Il momento dell’inserimento all’asilo nido rappresenta una fase delicata, sia per il bambino che per i genitori. Ansia e preoccupazione sono sentimenti comuni, spesso vissuti intensamente dai genitori. Sebbene il bambino sembri il protagonista principale dell’ingresso all’asilo, si tratta di un processo di cambiamento e di adattamento che coinvolge tutta la famiglia.
Il bambino
Numerosi studi di psicologia infantile sottolineano quanto la scuola dell’infanzia sia fondamentale per promuovere lo sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo dei bambini (Egle Havrdova et al., 2014). In particolare, un’indagine condotta tra insegnanti e professionisti della prima infanzia ha evidenziato la necessità di rafforzare le competenze sociali ed emotive dei bambini durante l’inserimento all’asilo nido (Egle Havrdova et al., 2014). I bambini iniziano una vera e propria socializzazione con i pari verso i 3 anni, età che coincide con l’inizio dell’asilo, e proprio in questo periodo il comportamento sociale si arricchisce notevolmente. Tra i 3 e i 6 anni, infatti, i bambini hanno bisogno di opportunità di contatti sociali, soprattutto con i coetanei, per favorire una crescita armoniosa delle loro competenze relazionali.
L’ingresso a scuola, aumentando le possibilità di interazione con altri bambini:
- promuove e sostiene lo sviluppo delle competenze relazionali
- aumenta le capacità di comunicare, collaborare e condividere abilità
- amplifica la competenza nel “leggere” stati emotivi, intenzioni e motivazioni dell’altro.
L’esposizione a piccole ma indispensabili frustrazioni aiuta il bambino a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e dei propri limiti, favorendo così una crescente autonomia. Il graduale distacco dai genitori contribuisce anche a sviluppare fiducia verso altri adulti di riferimento. Il momento della separazione può essere doloroso e, da adulti, può essere utile accettare la propria frustrazione per poter meglio contenere quella del bambino. È frequente assistere a una protesta da parte dei piccoli, soprattutto nei primi giorni. Dopotutto, separarsi da mamma e papà per andare in un luogo sconosciuto, con adulti ancora poco familiari, può non essere allettante; solo con il tempo queste nuove figure potranno diventare rassicuranti.
I genitori
Man mano che un figlio cresce diventa sempre meno dipendente dai genitori, i quali iniziano a riconoscere lo sviluppo delle sue competenze e capacità. Vedere il bambino come un individuo sempre più autonomo aiuta i genitori ad affrontare uno degli eventi più critici di questa fase: l’inizio della separazione tra genitori e figli che avviene con l’ingresso a scuola.
Tuttavia, non sempre è semplice. Spesso si può incontrare difficoltà, anche a causa della propria storia personale o familiare, nel riconoscere:
- il proprio figlio come un’entità autonoma
- la separazione da sé come un atto necessario al suo benessere e a quello della famiglia.
L’età del bambino, o meglio l’età in cui l’adulto ritiene che egli sia in grado di partecipare attivamente alle situazioni, rappresenta una variabile fondamentale.

Comportamenti e sentimenti più comuni
Durante lo sviluppo, vecchie e nuove modalità comportamentali possono coesistere, legate a diversi livelli di crescita. È auspicabile che gli scambi relazionali aiutino a regolare i comportamenti a un livello adeguato di competenza, oscillando tra sostegno e autonomia. Tuttavia, può capitare che si ripetano comportamenti meno adeguati che mantengono modalità relazionali tipiche di fasi precedenti o più avanzate.
I sentimenti più comuni che i genitori possono sperimentare in questa fase sono:
- senso di colpa per lasciare il bambino fuori dal proprio ambiente familiare;
- ansia, paura e angoscia, che possono aumentare soprattutto se si incontrano difficoltà di ambientamento, frequenti e comprensibili, da parte del bambino.
Le reazioni dei bambini
Un bambino difficilmente vivrà serenamente l’ingresso a scuola, o in qualsiasi altro contesto, se percepisce che il genitore non è tranquillo. Rassicurare il bambino solo a parole può non essere sufficiente se non c’è coerenza emotiva: i bambini colgono infatti molto di più le emozioni che le parole.
In realtà, i bambini sono spesso più competenti di quanto si pensi nel comprendere le relazioni e i cambiamenti di situazione, e percepiscono chiaramente gli stati d’animo dei genitori. Sebbene abbiano una grande capacità di adattamento, il modo in cui reagiscono all’inserimento dipende da diversi fattori:
- individuali
- familiari
- contestuali, legati anche alla scuola scelta.
Se il bambino mostra comportamenti particolarmente resistenti alla separazione o una forte preoccupazione per l’incolumità dei genitori durante la loro assenza, è importante prestare attenzione a questi segnali, che possono indicare ansia da separazione, spesso legata a precedenti traumi diretti o indiretti (maltrattamenti, abusi, violenza assistita, incidenti, perdita di una persona cara).
Gli educatori
In questo contesto, la scuola e gli educatori hanno un ruolo molto delicato: riconoscere e accogliere le caratteristiche e i bisogni del bambino e della famiglia, conquistandone la fiducia e la delega affettiva. Più i genitori saranno sereni, favorevoli, collaborativi e rassicurati, più sarà semplice per il bambino affrontare questo cambiamento.
Quando queste condizioni vengono ricercate con continuità e pazienza sia dal personale educativo che dalla famiglia, le difficoltà dei primi giorni tendono a risolversi più facilmente.
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Ambientamento e comunicazione
Gli educatori dovrebbero ricordare che l’ambientamento inizia già dal primo contatto con la famiglia, anche solo per raccogliere informazioni. La relazione che si costruisce fin dai primi momenti influenzerà inevitabilmente anche la relazione con il bambino. La famiglia rimane centrale e con essa va costruita una relazione basata sulla consapevolezza che la fiducia si conquista nel tempo, non per contratto.
Il ruolo dell’educatore è complesso e comporta una grande responsabilità, poiché si tratta di relazioni intime e connotate affettivamente. Durante l’ambientamento è fondamentale saper leggere le emozioni e i vissuti delle diverse famiglie, che inevitabilmente si rifletteranno nella relazione con i bambini, così come cogliere le emozioni:
- del bambino;
- della famiglia;
- del gruppo classe;
- degli altri genitori
per contenerle e restituirle in modo accettabile.
Per riuscirci, è importante curare la comunicazione, che dovrebbe essere accogliente e non giudicante. Altri strumenti utili sono la formazione e il coordinamento lavorativo. Tutto ciò si traduce in un insieme di:
- “saper essere”;
- “saper interagire”;
- “saper fare”.
Cosa possiamo fare?
Affrontare l’ingresso a scuola con maggiore consapevolezza da parte dei genitori permette al bambino di vivere un’esperienza che può stimolare la crescita di tutta la famiglia. Può essere utile:
- riflettere su cosa si pensa di questa realtà, sulle proprie credenze, aspettative e desideri, confrontandosi anche con l’altro genitore;
- curare la comunicazione in famiglia, con il partner e con gli educatori, parlando apertamente di paure e difficoltà;
- parlare con il bambino di ciò che si prova e cercare di rispecchiare le sue emozioni, affinché il rapporto di fiducia sia circolare e coinvolga l’intero nucleo familiare.
Ascolto empatico, condivisione e disponibilità sono le principali chiavi d’accesso per un ingresso di successo: rappresentano una strategia educativa efficace nella relazione tra i diversi sistemi coinvolti.
Metodi di inserimento all’asilo nido: tradizionale e svedese a confronto
L’inserimento all’asilo nido può essere organizzato secondo diversi approcci, ognuno con caratteristiche specifiche che rispondono a bisogni differenti di bambini e famiglie. I due metodi più diffusi sono quello tradizionale e quello svedese (o "a piccoli gruppi").
- Metodo tradizionale: prevede un inserimento graduale, in cui il bambino resta inizialmente al nido per brevi periodi insieme al genitore, che progressivamente si allontana. Questo approccio permette al bambino di familiarizzare con l’ambiente e le figure educative in modo rassicurante, ma può prolungare la fase di separazione e richiedere una maggiore flessibilità da parte delle famiglie.
- Metodo svedese: si basa su un inserimento intensivo e di gruppo, solitamente della durata di una settimana, in cui più bambini e genitori vivono insieme la quotidianità del nido. Il distacco avviene in modo più rapido, ma supportato dalla presenza costante degli adulti e dalla condivisione tra pari. Questo metodo favorisce la creazione di una rete di sostegno tra famiglie e può accelerare l’adattamento, ma richiede una partecipazione attiva e continuativa dei genitori nei primi giorni.
Entrambi i metodi hanno vantaggi e possibili criticità: la scelta dipende dalle esigenze del bambino, dalla disponibilità della famiglia e dall’organizzazione del servizio educativo. È importante che il percorso sia condiviso e adattato, ascoltando i bisogni di tutti i protagonisti.
Segnali di prontezza e strategie per preparare il bambino all’inserimento
Riconoscere se il proprio bambino è pronto per l’inserimento al nido può aiutare a vivere questa esperienza con maggiore serenità. Alcuni segnali di prontezza possono includere:
- Curiosità verso l’ambiente esterno: il bambino mostra interesse per altri bambini, nuovi giochi o ambienti diversi da casa.
- Brevi separazioni tollerate: riesce a stare con altri adulti di riferimento (nonni, babysitter) senza eccessivo disagio.
- Capacità di comunicare bisogni di base: anche con gesti o parole semplici, il bambino sa esprimere fame, sete o disagio.
- Routine consolidate: dorme e mangia con una certa regolarità, facilitando l’adattamento ai ritmi del nido.
Per preparare il bambino all’inserimento, possono essere utili alcune strategie pratiche:
- Parlare insieme del nido: raccontare cosa succederà, chi incontrerà e quali attività potrà fare, usando un linguaggio semplice e rassicurante.
- Visitare il nido prima dell’inizio: se possibile, fare una breve visita per familiarizzare con gli spazi e le educatrici.
- Introdurre oggetti transizionali: portare con sé un peluche, una copertina o un oggetto familiare può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro.
- Stabilire routine prevedibili: mantenere orari e rituali simili a quelli del nido già nei giorni precedenti l’inserimento può facilitare l’adattamento.
Questi piccoli accorgimenti, se condivisi con gli educatori, possono rendere il passaggio più graduale e sostenibile per tutta la famiglia.
Il ruolo dell’attaccamento sicuro nell’inserimento al nido
Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, psicologo e psicoanalista, la qualità del legame tra bambino e genitore può influenzare profondamente la capacità di affrontare le separazioni e i nuovi ambienti. Un attaccamento sicuro si costruisce quando il bambino percepisce il genitore come una base sicura da cui esplorare il mondo e a cui poter tornare nei momenti di bisogno.
Durante l’inserimento al nido, un attaccamento sicuro può manifestarsi attraverso:
- Fiducia nel ritorno del genitore: il bambino, pur manifestando disagio al distacco, si tranquillizza sapendo che il genitore tornerà.
- Capacità di esplorare l’ambiente: il piccolo si mostra curioso e gradualmente partecipa alle attività proposte.
- Ricerca di conforto nelle figure educative: in assenza del genitore, il bambino può rivolgersi agli educatori per rassicurazione.
Come sottolinea Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, la presenza di una figura adulta "sufficientemente buona" aiuta il bambino a tollerare la frustrazione della separazione e a sviluppare autonomia. Sostenere l’attaccamento sicuro, anche attraverso la collaborazione tra genitori ed educatori, può essere fondamentale per un inserimento sereno e costruttivo.
Consigli pratici per genitori ed educatori: routine, oggetti e comunicazione emotiva
Affrontare l’inserimento al nido con strumenti concreti può fare la differenza per il benessere di bambini e adulti. Ecco alcune strategie utili:
- Creare una routine di saluto: stabilire un rituale semplice e ripetitivo (ad esempio, un abbraccio, una frase speciale o un gesto) può aiutare il bambino a prevedere il momento della separazione e a viverlo con maggiore sicurezza.
- Utilizzare oggetti transizionali: permettere al bambino di portare con sé un oggetto caro (come un peluche o una copertina) può offrirgli conforto nei momenti di nostalgia.
- Comunicare le emozioni: verbalizzare ciò che si prova, sia da parte del genitore che dell’educatore, può aiutare il bambino a riconoscere e normalizzare le proprie emozioni. Ad esempio, si può dire: "Capisco che ti manco, ma torno presto e nel frattempo puoi giocare con i tuoi amici".
- Mantenere la coerenza: rispettare gli orari di ingresso e uscita e mantenere le promesse rafforza la fiducia del bambino e riduce l’ansia da separazione.
- Collaborare con gli educatori: condividere informazioni sulle abitudini, preferenze e paure del bambino permette agli educatori di accoglierlo in modo più personalizzato.
Questi accorgimenti, se applicati con costanza e sensibilità, possono rendere l’inserimento un’esperienza di crescita positiva per tutti.
Dati e linee guida sull’inserimento al nido in Italia
Secondo i dati ISTAT 2022, circa il 27% dei bambini tra 0 e 2 anni in Italia frequenta un asilo nido o un servizio integrativo per la prima infanzia. Tuttavia, a livello europeo, solo il 34% dei bambini sotto i 3 anni frequenta servizi educativi per la prima infanzia nei centri specializzati. Inoltre, la domanda di posti negli asili nido è superiore all'offerta nella maggior parte dei paesi europei. La durata media dell’inserimento può variare tra una e tre settimane, a seconda delle politiche del servizio e delle esigenze familiari.
Le Linee guida ministeriali per i servizi educativi per l’infanzia raccomandano un inserimento graduale, con la presenza iniziale di un genitore e una progressiva autonomia del bambino. Viene sottolineata l’importanza di:
- Personalizzare il percorso: adattare tempi e modalità alle caratteristiche di ogni bambino e famiglia.
- Favorire la comunicazione: mantenere un dialogo costante tra educatori e genitori per monitorare il benessere del bambino.
- Monitorare i segnali di disagio: prestare attenzione a eventuali difficoltà persistenti, per intervenire tempestivamente con strategie di supporto.
Queste indicazioni possono aiutare a garantire un’esperienza di inserimento rispettosa dei bisogni di tutti i protagonisti, tenendo conto che i bambini provenienti da contesti socio-economicamente svantaggiati o da ambienti culturalmente diversi sono più a rischio di esclusione dall'asilo nido e dalla scuola dell'infanzia (Havrdova et al., 2014).
Affrontare il cambiamento con serenità: Unobravo può essere al tuo fianco
L’ingresso all’asilo rappresenta una tappa importante, fatta di emozioni, domande e nuove sfide per tutta la famiglia. Se senti il bisogno di un supporto per gestire ansie, dubbi o semplicemente desideri affrontare questo cambiamento con maggiore consapevolezza e serenità, ricorda che non sei solo. Un percorso di supporto psicologico può aiutarti a trovare strumenti pratici ed emotivi per accompagnare tuo figlio – e te stesso – in questa nuova avventura. Con Unobravo puoi confrontarti con uno psicologo esperto, che può ascoltarti e guidarti nel percorso. Fai il primo passo verso un inserimento più sereno: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.






