Nella raccolta Celestial Echoes, la fotografa sudafricana Michelle Sank ritrae una serie di adolescenti, mostrando in modo delicato e autentico la complessità di questa fase del ciclo di vita: i loro desideri, valori e il rapporto che hanno con il mondo. Colpiscono in particolare gli sguardi e le posture dei soggetti, da cui emerge un senso di sfida e provocazione, ma anche una certa fatica e smarrimento. L’atmosfera delle immagini sembra riflettere una fase tipica dell’adolescenza, in cui si sperimenta una certa diffusione dell’identità: i ragazzi appaiono sospesi tra certezze e incertezze, quasi immersi in un tempo rallentato e confuso, come se fossero vicini a una soglia immaginaria.
Nella psicologia dell'adolescenza, sussistono quattro tipi di cambiamenti che caratterizzano questa fase evolutiva:
- la completa maturazione fisica
- il raggiungimento della maturità sessuale
- l’acquisizione dello stato di adulto
- il conseguimento del pieno sviluppo cognitivo.
“Chi sono?”
Questa domanda ci accompagna lungo tutta la vita, ma è particolarmente presente e rilevante durante l’adolescenza. A questa si aggiunge un’altra domanda fondamentale, che nasce dal sentire di avere nuove possibilità di decidere, vivere, desiderare, avere progetti e aspirazioni proprie: “Chi voglio essere?”.
Il processo di costruzione dell’identità è un continuo alternarsi tra svelare e riappropriarsi:
- svelare, prima di tutto a sé stessi, chi si è, quali sono i bisogni, le fantasie, i desideri;
riappropriarsi, quindi “sentirsi”, identificarsi e percepire un sé coeso.

Le fasi dello sviluppo psicosociale di Erikson
Negli anni Cinquanta del Novecento, lo psicologo e psicanalista Erik Erikson fu tra i primi a teorizzare l’importanza dell’aspetto evolutivo e adattivo dell’essere umano durante tutto il corso della vita. Sosteneva che lo sviluppo comporta una serie di adattamenti e armonizzazioni che la persona compie in relazione ai suoi conflitti interni e all’ambiente sociale in cui vive.
Secondo Erikson, la vita può essere considerata come una serie di otto tappe evolutive, ciascuna caratterizzata da un dilemma specifico, un passaggio cruciale che va affrontato per poter accedere alla fase successiva.
Man mano che l’individuo progredisce negli stadi di vita, il contesto in cui si trova fa nascere nuove richieste sociali, generando una crisi emotiva. Ecco le otto tappe:
- Fiducia-sfiducia, nel primo anno di vita.
- Vergogna-autonomia, da uno a tre anni.
- Spirito di iniziativa-senso di colpa, dai tre ai sei anni.
- Industriosità-senso di inferiorità, dai sei ai dodici anni.
- Identità-confusione, da dodici a diciotto anni.
- Intimità-isolamento, da diciotto a quarant’anni.
- Generatività-stagnazione, da quaranta a sessantacinque anni.
- Integrità dell’io-disperazione, dai sessantacinque anni in poi.
Il conflitto della fase evolutiva che interessa l’adolescenza, periodo in cui la persona è impegnata a costruire la propria identità, è proprio chiamato “identità vs confusione”. Quando questa fase non viene superata, possono emergere tentativi di assumere ruoli non autentici, che spesso comportano sofferenza psichica e difficoltà nel costruire relazioni adulte stabili.
La costruzione dell’identità va vista come un processo attivo, più che come un semplice adeguamento a regole esterne, perché è “il riconoscersi progressivo del sistema nel proprio essere, quello che il processo dell’autocoscienza porta progressivamente a scoprire di sé”.
Il ruolo del corpo
I cambiamenti fisici e psicologici in adolescenza, inclusa la maturazione sessuale, sono alla base del lungo e complesso compito che occupa la mente, le emozioni e la corporeità dei ragazzi e delle ragazze, richiedendo continui assestamenti. Lasciare l'immagine rassicurante del proprio corpo infantile può essere difficile, perché significa appropriarsi di un corpo nuovo, spesso vissuto come goffo, sgraziato o poco accettato.
Questi vissuti possono tradursi in ansia negli adolescenti, che talvolta trovano nei social network nuovi modelli di identificazione ed espressione di sé.
Anche in questo caso, il processo di appropriazione resta uno dei principali canali espressivi. Il corpo parla, comunica e permette all’adolescente di esplorare nuove potenzialità, costruendo molteplici possibilità di sé. Se le parole possono non essere espresse o ascoltate, il corpo è visto, sentito e diventa lo strumento più importante di comunicazione e auto-affermazione.
Quando il corpo è “scomodo”
In un altro progetto di Michelle Sank, In my Skin, la fotografa ritrae 20 giovani inglesi alle prese con un’immagine corporea che non li soddisfa o che causa sofferenza. Le storie raccontano di persone che hanno subito bodyshaming, che scelgono interventi di chirurgia plastica, di persone transgender che stanno aspettando o hanno effettuato interventi per il cambio del sesso, giovani che modificano il loro corpo con piercing e tatuaggi e di disturbi della condotta alimentare.
La dimensione della corporeità e il controllo sul corpo hanno un ruolo fondamentale in adolescenza e si manifestano attraverso:
- un senso di insoddisfazione;
- la volontà di dominare le trasformazioni fisiche e le difficoltà emotive tipiche di questa età.
Il corpo diventa così anche espressione di sofferenza. Negli adolescenti che mettono in atto comportamenti autolesionistici, ad esempio, è proprio il corpo a essere coinvolto, come strumento per segnalare, attraverso tutti i canali sensoriali e percettivi, l'esistenza della vita psichica.
Il culto del corpo
Durante l’adolescenza è forte il bisogno di identificazione con modelli di riferimento e il bisogno sociale di sentirsi accettati dai coetanei. Da queste necessità derivano molti comportamenti che mirano a manipolare il corpo, con l’obiettivo di raggiungere un’identità autonoma e apprezzata.
Questo fenomeno è legato all’importanza che la società attuale attribuisce all’immagine corporea. L’individuazione della corporeità come valore ha portato all’affermarsi di un vero e proprio culto del corpo, spesso con finalità prettamente estetiche. In questo modo, il proprio corpo smette di avere valore in sé e diventa importante solo per ciò che ne pensano gli altri.
Prendersi cura del proprio corpo, ascoltarlo e decifrare i segnali di malessere che invia è un impegno lungo e complesso per chiunque. È importante quindi essere accanto all’adolescente per sostenerlo, accogliendo e integrando i cambiamenti in una nuova immagine di sé percepita come accettabile e non minacciosa.

Il ruolo della scuola e degli interventi educativi
La scuola rappresenta un contesto fondamentale per la promozione del benessere psicologico e della salute degli adolescenti. Negli ultimi anni sono stati sviluppati numerosi programmi educativi e preventivi per affrontare il tema dell’immagine corporea e dei disturbi alimentari.
Tra le iniziative più diffuse si possono citare:
- Laboratori di educazione all’affettività e all’immagine corporea: questi percorsi aiutano i ragazzi a riflettere sui propri vissuti, a riconoscere le pressioni sociali e a sviluppare un pensiero critico verso i modelli proposti dai media.
- Collaborazione tra scuola, famiglia e servizi territoriali: creare una rete di supporto permette di individuare precocemente situazioni di disagio e di intervenire tempestivamente.
- Formazione degli insegnanti: offrire agli educatori strumenti per riconoscere i segnali di malessere e per gestire le dinamiche di gruppo può fare la differenza nel prevenire fenomeni come il body shaming o l’esclusione sociale.
Secondo un articolo pubblicato su Eating Disorders nel 2024, i programmi scolastici che coinvolgono attivamente studenti, insegnanti e genitori risultano più efficaci nel promuovere un’immagine corporea positiva e nel ridurre i comportamenti a rischio (Yager, 2024).
Investire in interventi educativi significa offrire agli adolescenti strumenti concreti per affrontare le sfide legate all’identità e al corpo, favorendo una crescita più armoniosa e consapevole.
Strategie pratiche per adolescenti e genitori: promuovere un rapporto sano con il corpo
Affrontare i cambiamenti dell’adolescenza può essere complesso, ma esistono strategie pratiche che possono aiutare sia i ragazzi che i genitori a vivere questa fase con maggiore serenità e consapevolezza.
- Praticare la mindfulness: attività come la meditazione, la respirazione consapevole o lo yoga possono aiutare gli adolescenti a riconnettersi con il proprio corpo, contribuendo a ridurre ansia e stress. Secondo la letteratura scientifica, la mindfulness è spesso associata a un miglioramento dell’autostima e della regolazione emotiva negli adolescenti (Tang et al., 2019).
- Limitare il tempo sui social media: stabilire momenti di "silenzio digitale" durante la giornata può favorire una maggiore attenzione verso sé stessi e ridurre il confronto sociale. Coinvolgere tutta la famiglia in questa pratica può renderla più efficace e sostenibile.
- Favorire il dialogo aperto: parlare apertamente delle proprie emozioni e delle difficoltà legate all’immagine corporea aiuta a normalizzare questi vissuti e a prevenire l’isolamento. I genitori possono essere un punto di riferimento importante, mostrando ascolto e comprensione senza giudizio.
- Sostenere attività creative e sportive: impegnarsi in attività che valorizzano il corpo per le sue capacità, e non solo per l’aspetto estetico, contribuisce a rafforzare l’autostima e il senso di autoefficacia.
Integrare queste strategie nella quotidianità può favorire un rapporto più equilibrato con il proprio corpo e sostenere il percorso di crescita degli adolescenti.
Dati epidemiologici: disturbi alimentari e disagio corporeo in adolescenza
Il disagio legato all’immagine corporea può manifestarsi in forme diverse, tra cui i disturbi del comportamento alimentare, che rappresentano una delle principali problematiche di salute mentale tra gli adolescenti.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa il 5% degli adolescenti soffre di un disturbo alimentare, con una prevalenza maggiore tra le ragazze (ISS, 2022). L’esordio di queste problematiche avviene spesso tra i 12 e i 17 anni, un periodo particolarmente delicato per la costruzione dell’identità e del rapporto con il proprio corpo.
Oltre ai disturbi alimentari, numerosi studi hanno evidenziato come l’insoddisfazione corporea sia diffusa tra i giovani: una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2020 ha rilevato che circa il 30% degli adolescenti europei dichiara di non essere soddisfatto del proprio aspetto fisico (OMS, 2020).
Questi dati sottolineano l’importanza di un intervento precoce e di una rete di supporto che coinvolga famiglia, scuola e servizi sanitari, per prevenire l’insorgenza di problematiche più gravi e promuovere il benessere psicologico.
L’impatto dei social media sull’immagine corporea
Negli ultimi anni, i social media sono diventati uno dei principali canali attraverso cui gli adolescenti costruiscono e confrontano la propria immagine corporea. La costante esposizione a immagini idealizzate e filtri digitali può influenzare profondamente la percezione di sé, generando spesso insoddisfazione e ansia.
Tra i principali effetti negativi dei social media sull’immagine corporea si possono individuare:
- Confronto costante con gli altri: gli adolescenti tendono a paragonarsi ai coetanei o a influencer, spesso percependo il proprio corpo come meno attraente o desiderabile.
- Ricerca di approvazione tramite like e commenti: il bisogno di validazione sociale può aumentare la pressione a modificare il proprio aspetto, anche ricorrendo a diete estreme o interventi estetici.
- Diffusione di modelli irrealistici: l’uso di filtri e ritocchi digitali contribuisce a creare aspettative poco realistiche su come dovrebbe essere un corpo "accettabile".
È importante che genitori, educatori e professionisti della salute mentale aiutino i ragazzi a sviluppare un pensiero critico nei confronti dei contenuti online, promuovendo un rapporto più sano e consapevole con la propria immagine.
Prendersi cura di sé: un passo verso una nuova consapevolezza
L’adolescenza può essere un viaggio complesso, fatto di cambiamenti, domande e sfide che possono mettere alla prova il rapporto con il proprio corpo e la propria identità. Se senti che tu o una persona a te cara state attraversando un momento di difficoltà, ricorda che chiedere aiuto è un atto di forza e di cura verso se stessi. Un percorso psicologico può offrire ascolto, strumenti concreti e uno spazio sicuro per esplorare emozioni, paure e desideri, contribuendo a favorire una crescita più serena e autentica. Con Unobravo puoi trovare il professionista più adatto alle tue esigenze e iniziare a lavorare su un rapporto più sano con te stesso e con il tuo corpo. Non aspettare: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e fai il primo passo verso il benessere.







