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e(STATE) disconnessi!

e(STATE) disconnessi!
Marcello Delmondo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
10.7.2026
e(STATE) disconnessi!
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Le casse diffondono ritmi latini, i cocktail e gli aperitivi colorano i bicchieri, il sole al tramonto rende l’atmosfera magica. Sebbene il costume renda più complessa l’ubicazione, non può mancare lo smartphone di ordinanza per…? Per quale motivo abbiamo bisogno di uno smartphone in un momento di questo tipo? Qual è il significato psicologico di questa esigenza? Riusciremo a metterla in discussione?

Sempre connessi: tra FOMO e…?

Abbiamo mai fatto caso a quanti attimi ci fa perdere la necessità di immortalare sempre ogni cosa? Siamo così presi dal fotografare e postare che dimentichiamo quasi di godere del momento. Cosa ci spinge all’iperconnessione?

  • FOMO e necessità di controllo: la paura di essere esclusi, di perdersi qualcosa e di non essere visti può influenzare il comportamento di iperconnessione compulsiva. Abbiamo l’esigenza di postare e controllare reazioni per ridurre l’incertezza e quindi per una forma di controllo;
  • Narrare e costruire una determinata immagine del sé: in una società che amplifica l’importanza dell’immagine raccontare cosa facciamo ricamandolo di un’aura di esclusività diviene spesso un bisogno. Il piatto al ristorante, l’aperitivo in spiaggia, la vacanza da sogno sono status symbol utili a raccontare chi siamo costruendo una precisa immagine di sé;
  • Riconoscimento e impatto sociale: essere visti, riconosciuti, apprezzati, generare anche un pizzico di invidia divengono obiettivi fondamentali della necessità di filtrare ogni istante della nostra vita tramite le pagine social;
  • Autostima digitale: le reaction immediate inondano il nostro cervello di dopamina derivante dal rinforzo immediato. Attenzione: genera forte dipendenza!
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Marcus Aurelius – Pexels

Quali sono i rischi dell’iperconnessione?

Uno strumento non ha mai valenza positiva o negativa. Dipende dall’uso che ne facciamo. Smartphone, social e internet non fanno differenza. Quali rischi possono derivare dall’iperconnessione?

  • Alienazione emotiva e relazionale: aumentando la connessione virtuale si diminuisce il link con la realtà che ci circonda. Possiamo quindi essere meno attenti, concentrati, meno disponibili all’ascolto e all’empatia poiché assorbiti dalla frenesia, superficialità e rapidità comunicativa dei social;
  • Sovraccarico cognitivo e stress: stimoli rapidi e continui impattano sulla capacità di concentrazione. Inoltre si può generare una vera e propria fatica mentale con irritabilità e difficoltà a staccare. Si rischia di riempire tutti vuoti necessari al cervello per curare riflessione, pausa e creatività;
  • Rischi per la nostra sicurezza: dando in pasto ai social scampoli più o meno estesi della nostra vita rischiamo di esporci a dei rischi;
  • Impatto sul tono dell’umore e rischio aumentato di depressione (Radtke et al., 2022).

Digital detox: una soluzione?

Iniziamo dal fornire una definizione del termine:

La disintossicazione digitale è definita come un "periodo di tempo durante il quale una persona si astiene dall'utilizzare i propri dispositivi elettronici, come gli smartphone, considerato un'opportunità per ridurre lo stress o concentrarsi sull'interazione sociale nel mondo fisico" (Oxford Dictionaries, 2019).

Secondo Radtke et al. (2022) interventi di digital detox hanno impatto positivo sulla riduzione dell’uso dei dispositivi e sulla riduzione della depressione. La riduzione del tempo di utilizzo sembrerebbe avere impatti positivi sul benessere maggiori rispetto all’astinenza totale (Marciano et al., 2024). La letteratura esprime tuttavia necessità di approfondire le ricerche al fine di elaborare approcci e procedure capaci di considerare l’effettivo impatto della disintossicazione digitale sul benessere mentale.

Feste, locali e luoghi turistici senza connessione: moda o necessità?

Sono in aumento gli articoli che parlano di eventi (feste, aperitivi, perfino matrimoni) in cui viene vietato l’utilizzo di dispositivi elettronici, smartphone e di connessioni internet. La tendenza a cercare luoghi di vacanza privi di connessione sembra aumentare in questa estate 2026 appena cominciata. Il modello di no tech holiday o di digital detox tourism (Tribe – Mkono 2017; Li et al., 2018; Fan et al. 2019; Egger et al. 2020) sembra prendere piede. Dopo l'indigestione digitale del periodo Covid, sembra infatti che forme di vacanza in contatto con la natura e in luoghi dove poter affermare il proprio diritto alla disconnessione siano in forte aumento (Salvatore, 2023).

Numerosi locali si stanno attrezzando per offrire eventi in cui non sia ammesso l'uso del cellulare e non siano presenti connessioni a internet. Parlare, rilassarsi, godersi cocktail o cibo ritornano i protagonisti della festa.

La letteratura ci parla di questa necessità ormai da più di 10 anni. In questa calda estate 2026 le notizie relative a queste forme di turismo e di eventi hanno iniziato a circolare su radio, tv e giornali. Prima di decidere se si tratti di un bisogno o solo di una tendenza passeggera provate a rispondere a questa domanda: se siete in vacanza e vi arriva l’ennesima mail di lavoro come reagite?

Rilassante amaca appesa tra gli alberi in un ambiente soleggiato all'aperto, perfetta per il tempo libero e la tranquillità.
azra irem Topcu – Pexels

Una lotta per proteggere i propri spazi

In un mondo che sembra quasi instillare un senso di colpa in chi si concede il lusso di disconnettersi, il digital detox sta assumendo sempre maggiore diffusione e importanza. Le vacanze e i momenti di festa sono preziosi alleati del nostro benessere mentale. La necessità di raccontare, postare, rispondere, verificare le reazioni rischiano di sporcare questi momenti aumentando lo stress. Difendere questi spazi dall’invasione digitale, rappresenta una fondamentale operazione di igiene del nostro tempo libero, della nostra privacy. In alcuni casi la severa dipendenza da smartphone, post e social può richiedere l’intervento di un professionista. Negli altri casi può essere sufficiente ricordare a noi stessi l’esigenza di riposo, leggerezza e di passare un’ e(STATE) disconnessi!

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