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Logoterapia: trovare un senso anche nella crisi

Logoterapia: trovare un senso anche nella crisi
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
4.10.2026
Logoterapia: trovare un senso anche nella crisi
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  • La logoterapia, sviluppata da Viktor Frankl e presentata come la terza scuola viennese di psicoterapia, pone la ricerca di significato al centro della propria prospettiva sull'essere umano e sul benessere psicologico.
  • Il vuoto esistenziale descrive una condizione caratterizzata da noia, apatia, mancanza di scopo e difficoltà nel riconoscere una direzione. Non coincide necessariamente con una depressione clinica e non rappresenta, di per sé, una diagnosi psicologica.
  • Secondo Frankl, il significato può essere riconosciuto attraverso tre vie: i valori creativi, legati a ciò che facciamo e costruiamo; i valori esperienziali, legati a ciò che viviamo nelle relazioni e nell'incontro con il mondo; e i valori di atteggiamento, che riguardano il modo in cui prendiamo posizione di fronte a ciò che non possiamo modificare.
  • Tra le tecniche caratteristiche della logoterapia troviamo l'intenzione paradossale, che può aiutare a interrompere alcuni circoli di paura e ipercontrollo, e la dereflessione, che riduce l'eccessiva attenzione rivolta verso sé stessi e i propri sintomi orientandola verso attività, relazioni o valori significativi.
  • La logoterapia è oggetto di ricerca, ma le evidenze scientifiche disponibili richiedono cautela: gli studi sugli approcci fenomenologico-esistenziali e alcune ricerche preliminari sulle tecniche logoterapeutiche suggeriscono possibili benefici, ma non consentono ancora di trarre conclusioni definitive e generalizzabili sulla sua efficacia.

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Ci sono momenti della vita in cui ciò che fino a poco prima sembrava avere un senso perde improvvisamente consistenza. Può accadere dopo una perdita, una separazione, un cambiamento importante o quando la vita prende una direzione diversa da quella che avevi immaginato. La quotidianità continua, ma qualcosa dentro sembra essersi fermato, e domande come “che senso ha tutto questo?” o “per cosa sto andando avanti?” possono diventare sempre più presenti.

Interrogarsi sul significato della propria vita non riguarda soltanto i momenti di crisi.

È proprio sul tema del senso dell’esistenza che si sviluppa la logoterapia, l’approccio psicoterapeutico elaborato dallo psichiatra e neurologo Viktor Frankl. Al centro non c’è soltanto ciò che ci accade, ma anche il modo in cui possiamo prendere posizione di fronte a ciò che viviamo e riconoscere un significato possibile persino nelle circostanze che non possiamo cambiare.

In questo articolo vedremo cos’è la logoterapia, quali sono i suoi principi fondamentali, quali tecniche utilizza e in che modo la ricerca di significato può diventare una risorsa nei momenti di crisi, cambiamento e disorientamento.

Che cos'è la logoterapia e come funziona

La parola “logoterapia” deriva dal termine greco logos, che può essere tradotto come senso o significato, e da therapeia, che rimanda alla cura. Il nome racchiude quindi uno degli elementi centrali di questo approccio: una forma di psicoterapia che attribuisce alla ricerca di significato un ruolo fondamentale nella vita e nel benessere psicologico della persona.

A svilupparla fu lo psichiatra e neurologo viennese Viktor Frankl, che presentò la logoterapia come la terza scuola viennese di psicoterapia, dopo la psicoanalisi di Sigmund Freud e la psicologia individuale di Alfred Adler.

Nel confronto con queste tradizioni, Frankl propose una diversa prospettiva sulla motivazione umana: accanto alla ricerca del piacere e all'affermazione di sé, individuò nella volontà di senso una spinta fondamentale dell'essere umano, cioè il bisogno di riconoscere uno scopo e un significato nella propria esistenza.

La logoterapia è strettamente legata all'analisi esistenziale, che amplia lo sguardo alla persona nella sua interezza e al modo in cui si confronta con temi come libertà, responsabilità, valori e significato.

Affascinante sentiero attraverso un lussureggiante parco di Parigi in autunno, con foglie colorate e vegetazione.
amine photographe – Pexels

Chi era Viktor Frankl e perché è ancora attuale

Viktor Frankl nacque a Vienna nel 1905 e si formò come neurologo e psichiatra, interessandosi fin da giovane alle grandi domande sull'esistenza umana e sul significato della vita. Le idee alla base della logoterapia iniziarono a prendere forma già prima della Seconda Guerra Mondiale, ma l'esperienza della deportazione segnò profondamente la sua vita e il suo pensiero.

Durante la persecuzione nazista, Frankl fu deportato in diversi campi di concentramento, tra cui Auschwitz, e perse gran parte della sua famiglia.

Dopo la guerra raccontò questa esperienza in “Uno psicologo nei lager”, intrecciando il racconto della prigionia con una riflessione sulla capacità dell'essere umano di cercare un significato anche di fronte a una sofferenza che non può evitare.

Frankl osservò come, in condizioni estreme, poter riconoscere ancora un perché per cui vivere (una persona amata, un compito da portare a termine, qualcosa da realizzare nel futuro) potesse rappresentare una risorsa psicologica. Questo non significa che trovare un senso garantisse la sopravvivenza, né che chi non riusciva a farlo fosse meno forte: nei campi di concentramento la vita e la morte dipendevano da condizioni estreme e in larga parte incontrollabili.

Significato e benessere psicologico

oIl nucleo della sua riflessione resta però attuale: cosa accade quando perdiamo ciò che dava significato alla nostra vita? Non occorre vivere una situazione estrema perché questa domanda emerga. Può accadere durante un burnout, dopo la fine di una relazione, di fronte a un fallimento o in quei periodi in cui i riferimenti che avevano orientato le nostre scelte non sembrano più funzionare.

Anche la letteratura contemporanea continua a interrogarsi sul rapporto tra significato e benessere psicologico. Una recente analisi condotta dalla prospettiva della logoterapia descrive alcune forme di malessere della società contemporanea in relazione a fattori sociogeni e noogeni, cioè legati sia al contesto sociale sia alla dimensione esistenziale e alla ricerca di significato.

Gli autori interpretano fenomeni come frustrazione esistenziale, perdita di speranza e senso di vuoto come possibili espressioni di una progressiva perdita di valori e significato (Suarez Luna & Bazan Marquez, 2026).

È forse qui che il pensiero di Frankl conserva una delle sue intuizioni più utili: non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade, ma possiamo lavorare sul modo in cui rispondiamo a ciò che ci accade e sulla direzione che scegliamo di dare alla nostra vita.

I tre principi che guidano la logoterapia

La logoterapia si fonda su tre principi fondamentali, strettamente intrecciati tra loro, che delineano il modo in cui Frankl concepisce l'essere umano e il suo rapporto con l'esistenza.

  • La volontà di senso: Per Frankl, una delle spinte fondamentali dell'essere umano è il desiderio di trovare un significato alla propria esistenza. Quando questa ricerca viene frustrata, può emergere quello che definiva “vuoto esistenziale”: una condizione caratterizzata da noia, apatia, senso di vuoto e mancanza di direzione. Non si tratta necessariamente di un disturbo psicologico, ma di un'esperienza esistenziale che, in alcuni casi, può accompagnarsi a una maggiore sofferenza.
  • Il senso della vita: Per la logoterapia non esiste un unico significato universale valido per tutti e in ogni momento. Il senso è personale e concreto e può cambiare a seconda delle circostanze, delle relazioni e delle fasi della vita. Per Frankl non è qualcosa da inventare arbitrariamente, ma da scoprire, interrogandosi non soltanto su ciò che ci aspettiamo dalla vita, ma anche su ciò che la situazione che stiamo vivendo richiede da noi.
  • La libertà di volontà: Non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade e, in molte situazioni, anche le possibilità concrete di agire possono essere fortemente limitate. La logoterapia pone però l'attenzione sul margine di libertà possibile nel modo in cui la persona prende posizione di fronte alla propria esperienza. Non è una promessa di controllo sulle circostanze, ma un invito a riconoscere ciò su cui possiamo ancora intervenire, anche quando molto altro non dipende da noi.

I tre principi convergono così su un altro concetto centrale nel pensiero di Frankl: la responsabilità. Se esiste uno spazio di scelta, per quanto limitato, esiste anche la possibilità di rispondere alla propria situazione attraverso decisioni, azioni e valori. Responsabilità, in questo senso, non significa colpa né obbligo a trovare qualcosa di positivo nella sofferenza, ma possibilità di orientare la propria vita verso ciò che per noi ha significato.

Una persona con una camicia rosa che organizza vecchie foto di famiglia in bianco e nero su un tavolo.
SHVETS production – Pexels

Quando la vita sembra non avere più senso

Ci sono periodi in cui diventa difficile trovare una risposta a una domanda apparentemente semplice: “Perché sto facendo tutto questo?”. Non necessariamente perché sia accaduto qualcosa di drammatico, ma perché ciò che prima dava direzione alla quotidianità sembra aver perso significato.

Frankl parlava di frustrazione esistenziale per descrivere la condizione che può emergere quando la ricerca di significato rimane insoddisfatta. A questa esperienza collegava il concetto di vuoto esistenziale, caratterizzato da sensazioni di noia, apatia, mancanza di scopo e difficoltà nel riconoscere una direzione verso cui muoversi.

È importante, però, fare una distinzione. Una crisi esistenziale può portare a interrogarsi profondamente sul senso della propria vita, sui propri valori e sulle scelte fatte fino a quel momento. Può essere dolorosa e disorientante, ma può anche diventare un'occasione per rivedere ciò che conta e costruire una nuova direzione.

Non coincide necessariamente con una depressione clinica, che viene definita sulla base di sintomi specifici, della loro durata e dell'impatto sul funzionamento quotidiano e richiede un'adeguata valutazione professionale. Allo stesso modo, non ogni periodo di stanchezza, insoddisfazione o smarrimento indica la presenza di un disturbo psicologico.

All'interno della sua teoria, Frankl utilizzò anche l'espressione nevrosi noogena per descrivere una sofferenza legata principalmente a conflitti di valori, frustrazione esistenziale e difficoltà nel riconoscere un significato nella propria vita. Non si tratta di una diagnosi utilizzata dagli attuali sistemi di classificazione dei disturbi mentali, ma di un concetto appartenente alla prospettiva teorica della logoterapia.

Il tema continua a essere discusso anche nella letteratura contemporanea. L'analisi di Suarez Luna e Bazan Marquez (2026), già citata, interpreta alcune forme di disagio attuale attraverso la prospettiva della logoterapia, individuando fenomeni legati alla perdita di significato, alla paura della sofferenza, alla ricerca costante della felicità, alla pressione della performance e alla perdita di speranza. Più che dimostrare l'esistenza di nuove categorie diagnostiche, il lavoro propone quindi una chiave di lettura esistenziale di alcune forme di sofferenza contemporanea.

Come la logoterapia può aiutarti nella crisi

La logoterapia non promette di eliminare il dolore né sostiene che ogni sofferenza debba necessariamente avere un senso. Può offrire, però, un modo per orientarsi dentro la crisi, aiutando la persona a riconoscere ciò che per lei continua ad avere valore e le possibilità che rimangono aperte anche quando molto non può essere cambiato.

Una revisione pubblicata nel 2021 su Biomedicines ha approfondito il contributo degli approcci fenomenologico-esistenziali nel lavoro con ansia e depressione, sottolineando l'importanza di integrare alla comprensione dei sintomi anche dimensioni come significato, valori, scopo e vissuto soggettivo della persona. La logoterapia si inserisce in questa più ampia tradizione esistenziale, pur mantenendo caratteristiche teoriche e tecniche proprie (Balogh et al., 2021).

Secondo Frankl, possiamo riconoscere significato attraverso tre principali vie:

  • Valori creativi: attraverso ciò che facciamo e offriamo al mondo, come il lavoro, un progetto, un'attività o qualcosa che scegliamo di costruire.
  • Valori esperienziali: attraverso ciò che riceviamo dall'incontro con il mondo e con gli altri, per esempio nell'amore, nelle relazioni, nella natura, nell'arte o nella bellezza.
  • Valori di atteggiamento: attraverso il modo in cui prendiamo posizione di fronte a una situazione dolorosa che non possiamo modificare.

Quest'ultima possibilità diventa particolarmente rilevante quando non possiamo cambiare ciò che è accaduto.

La riflessione di Frankl è stata ripresa anche in contesti segnati da sofferenze non eliminabili, come le cure di fine vita. Schimmoeller e Rothhaar (2021), discutendo le possibili applicazioni della logoterapia in questo ambito, sottolineano il valore della ricerca di significato e della responsabilità personale anche quando le possibilità di modificare le circostanze sono fortemente limitate.

Questo non significa dover trovare qualcosa di buono nel dolore, né attribuire a ogni evento traumatico una ragione o uno scopo. Significa piuttosto provare a recuperare un senso di agentività: riconoscere ciò che non dipende da noi e, allo stesso tempo, individuare ciò su cui possiamo ancora scegliere, agire e orientarci.

Tecniche ed esercizi pratici della logoterapia

La logoterapia non si limita alla riflessione sul significato dell'esistenza, ma utilizza anche tecniche specifiche per modificare alcuni meccanismi che possono mantenere la sofferenza e aiutare la persona ad ampliare il proprio modo di rapportarsi a ciò che sta vivendo.

Tra le tecniche più conosciute troviamo:

  • L'intenzione paradossale. È una tecnica attraverso cui la persona viene guidata, in determinate condizioni e all'interno del percorso terapeutico, a desiderare intenzionalmente proprio ciò che teme possa accadere, spesso introducendo anche una componente di distanziamento e umorismo. L'obiettivo è interrompere quella che Frankl definiva ansia anticipatoria, cioè la paura che un determinato sintomo si presenti e che, proprio attraverso l'ipercontrollo, finisce per alimentarlo. Per esempio, nel caso di alcune difficoltà legate al sonno, il tentativo esasperato di addormentarsi può aumentare la tensione: rinunciare temporaneamente allo sforzo di dormire può contribuire a modificare questo circolo.
  • La dereflessione. Consiste nel ridurre l'eccessiva attenzione rivolta verso sé stessi, le proprie prestazioni o i propri sintomi, orientandola verso qualcosa che va oltre di sé: una persona, un'attività, un compito o un valore significativo. Non significa ignorare ciò che si prova, ma evitare che il monitoraggio continuo dell'esperienza finisca per amplificarla.
  • Il dialogo socratico. Attraverso domande mirate, il terapeuta accompagna la persona nell'esplorazione dei propri valori, delle possibilità ancora disponibili e dei significati attribuiti alla propria esperienza. Più che fornire una risposta dall'esterno, il lavoro terapeutico aiuta a far emergere nuove prospettive e a interrogarsi su ciò che conta davvero.

Una recente ricerca pilota ha esplorato l'applicazione di tecniche logoterapeutiche, tra cui dialogo socratico, modificazione dell'atteggiamento e intenzione paradossale, in un piccolo campione di rifugiati ucraini residenti in Europa. I risultati hanno mostrato miglioramenti nei sintomi di ansia e depressione nel gruppo che aveva ricevuto l'intervento rispetto al gruppo di controllo (Haydabrus & Giménez-Llort, 2026).

Altri strumenti della logoterapia

Accanto alle tecniche propriamente logoterapeutiche, il percorso può includere attività di riflessione coerenti con il lavoro sul significato. Per esempio, può essere utile:

  • annotare esperienze, relazioni o attività che durante la giornata sono state percepite come significative;
  • ripercorrere alcuni momenti della propria storia per riconoscere valori e direzioni che hanno orientato le scelte;
  • interrogarsi su ciò che si desidera offrire, vivere o costruire nel presente;
  • individuare piccoli passi concreti attraverso cui tradurre un valore importante in un'azione quotidiana.

Lo scopo non è trovare rapidamente “il senso della propria vita”, ma imparare a riconoscere dove il significato può essere già presente e quali possibilità possono ancora essere realizzate nella situazione concreta che si sta vivendo.

Come ritrovare i propri valori e una motivazione

Ritrovare i propri valori non significa necessariamente avere davanti un grande progetto o sapere con certezza quale direzione prendere. A volte il primo passo è più semplice: riconoscere ciò che continua ad avere importanza per noi, anche quando la motivazione sembra essersi spenta.

Può essere utile partire dalle relazioni a cui teniamo, dalle attività che ci fanno sentire coinvolti, da ciò che vorremmo costruire o offrire agli altri, ma anche da interessi e aspirazioni che nel tempo abbiamo messo da parte. La domanda, allora, non è soltanto “Cosa voglio dalla vita?”, ma anche “Che cosa, oggi, vale abbastanza da meritare un mio passo?”.

E se in questo momento la risposta non arriva? Non significa necessariamente che non esista più nulla di importante. Quando ci sentiamo disorientati, può essere difficile riconoscere subito ciò che desideriamo o ciò che per noi ha valore. La prospettiva logoterapeutica non richiede di trovare rapidamente una risposta definitiva: invita piuttosto a esplorare il significato possibile nella situazione concreta che stiamo vivendo.

Anche la motivazione, in questo senso, non deve necessariamente arrivare prima dell'azione. Un piccolo gesto coerente con ciò che consideriamo importante, come cercare una persona, riprendere un'attività, dedicare tempo a qualcosa che avevamo trascurato, può diventare un modo per ricominciare a costruire una direzione, senza doverla conoscere già tutta.

Quando, però, il senso di vuoto persiste nel tempo, provoca una sofferenza significativa o comincia a interferire con il lavoro, le relazioni e la vita quotidiana, può essere utile rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.

Il percorso terapeutico può offrire uno spazio in cui comprendere meglio ciò che sta accadendo, esplorare valori e bisogni e distinguere una crisi esistenziale da eventuali difficoltà psicologiche che richiedono un'attenzione specifica.

L'obiettivo non è ricevere dall'esterno una risposta alla domanda “che senso ha la mia vita?”, ma creare le condizioni per poter costruire, passo dopo passo, una risposta che abbia significato per sé.

Una persona che si prende cura delle piante da interno con un annaffiatoio, promuovendo il relax e la cura.
Sasha  Kim – Pexels

Dare un nuovo significato alla propria storia

Ciò che hai vissuto fa parte della tua storia, ma non deve necessariamente definire tutto ciò che verrà dopo. Anche quando non possiamo cambiare il passato, possiamo esplorare il modo in cui quell'esperienza si inserisce nella nostra vita e quale direzione vogliamo costruire a partire dal presente.

Per Frankl, infatti, l'essere umano non si realizza concentrandosi esclusivamente su se stesso, ma attraverso quella che definiva autotrascendenza: la capacità di rivolgersi verso qualcosa o qualcuno che va oltre di sé, come una persona amata, un compito da realizzare, un valore da incarnare o una causa a cui dedicarsi.

Questo non significa dover trasformare il dolore in qualcosa di positivo, né trovare necessariamente una spiegazione a ciò che è accaduto. Significa riconoscere che anche un'esperienza che non avremmo mai scelto non esaurisce tutte le possibilità della nostra vita.

Un percorso di psicoterapia può offrire proprio questo spazio: non un luogo in cui ricevere risposte già pronte, ma un'occasione per imparare a farsi le domande giuste, esplorando ciò che conta oggi, le possibilità ancora aperte e la direzione che si desidera costruire.

Perché ritrovare un senso non significa necessariamente capire perché è successo ciò che è successo. A volte significa riuscire a chiedersi: “Ora che questo fa parte della mia storia, come voglio continuare a scriverla?”

Se senti che è arrivato il momento di iniziare, puoi farlo con calma, senza fretta. Con Unobravo, trovare un terapeuta con cui esplorare il tuo senso è più semplice di quanto immagini, ovunque tu sia.

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FAQ

La logoterapia è un approccio psicoterapeutico sviluppato dallo psichiatra e neurologo Viktor Frankl che attribuisce alla ricerca di significato un ruolo fondamentale nella vita e nel benessere psicologico. Il termine deriva dal greco *logos*, inteso come senso o significato, e *therapeia*, che rimanda alla cura. Frankl la presentò come la terza scuola viennese di psicoterapia, dopo la psicoanalisi di Freud e la psicologia individuale di Adler.
La logopedia è una disciplina sanitaria che si occupa della valutazione e del trattamento dei disturbi della comunicazione, del linguaggio, della voce e di altre funzioni correlate. La logoterapia è invece un approccio psicoterapeutico centrato sulla ricerca di significato e sui valori. Nonostante la somiglianza dei termini, si tratta quindi di due ambiti differenti.
L'analisi esistenziale è strettamente legata alla logoterapia e amplia lo sguardo alla persona nella sua interezza e al modo in cui si confronta con temi come libertà, responsabilità, valori e significato. Più che due dimensioni nettamente separate, logoterapia e analisi esistenziale rappresentano aspetti complementari dell'approccio sviluppato da Frankl.
La prospettiva di Frankl si fonda su tre principi: la volontà di senso, cioè la spinta a ricercare un significato; il senso della vita, personale e legato alle circostanze concrete; e la libertà di volontà, intesa come possibilità di riconoscere un margine di scelta nel modo in cui ci si rapporta alla propria esperienza, anche quando le circostanze non possono essere modificate.
Può accadere, soprattutto durante periodi di perdita, cambiamento o disorientamento. Frankl parlava di frustrazione esistenziale quando la ricerca di significato rimane insoddisfatta e collegava a questa esperienza il concetto di vuoto esistenziale, caratterizzato da noia, apatia, mancanza di scopo e difficoltà nel riconoscere una direzione. Non indica necessariamente la presenza di un disturbo psicologico.
Una crisi esistenziale può portare a interrogarsi profondamente sul significato della propria vita, sui propri valori e sulle proprie scelte. La depressione clinica, invece, viene definita sulla base di sintomi specifici, della loro durata e dell'impatto sul funzionamento quotidiano e richiede un'adeguata valutazione professionale. Frankl utilizzò anche il termine nevrosi noogena per descrivere una sofferenza legata a conflitti di valori e perdita di significato: non si tratta, però, di una diagnosi utilizzata dagli attuali sistemi di classificazione dei disturbi mentali.
La logoterapia può aiutare a esplorare ciò che continua ad avere valore e le possibilità ancora disponibili, anche durante una crisi. Frankl individuava tre vie attraverso cui riconoscere significato: i valori creativi, legati a ciò che facciamo e costruiamo; i valori esperienziali, legati a ciò che viviamo e riceviamo dal mondo e dalle relazioni; e i valori di atteggiamento, che riguardano il modo in cui prendiamo posizione di fronte a ciò che non possiamo modificare.
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