Cerchi supporto per le sfide dell'adolescenza?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Psicologia dell’adolescenza
5
minuti di lettura

“Hey Bro!”: comunicare con gli adolescenti in terapia

“Hey Bro!”: comunicare con gli adolescenti in terapia
Marcello Delmondo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.7.2026
“Hey Bro!”: comunicare con gli adolescenti in terapia
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Affrontare le sfide dell'adolescenza è possibile

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Inizia il questionario
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 500.000 pazienti
9.500+ psicologi sulla piattaforma

“Ehi doc, non è che se mi flexxo con te per cosa ho fatto poi tu fai lo snitch con i miei genitori? Se mi pacchi così sei troppo cringe!”.

A volte servirebbe un dizionario per aiutarci a tradurre l’adolescentese e per permetterci di comunicare con gli adolescenti. Non si tratta tuttavia solo di una questione di linguaggio, ma di un vero e proprio codice affettivo, emotivo e cognitivo che accompagna gli adolescenti. Insomma le espressioni più o meno comprensibili e colorite sono solo una delle manifestazioni di un fenomeno intrigante e complesso chiamato adolescenza. Che si tratti di generazione x, y o z, oppure di una generazione precedente, il viaggio adolescenziale condivide un’unica meta: la definizione della propria identità.

Questo viaggio appare ricco di sfide e di compiti evolutivi. Secondo Charmet (2000) i principali 3 sono:

  • Soggettivazione: individuazione, costruzione di una propria identità nella separazione dalla propria famiglia (valori, norme) e dalla propria infanzia;
  • Costruzione di un’immagine del corpo nuovo e definizione della propria identità maschile/femminile e della sessualità che si intende esercitare;
  • Costruzione nuovi legami sociali e affettivi: coppia, gruppo di amici.

Queste sfide si traducono in una galassia di comportamenti, agiti, emo(a)zioni, riti e rituali. La trasgressione di limiti e regole, gli attacchi al corpo (compresi agiti autolesivi e disturbi del comportamento alimentare) sono tematiche spesso presenti nei colloqui con gli adolescenti. Ad esse si aggiungono temi peculiari per specifiche generazioni: ritiro sociale e uso dei social sono tra i principali della generazione z.

Questo contributo si propone di fornire un piccolo “vocabolario affettivo” utile all’incontro e al confronto con questa specie così particolare, a volte tanto da sembrare aliena, chiamata adolescente.

Adolescente in discussione con il terapeuta su un divano durante una sessione di consulenza al chiuso.
cottonbro studio – Pexels

Il setting terapeutico con gli adolescenti: parola d’ordine flessibilità

Attenzione! Non tutti i pazienti fanno per noi, per il nostro modo di lavorare, per la nostra formazione, per i nostri valori professionali o umani. Anche se difficile riconoscerlo, soprattutto agli inizi della professione, dobbiamo imparare ad ascoltare la voce della pancia e quella della coscienza. Lo dobbiamo al paziente e a noi stessi. Se ci riconosciamo in una particolare rigidità, che può dipendere da caratteristiche personali o di formazione, potremmo trovarci maggiormente in difficoltà nel lavoro con gli adolescenti. Per loro caratteristiche possiamo prevedere che gli adolescenti:

  • Ci metteranno alla prova per testare fin dove possono spingersi in termini di relazione (siamo amici?), tematiche (sessualità, identità, comportamenti limite), nostri valori personali;
  • Tenderanno a infrangere le regole (non solo limitatamente al setting) sempre per testare le nostre reazioni;
  • Metteranno alla prova la possibilità di fidarsi soprattutto rispetto a quanto e se riportiamo ai genitori dei nostri colloqui.

La giusta comunicazione

Se dentro di noi alberga uno spirito militaresco, tutto ciò potrebbe crearci un enorme disagio. Volete un esempio? Con sorriso sornione ci diranno: “Ieri mi sono fatto una canna”, oppure “Ho fatto sesso non protetto”, o ancora “Sono salito con quel mio amico in macchina e siamo andati in autostrada ai 200 all’ora”. Ci possiamo sentire schiacciati in poltrona da comunicazioni di questo tipo. Come uscirne? Se sentiamo l’impellente bisogno di telefonare alle forze dell’ordine dopo ogni seduta, forse non siano troppo predisposti a lavorare con il “bro del quartiere!”. In questi casi definire chiaramente un setting è fondamentale:

  • “Questo è il tuo spazio e ci siamo io e te. Posso aver parlato con i tuoi genitori, ma da ora in avanti conta solo quanto mi dirai tu. Nulla di quanto mi dirai verrà riportato fuori seduta a meno che non si tratti di qualcosa che concordiamo insieme. Nel caso ti dirò che secondo me è importante che mamma e papà sappiano quello che mi stai comunicando e ti chiederò se mi autorizzi a riportarglielo. Oppure solo in caso tu mi dica qualcosa che mi porti a pensare che tu possa mettere in pericolo altri o te stesso”;
  • “Per me è lavoro e quindi è importante che cerchiamo di rispettare il più possibile gli orari e i giorni stabiliti, ma mi puoi sempre scrivere in caso di necessità e possiamo valutare spostamenti”;
  • “Mi puoi dare del tu e io farei altrettanto visto la tua età, ma questo non mi rende un tuo “amico” nel senso che puoi immaginare o che magari desideri. Sono un tuo alleato nel provare ad affrontare difficoltà o nel provare a mettere a fuoco le tue risorse”.
  • “Del percorso, anche se viene pagato dai tuoi genitori e firmano loro il consenso informato, siamo responsabili io e te, nessun altro (per un adolescente essere considerato come persona e non come bambino è fondamentale, perché è un passaggio cruciale nella costruzione dell'identità). Decidiamo insieme i passaggi, tu hai un’età tale per cui possiamo ragionare diversamente da quanto si fa con i bambini che vengono portati dai genitori e non hanno troppo margine di manovra”.

Genitori e adolescenti in terapia

Può essere utile chiarire fin da subito con i genitori se la richiesta del percorso arrivi da loro o dall’adolescente. Nel primo caso si può fissare un colloquio conoscitivo con i genitori in cui approfondire la domanda e chiarire gli aspetti sopra elencati e poi procedere al colloquio con l’adolescente. Nel caso invece la richiesta arrivi direttamente dal/dalla nostro/a “bro”(raro perché gli adolescenti tendono a comunicare le difficoltà con agiti (Aliprandi & Pelanda, 2003)), possiamo valutare di colloquiare brevemente i genitori e, una volta ricevuto il consenso informato (sì ci vuole sempre, anche negli sportelli scolastici, e deve essere firmato da entrambi a meno che non si tratti di una prestazione in consultorio dove le regole sono un po’ diverse) procedere direttamente con i colloqui con il/la ragazzo/a. Periodicamente, concordando con l’adolescente le tematiche e cosa eventualmente può essere detto, si possono fissare delle restituzioni e delle sintesi con i genitori, valutando se e come coinvolgere i minori.

L'importanza della trasparenza

In linea generale: trasparenza, lealtà, chiarezza sono valori che gli/le adolescenti apprezzano più di ogni altra cosa. Parlare alle loro spalle con gli insegnanti, eventuali altri professionisti che li prendono in carico o sentire di nascosto i genitori/tutori può determinare il drop out immediato. Su questo con gli adolescenti ci giochiamo rapidamente la fiducia.

“Guarda ne approfitto per dirti che i tuoi genitori mi hanno scritto questo messaggio, mi hanno chiesto un colloquio, tu cosa ne pensi?”. Oltre a creare un clima di fiducia questo tipo di gestione, delicata e molto dispendiosa a livello di energie psichiche, permette di costruire una buona alleanza terapeutica. Altro aspetto da valutare attentamente è, come sopra accennato, chi formula la richiesta di terapia.

Il tono deve essere quindi, come in tutte le relazioni terapeutiche, rispettoso della dignità dell’altra persona, ma meno formale e per certi aspetti più confidenziale rispetto alla terapia con gli adulti. Se pensiamo di non essere capaci di fare questo può essere utile valutare con i nostri supervisori e formatori se eventualmente il lavoro con gli adolescenti non faccia per noi.

Per concludere ci affidiamo ai punti forti della teoria di uno dei massimi esperti nel campo della psicoterapia con gli adolescenti ovvero Tommaso Senise (1981, 1985,1989), riassunti nelle parole di Aliprandi & Pelanda (2003, p.3):

“l’interesse per la realtà clinica di ciascun adolescente, con particolare attenzione al registro narcisistico, se pur intricato con quello oggettuale; l’imprescindibile necessità di considerare il rapporto reale di ciascun adolescente con il mondo esterno e la qualità delle risposte di quest’ultimo; la specificità dell’assetto mentale interno del terapeuta; l’investimento per la libertà dell’altro sia nel senso di rispettarlo nella sua specificità che nel senso di favorire l’evoluzione di “strumenti psichici” che consentano di operare scelte libere”.

Le sfide della psicoterapia con gli adolescenti

Un percorso terapeutico con gli adolescenti sa mettere a dura prova. Incomprensioni, rotture, emotività “a cielo aperto”, messaggi nella notte, apprensioni (a volte hanno bisogno di sentire che qualcuno si preoccupi per loro restituendogli quote di esistenza deprivate dalle assenze genitoriali e del mondo adulto), pigrizia, difficoltà nell’aggirare diffidenza e sfiducia che si oppongono allo sviluppo dell’alleanza terapeutica. Non dimentichiamo poi uno degli ostacoli maggiori: sono minorenni.

Questo aspetto rappresenta una criticità e una responsabilità burocratica non indifferente. Intanto se un adolescente bussa alla nostra porta (reale o virtuale) dobbiamo trovare il modo di accoglierlo, ma senza dimenticare che non possiamo fare colloqui senza il consenso informato dei genitori.

Primo piano di una donna che conversa con uno smartphone in casa durante il giorno.
Karolina Grabowska www.kaboompics.com – Pexels

La gestione degli scambi comunicativi tra terapeuta e famiglia

A questo proposito è importante gestire bene gli scambi comunicativi prima, durante e dopo la seduta.

  • Prima: accertare chi richiede la terapia e gestire adeguatamente le comunicazioni (contatto con i genitori, contatto con l’/la adolescente esplicitando a tutti gli attori coinvolti setting e gestione dei flussi comunicativi). Ovviamente con gli adolescenti le chat vanno per la maggiore. Non c’è da sorprendersi se proveranno ad usare canali non proprio ortodossi (come Instagram). Sicuramente li si può orientare decidendo il contenitore più adeguato alle comunicazioni, ma teniamo presente che chat e messaggi audio devono essere largamente sdoganati. Altrimenti corriamo il rischio di fare la figura dei boomer!
  • Durante: se dare del tu ai pazienti adulti può essere occasione di dibattito, con gli adolescenti è la regola. Valutiamo anche di accogliere il cellulare in seduta. A volte può disturbare e in quel caso se ne parla, ma altre volte lo si può usare come veicolo per parlare delle relazioni o per vedere filmati e ascoltare canzoni (facciamo sempre attenzione ai personaggi di serie tv, anime, manga, libri, ai cantanti e ai testi delle canzoni perché sono miniere di informazioni sul mondo interno dei nostri “bro”).
  • Dopo: la chat dovrebbe sempre essere disponibile, consapevoli che possono arrivarci messaggi notturni. A volte l’adolescente testa la nostra presenza. Questo non significa che dobbiamo essere sempre connessi con loro mediante i devices. Fondamentale è la connessione emotiva. L’adolescente cerca, spesso inconsciamente, una mente che lo contenga e lo tenga presente. Potrebbe essere utile stare loro vicini in momenti significativi (anniversari, compleanni, compiti in classe, esami per le certificazioni) anche solo con un messaggio che significa “ti penso”. Se non avvertono questo tipo di connessione molto probabilmente compiranno un agito nei nostri confronti o interromperanno la terapia.

Mezzi di comunicazione con gli adolescenti

Siamo pronti a utilizzare qualsiasi mezzo per creare, stabilire, mantenere un contatto? In caso contrario "Houston abbiamo un problema!”.  Non possiamo dare per scontato e pretendere che siano gli adolescenti a venire da noi. Può essere necessario abbandonare le certezze e spingerci verso di loro, al confine delle loro stanze-tane, luoghi di ritiro (Civiero & Perrone, 2019), attraverso lo schermo di un device (da questo punto di vista la terapia online può essere un prezioso strumento), attraverso la visione di un post, attraverso la partita a un videogioco. Il mondo virtuale può diventare una pericolosa alternativa a quello reale, ma anche un terreno dove incontrare i ragazzi là dove si sentono maggiormente a proprio agio.

Non dobbiamo conoscere tutto e tutti di questi mondi. Più conosciamo e meglio è, ma può essere sufficiente farsi incantare dai loro racconti come se stessero narrando, attraverso sogni, il loro mondo. Non vi convincono i videogiochi? Ascoltare il testo trap seduti sulla poltrona, o davanti allo schermo, può far venire seri dubbi su cosa si stia facendo. Non può essere terapia sul serio. E invece diviene occasione per parlare di emozioni che diversamente resterebbero inespresse.

“Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti che…”

“Caro/a terapeuta ti mando questo vocale per chiederti di non essere troppo ancorato alle tue teorie. Vienimi a cercare, perché come dice Jack Sparrow ne “I Pirati dei Caraibi” a volte perdersi è l’unica via per ritrovarsi. A volte ti farò paura, altre ti farò arrabbiare, anche se non lo ammetti ti farò commuovere, a volte mi vorrai prendere a calci nel sedere, altre portarmi a casa con te. Che sia con il cellulare o attraverso uno schermo stammi vicino perché ho bisogno di qualcuno che venga verso di me. Genitori, professori, adulti pretendono che io vada verso di loro, ma perché dovrei? Solo perché sono piccolo e devo loro rispetto. Non sono un bambino, anzi sono abbastanza adulto da capire che il rispetto non si basa sull’autorità, ma sull’autorevolezza, sulla coerenza, sulla fiducia di chi ho davanti. Spesso mi sento giudicato. Dicono che abbiamo tutto. Non bastano smartphone e scarpe griffate per crescere. Servono valori, interessi, passioni, serve qualcuno che dimostri di avere fiducia in te, di sapere dire dei no quando servono, di riconoscere i momenti “sì” e i momenti “forse”. Sei capace di fare questo? Altrimenti lascia perdere. Ne ho piene le scatole (dite così voi adulti formali ed educati?) di persone che provano a insegnarmi a vivere. Io vorrei qualcuno che mi parlasse dei suoi dubbi, dei suoi interessi, delle sue passioni, della sua vita, della sua adolescenza, qualcuno in cui identificarmi, contro identificarmi come in uno specchio (Aliprandi & Pelanda, 2003), qualcuno da amare e poi da odiare. Se non mi vuoi sudato, spettinato, sboccato, indeciso, irascibile, spaventato, fragile, se mi vuoi come vuoi tu (Lancini, 2023), secondo il tuo ideale, lascia perdere, questa terapia non s’ha da fare! Citazione manzoniana, hai visto caro/a terapeuta? Tutti pensano che non me ne freghi nulla della scuola e invece. Dipende da come mi fate interessare alle cose. Se vi appassionate a ciò che mi dite, mi contagiate, altrimenti vedo solo le contraddizioni che albergano in voi. Non mi servono. Ti confermo l’appuntamento di domani. Non so se ci sarò, tu saprai esserci? Tutto qui il paradosso del lavoro con me. Bella zio/a!”.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia online
Leggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Marcello Delmondo
Professionista selezionato dal nostro team clinico
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Nessun risultato trovato.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
No items found.