Perché può essere importante parlare della morte ai bambini
Molti adulti pensano di proteggere i bambini evitando di parlare di morte o usando frasi vaghe. In realtà, il silenzio lascia spazio a fantasie spaventose e a sensi di colpa: la persona più piccola può immaginare di essere la causa di ciò che è successo o di poterlo far accadere di nuovo con i suoi pensieri.
Parlare della morte in modo chiaro e affettuoso può, invece, aiutare il bambino a:
- Capire la realtà: sapere cosa è successo può ridurre l’ansia legata all’incertezza e alle mezze verità.
- Dare un senso alle emozioni: tristezza, rabbia e paura diventano più gestibili se hanno un nome e una spiegazione.
- Sentirsi incluso: essere informato lo fa sentire parte della famiglia, non escluso o “troppo piccolo per capire”.
- Costruire fiducia: quando l’adulto è onesto ma delicato, il bambino impara che può fare domande e ricevere risposte sincere.
Evitare o negare il tema non elimina il dolore: lo rende solo più confuso e solitario.
Come parlare della morte ai bambini: un processo passo dopo passo
Spiegare la morte a un bambino può essere complesso. Per questo motivo può essere utile avere una sorta di “copione flessibile”, da adattare all’età e alla situazione.
I passaggi principali sono:
- Preparare il contesto: scegliere un luogo tranquillo, senza interruzioni, dove il bambino possa muoversi, abbracciare un peluche o tenere un oggetto rassicurante.
- Verificare cosa sa già: iniziare chiedendo: “Cosa hai capito di quello che è successo?” per correggere eventuali idee spaventose o sbagliate.
- Dare una spiegazione semplice e chiara: usare parole dirette come “morte” e “morto”, evitando giri di parole confusi.
- Fare pause e osservare le reazioni: lasciare silenzi, accogliere domande, permettere al bambino di cambiare argomento o giocare.
- Rassicurare: spiegare che non è colpa sua, che non è contagioso e che ci saranno adulti a prendersi cura di lui.
- Rimanere disponibili: far capire che potrà tornare sull’argomento tutte le volte che ne avrà bisogno.
Preparare il momento della comunicazione
Prima di parlare con il bambino, può essere utile che l’adulto si prenda qualche minuto per respirare, magari confrontarsi con un altro adulto, e scegliere come dirlo con parole semplici. Non serve essere “perfetti”: può essere normale essere commossi.
Per il contesto pratico può essere d'aiuto:
- Scegliere un luogo sicuro: una stanza conosciuta, non troppo grande, dove il bambino possa sentirsi contenuto.
- Limitare le distrazioni: spegnere TV e dispositivi, evitare che altre persone entrino ed escano continuamente.
- Offrire un oggetto rassicurante: un peluche, una coperta, un cuscino da tenere in braccio può dare un senso di stabilità.
- Mettersi alla sua altezza: sedersi vicino, mantenere il contatto visivo senza forzarlo, usare un tono calmo.
Preparare il contesto non elimina il dolore, ma crea le condizioni perché il bambino possa ascoltare e fare domande sentendosi al sicuro.
Cosa dire: alcuni esempi di frasi per iniziare
Molti adulti temono di non trovare le parole giuste. A volte può essere più importante essere chiari e affettuosi che “dire tutto alla perfezione”. Alcuni esempi di frasi per iniziare possono essere:
- Per introdurre la notizia: “Devo dirti una cosa molto triste che riguarda il nonno”.
- Per nominare la morte: “Il nonno è morto. Questo significa che il suo corpo ha smesso di funzionare e non potrà più parlare, respirare o muoversi”.
- Per collegare al fatto concreto: “È successo perché era molto malato e i dottori non sono riusciti a farlo guarire”.
- Per legittimare le emozioni: “Anch’io sono molto triste. Possiamo piangere insieme, se ti va”.
- Per aprire alle domande: “Puoi chiedermi tutto quello che vuoi, anche più volte. Se qualcosa non lo so, te lo dirò”.
Queste frasi vanno adattate all’età e alla storia del bambino, ma possono offrire una base da cui partire.
Come i bambini possono comprendere la morte nelle diverse età
La comprensione della morte cambia molto con l’età e con il livello di sviluppo emotivo e cognitivo. Conoscere queste differenze può aiutare a scegliere parole e spiegazioni più adatte e a sostenere il bambino in modo più efficace nel momento del lutto. Gli psicologi dello sviluppo descrivono quattro aspetti fondamentali del concetto di morte:
- Irreversibilità: capire che chi muore non può tornare in vita.
- Universalità: comprendere che tutti gli esseri viventi, prima o poi, muoiono.
- Causalità: collegare la morte a cause fisiche (malattia, incidente, vecchiaia) e non magiche.
- Cessazione: sapere che le funzioni del corpo (respiro, pensieri, movimento) si fermano.
3–5 anni: spiegare la morte con parole semplici e concrete
In questa fascia d’età è forte il pensiero magico: il bambino può credere che i pensieri facciano accadere le cose e non ha ancora una chiara idea di irreversibilità. I bambini in età prescolare tendono infatti a percepire la morte come qualcosa di temporaneo e reversibile, in quanto la comprensione della morte come evento definitivo e universale si consolida in genere tra i 7 e i 10 anni (Grollman, 1977).
- Come può capire la morte: può immaginarla come un sonno molto lungo o un viaggio da cui si torna, e può pensare che la persona morta senta ancora freddo, fame o solitudine.
- Cosa dire: usare frasi brevi, chiare e legate al corpo, ad esempio: “La nonna è morta. Il suo cuore ha smesso di battere, non può più respirare, parlare o muoversi”. Questo aiuta il bambino a collegare la morte a cambiamenti concreti e osservabili.
- Cosa evitare: espressioni come “si è addormentata”, “è partita”, “è andata in cielo” se non spiegate, perché possono generare paura di dormire o di viaggiare, o l’idea che la persona possa tornare in qualsiasi momento.
- Come rassicurarlo: ribadire con calma che non è colpa sua e che qualcuno si prenderà sempre cura di lui: “Io e papà saremo con te, non resterai da solo”.
È normale che il bambino faccia molte domande o chieda di ripetere spesso le stesse spiegazioni: questa ripetizione lo aiuta a dare un senso a ciò che è successo e a consolidare, poco alla volta, la comprensione della morte.
6–11 anni: chiarire irreversibilità e assenza di colpa
Tra i 6 e gli 11 anni i bambini iniziano a comprendere meglio l’irreversibilità e la universalità della morte, ma possono ancora sentirsi responsabili di ciò che è accaduto.
- Come capisce la morte: sa che chi muore non torna, ma può avere paure intense su malattie, incidenti, morte dei genitori.
- Cosa dire: offrire spiegazioni un po’ più dettagliate: “La zia è morta perché aveva una malattia molto grave al cuore. I medici hanno provato ad aiutarla, ma il suo corpo era troppo stanco e ha smesso di funzionare”.
- Cosa evitare: frasi vaghe come “è successo all’improvviso, senza motivo”, che possono aumentare l’ansia. Meglio dare una causa comprensibile, anche se semplificata.
- Come rassicurarlo: sottolineare che i pensieri non fanno morire le persone: “Anche se a volte ti sei arrabbiato con lui, non è per questo che è morto”.
Può essere utile lasciare spazio a domande pratiche (funerale, cimitero, cosa succede al corpo) rispondendo con sincerità e delicatezza.
Dai 12 anni in su: domande esistenziali e dialogo alla pari
In preadolescenza e adolescenza la comprensione della morte diventa simile a quella adulta. Possono emergere domande profonde su senso della vita, ingiustizia, religione, paura del futuro.
- Come capisce la morte: coglie bene irreversibilità e universalità, può interrogarsi sul perché del dolore e sulla propria vulnerabilità.
- Cosa dire: usare un linguaggio più adulto, riconoscendo la complessità: “Non abbiamo tutte le risposte sul perché succedano queste cose, ma possiamo parlarne insieme ogni volta che vuoi”.
- Cosa evitare: minimizzare con frasi come “sei grande, devi essere forte” o chiudere le domande con risposte rigide e assolute.
- Come rassicurarlo: validare le emozioni (“Capisco che tu sia arrabbiato”) e offrire contenimento pratico: routine, presenza, possibilità di spazi individuali.
È importante accettare anche il bisogno di silenzio: alcuni ragazzi possono preferire parlarne a piccoli pezzi, alternando momenti di chiusura a richieste improvvise di confronto.
Esempi di frasi per spiegare la morte in base all’età
Avere esempi concreti può aiutare a sentirsi meno soli nel trovare le parole. Le frasi vanno sempre adattate alla storia della famiglia, alle credenze religiose o spirituali e al modo di parlare abituale con il bambino.
L’obiettivo non è recitare un copione perfetto, ma:
- Essere chiari: usare parole comprensibili per la sua età.
- Essere sinceri: non promettere ciò che non si può garantire.
- Essere accoglienti: lasciare spazio a emozioni e domande, anche se scomode.
Di seguito alcuni esempi suddivisi per fasce d’età, da usare come base e non come regola rigida.
Frasi per bambini 3–5 anni
Per i più piccoli può essere importante collegare la morte al corpo, usando frasi brevi, chiare e ripetibili.
Esempi di frasi possono essere:
- “La nonna è morta. Il suo corpo non funziona più: il cuore ha smesso di battere, non può più respirare o muoversi”.
- “Quando una persona muore, non sente più dolore, né fame, né freddo”.
- “Non è come dormire: quando dormiamo, poi ci svegliamo. Quando si muore, non ci si sveglia più”.
- “So che è una cosa molto triste. Se vuoi possiamo abbracciarci o disegnare la nonna insieme”.
Se la famiglia ha una visione spirituale o religiosa, si può aggiungere una frase semplice, che accolga anche la dimensione di senso: “Alcune persone pensano che una parte di noi continui a vivere in un modo speciale. Possiamo parlarne se vuoi”. È però importante non fermarsi solo a immagini astratte e spiegare comunque, con parole adatte all’età, che cosa succede al corpo quando una persona muore.
Frasi per bambini 6–11 anni
In questa età i bambini possono comprendere spiegazioni un po’ più articolate e fare molte domande pratiche.
Esempi di frasi:
- “Lo zio è morto perché aveva una malattia molto grave ai polmoni. I medici hanno provato a curarlo, ma il suo corpo non ce l’ha fatta e ha smesso di funzionare”.
- “Quando una persona muore, il suo corpo non sente più niente. Non sente freddo, né dolore, né paura”.
- “Capisco che tu possa essere arrabbiato o spaventato. Sono emozioni normali quando succedono cose così grandi”.
- “Non è colpa tua. Anche se a volte ti sei arrabbiato con lui o hai pensato cose brutte, i pensieri non fanno morire le persone”.
Può essere utile concludere con una porta aperta: “Se ti vengono altre domande, anche tra qualche giorno o tra mesi, puoi sempre chiedermi”.
Frasi per ragazzi dai 12 anni in su
Con i ragazzi più grandi è importante riconoscere la loro capacità di capire e la complessità delle emozioni che provano.
Esempi di frasi:
- “Quello che è successo è ingiusto e doloroso. Non ho tutte le risposte, ma possiamo cercare di capirlo insieme, un pezzo alla volta”.
- “È normale che tu ti chieda perché proprio a lui/lei. A volte non c’è un perché che ci soddisfa, e questo fa ancora più male”.
- “Puoi essere arrabbiato, triste, confuso, o non sentire quasi niente adesso. Tutte queste reazioni sono possibili quando muore qualcuno a cui teniamo”.
- “Se preferisci parlarne con qualcun altro, come un amico, un parente o uno psicologo, per me va bene. L’importante è che tu non resti da solo con tutto questo”.
Mostrare disponibilità senza invadere può aiutare il ragazzo a sentire che può scegliere quando e come aprirsi.
Cosa osservare dopo aver parlato della morte
Spiegare la morte è solo il primo passo: nei giorni e nei mesi successivi il bambino potrebbe continuare a elaborare la perdita, tornando più volte con la mente e con le emozioni a ciò che è accaduto. Le reazioni possono cambiare nel tempo e non seguono un ordine fisso, né una “tabella di marcia” prestabilita.
Alcuni comportamenti frequenti includono:
- Oscillazioni tra gioco e tristezza: il bambino può passare dal pianto al gioco in pochi minuti. Non si tratta di indifferenza, ma di un modo per proteggersi dal dolore e per dosarlo a piccole quantità, alternando momenti di contatto con la sofferenza a momenti di distrazione.
- Domande ripetute: chiedere più volte come è successo, dove sia ora la persona o se tornerà, lo aiuta a capire e a rendere reale l’evento. La possibilità di fare domande e di ricevere risposte oneste, anche ripetute nel tempo, favorisce infatti una migliore elaborazione emotiva dell’evento luttuoso (Grollman, 1977).
- Cambiamenti nel sonno o nell’appetito: può faticare ad addormentarsi, avere incubi o mangiare meno/più del solito, perché il corpo esprime il turbamento emotivo attraverso il ritmo sonno–veglia e il rapporto con il cibo.
- Regressioni: tornare a comportamenti più infantili (pipì a letto, bisogno di essere accompagnato ovunque) può essere un modo per cercare sicurezza e vicinanza, soprattutto quando il mondo intorno sembra improvvisamente meno prevedibile.
Queste reazioni, se non sono estreme e tendono a ridursi nel tempo, rientrano spesso in una risposta considerata normale al lutto e rappresentano il modo personale del bambino di cercare un nuovo equilibrio dopo la perdita.
Come sostenere il bambino dopo la comunicazione
Dopo aver spiegato la morte, il bambino ha bisogno di sentire che non è solo con il suo dolore. Alcuni modi concreti per sostenerlo sono:
- Mantenere routine prevedibili: orari dei pasti, scuola, sonno il più possibile stabili danno un senso di continuità.
- Nominare le emozioni: “Vedo che sei molto arrabbiato/triste/spaventato, è comprensibile dopo quello che è successo”.
- Offrire canali espressivi: disegni, giochi simbolici, storie, possono aiutarlo a esprimere ciò che non riesce a dire a parole.
- Creare piccoli rituali: accendere una candela, guardare foto, raccontare ricordi belli della persona morta.
- Rassicurare sulla cura: ricordare chi si occuperà di lui, soprattutto se è morto un genitore o una figura di riferimento.
È importante non forzare il bambino a parlare, ma fargli sentire che l’argomento è sempre affrontabile, senza tabù.
Strumenti pratici: disegni, racconti e rituali
I bambini spesso possono elaborare la morte più facilmente attraverso attività concrete che solo con le parole. Coinvolgerli, quando possibile, anche in alcuni rituali legati alla perdita, come il funerale o momenti di commiato adattati alla loro età e sensibilità, può aiutarli ad accettare più gradualmente la realtà di ciò che è accaduto (Grollman, 1977).
Alcuni strumenti utili possono essere:
- Disegni: proporre di disegnare la persona che è morta, un ricordo felice o “come ti senti dentro”. Il disegno non va interpretato in modo rigido, ma usato come spunto di dialogo e come modo per dare forma a emozioni difficili da esprimere a parole.
- Album dei ricordi: raccogliere foto, frasi, oggetti che ricordano la persona, costruendo insieme un piccolo libro da sfogliare quando si vuole, così che il bambino possa tornare a quei ricordi quando ne sente il bisogno.
- Lettere o messaggi: scrivere (o dettare) una lettera alla persona morta può aiutare a esprimere ciò che non si è riusciti a dire e a dare continuità al legame affettivo, anche se la persona non è più fisicamente presente.
- Rituali personali: piantare un albero, scegliere un oggetto da tenere sul comodino, avere un momento fisso della settimana per ricordare quella persona. Questi piccoli gesti ripetuti nel tempo offrono al bambino un senso di sicurezza e di continuità.
Insieme, queste esperienze concrete e simboliche possono aiutare il bambino a integrare la perdita nella propria storia, mantenendo un legame interno caldo e significativo con chi non c’è più.
I rischi del non parlare o del mentire ai bambini
Per paura di far soffrire i bambini, alcuni adulti scelgono di non dire che una persona è morta o di usare spiegazioni non vere (ad esempio: “è partito”, “tornerà”). Queste strategie, anche se mosse da buone intenzioni, possono avere conseguenze dolorose.
I rischi principali sono:
- Perdita di fiducia: quando il bambino scopre la verità, può sentirsi tradito e meno incline a fidarsi degli adulti.
- Fantasie spaventose: senza informazioni chiare, può immaginare scenari molto più terribili della realtà.
- Sensi di colpa: il pensiero magico può portarlo a credere di essere la causa della scomparsa o della partenza.
- Lutto bloccato: se non sa che la persona è morta, non può piangerla né costruire ricordi condivisi.
Dire la verità in modo graduale e adatto all’età può essere faticoso, ma permette al bambino di affrontare il dolore con il sostegno degli adulti, invece che da solo e nella confusione.
Quando chiedere aiuto (e perché non sei solo in questo)
In alcuni momenti, nonostante l’impegno e l’amore, può essere difficile trovare le parole giuste o gestire le reazioni di un bambino o di un ragazzo di fronte alla morte. Se senti che la situazione ti sovrasta, che il dolore sembra bloccarsi o che tuo figlio mostra segnali di sofferenza molto intensa o prolungata, può essere utile chiedere un supporto professionale.
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