quindi aver messo personalmente in pericolo l’esclusività della coppia e nello stesso tempo temere profondamente che sia l’altro a decidere di andarsene. Talvolta il tradimento può persino aumentare questa vulnerabilità, perché rende più concreta la possibilità di una rottura e può far emergere la consapevolezza di avere qualcosa da perdere.
Gelosia, insicurezza e attaccamento
Esistono associazioni tra dimensioni dell’attaccamento e gelosia. In uno studio su 847 partecipanti, per esempio, alcune dimensioni legate all’ansia di attaccamento contribuivano a spiegare differenze individuali nella gelosia romantica (Richter et al., 2022). Anche per l’infedeltà sono state osservate relazioni con l’insicurezza di attaccamento, ma i risultati variano in funzione del tipo di relazione e dell’interazione tra le caratteristiche dei due partner.
In due studi longitudinali su coppie appena sposate, Russell, Baker e McNulty (2013) hanno trovato che l’ansia di attaccamento propria e del partner interagiva nel predire l’infedeltà coniugale. Questo mostra quanto sia riduttivo cercare una singola caratteristica psicologica capace di spiegare chi tradirà o chi diventerà geloso.
Dunque, l’attaccamento può contribuire, ma non determina il comportamento. Allo stesso modo, una persona fortemente gelosa non deve essere automaticamente considerata infedele e una persona che ha tradito non deve essere automaticamente interpretata come insicura o incapace di amare.

Il vero paradosso: cercare sicurezza attraverso il controllo
La domanda “chi tradisce è più geloso?” non ha quindi una risposta universale. Alcune ricerche suggeriscono associazioni tra infedeltà o attrazione extradiadica e specifiche forme di gelosia, mentre altre mostrano che le differenze individuali dipendono da molti fattori e non possono essere spiegate soltanto attraverso la storia di infedeltà.
Il punto più interessante è un altro: la gelosia non costituisce una prova di fedeltà. Provare paura appartiene alla persona che la sperimenta; trasformare quella paura in restrizioni imposte al partner riguarda invece la qualità della relazione. Per questo, nelle coppie in cui gelosia e tradimento si intrecciano.
Comprendere il paradosso non significa assolvere chi tradisce né patologizzare chi prova gelosia. Significa riconoscere che la mente umana può desiderare libertà e sicurezza nello stesso momento, e che non sempre è disposta spontaneamente a concedere all’altro la stessa complessità che concede a se stessa. È proprio lì che la gelosia può diventare uno specchio: non necessariamente di ciò che il partner sta facendo, ma talvolta di ciò che sappiamo essere possibile perché, in qualche forma, lo abbiamo già sperimentato dentro di noi.






