Ansia
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L’ansia secondaria

L’ansia secondaria
L’ansia secondarialogo-unobravo
Ilaria Bonvicini
Redazione
Psicologa ad orientamento Psicodinamico
Unobravo
Pubblicato il

Nel corso della vita può accadere, davanti ad una situazione nuova, difficile o stressante, di sentire la propria respirazione accelerare, una forte tachicardia, la paura di non saper gestire la situazione e di perdere il controllo. Tutte queste sensazioni rimandano ad uno stato d’ansia che, in maniera più o meno intensa, tutti quanti possono aver vissuto. In alcuni casi però queste manifestazioni possono estendersi a più situazioni, sia di vita quotidiana che lavorativa o relazionale, stabilizzandosi così sotto forma di veri e propri disturbi d’ansia. In entrambi questi casi, le sensazioni provate possono essere talmente forti da spaventare chi le vive, facendo vivere alla persona un’ansia secondaria, ovvero la paura che possano ripresentarsi.


Cos’è l’ansia secondaria?

Quando si avverte che le sensazioni di tensione fisica e le preoccupazioni sfuggono al proprio controllo, si inizia a temere che anche quando non sono presenti, tali sintomi possano presentarsi. Si crea così un circolo vizioso, in cui l’ansia di provare ansia porta ad un’intensificazione delle sensazioni spiacevoli e a vivere in un costante stato di allerta.

Da dove deriva?

In una situazione in cui si prova forte ansia, come ad esempio durante un attacco di panico, capita che le sensazioni siano talmente intense da perdere il controllo e non capire cosa stia succedendo. 

Accade poi che, quando queste finalmente si attenuano, le sensazioni spaventose appena sperimentate iniziano a lasciare il posto ad una nuova paura che insorge, ovvero quella di rivivere tali momenti. Ci si trova dunque a prestare continuamente attenzione a tutti i piccoli cambiamenti che potrebbero portare ad avere un nuovo attacco, auto inducendosi ansia.

Anna Shvets . Pexels


Differenza con l’ansia primaria

L’ansia secondaria può divenire più invalidante dei sintomi ansiosi in generale, che possono invece attivarsi solamente in situazioni circoscritte. L’ansia primaria può infatti attivarsi solo in alcuni momenti, ad esempio:

  • in situazioni di esposizione sociale;
  • davanti a stimoli specifici. 

L’ansia secondaria va invece a coinvolgere l’intera vita dell’individuo, conducendolo in un costante stato di allerta che non si attenua e che è difficile da scacciare. 


Possibili conseguenze

Oltre ad intensificare le sensazioni ansiose sgradevoli, come abbiamo visto, l’ansia secondaria può portare a:

  • diminuzione della fiducia in se stessi: la convinzione di non essere più in grado di gestire la propria vita può modificare l’immagine di sé in senso negativo;
  • senso d’impotenza: sensazione di non poter far nulla per cambiare le cose e sentirsi in balia degli eventi;
  • sviluppo di nuovi disturbi: provare un’ansia costante può portare a soffrire di altri disturbi ansia correlati.

Non bisogna dimenticare che, in generale, l’ansia ha una funzione importante, in quanto è un campanello d’allarme che indica che qualcosa non va. 

L’ansia secondaria, porta a distogliere l’attenzione dal problema che c’è alla base e che ha inizialmente scatenato l’ansia primaria, per cui impedisce di vederlo e risolverlo. Concentrarsi sulla paura porta ad allontanarsi dal motivo che l’ha scatenata, rendendolo così sempre più forte.

Andrea Piacquadio - Pexels


Come trattarla

Questa paura dell’ansia, proprio come l’ansia stessa, si manifesta contemporaneamente sia a livello fisico che emotivo e per questo nel trattamento è essenziale prendere in considerazione entrambi questi aspetti.

  • Livello fisico: i sintomi che subito si percepiscono sono senza dubbio a questo livello. Sudorazione, tachicardia, sensazione di calore, stordimento e disorientamento possono spaventare. Ma con una terapia è possibile iniziare a riconoscere questi segnali e gestirli precocemente. Ad esempio attraverso la respirazione o tecniche di rilassamento specifiche;
  • livello emotivo: in una terapia è possibile vedere l’ansia non come una sfera da eliminare, ma piuttosto come un campanello d’allarme che indica che c’è un problema sottostante da affrontare. L’ansia può quindi divenire un prezioso alleato nella ricerca di uno stato di benessere maggiore.


Qualcosa ti suona familiare?

Riconoscere di trovarsi in queste situazioni non è semplice, così come non è semplice gestirle da soli. Il supporto di uno psicologo può essere in questi casi un aiuto fondamentale per mettere a fuoco il problema sottostante ed acquisire strumenti utili per affrontare situazioni future.


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