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L’altruismo ci fa stare bene

L’altruismo ci fa stare bene
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Stefania De Fiore
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Unobravo
Pubblicato il

L’altruismo: una qualità con cui nasciamo o che si sviluppa nel tempo?

Da sempre si riflette molto sul tema della prosocialità, dell’altruismo e sui loro vantaggi e svantaggi. Il celebre filosofo e pedagogista Rousseau sosteneva che gli esseri umani nascono caratterizzati da sentimenti di cooperazione e solidarietà. Col tempo, e con la spinta dell’istinto di sopravvivenza, le vicende sociali possono però determinare l’insorgenza di meccanismi tipici dell’egoismo.

Il filosofo Hobbes, contrariamente a Rousseau, sosteneva invece che nasciamo individualisti e tendenti all’egoismo e che solo successivamente impariamo a diventare altruisti, facendo esperienza di relazioni significative importanti.

Tutti noi abbiamo bisogno di essere altruisti

L’altruismo è un bisogno tipico delle persone che desiderano aiutare il prossimo, spesso senza aspettarsi nulla in cambio. Nella vita di tutti i giorni mettiamo in atto molto spesso comportamenti altruistici, sia con le persone a cui vogliamo bene, sia con coloro che non conosciamo, spesso attraverso attività di volontariato.

Quando un familiare, un partner o un amico mostrano segni di dolore e sofferenza, qualcosa si attiva dentro di noi a tal punto da spingerci a mettere da parte i nostri bisogni e aiutare l’altro. Proprio all’interno delle relazioni maggiormente significative, l’individuo che aiuta assume il ruolo di donatore nei confronti di un ricevente.

Questione di evoluzione

Il concetto di altruismo si inserisce all’interno della prospettiva evoluzionistica. Sia in biologia che nella psicologia evoluzionista infatti, viene studiata una forma di altruismo in cui un individuo si mostra maggiormente incline ad offrire benefici ad un’altra persona senza l’idea di dover percepire ricompense o pagamenti immediati.


Ragioni biologiche e neurologiche dell’altruismo

Alla base degli atti altruistici possiamo individuare varie ragioni, tra cui quelle biologiche e quelle neurologiche. Una motivazione di tipo biologico è dovuta all’appartenenza a gruppi primari come la famiglia: nei confronti dei nostri familiari, infatti, spesso proviamo sentimenti di protezione e di salvaguardia. Questo può dipendere soprattutto dalla presenza di un patrimonio genetico in comune, che porta a far emergere l’altruismo a favore dei nostri consanguinei.

Tra le motivazioni neurologiche che ci spingono a essere altruisti c’è il provare piacere, ma non solo. Quando si osserva qualcuno soffrire, per esempio per una perdita o per un fallimento, si attiva uno stato d’ansia che ci sconvolge e ci disturba. Ciò è stato confermato anche da una ricerca del 2011 della Hebrew University di Gerusalemme, che ha approfondito proprio il ruolo del gene dell’altruismo, deputato a regolare un ormone che permette di sperimentare la sensazione di benessere e di gioia.

Kim Stiver - Pexels

L’altruismo è empatia

Possiamo voler attenuare il malessere dell’altra persona sia per una motivazione egoistica, che ci spinge ad attenuare anche il nostro malessere, sia per altruismo. In ogni caso l'azione altruistica è mossa dall' empatia.

Cos’è l’empatia

L’empatia è la capacità di far risuonare dentro di sé gli stati d’animo, sia positivi che negativi, dell’altro. Essere empatici di fronte al dolore altrui significa riconoscere e dare un nome all’emozione dell’altro, mettendoci nei suoi panni e rappresentando nella nostra mente quello che prova e ciò di cui necessita per star meglio.

L’empatia che ci spinge a offrire aiuto alle altre persone ha certamente conseguenze molto positive:

  • aumenta la sensibilità verso gli altri e verso noi stessi;
  • inibisce l’aggressività;
  • incrementa la cooperazione;
  • aumenta l’accettazione nei confronti della diversità.

Quando desideriamo fortemente far qualcosa nei confronti dell’altro, spinti da empatia e altruismo, si attivano le aree cerebrali maggiormente connesse alla generazione di sentimenti piacevoli e positivi, soprattutto in relazione alla possibilità di provare gratificazione.

Felicità e altruismo

Gli studi che hanno approfondito il legame tra l’emozione della felicità e la predisposizione all’aiuto, hanno messo in evidenza risultati molto curiosi ed interessanti. Provare sollievo può incrementare la tendenza ad aiutare, cosa che rende più tollerabili le emozioni spiacevoli e tende a incrementare l’umore positivo.

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