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Medico e paziente: riflessioni per una comunicazione efficace

Il rapporto medico-paziente ha subito e continua a subire molti cambiamenti. Ancora oggi è diffusa l’idea che il paziente debba accettare passivamente il parere del medico, senza ricevere adeguate informazioni. Questo può provocare una mancanza di fiducia, che porta a ricercare informazioni online o a confrontarsi con altre persone con le medesime problematiche prima di intraprendere le terapie prescritte. La comunicazione medico-paziente può migliorare?

Finalmente il  rapporto medico-paziente sta vivendo una fase di “modernizzazione” e molti medici si stanno adeguando all’esigenza del paziente di essere maggiormente coinvolto nella diagnosi delle patologie e nella cura del proprio corpo, quindi del proprio benessere. Il cambiamento è appena iniziato e si sente ancora l’esigenza di creare una comunicazione più efficace.

Come colmare questo gap?

La prima cosa da fare per garantire una comunicazione efficace tra le due parti è impegnarsi a migliorare il dialogo medico-paziente: un linguaggio eccessivamente tecnico-scientifico rischia di alzare un muro e allontana il malato, che si sente incompreso e non partecipe. È importante, invece, che quest’ultimo si senta libero di esprimere i propri dubbi e si affidi con serenità alle indicazioni del proprio medico.

L’importanza dell’aiuto psicologico

Oltre a questo aspetto pratico, va curato anche quello psicologico: ogni paziente ha le proprie caratteristiche, la propria storia e le proprie esperienze, che non vanno trascurate. Questo tipo di interazione non deve però sfociare nella mancanza di professionalità o in eccessivo coinvolgimento emotivo da parte del medico, il quale deve essere un supporto e non un amico.

L’empatia nella relazione è fondamentale quanto il mantenimento di una giusta distanza, per questo motivo non è facile stabilire un rapporto solido ed equilibrato che eviti scetticismi.

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Su cosa puntare?

La questione della relazione medico-paziente è da sempre motivo di interesse generale, in quanto un’interazione funzionale e sinergica può modificare la percezione della cura, dunque il modo con cui ci si relaziona ad essa, facilitando il rapporto con il proprio malessere e il proprio corpo.

La gestione delle relazioni non fa parte del percorso formativo del medico, ma è di fondamentale importanza, tanto da poter affermare che una relazione compromessa può incidere anche sulla guarigione della paziente. Il medico quindi può:

1) Creare uno spazio di ascolto

Assumendo un atteggiamento accogliente, potrà conoscere i pensieri, i dubbi, i timori ma anche le convinzioni della persona. È necessario non banalizzare questi elementi, non mortificare i tentativi che la persona mette in atto per tranquillizzarsi, comprese le ricerche su internet e il “fai da te” anzi, bisogna chiarire le informazioni acquisite in autonomia e trasmettere un senso di vicinanza.

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2) Riflettere sul linguaggio usato

Caso per caso, il medico potrebbe adottare un lessico non specialistico che possa aiutare il paziente a riconoscere e accettare i cambiamenti che si trova ad affrontare, traducendoli in maniera chiara.

3) Collaborare con uno psicologo

Coinvolgere uno psicologo che lavori in sinergia con altri specialisti sanitari dedicati a seconda della problematica. Creare un lavoro ad hoc sul paziente che tenga conto di tutte le sue specificità favorisce anche la maggior efficacia del lavoro di ciascun professionista.

Uno sguardo alternativo sulla relazione medico-paziente: il paziente è l’esperto di sé

Il medico è spesso ritenuto come unico detentore del sapere. È lo specialista delle tecniche, è vero, ma il paziente è l’esperto di sé stesso. Soltanto attraverso la comprensione del paziente e dunque dei suoi modi personali di costruire la malattia è possibile creare una relazione sempre nuova e diversa, che rispetti l’unicità di ognuno.

Inoltre, se si vuole creare una relazione in un’ottica comprensiva, è utile anche conoscere i modi attraverso cui nel tempo la persona si è presa cura del suo corpo, compresi i tentativi “ingenui e profani” di cercare informazioni su internet, sui forum o basati sul “sentito dire”.

 

Tutto quello che il paziente riporta dice qualcosa di sé, dunque può essere utile per comprendere quali sono i punti di forza, le risorse personali e le convinzioni che si sono formate con la raccolta autonoma di informazioni.

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Le parole sono importanti!

Una delle difficoltà riscontrate più di frequente nella comunicazione tra medico e paziente riguarda il tipo di lessico utilizzato. Sarebbe opportuno valutare, caso per caso, l’utilizzo di un linguaggio non specialistico bensì personale, per aiutare il paziente a riconoscere come vicini alla sua esperienza ed alla sua vita i cambiamenti che si trova ad affrontare.

Utilizzare solo un linguaggio che favorisce l’efficacia della comunicazione, soprattutto in termini di fruibilità, è utile affinché il messaggio sia riconosciuto e condiviso dal paziente.

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