Espatrio e vita all'estero

L’espatrio come taglio emotivo

L’espatrio come taglio emotivo
L’espatrio come taglio emotivologo-unobravo
Sebastiana Giuliano
Redazione
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Unobravo
Pubblicato il
16.4.2019


In famiglia si litiga e alle volte, da figli, si va via di casa sbattendo forte la porta. Con la distanza geografica e il rifiuto di parlarsi ci si illude di aver conquistato un po’ di serenità, ma dentro resta un grande vuoto e un dolore muto. Si tratta del taglio emotivo: quel netto e conflittuale distacco fisico o emotivo dai propri legami familiari. È una condizione di rottura dei rapporti e di non appartenenza, una negazione dell’importanza dell’attaccamento ai propri genitori e fratelli. Si finge di essere più autonomi di quanto realmente lo si è.

 

Gli effetti della rottura del legame

Nel caso del taglio emotivo, l’espatrio non è apertura d’orizzonti o ricerca di una crescita professionale ma una fuga in piena regola dal pensiero di non sentirsi amati, compresi e stimati. Si cerca quella sensazione di pienezza e autenticità che nasce dalla libertà di essere se stessi.

Tuttavia, ciò che fa da sottofondo permanente alle giornate, è un senso di pesantezza o di svuotamento. L’odio rancoroso, nella presa di distanza totale, avvelena le giornate, mentre quel che resta dell’amore viene negato, pur risultando ancora vivo sotto le ceneri e continuando ad avanzare le sue rigide e assolute pretese infantili.

 

Le ripercussioni sulle relazioni

Le questioni irrisolte con la famiglia d’origine tenderanno a ripetersi nelle altre relazioni. Ci si sposterà da un rapporto all’altro nelle relazioni affettive, in quelle amicali e nei rapporti di lavoro, tagliando ogni volta il legame precedente e investendo da capo nel nuovo, per poi ancora tagliare quando compaiono conflitti, frustrazione e delusione.

Ciò condurrà lentamente a una vera e propria anestesia emotiva: rabbia e delusione verranno allontanate, così come le emozioni positive. Dietro l’ostentata autosufficienza, ci sono il bisogno e il timore della vicinanza e dell’intimità, qualcosa di cui non si è fatta esperienza.

Tra appartenenza e separazione

Il processo attraverso il quale si può tornare a percepire le proprie emozioni e propri bisogni è il medesimo attraverso il quale si diventa adulti: il continuo oscillare tra l’appartenenza e la separazione dalla propria famiglia d’origine.

Fauxels - Pexels
  • L’appartenenza ci consente di acquisire i valori, le regole d’oro, i modi di pensare, le consuetudini familiari e del contesto in cui viviamo;
  • la separazione ci autorizza a costruirci un’identità unica e originale.

 

Appartenenza e separazione sono entrambe necessarie per strutturare la propria identità e procedono di pari passo per tutta la vita. Bisogna avere radici solide, appartenere, per poi separarsi emotivamente dalla propria famiglia e sentire e pensare come persona autonoma.

Chi si trasferisce in un paese straniero e ha effettuato un taglio emotivo giunge a sentire di non appartenere né alla nuova realtà né a quella d’origine e ciò lo conduce a sperimentare una profonda solitudine, senso di alienazione e un crescente stress emotivo.

La psicoterapia a favore della riconciliazione familiare

Per ricontattare se stessi, i propri vissuti e le proprie emozioni, è necessario che si avvii un processo di maturazione emotiva che passa attraverso lo scegliere di prendersi cura di se stessi.

Una rinegoziazione di ruoli familiari e la regolazione delle distanze emotive, conduce verso la possibilità per il figlio di separarsi, di diventare adulto sperimentando una serena appartenenza. Riconciliarsi con la propria famiglia significa sentirla parte integrante e risorsa della propria vita.

Ricontattare le proprie emozioni dolorose è il primo passo per andare avanti: un percorso con uno degli psicologi per italiani all'estero del team Unobravo può essere d’aiuto per:

  • ripercorrere la propria storia familiare;
  • lasciare andare le zavorre del proprio passato;
  • ritrovare il proprio benessere.

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