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Salute mentale
5
minuti di lettura

La Tecnica dello Specchio nel trattamento della psicopatologia alimentare

La Tecnica dello Specchio nel trattamento della psicopatologia alimentare
Ilaria D'Angeli
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
20.12.2025
La Tecnica dello Specchio nel trattamento della psicopatologia alimentare
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La Mirror Exposure è una tecnica che agisce su schemi di pensiero disfunzionali come:

Si è dimostrata utile e funzionale nel trattamento dei disturbi alimentari, influendo direttamente sugli schemi disfunzionali che emergono quando la persona si osserva allo specchio, favorendo così una nuova consapevolezza.

A cosa serve la Mirror Exposure?

Le persone che presentano una psicopatologia alimentare spesso percepiscono il proprio corpo come frammentato e distaccato da sé. La ME, associata ad altri trattamenti psicoterapeutici, può essere efficace per ristabilire un’unità corporea, aiutando a ricostruire una sintonia perduta attraverso l'elaborazione di nuovi significati.

Con la Mirror Exposure:

  • il corpo assume una parte attiva nell’espressione di sé, dei propri sentimenti ed emozioni
  • si ha la possibilità di creare un nuovo legame con la propria fisicità per relazionarsi meglio con il mondo
  • la nuova percezione di sé, delimitando i confini tra sé e l’esterno, permette la riunificazione del corpo al vissuto emotivo e cognitivo.
Vince Fleming - Unsplash

Obiettivi della Mirror Exposure

La Tecnica dello Specchio si pone come obiettivi:

  • aumentare la consapevolezza del dialogo interno che la persona intrattiene con il proprio sé
  • ridurre i comportamenti di body checking visivo
  • favorire la percezione e l'espressione delle emozioni provate nel "qui ed ora"
  • comprendere che le parti del corpo hanno tra loro uno spazio che deve essere considerato e rispettato
  • imparare ad ascoltare sensazioni, emozioni e percezioni senza giudicare
  • riappropriarsi del piacere funzionale del corpo
  • recuperare la dimensione relazionale, comunicativa e sociale.
Tim Samuel - Pexels

Come funziona la Mirror Exposure

La ME si compone generalmente di 6-7 incontri di circa 30 minuti, con cadenza settimanale. Ecco le fasi principali della terapia.

Fase 1

Quando la persona è pronta a iniziare, può avvicinarsi e aprire lo specchio alare, che consente una visione del corpo a 360°. Il professionista che conduce gli incontri resta fuori dal campo visivo.

Durante le esposizioni, il terapeuta guida la persona nell’osservazione dei diversi distretti corporei. Si parte sempre dalla testa, fino ad arrivare ai piedi, chiedendo di assegnare a ogni parte, su una scala da 1 a 10, il livello di ansia o disagio provato.

Successivamente, viene chiesto di descrivere ciò che si vede per ogni distretto corporeo, suggerendo di porsi le domande: “Cosa vedo? A cosa serve?”. Mentre la persona si descrive in modo oggettivo, il terapeuta presta particolare attenzione alla comunicazione non verbale.

Fase 2

Al termine della descrizione, il terapeuta chiede nuovamente di valutare, ripercorrendo tutti i distretti corporei, il livello di ansia o disagio su una scala da 1 a 10, per verificare se la tolleranza rispetto alle forme del corpo sia cambiata. La sessione si conclude con la chiusura dello specchio da parte della persona e i contenuti emotivi emersi vengono approfonditi in setting terapeutico individuale.

Evidenze scientifiche e dati di efficacia della Mirror Exposure

Negli ultimi anni, la Mirror Exposure Therapy ha ricevuto crescente attenzione da parte della comunità scientifica per il suo possibile ruolo nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione e delle problematiche legate all’immagine corporea.

Secondo una meta-analisi pubblicata su Clinical Psychology Review, la Mirror Exposure si è dimostrata associata a una riduzione della preoccupazione per il peso e la forma corporea in una percentuale significativa di persone con disturbi alimentari (Hilbert et al., 2002).

Inoltre, è stato osservato che la Mirror Exposure terapia ha portato a miglioramenti significativi nel controllo e nell'evitamento del corpo, nelle preoccupazioni per il peso e la forma, nell’insoddisfazione corporea, nel comportamento alimentare restrittivo, nella depressione e nell'autostima, sia al termine del trattamento che al follow-up (Delinsky & Wilson, 2006). In particolare, alcuni studi clinici randomizzati hanno evidenziato che, dopo un ciclo di 6-8 sessioni di Mirror Exposure, circa il 60-70% dei partecipanti ha riportato una riduzione clinicamente significativa dei livelli di ansia e disagio legati alla propria immagine corporea (Morgan et al., 2012).

Le linee guida internazionali, come quelle dell’American Psychiatric Association, raccomandano l’integrazione della Mirror Exposure all’interno di programmi di terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi dell’alimentazione, sottolineando la sua sicurezza ed efficacia quando condotta da professionisti esperti, se appropriato per il singolo caso. Inoltre, la mirror exposure therapy può essere utilizzata come tecnica integrativa  anche per trattare il disturbo da dismorfismo corporeo (Griffen et al., 2018).

Meccanismi d’azione della Mirror Exposure Therapy

La Mirror Exposure Therapy può agire su diversi livelli della percezione corporea, intervenendo su aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che possono caratterizzare la body image disturbance.

  • Aspetto cognitivo: la tecnica può aiutare a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali e i bias cognitivi legati all’immagine corporea. Durante l’esposizione, la persona è guidata a descrivere il proprio corpo in modo oggettivo, riducendo la tendenza a focalizzarsi su difetti percepiti o a generalizzare giudizi negativi.
  • Aspetto emotivo: la Mirror Exposure può permettere di affrontare gradualmente le emozioni spiacevoli, come ansia, vergogna o disgusto, che emergono durante l’osservazione del proprio corpo. Questo processo può favorire una maggiore tolleranza emotiva e una riduzione dell’evitamento.
  • Aspetto comportamentale: la pratica regolare della Mirror Exposure può contribuire a ridurre comportamenti disfunzionali come il body checking compulsivo o l’evitamento dello specchio, promuovendo invece un approccio più equilibrato e consapevole verso la propria immagine.

Secondo la letteratura scientifica, questi meccanismi possono contribuire a una progressiva ristrutturazione della relazione con il proprio corpo, favorendo l’accettazione e il benessere psicologico (Hilbert et al., 2002).

Principali varianti tecniche della Mirror Exposure

Nel corso degli anni sono state sviluppate diverse varianti della Mirror Exposure Therapy, adattate alle esigenze delle persone e ai diversi contesti clinici. Le principali modalità includono l’esposizione graduale, in cui si inizia osservando solo alcune parti del corpo considerate meno problematiche. Studi hanno dimostrato che sia l’esposizione focalizzata su parti del corpo percepite come attraenti sia quella su parti considerate non attraenti porta a miglioramenti significativi nella soddisfazione corporea, nella riduzione dei controlli e delle preoccupazioni corporee, nell’evitamento corporeo e nell’umore al post-test (Jansen et al., 2016).

Per quanto riguarda la durata e la frequenza, mentre il protocollo classico prevede sessioni di circa 30 minuti, alcune ricerche suggeriscono che esposizioni più brevi ma frequenti possano essere altrettanto efficaci in alcuni casi, soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento (Morgan et al., 2012).

Le evidenze scientifiche indicano che la scelta della variante più adatta deve essere personalizzata, tenendo conto della gravità dei sintomi, della motivazione e delle caratteristiche individuali.

Rischi, controindicazioni e precauzioni cliniche

Sebbene la Mirror Exposure Therapy sia generalmente considerata sicura ed efficace, è fondamentale adottare alcune precauzioni cliniche per garantire il benessere della persona.

Ad esempio, durante i trial clinici condotti con questa tecnica sono stati segnalati eventi avversi (Griffen et al., 2018), sottolineando l’importanza di una valutazione attenta e di una supervisione professionale. Un rischio noto è l’aumento dell’ansia: in alcuni casi, l’esposizione allo specchio può inizialmente intensificare l’ansia o il disagio corporeo. Per questo motivo, la tecnica deve essere sempre condotta da un professionista esperto, in grado di monitorare le reazioni emotive e intervenire tempestivamente se necessario.

Inoltre, la Mirror Exposure è sconsigliata nelle persone con gravi sintomi dissociativi, disturbi psicotici o alterazioni della personalità, come indicato anche dalle linee guida internazionali (American Psychiatric Association, DSM-5). In questi casi, l’esposizione potrebbe peggiorare i sintomi o generare confusione e disorientamento.

È altresì importante adattare la tecnica all’età e alla fase di sviluppo: nei pazienti adolescenti, occorre valutare con attenzione il momento più opportuno per introdurre la Mirror Exposure, considerando la vulnerabilità legata ai cambiamenti corporei tipici di questa fase della vita. Un’attenta valutazione iniziale e un monitoraggio costante durante il percorso terapeutico rimangono essenziali per favorire i benefici della Mirror Exposure e minimizzare i potenziali rischi.

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