La tematica della diagnosi abbraccia un ambito di applicazione molto vasto, che spesso nel panorama professionale è stata oggetto di controversie e dubbi deontologici. In questo articolo proveremo a illustrare quali sono le competenze dello psicologo professionista relativamente al processo diagnostico.
Per chiarire in modo definitivo la posizione dello psicologo abilitato all’esercizio professionale (Albo A), è utile fare riferimento agli aspetti giuridici che definiscono e regolamentano la professione.
Citando integralmente l’art.1 della legge n.56 del 1989:
"La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito".
La sentenza n. 767 del 5 giugno 2006 della Suprema Corte di Cassazione conferma che le psicodiagnosi, sia riguardo caratteristiche psicologiche e psico-attitudinali, sia riguardo la psicopatologia, sono interventi che sono di competenza allo psicologo iscritto all’Ordine professionale.
Che cos'è la diagnosi psicologica
La diagnosi psicologica rientra tra le competenze professionali specifiche dello psicologo e dello psicoterapeuta. Fatte queste considerazioni, è importante chiarire che cosa si intende per diagnosi dal punto di vista psicologico, tenendo conto che si tratta di uno strumento operativo applicato in differenti contesti professionali (forense, medico, della salute mentale, della psicologia scolastica e della psicologia del lavoro).
La diagnosi psicologica si può definire come un processo conoscitivo e di osservazione che si realizza all’interno di una relazione interpersonale tra lo psicologo e l’utente. Questo processo è volto a individuare informazioni e dati su diversi livelli, tutti relativi al funzionamento psichico della persona coinvolta, fino all’eventuale individuazione di una psicopatologia, utilizzando una terminologia condivisa dalla comunità scientifica (APA).
Il processo diagnostico si realizza attraverso l’osservazione della persona, il colloquio ed eventualmente la somministrazione di test. Considerando queste premesse, la diagnosi psicologica può essere vista come il primo tra gli atti psicologici di un percorso di intervento e può essere considerata essa stessa un intervento psicologico.
Diagnosi psicologica, diagnosi psichiatrica e diagnosi medica: differenze
Eseguire una diagnosi psicologica significa raccogliere informazioni sugli aspetti psicologici di una persona, utilizzando una nomenclatura diagnostica riconosciuta dalla comunità scientifica.
Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), promosso dalla American Psychiatric Association è uno dei principali sistemi classificatori utilizzati in ambito clinico e psichiatrico; in psicologia il riferimento può variare a seconda del modello teorico e del contesto. Tuttavia, è importante sottolineare che i principali sistemi di classificazione dei disturbi mentali, come l’ICD, il DSM e il RDoC, presentano approcci differenti alla diagnosi psicologica, dovuti alle loro diverse storie, finalità e destinatari (Clark et al., 2017) .
Nella sua ultima edizione, il DSM-5-TR fornisce un sistema di classificazione che mira a suddividere le malattie mentali partendo dalla descrizione dei sintomi, ovvero le espressioni che la persona riferisce ed esperisce rispetto al proprio disagio, e dal decorso della malattia. Questi sistemi affrontano inoltre quattro questioni chiave nella diagnosi psicologica: l’eziologia, che comprende la molteplicità delle cause, la distinzione tra categorie discrete e dimensioni, la definizione delle soglie tra disturbo e non-disturbo e la comorbidità, ovvero la presenza di più diagnosi nella stessa persona (Clark et al., 2017) . Il modello adottato nelle edizioni più recenti segue una logica di tipo dimensionale, secondo la quale i disturbi mentali vengono distinti all’interno di un ampio spettro di dimensioni quali: psichiche, fisiche e psico-sociali.
Questi sistemi classificatori non riguardano esclusivamente la psicologia, perché la diagnosi nosografica appartiene principalmente all’ambito medico e psichiatrico. Per questo motivo, è utile distinguere la diagnosi psicologica da questi altri due ambiti.
La diagnosi psicologica è orientata a descrivere il funzionamento psicologico (normale o patologico) di una persona e viene effettuata con strumenti specifici della professione dello psicologo, che rispondono ai modelli teorici acquisiti durante la formazione professionale e possono variare tra i diversi approcci della psicologia e della psicoterapia.
La diagnosi psichiatrica, invece, mira all’identificazione di un disturbo mentale secondo criteri medici e nosografici, con eventuale prescrizione farmacologica e al successivo inquadramento nosologico della stessa. Gli strumenti utilizzati sono di competenza esclusivamente medica e includono l’osservazione e il colloquio clinico; i test psicologici standardizzati sono invece di competenza dello psicologo.
In questo caso, diversamente dalla diagnosi psicologica, i criteri di riferimento sono di carattere statistico e nosografico e non relativi all’applicazione teorica della professione. L’introduzione di criteri diagnostici operazionalizzati nel DSM-III ha infatti migliorato l’affidabilità tra valutatori nella diagnosi dei disturbi mentali (Hyman, 2010) .
La diagnosi medica, infine, si differenzia da quelle precedenti poiché finalizzata al riconoscimento di uno stato morboso fisico e/o fisiologico di cui una persona può essere affetta, entro una spiegazione patologica (con eventuale correlazione psichiatrica o neurologica).
Essa viene effettuata attraverso l'anamnesi psicologica e psicosociale, l’esame fisico e l’uso di test diagnostici che, come per la diagnosi psichiatrica, hanno riferimenti nosografici ed eziologici.
Aree di indagine della diagnosi psicologica
Alla luce di queste considerazioni, la diagnosi psicologica può essere definita come un processo descrittivo e sistematico dei processi mentali che deve rispondere sia a requisiti specifici dell’individuo (ideografici) sia a criteri generalizzabili (nomotetici) rispetto a categorie di funzionamento psicologico.
Le aree di indagine esplorate durante un processo diagnostico sono:
- il funzionamento cognitivo (attenzione, memoria, problem solving, pianificazione e controllo del comportamento)
- il funzionamento emozionale
- il funzionamento relazionale
- gli aspetti sintomatologici presentati dalla persona (di natura psico-fisica).
Il quadro diagnostico, quindi, osserva su diversi livelli il funzionamento dell’individuo, dagli aspetti prettamente cognitivi a quelli psico-sociali, includendo anche una mappatura della personalità.
Considerando l’ampio spettro di applicazione della psicologia, la diagnosi psicologica è uno strumento di cui il professionista psicologo può avvalersi non solo nell’ambito clinico e psicopatologico.
In ambito clinico, la diagnosi rappresenta lo strumento elettivo da cui prende avvio l’intervento clinico stesso. Effettuare una diagnosi clinica, quindi, non significa solo raccogliere informazioni sulla storia della persona, ma permette di porre le basi per il processo relazionale psicologico/psicoterapeutico, di ipotizzare e progettare un eventuale intervento, e di lavorare sulla prevenzione di un disagio psicologico.
La diagnosi può essere parte di un processo di assessment (o valutazione) che di solito prevede un arco di 4-5 colloqui, finalizzati a identificare e definire il disagio riportato dalla persona, nonché la struttura di personalità sottostante. Tale valutazione include anche una fase di anamnesi (che considera sia il decorso del disagio, sia la narrazione biografica della persona), oltre alla somministrazione di test psicologici standardizzati.
Tipi di diagnosi in psicologia
Che diagnosi può fare lo psicologo?
In base alla Legge n. 56 del 1989, è compito dello psicologo effettuare la diagnosi psicologica. Anche la Suprema Corte di Cassazione, con una sentenza del 2006, ha specificato che “ogni operazione funzionale a valutare caratteristiche psicologiche e/o psicoattitudinali degli individui e che si perfezioni in affermazioni, profili o decisioni basati su tali caratteristiche è riservata esclusivamente allo psicologo iscritto all’Ordine professionale” (CNOP, 2009).
La diagnosi psicologica, in base al livello di osservazione e di analisi che opera sul quadro di consultazione, può essere classificata in diverse tipologie. Vediamole in dettaglio.
La diagnosi funzionale descrive in modo analitico la compromissione funzionale e lo stato psicofisico della persona con disabilità, descrivendo abilità, barriere e fattori contestuali secondo il modello ICF (OMS).
La diagnosi categoriale viene utilizzata soprattutto in ambito medico e psichiatrico, poiché permette di inquadrare una condizione clinica all’interno di una classificazione nosologica. Pur essendo riduttiva rispetto alla singolarità dell’individuo, ha il vantaggio di riferirsi a costrutti specifici che facilitano il confronto tra professionisti.
La diagnosi dimensionale si contrappone a quella categoriale, poiché consente al clinico di elaborare un quadro diagnostico più complesso, che tiene conto di uno spettro più ampio di variabili. È spesso utilizzata per descrivere tratti di personalità e la struttura personologica dell’individuo.
La diagnosi descrittiva è finalizzata all’individuazione di un quadro clinico e psicopatologico sulla base della sintomatologia manifesta della persona. In questo approccio, la sintomatologia manifesta è integrata sempre con dati anamnestici, contestuali e di funzionamento generale rispetto ad altri elementi soggettivi e contestuali.
La diagnosi inferenziale si differenzia da quella descrittiva perché è rivolta all’individuazione (fare inferenze) dei processi di funzionamento psicologico che sono specifici di una determinata persona e che sono alla base della sua individualità.
La diagnosi nosografica, infine, similmente a quella categoriale, si origina dal modello medico diagnostico e mira a descrivere una situazione clinica sulla base di segni e sintomi, etichettandola secondo i criteri del sistema nosografico.
Le principali tipologie di diagnosi psicologica: strumenti e finalità
La diagnosi psicologica può assumere forme diverse a seconda dell'obiettivo dell'indagine e delle aree di funzionamento che si intendono esplorare. Ogni tipologia di diagnosi si avvale di strumenti specifici e risponde a finalità differenti, permettendo allo psicologo di costruire un quadro il più possibile accurato e personalizzato.
- Diagnosi cognitiva: si concentra sulle funzioni cognitive come memoria, attenzione, linguaggio e capacità di problem solving. Viene spesso utilizzata per individuare eventuali deficit cognitivi o per monitorare l'evoluzione di condizioni neurologiche. Strumenti tipici sono i test neuropsicologici, come la WAIS-IV o la Batteria di Lezak (Lezak et al., 2012).
- Diagnosi comportamentale: mira a identificare i comportamenti problematici, le loro cause e le condizioni che li mantengono. Si basa sull'osservazione diretta, sull'analisi funzionale e su interviste strutturate. È particolarmente utile nei disturbi del comportamento e nei contesti educativi.
- Diagnosi della personalità: indaga i tratti stabili e le modalità di relazione dell'individuo. Utilizza strumenti come il MMPI-2 o il PAI, che permettono di valutare aspetti profondi della personalità e di individuare eventuali pattern disfunzionali (Widiger & Samuel, 2005).
- Diagnosi dell’umore: si focalizza sulla valutazione di sintomi legati a disturbi dell’umore, come depressione o disturbo bipolare. Gli strumenti più usati includono scale di autovalutazione come la Beck Depression Inventory (BDI) e la Hamilton Rating Scale for Depression.
- Diagnosi psicosociale: prende in considerazione il contesto di vita della persona, le risorse sociali, familiari e lavorative, e il modo in cui questi fattori influenzano il benessere psicologico. Si avvale di colloqui approfonditi e di strumenti per la valutazione del funzionamento sociale.
Queste tipologie di diagnosi possono essere integrate tra loro per offrire una visione completa della persona, facilitando la scelta degli interventi più adatti e personalizzati.
Come fare una diagnosi psicologica: metodi, modelli e strumenti
Come già anticipato, la diagnosi psicologica si realizza come un processo che si svolge attraverso l’osservazione della persona, il colloquio clinico ed eventualmente la somministrazione di test psicodiagnostici (in base all’orientamento professionale del professionista).
In questa fase diagnostica, lo psicologo o psicoterapeuta può utilizzare una serie di strumenti come:
- self-report
- interviste semi-strutturate/strutturate/non strutturate
- questionari
- batterie di test che indagano aree più o meno specifiche del funzionamento psichico.
Questi strumenti si distinguono in base all’area di applicazione: neurologici, di sviluppo, di personalità, proiettivi.
È importante ricordare che il professionista, per effettuare la diagnosi psicologica, sceglie gli strumenti e le modalità più adatte al suo modello teorico di riferimento. Tra i principali modelli di approccio alla psicologia e psicoterapia vi sono:
- psicoanalitico
- psicodinamico
- sistemico-relazionale
- gestaltico
- cognitivo-comportamentale.
Ognuno di questi si differenzia per i principi teorici di riferimento che delineano un metodo di osservazione ed esplicazione della realtà della persona in modo specifico.
Nonostante le differenze tra i vari modelli, si può individuare una linea generale che li accomuna per realizzare un assessment adeguato. Infatti, si possono definire delle principali aree di funzionamento che, durante il processo diagnostico, devono essere rilevate:
- abilità cognitive
- motricità e percezione
- comunicazione e linguaggio
- affettività e umore
- comportamento e regolazione emotiva
- immagine del sé
- autonomia personale e sociale
- abilità interpersonali e sociali.
Un esempio di diagnosi psicologica
Al colloquio si presenta un uomo di 56 anni, su iniziativa della moglie. Ha due figli quasi adolescenti e da circa 2 anni è disoccupato, dopo aver lavorato per circa 25 anni in un’azienda che è fallita a seguito della pandemia di Covid-19.
Riferisce di avere difficoltà a dormire da qualche tempo e precisa di essersi presentato al colloquio solo per far felice la moglie. Sente di essere la causa di molti problemi coniugali e familiari.
Ad esempio, da anni ormai non ha rapporti sessuali con la moglie. Si definisce “il colpevole di tutto… un fallimento”, ma non vede via d’uscita e non trova la forza di andare avanti o cercare un altro lavoro.
L’umore appare basso e negativo, si muove lentamente, l’aspetto è trascurato. Racconta inoltre che a causa del Covid-19 ha perso anche suo padre, verso il quale aveva una fortissima stima. Dai dati emersi, si ipotizza un lavoro terapeutico sulle tematiche del lutto e della perdita.
La persona sembra vivere una condizione di umore depresso, comprovata dal ritiro socio-relazionale, dai disturbi del sonno e dai pensieri negativi e di colpa. Tuttavia, è importante contestualizzare il caso e considerare la rilevanza di alcuni fattori, come il Covid-19 e la perdita del padre, rispetto alla sintomatologia presentata.
Infine, è fondamentale tenere conto della motivazione della persona ad affrontare un percorso di terapia.
Diagnosi differenziale e comorbilità: la complessità dei casi reali
Nel processo di diagnosi psicologica, uno degli aspetti più delicati è la diagnosi differenziale, ovvero la capacità di distinguere tra condizioni che presentano sintomi simili ma che hanno origini o implicazioni diverse. Questo passaggio è fondamentale per evitare errori di valutazione e per indirizzare la persona verso il percorso terapeutico più adeguato.
Ad esempio, sintomi come l'ansia o la difficoltà di concentrazione possono essere presenti sia nei disturbi d'ansia che nei disturbi dell'umore o in alcune condizioni neurologiche. Lo psicologo, attraverso un'analisi approfondita e l'uso di strumenti specifici, valuta la presenza di sintomi chiave, la loro durata e il contesto in cui si manifestano, per arrivare a una diagnosi il più possibile precisa.
Un altro elemento importante è la comorbidità, cioè la presenza contemporanea di più disturbi psicologici nella stessa persona. Secondo una revisione pubblicata su "Psychological Assessment" (Bornstein, 2017), la comorbidità è molto frequente nei disturbi psicologici, con percentuali elevate, soprattutto nei disturbi dell’umore, d’ansia e di personalità. Riconoscere la comorbidità permette di pianificare interventi integrati e di evitare che un disturbo venga trascurato a favore di un altro.
Affrontare la complessità dei casi reali richiede quindi una valutazione attenta, flessibile e aggiornata, che tenga conto delle molteplici sfaccettature del funzionamento psicologico. Inoltre, nuove prospettive provenienti da psicologia, neuroscienze e genetica suggeriscono strategie alternative per migliorare la validità delle diagnosi psicologiche (Hyman, 2010) .
L’impatto della diagnosi psicologica: dati e benefici della diagnosi precoce
La diagnosi psicologica non è solo un atto formale, ma rappresenta un passaggio cruciale per il benessere della persona. Riconoscere precocemente un disagio psicologico può fare la differenza nel percorso di cura e nella qualità della vita.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2022), circa 1 persona su 8 nel mondo convive con un disturbo mentale, ma meno della metà riceve una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato. La diagnosi precoce è spesso associata a una maggiore probabilità di remissione dei sintomi e a una riduzione del rischio di cronicizzazione, come evidenziato da uno studio pubblicato su "The Lancet Psychiatry" (2021).
Inoltre, la diagnosi psicologica consente di:
- Orientare il trattamento: individuando le aree di maggiore difficoltà, lo psicologo può proporre interventi mirati e personalizzati.
- Prevenire l’aggravarsi del disagio: intervenire nelle fasi iniziali riduce il rischio che i sintomi si consolidino o si estendano ad altri ambiti della vita.
- Favorire l’empowerment della persona: comprendere la natura del proprio disagio aiuta a sviluppare strategie di coping più efficaci e a sentirsi parte attiva nel percorso di cambiamento.
Questi dati sottolineano l’importanza di una diagnosi accurata e tempestiva, non solo per la persona, ma anche per la società nel suo complesso.
Dalla diagnosi all’intervento: come la valutazione può orientare il percorso terapeutico
La diagnosi psicologica non si esaurisce nella semplice etichettatura di un disturbo, ma rappresenta il punto di partenza per la costruzione di un percorso di cura personalizzato. Una valutazione accurata permette di individuare le risorse, le difficoltà e le priorità di intervento per ogni persona.
Ad esempio, in presenza di un disturbo d’ansia, la diagnosi può evidenziare se il disagio è legato a specifiche situazioni (come nel caso della fobia sociale) o se si manifesta in modo più generalizzato. Questo orienta la scelta delle strategie terapeutiche, che possono includere tecniche di esposizione graduale, training sulle abilità sociali o interventi di ristrutturazione cognitiva.
Inoltre, la diagnosi aiuta a stabilire obiettivi realistici e condivisi con la persona, favorendo la motivazione e l’adesione al trattamento. La collaborazione tra psicologo e paziente, basata su una comprensione chiara del quadro diagnostico, è un elemento chiave per il successo dell’intervento.
Infine, la diagnosi psicologica viene periodicamente rivista e aggiornata durante il percorso terapeutico, per monitorare i progressi e adattare le strategie alle nuove esigenze che possono emergere.
Consigli di lettura
Per approfondire il tema della diagnosi psicologica si consiglia la lettura dei seguenti testi:
- Manuale di psicopatologia e psicodiagnostica. Prospettive cliniche e sperimentali, Sanavio E., il Mulino
- La psicologia scientifica. Nuovo trattato di psicologia generale, Canestrari R., Godino A., edizioni Clueb
- Il caso clinico. Dal colloquio alla diagnosi, McWilliams N., Raffaello Cortina Editore
- La diagnosi in psicologia clinica. Personalità e psicopatologia, Lingiardi V., Dazzi N., Gazzillo F., Raffaello Cortina Editore.
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