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Psicologia della salute
5
minuti di lettura

Corpo ed emozioni

Corpo ed emozioni
Susanna Bonfiglioli
Psicoterapeuta ad orientamento Dinamico
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
25.1.2026
Corpo ed emozioni
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Il corpo costituisce il primo ponte tra l’individuo e il mondo esterno, fin dalla nascita. Attraverso le sensazioni corporee, il bambino inizia a organizzare l’esperienza e a riconoscere sé stesso come soggetto distinto dall’ambiente. La rappresentazione mentale del corpo (l’immagine corporea) prende forma nei primi anni di vita e continua a evolvere lungo l’intero ciclo di sviluppo. Si tratta di un processo tutt’altro che innato: la costruzione psichica del corpo si radica nelle prime interazioni con le figure di accudimento, in particolare nella relazione primaria con la madre e, più ampiamente, nel contesto della coppia genitoriale e delle figure di riferimento che offrono cura, rispecchiamento e regole.

Dall’indifferenziazione alla rappresentazione somatopsichica

Nella primissima infanzia, l'essere somatico e l'essere mentale sono in uno stato di indifferenziazione: all'origine non esiste una psiche distinta, ma un'unica entità globale rappresentata dal . Durante la vita intrauterina, il feto vive già esperienze somatiche, pur non avendo una vera rappresentazione della propria immagine corporea e della propria individualità. Subito dopo la nascita, il corpo del neonato costituisce un campo semantico comune all'interno del quale madre e bambino interagiscono: il neonato sperimenta una condizione in cui non percepisce una chiara distinzione tra sé e il corpo materno.

In questa fase, il bambino attribuisce all'altro ciò che in realtà prova lui stesso e, allo stesso tempo, riceve dall'altro una prima immagine di sé. Questo scambio svolge un ruolo importante nella formazione di una propria rappresentazione corporea, oltre che nello sviluppo dell’intera personalità, e mantiene una propria efficacia anche nella vita adulta.

La relazione di cura madre-bambino

Nelle interazioni tra il bambino e chi si prende cura di lui vengono fornite esperienze che modellano il potenziale genetico del piccolo, agendo come regolatori o “disregolatori" psicobiologici. La relazione di cura e le qualità della connessione sono elementi fondamentali che contribuiscono alla formazione di un sé intersoggettivo.

RODNAE Productions - Pexels

Le emozioni

Le emozioni rappresentano il principale canale di integrazione tra corpo e mente: traducono gli stati fisiologici in significati psicologici e guidano l’organismo nell’adattamento all’ambiente. Sono fenomeni complessi, che emergono dall’interazione dinamica tra componenti soggettive (interpretazioni, vissuti personali) e componenti oggettive (stimoli esterni, condizioni corporee), mediate da intricate reti neuro-endocrine. Le emozioni possono:

  • generare esperienze affettive caratterizzate da livelli variabili di attivazione e di piacere o disagio;
  • modulare i processi cognitivi, orientando l’attenzione, il pensiero e il processo decisionale;
  • attivare risposte comportamentali che possono essere espressive, funzionali all’adattamento o, in alcuni casi, disfunzionali e fonte di sofferenza.

Tipi di emozioni

Le emozioni, già presenti dalla nascita, possono essere classificate come emozioni primarie e complesse. Le emozioni primarie sono:

  • gioia;
  • tristezza;
  • paura;
  • rabbia;
  • disgusto;
  • sorpresa.
Andrea Piacquadio - Pexels

Altre emozioni emergono quando, nel corso dello sviluppo, devono assolvere un compito adattivo. Esse sono condizionate e plasmate dall’esperienza. Queste ultime sono le emozioni complesse:

  • vergogna;
  • senso di colpa;
  • rimorso;
  • invidia.

Le funzioni delle emozioni

Le emozioni svolgono un ruolo fondamentale sia nella comprensione di ciò che accade dentro di noi, sia nella comunicazione con gli altri. Fungono da segnali che ci informano su bisogni, motivazioni e cambiamenti rilevanti nell’ambiente, orientandoci verso risposte adeguate.

Tra le funzioni principali troviamo:

  • Attivazione fisiologica: modulano i sistemi neurofisiologici per preparare l’organismo a fronteggiare ciò che sta accadendo (ad esempio, aumentando la frequenza cardiaca o la tensione muscolare).
  • Preparazione all’azione: orientano il comportamento verso obiettivi adattivi come protezione, ricerca di supporto o esplorazione.
  • Regolazione sociale: comunicano intenzioni, bisogni e stati interni attraverso il volto, la postura e il tono di voce, contribuendo a strutturare le relazioni interpersonali.
  • Valutazione e decisione: indirizzano l'attenzione e facilitano scelte rapide, riducendo l’incertezza in situazioni ambigue.
  • Costruzione del senso di sé: aiutano a riconoscere ciò che è importante per noi, contribuendo alla definizione della nostra identità emotiva e motivazionale.

Le emozioni e i sintomi fisici

Alcuni sintomi fisici possono essere considerati la via psicosomatica che il corpo ha trovato per parlare un linguaggio concreto, al fine di dare voce alla sofferenza e a quelle emozioni che non sono state rappresentate e processate dal pensiero.

In quest’ottica, il ruolo delle emozioni è importante nel momento in cui si sviluppano i sintomi fisici. Le emozioni legano il fisico con lo psichico e sono fondamentali sia per lo sviluppo cognitivo sia per il cambiamento evolutivo.

Liza Summer - Pexels

La psicosomatica

La psicosomatica è lo studio dell'interazione tra mente e corpo. La percezione di noi come mente o come corpo varia da momento a momento ed è un processo estremamente complesso che dipende:

  • da presupposti biologici;
  • dall'esperienza;
  • da fattori di natura storica;
  • da influenze culturali.

Queste dimensioni continuano ad essere presenti sia in salute che in malattia. Non esiste un benessere psichico seguito da malessere corporeo, così come non esiste il contrario.

L'influenza dello stress nell'insorgenza dei sintomi somatici

Eventi o condizioni stressanti attivano risposte emotive, psicologiche e fisiologiche finalizzate a fronteggiare la minaccia percepita. In una prima fase, l’individuo utilizza strategie cognitive e comportamentali che, se efficaci, permettono di ristabilire l’equilibrio interno. Quando però lo stress è intenso, prolungato o le strategie di regolazione risultano insufficienti, il carico emotivo non riesce più a essere gestito prevalentemente sul piano mentale. In questi casi, il corpo diventa la sede privilegiata dell’espressione del disagio: si attivano risposte somatiche antiche e automatiche, coinvolgendo l’organismo nel suo insieme o specifici organi e sistemi (gastrointestinale, cardiorespiratorio, muscolo-scheletrico, dermatologico, ecc.). Queste manifestazioni corporee non vanno intese come segnali “separati” dalla mente, ma come modalità di comunicazione e adattamento quando la verbalizzazione e l’elaborazione consapevole non sono più sufficienti.

Sebastian Voortman - Pexels

Affrontare lo stress in modo efficace

La vera salute nasce dall'equilibrio tra la rappresentazione che abbiamo di noi come corpo e quella di noi come mente. È quindi importante imparare a riconoscere e canalizzare le emozioni per raggiungere un equilibrio psicosomatico, affinché non vengano scaricate sul corpo ma processate dalla mente.

Quando una situazione stressante viene affrontata in modo sufficientemente efficace, mantenendo il pericolo sotto controllo e ripristinando una condizione di relativa sicurezza, non comporterà un trauma psicologico né un’alterazione dell’omeostasi psicosomatica.

Il corpo e le emozioni in terapia

Il corpo è anche fondamento della relazione tra paziente e terapeuta durante la seduta: è infatti il luogo in cui, prima di tutto, si incontrano due identità e due storie. Il lavoro dell’analista, attraverso una partecipazione emotiva ed etica incarnata nel corpo-mente, permette di restituire al paziente:

  • il senso di una verità emotiva di ciò che è effettivamente accaduto nelle sue esperienze primarie;
  • un pezzo di realtà emotiva, che viene acquisita e riconosciuta in terapia.

La terapia aiuta anche ad andare oltre quel disconoscimento che caratterizza il “non sapere” traumatico: mentre il corpo sa, la mente o le emozioni non possono toccare quella realtà, finché un altro non ci consente la connessione, attraverso la sua partecipazione affettiva.

Le principali teorie sulle emozioni e il corpo

Nel corso della storia della psicologia e delle neuroscienze, numerosi modelli teorici hanno cercato di spiegare come il corpo e la mente contribuiscono insieme alla nascita delle emozioni. Comprendere queste prospettive permette di cogliere la natura complessa e multilivello dell’esperienza emotiva.

• Teoria James-Lange
 Secondo William James e Carl Lange, l’emozione è la conseguenza della percezione delle modificazioni corporee. Non “corro perché ho paura”, ma “ho paura perché sto correndo”: la risposta fisiologica precede e genera l’esperienza emotiva consapevole.

• Teoria Cannon-Bard
Walter Cannon e Philip Bard criticarono la visione sequenziale della teoria precedente. Proposero che, in presenza di uno stimolo che genera emozioni, il cervello e il corpo vengono attivati simultaneamente tramite circuiti nervosi specifici: l’emozione e la reazione somatica nascono dunque in parallelo e non in successione.

• Teoria Schachter-Singer (o teoria bifattoriale)
Per Stanley Schachter e Jerome Singer l’emozione risulta dall’interazione di due fattori: dall’ attivazione fisiologica, che segnala l’urgenza della situazione e dall’ interpretazione cognitiva, che attribuisce un significato a tale attivazione. In assenza di una corretta attribuzione, l’emozione può essere fraintesa o amplificata.

Nel loro insieme, queste teorie evidenziano che il corpo non è un semplice “effetto collaterale” delle emozioni, ma una parte costitutiva dell’esperienza emotiva: la fisiologia può innescare, accompagnare o plasmare ciò che proviamo.

La mappa corporea delle emozioni: dove sentiamo ciò che proviamo

Le emozioni non sono soltanto esperienze mentali, ma si manifestano anche in specifiche aree del corpo, creando mappe corporee di sensazioni che risultano statisticamente distinguibili e specifiche per ciascuna emozione. Questo studio, che ha coinvolto oltre 700 partecipanti, ha permesso di creare una vera e propria "mappa corporea delle emozioni". Secondo i risultati di questa ricerca, le emozioni sono rappresentate nel sistema somatosensoriale come mappe somatotopiche categoriali, che risultano essere universalmente condivise tra culture diverse (Nummenmaa et al., 2014). Nel dettaglio, la felicità viene percepita come un aumento di energia in tutto il corpo, in particolare nel petto e nella testa; la rabbia si manifesta con una forte attivazione nelle braccia, nel petto e nella testa, preparandoci all’azione; la paura si concentra soprattutto nella zona del torace e della testa, spesso accompagnata da una sensazione di “vuoto” nelle gambe; la tristezza è associata a una diminuzione di energia, soprattutto nelle braccia e nelle gambe, mentre il petto può risultare “pesante”; il disgusto si localizza principalmente nella zona della gola e della bocca, riflettendo la tendenza a respingere ciò che è sgradevole. Queste mappe corporee, basandosi su sensazioni introspettive piuttosto che su descrizioni verbali, costituiscono uno strumento promettente e indipendente dalla lingua per valutare l’esperienza emotiva, specialmente in contesti transculturali, negli studi sullo sviluppo e in ambiti clinici dove la verbalizzazione può essere limitata o inaffidabile (Daikoku et al., 2025). Riconoscere dove e come le emozioni si manifestano fisicamente può quindi aiutare a comprenderle e gestirle meglio nella vita quotidiana.

Il contributo delle neuroscienze alla comprensione del legame corpo-emozioni

Le neuroscienze hanno fornito negli ultimi anni importanti evidenze sul rapporto tra corpo ed emozioni. Le emozioni sono processi che collegano strettamente i circuiti cerebrali centrali con i segnali viscerali e il sistema nervoso autonomo (Nummenmaa, 2022). Grazie alle tecniche di neuroimaging, è stato possibile osservare come alcune aree cerebrali siano coinvolte sia nella percezione delle emozioni sia nelle risposte corporee ad esse associate. La corteccia insulare, ad esempio, svolge un ruolo chiave nell’integrazione delle sensazioni corporee e nella consapevolezza emotiva: studi di neuroimaging hanno mostrato che l’attivazione dell’insula è correlata sia alla percezione di cambiamenti fisiologici (come il battito cardiaco) sia all’intensità delle emozioni provate (Craig, 2009). L’amigdala è fondamentale per la risposta emotiva, in particolare per la paura, poiché riceve segnali dal corpo e li integra con le informazioni emotive, contribuendo a generare reazioni rapide e adattive.

Inoltre, le emozioni attivano il sistema nervoso autonomo, che regola funzioni corporee come la frequenza cardiaca, la respirazione e la sudorazione; queste risposte fisiche sono spesso alla base delle sensazioni corporee che accompagnano le emozioni. Queste scoperte confermano che il corpo e il cervello sono strettamente interconnessi nell’esperienza emotiva, e che la consapevolezza delle proprie sensazioni fisiche può facilitare la comprensione e la regolazione delle emozioni.

Prendersi cura di sé: ascoltare il proprio corpo, accogliere le proprie emozioni

Corpo ed emozioni sono profondamente intrecciati e imparare a riconoscere ciò che sentiamo – dentro e fuori di noi – può essere il primo passo verso un maggiore benessere. Studi recenti hanno dimostrato che l’intensità delle emozioni vissute è risultata positivamente associata alla consapevolezza corporea nel momento presente in 12 su 16 emozioni analizzate (MacVittie et al., 2025).

Se senti che le emozioni si manifestano anche nel corpo, o che vorresti imparare a comprenderle e gestirle meglio, sappi che non sei solo: con Unobravo puoi trovare uno psicologo online pronto ad accompagnarti in questo percorso di consapevolezza e crescita personale. Inizia oggi stesso a prenderti cura di te: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.


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