La nostra natura è duale e ci fa vivere in un continuo stato di conflitto in cui le polarità giocano a scontrarsi. I due poli rappresentano tesi e antitesi: volersi bene e volersi male, istinto e ragione, gioia e dolore.
In questo articolo approfondiremo le forme che il conflitto interiore può assumere, riflettendo insieme su come poter trasformare la tensione in un’integrazione.
Polarità interne in conflitto
In natura gli opposti sono legati tra di loro da una relazione che può essere:
- dialettica quando giunge a una sintesi
- polare quando genera un perenne stato di tensione.
In ogni persona è presente un Dottor Jekyll e un Mister Hyde che si alternano senza incontrarsi.
Nella Psicoterapia della Gestalt, lo psicoterapeuta Perls definisce queste due parti come:
- il “persecutore” (top dog), che rappresenta la parte saccente e autoritaria
- la “vittima” (under dog), la parte che si difende e che manipola scusandosi o frignando.
L’aspetto interessante della prospettiva di Perls è l’osservazione del vantaggio che questa lotta apporta a una delle due parti della personalità umana. La lotta tra gli opposti è finalizzata ad avere il potere esclusivo sugli eventi della vita, a controllarli dal proprio punto di vista, sottomettendo la parte che fa opposizione.
Una breve cornice teorica sulle polarità interne
Nella prospettiva della Psicoterapia della Gestalt, le polarità interne sono coppie di opposti che abitano la nostra esperienza: forza e fragilità, controllo e abbandono, vicinanza e distanza. Non sono errori del carattere, ma modi diversi con cui l'organismo cerca equilibrio.
Fritz Perls, medico e psicoterapeuta fondatore della Gestalt, descriveva la persona come un "campo" in cui parti diverse cercano di affermarsi. Quando una polarità viene esclusa, l'energia psichica si irrigidisce e possono comparire sintomi come ansia, blocchi decisionali o somatizzazioni.
Joseph Zinker, psicoterapeuta della Gestalt, distingue tra polarità ego-sintoniche (parti che sentiamo "nostre") e ego-distoniche (parti che viviamo come estranee o scomode). Il lavoro terapeutico mira a trasformare ciò che è “ego-alieno” in qualcosa di riconoscibile e integrabile, così che l'identità diventi più ampia e flessibile.
Dal conflitto alla tensione creativa
Quando le polarità restano bloccate in una logica di "o questo o quello", la persona può vivere un conflitto interno cronico: ogni scelta sembra tradire una parte di sé. Questo può tradursi in indecisione, autosvalutazione o in una sensazione di essere sempre "sbagliati".
Nella Gestalt si parla di trasformare la tensione distruttiva in tensione creativa. Ciò può avvenire quando:
- Entrambe le parti vengono riconosciute: non solo quella che appare più socialmente accettabile, ma anche quella più scomoda o temuta.
- La persona tollera l'ambivalenza: impara a restare nel "tra" i due poli, senza correre subito a eliminarne uno.
- Si cerca una forma nuova: non un compromesso al ribasso, ma un modo originale di includere elementi di entrambe le polarità nella propria vita quotidiana.
In questo passaggio, il conflitto non scompare, ma cambia funzione: da ostacolo a motore di crescita.
Persecutore e vittima come polarità
In alcune personalità, la parte sottomessa e quella dominante arrivano a legarsi tra di loro attraverso una relazione di tipo polare che esclude la possibilità dialettica di integrazione. L’esito che ne consegue è la genesi di un conflitto interiore, che è l’essenza della nevrosi e di un certo livello di sofferenza.
Ed è lo stesso conflitto interno che comunica il bisogno umano di crescere e di evolversi: chi è in conflitto con sé stesso è in lotta con le molte parti di sé che, se adeguatamente viste e riconosciute, possono riconciliarsi scoprendo di essere parte di un tutto.
Le diverse possibilità di vivere l’amor proprio anche nella sua natura duale e doppia, attraverso un processo creativo e olistico, possono portare alla scoperta:
- che ci possono essere attimi di serenità anche se si sta combattendo una battaglia
- che si può aprire e chiudere il cuore verso sé e verso gli altri come il sole che tramonta e risorge
- che si può essere sia femminili sia maschili
- che la durezza mentre gioca a nascondino con la dolcezza a volte vince e a volte perde
- che la paura può fare lunghe passeggiate con il coraggio e non rendersi conto della sua presenza
- che la sovrabbondanza di vita e la pigrizia possono fare un cambio turno alla fine di una giornata
- che capita che la realtà può fuggire ed essere inseguita dalla fantasia
- che c’è un tempo per affermarsi nel mondo e un tempo per ritirarsi
- che quando si è integrati e uniti al proprio interno vi è amore e che quando si è disintegrati e divisi dentro di sé vi è conflitto, ovvero sofferenza.
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Quando una polarità sembra dominare: effetti sulla vita interiore
Quando il persecutore interno prende il sopravvento, la persona può vivere in un clima mentale fatto di frasi come "non è mai abbastanza", "devi fare di più", "non puoi sbagliare". Questo può portare a:
- Rigidità: regole interne inflessibili che non tengono conto dei bisogni reali.
- Vergogna e senso di colpa: ogni limite viene vissuto come una colpa personale.
- Esaurimento emotivo: l'energia è spesa nel controllarsi, non nel vivere.
Quando invece domina la vittima interna, possono prevalere pensieri come "non ce la farò mai", "non ha senso provarci". In questi casi possono comparire:
- Passività e rinuncia: si evitano sfide e responsabilità per paura di fallire.
- Lamentela cronica: il malessere viene espresso, ma senza azioni concrete.
- Dipendenza dagli altri: si delega all'esterno il potere di decidere o confermare il proprio valore.
In entrambi i casi, una polarità schiaccia l'altra e l'Io perde la possibilità di scegliere in modo libero.
Dalla rigidità della relazione polare all'integrazione
Passare da una relazione polare rigida a una relazione integrata tra persecutore e vittima significa cambiare il tipo di dialogo interno. Non si tratta di eliminare una delle due parti, ma di trasformare il loro rapporto.
In una relazione rigida:
- le parti si parlano solo per accusarsi o difendersi
- ogni messaggio è assoluto ("sempre", "mai", "tutto", "niente")
- la persona si sente intrappolata in ruoli fissi.
In una relazione integrata:
- il persecutore può diventare una voce di discernimento che aiuta a definire limiti realistici
- la vittima può trasformarsi in sensibilità ai bisogni e ai segnali di stanchezza
- l'Io centrale può ascoltare entrambe le parti e decidere, momento per momento, quale funzione è più utile.
L'integrazione non è un punto di arrivo definitivo, ma un processo dinamico di negoziazione continua tra le polarità.
Vignetta clinica: quando il critico interno incontra una parte stanca
Immaginiamo una persona che arriva in terapia dicendo: "Dentro di me c'è una voce che mi urla che devo fare sempre di più, e un'altra che vuole solo stare a letto". Nel corso del lavoro emergono due polarità: un critico severo e una parte esausta.
In una seduta, il terapeuta invita il paziente a dare voce al critico: emergono frasi dure, ma anche la paura di "diventare come mio padre, che ha rinunciato a tutto". Poi si dà spazio alla parte stanca, che racconta notti insonni, anni di studio e lavoro senza pause.
Nel momento in cui il critico riconosce che la stanchezza non è pigrizia ma un segnale di limite, e la parte esausta riconosce che un po' di disciplina la protegge dal caos, può emergere un primo insight: entrambe le polarità stanno cercando, a modo loro, di prendersi cura della stessa persona.
Riconoscere le proprie polarità: un primo passo concreto
L'integrazione delle polarità inizia dal riconoscimento consapevole. Spesso viviamo le nostre parti interne come sfumature confuse; dare loro un nome e una forma le rende più avvicinabili.
Un primo passo può essere osservare, in una giornata tipo:
- Quali voci interne emergono più spesso (esigente, paurosa, curiosa, affettuosa).
- In quali situazioni una polarità prende il comando (al lavoro, in famiglia, nelle relazioni intime).
- Che cosa teme di perdere ciascuna parte se cedesse un po' di spazio all'altra.
Scrivere queste osservazioni o parlarne in terapia può aiutare a passare da un vissuto di confusione a una mappa più chiara del proprio mondo interno. Solo ciò che è riconosciuto può iniziare a dialogare e, gradualmente, a integrarsi.
Esercizio esperienziale: il dialogo tra sedie
Un classico esercizio gestaltico per lavorare sulle polarità è il dialogo tra sedie. Può essere svolto con l'aiuto di un terapeuta, ma alcuni passaggi possono essere sperimentati anche in autonomia, con delicatezza.
- Prepara due sedie una di fronte all'altra. Su una sedia siedi come parte persecutrice (o critica), sull'altra come parte vittima (o ferita).
- Siediti sulla prima sedia e lascia parlare liberamente il persecutore: cosa vuole? Di cosa ha paura? Cosa pensa della vittima?
- Spostati poi sull'altra sedia e lascia rispondere la vittima: come si sente? Cosa desidera? Cosa vorrebbe dire al persecutore ma non osa?
- Alterna le sedie alcune volte, finché non emerge almeno una frase in cui entrambe le parti riconoscono un bisogno comune (protezione, riconoscimento, riposo, libertà).
L'obiettivo non è "vincere" il dialogo, ma scoprire che dietro a toni diversi spesso c'è la stessa richiesta di cura.
Esercizio di scrittura: due voci, una stessa storia
Un altro modo per favorire l'integrazione delle polarità può essere la scrittura dialogica. Può aiutare soprattutto chi fatica a esprimersi ad alta voce.
- Scegli una situazione concreta in cui senti un forte conflitto interno (ad esempio una decisione da prendere).
- Dividi il foglio in due colonne: in alto, dai un nome alle due parti (es. "la parte che vuole rischiare" e "la parte che vuole sicurezza").
- Nella prima colonna, lascia scrivere liberamente la prima parte: argomenti, paure, desideri.
- Nella seconda colonna, lascia rispondere l'altra parte, come se stesse leggendo ciò che è stato scritto.
- Alla fine, aggiungi una terza sezione in cui provi a scrivere come testimone interno: cosa comprendi di nuovo di entrambe le polarità? Cosa potresti fare che tenga conto, almeno in parte, di tutte e due?
Questo esercizio può allenare a passare dal conflitto alla negoziazione interna consapevole.
Immaginare l’incontro tra le parti
L'immaginazione guidata può rendere più vivo il processo di integrazione delle polarità. Non si tratta di "fantasticare", ma di dare una forma simbolica al dialogo interno.
Puoi provare a chiudere gli occhi e immaginare:
- un luogo sicuro in cui le due parti possano incontrarsi (una stanza, un giardino, una spiaggia)
- come appaiono fisicamente il persecutore e la vittima: postura, espressione, distanza tra loro
- che cosa si dicono se il tempo viene rallentato e ognuno può parlare senza essere interrotto
- se esiste un gesto concreto (sedersi più vicini, darsi la mano, stabilire un confine) che rappresenti un primo passo verso una collaborazione.
Anche solo immaginare questo incontro può ridurre la sensazione di essere spezzati in due e aumentare il senso di continuità interna.
L'amor proprio come integrazione di opposti
L'amor proprio non è uno stato di perfezione, ma la capacità di includere in sé sia la forza sia la vulnerabilità. Quando una persona ama solo la parte forte e autonoma, può tendere a disprezzare i propri bisogni di aiuto; quando ama solo la parte fragile, rischia di sentirsi sempre impotente.
Vivere l'autostima come integrazione di opposti significa poter dire, ad esempio:
- "Posso essere fermo nelle mie decisioni e allo stesso tempo tenero con i miei limiti".
- "Posso mostrarmi competente e riconoscere quando ho bisogno di sostegno".
- "Posso desiderare vicinanza e, allo stesso tempo, proteggere i miei confini".
Quando queste polarità vengono riconosciute e accolte, il dialogo interno diventa meno giudicante e più realistico. Ne deriva un senso di unità che può ridurre il conflitto e rendere più stabile il proprio valore personale.
Come giungere, dunque, a un’integrazione?
È possibile prestando ascolto al conflitto e accettandolo come parte integrante della natura umana. Questo significa riconoscere le proprie parti, facendole dialogare e lavorando creativamente al loro incontro-scontro per raggiungere un’integrazione.
Come scrive lo psicologo J. Simkin in Brevi lezioni di Gestalt:
“Ogni medaglia ha due facce. Ci sono due facce anche in te. Le polarità sono le due facce della tua medaglia. Se sei consapevole di danneggiarti e ti identifichi con la parte lesa, questa è una faccia della medaglia. Oppure, puoi essere consapevole di danneggiare qualcun altro, ma non essere in contatto con la parte di te che è stata danneggiata. Se sei consapevole di una parte di te che si sente umiliata, c’è anche una parte di te che umilia. Se sei un tipo umile e modesto, l’altro lato della medaglia di solito è l’arroganza, il sentimento di onnipotenza. Entrando in contatto con ambedue i lati della polarità, specie con la parte con cui abitualmente non ti identifichi è possibile una integrazione, una ricomposizione. Per raggiungere una integrazione, un equilibrio, bisogna che impari a conoscere ambedue le facce della tua medaglia”.
Prendersi cura di sé: un passo importante verso una nuova qualità di vita
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