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minuti di lettura

Quando i figli vanno via di casa

Quando i figli vanno via di casa
Michela Eusepi
Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
11.12.2025
Quando i figli vanno via di casa
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Il compito dei genitori è quello di accompagnare i propri figli e trasmettere loro fiducia. Durante questa fase di passaggio, tanto attesa e tanto temuta, i ragazzi prendono il volo, si congedano dalle famiglie per camminare sulle proprie gambe. La famiglia funziona come un vero e proprio trampolino orientato verso il mondo.

La buona riuscita del processo di differenziazione dei figli sarà frutto delle capacità del sistema familiare di regolare le distanze emotive. Quando c’è un’incapacità del sistema di calibrare queste distanze, l’uscita dei figli può fallire: uno dei membri della famiglia, ad esempio, può manifestare dei sintomi che minacceranno l’uscita e costringeranno il figlio a rimanere nel sistema per non romperne l'equilibrio.

Quali sono i compiti di sviluppo dei figli?

Dal punto di vista dei figli, l’uscita dalla casa parentale implica la realizzazione di un progetto di vita in cui sono previsti l’autonomia professionale, l’indipendenza economica e la ricerca di una relazione affettiva stabile. Tuttavia, le difficoltà economiche, in particolare l'impossibilità di sostenere le spese per la casa e la mancanza di un lavoro stabile, rappresentano i principali ostacoli all’uscita dei figli dalla casa dei genitori, anche tra chi è occupato (Cangemi, 2022). Inoltre, questa fase permette di colmare una distanza generazionale: si inizia a vedere i propri genitori non solo come madre e padre, ma anche come uomo e donna che stanno dietro questi ruoli. Il legame che si sta formando diventa via via sempre più paritetico e non subordinato.

Per genitori e figli sarà importante rinegoziare il loro rapporto avendo adesso in comune lo status di adulto. Ci sarà così una prima fase di allontanamento necessaria ai figli per definire i confini e un graduale riavvicinamento caratterizzato da un rapporto nuovo e di diverso livello.

Qual è l’effetto dell’uscita dei figli sull’emotività dei genitori?

I genitori mettono in gioco diverse modalità per far fronte all’uscita dei figli:

  • possono negare l’evento non parlandone;
  • possono assumere un atteggiamento euforico;
  • possono mostrare un atteggiamento afflitto o depresso;
  • possono affrontare la separazione con una modalità più “sana”, esprimendo da un lato timore per il distacco, dall’altro mostrando una grande capacità di affrontare la solitudine.

C’è una fase depressiva iniziale in cui la coppia genitoriale, in particolare la madre, deve fare i conti con una minore richiesta di attenzione e accudimento dei figli, che ormai adulti non hanno più bisogno delle cure di un tempo. Il nido vuoto e la sensazione di solitudine data dalla perdita del legame può però coincidere e dare spazio all’instaurarsi di nuovi legami parentali, ad esempio con i coniugi dei propri figli.

Rinegoziare il rapporto di coppia

I genitori che ora sono, in parte, liberati dall’onere dell’accudimento quotidiano dei figli possono godere di maggiore spazio e tempo da dedicare a sé stessi e a un reinvestimento delle energie in altre attività. Questo periodo offre l’opportunità di sperimentarsi in nuovi interessi o di intensificare quelli già coltivati, seguendo i propri desideri, oppure di riattivare e rafforzare le relazioni amicali e sociali. Tuttavia, è importante considerare che il ritorno dei figli a casa può avere un impatto negativo sulla vita sessuale dei genitori (Dennerstein et al., 2002), influenzando così il benessere della coppia.

I coniugi, quindi, sono chiamati a riorganizzare la loro vita di coppia all’insegna del sostegno reciproco e del dialogo, con l’obiettivo di reinvestire sulla relazione intesa come coppia coniugale, come era un tempo prima della nascita dei figli, e non più esclusivamente come coppia genitoriale.

Elina Fairytale - Pexels

Possibilità evolutiva

Nonostante la sindrome del nido vuoto sia spesso associata a una fase depressiva legata alla perdita del legame e del contatto con i propri cari, è importante riconoscere il duplice risvolto di questo stadio del ciclo vitale. Infatti, numerosi studi hanno evidenziato che, dopo l’uscita dell’ultimo figlio da casa, le donne sperimentano spesso un miglioramento dell’umore positivo e del benessere generale, accompagnato da una riduzione dell’umore negativo e dei piccoli problemi quotidiani (Dennerstein et al., 2002).

Il momento che segue può dunque essere visto come uno dei migliori di tutto il ciclo della famiglia, caratterizzato da un adattamento attivo e da un lavoro di ristrutturazione sia nell’individuo che nella coppia, che reinveste in altri settori personali e familiari. Questo processo offre una nuova libertà e la possibilità di occuparsi maggiormente di sé stessi. Entrambe le esperienze, quella depressiva e quella adattiva, coesistono e si integrano in questa fase evolutiva, risultando complementari piuttosto che necessariamente consequenziali.

Strategie pratiche per affrontare l’uscita dei figli da casa

Affrontare l’uscita dei figli da casa può essere una sfida, ma esistono strategie pratiche che possono aiutare i genitori a vivere questa transizione in modo più sereno e costruttivo. Le ricerche suggeriscono che l’adozione di tecniche di adattamento basate su evidenze può favorire il benessere psicologico e la crescita personale.

Ecco alcune strategie utili:

  • Ristrutturazione cognitiva: imparare a riconoscere e modificare i pensieri negativi legati al distacco, sostituendoli con interpretazioni più realistiche e positive. Ad esempio, vedere l’autonomia dei figli come un successo personale e familiare.
  • Tecniche di coping attivo: dedicarsi ad attività che favoriscono il benessere, come l’esercizio fisico, la meditazione o la partecipazione a gruppi di sostegno. Queste pratiche possono aiutare a gestire lo stress e a ridurre il rischio di isolamento.
  • Ridefinizione dei ruoli: esplorare nuovi interessi, riscoprire passioni trascurate e investire tempo nella relazione di coppia o nelle amicizie. Questo processo può contribuire a costruire una nuova identità personale oltre il ruolo genitoriale.
  • Comunicazione aperta con i figli: mantenere un dialogo sincero e rispettoso con i figli adulti, accettando i nuovi confini e favorendo una relazione basata sulla fiducia reciproca.

Studi sulle transizioni familiari in età adulta suggeriscono che i genitori che adottano strategie di coping attivo e che si impegnano nella ridefinizione dei propri ruoli tendono ad adattarsi meglio all’uscita dei figli da casa, riportando livelli più elevati di benessere e soddisfazione di vita (Bouchard, 2014).

Dati epidemiologici sulla sindrome del nido vuoto

La diffusione della sindrome del nido vuoto può variare notevolmente a seconda dei contesti culturali, delle caratteristiche individuali e delle dinamiche familiari. Secondo recenti revisioni e meta-analisi, il fenomeno del nido vuoto è associato a un aumento del rischio di sintomi depressivi e di peggioramento del benessere emotivo, con studi che riportano prevalenze di depressione tra gli adulti anziani intorno al 30–40% (Hartanto, 2024). Questa percentuale può risultare ancora più elevata tra le madri, in particolare in culture dove il ruolo materno è fortemente valorizzato.

In Europa, studi longitudinali indicano che, una parte dei genitori, prova un aumento di tristezza, solitudine o senso di vuoto, anche se nella maggioranza dei casi non si osserva un peggioramento duraturo della salute psicologica complessiva (Hartanto, 2024). In Italia, tuttavia, il fenomeno assume sfumature particolari: secondo i dati Istat, nel 2021 circa un giovane adulto su tre tra i 30 e i 34 anni viveva ancora con almeno un genitore e, nel 2023, circa il 64% dei 25–29enni conviveva ancora con la famiglia di origine, con valori che nel Mezzogiorno superano il 70% (Istat, 2024), suggerendo che le transizioni familiari possono essere posticipate rispetto ad altri Paesi europei.

È importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, questi sintomi tendono comunque a ridursi nel tempo grazie a processi di adattamento e ristrutturazione personale e familiare.

Marcus Aurelius - Pexels

Differenze di genere e fattori di rischio

L’esperienza dell’uscita dei figli da casa può variare sensibilmente tra madri e padri, influenzata da fattori culturali, personali e relazionali. Studi longitudinali hanno evidenziato che le madri tendono a manifestare sintomi più intensi di tristezza e senso di vuoto rispetto ai padri, probabilmente a causa di un maggiore coinvolgimento nel ruolo di cura quotidiana (Mitchell & Lovegreen, 2009).

Tra i principali fattori di rischio per una reazione più difficile all’uscita dei figli si annoverano:

  • Identificazione esclusiva con il ruolo genitoriale: chi ha investito la maggior parte delle proprie energie e identità nella genitorialità può vivere con maggiore difficoltà il distacco.
  • Assenza di una rete sociale o di interessi personali: la mancanza di attività gratificanti o di relazioni al di fuori della famiglia può aumentare il rischio di isolamento e disagio.
  • Eventi di vita concomitanti: la presenza di altri cambiamenti significativi, come la pensione o la perdita di una persona cara, può amplificare l’impatto emotivo dell’uscita dei figli.

Al contrario, alcuni fattori di protezione possono favorire un adattamento più sereno:

  • Presenza di una relazione di coppia soddisfacente: il sostegno reciproco tra partner aiuta a rinegoziare i ruoli e a trovare nuovi equilibri.
  • Mantenimento di interessi personali e sociali: coltivare passioni, amicizie e attività extra-familiari può contribuire a preservare il benessere psicologico.

Secondo una ricerca pubblicata su "Aging & Mental Health", i genitori che mantengono una buona qualità di relazione con i figli adulti e che percepiscono la loro autonomia come un successo personale tendono a vivere questa fase con maggiore soddisfazione e minori sintomi depressivi (Kristensen, 2021).

Sintomi e manifestazioni della sindrome del nido vuoto

L’uscita dei figli da casa può portare, in alcuni genitori, alla comparsa di una serie di sintomi noti come sindrome del nido vuoto. Questa condizione, pur non essendo classificata come disturbo nel DSM-5-TR, è riconosciuta dalla letteratura clinica come un insieme di reazioni emotive, cognitive e comportamentali legate al distacco dai figli adulti.

I sintomi possono manifestarsi in modo diverso da persona a persona, ma spesso includono:

  • Manifestazioni emotive: sentimenti di tristezza, malinconia, senso di vuoto e nostalgia sono frequenti. Alcuni genitori possono sperimentare ansia o irritabilità, mentre altri provano un senso di perdita di scopo o di identità.
  • Manifestazioni cognitive: pensieri ricorrenti sul passato, rimuginio su ciò che si sarebbe potuto fare diversamente come genitori, difficoltà a immaginare il futuro senza la presenza quotidiana dei figli.
  • Manifestazioni comportamentali: cambiamenti nelle abitudini quotidiane, come isolamento sociale, riduzione delle attività piacevoli, disturbi del sonno o dell’appetito. In alcuni casi, si osserva una tendenza a mantenere un contatto eccessivo con i figli, anche dopo la loro uscita di casa.

Questi sintomi, se persistenti o particolarmente intensi, possono influire sul benessere psicologico e sulla qualità della vita dei genitori. Secondo una revisione pubblicata su "The Lancet Psychiatry" (2016), la sindrome del nido vuoto può essere associata a un aumento del rischio di sviluppare sintomi depressivi, soprattutto nei primi mesi successivi all’uscita dei figli.

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