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La fine della scuola: stress genitoriale tra vacanza e compiti?

La fine della scuola: stress genitoriale tra vacanza e compiti?
Marcello Delmondo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.1.2026
La fine della scuola: stress genitoriale tra vacanza e compiti?
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Da pochi giorni la campanella tace. Le aule si rassegnano all’immobile solitudine nella calura estiva, interrotta soltanto da qualche corso di recupero, dalle riunioni degli insegnanti e dagli impegni degli esami.

Sono iniziate le vacanze estive.

Non c’è nemmeno il tempo di tirare il fiato per la fine dello stress legato a compiti, interrogazioni e verifiche, che una nuova nube di preoccupazioni si addensa sulle teste di genitori e studenti: vacanze, compiti estivi e slalom tra gli impegni lavorativi nella gestione del tempo libero dei figli.

Proviamo ad affrontare un viaggio nelle preoccupazioni estive di studenti, genitori e insegnanti alla ricerca di un equilibrio capace di promuovere il benessere psicologico sotto l’ombrellone.

Le vacanze: il punto di vista degli studenti

Il nostro paese vanta l’interruzione scolastica estiva più lunga nel contesto europeo (Asquini & Sabella, 2015). Da anni si discute ormai di riforme che prevedano una scuola più lunga durante i mesi estivi (almeno per quanto riguarda il mese di giugno) e maggiori vacanze durante l’anno. Mentre il dibattito politico e pedagogico prosegue, quali benefici possono trarre gli studenti dalla sospensione delle lezioni?

  • necessità di riposo e rigenerazione: le vacanze estive sono sicuramente utili per rompere la routine fatta di compiti, scadenze, verifiche e interrogazioni favorendo il recupero di energie fisiche e mentali;
  • maggiore tempo libero: l’assenza di impegni cadenzati può permettere di approfondire interessi personali, viaggiare, apprendere e sperimentare competenze sociali in contesti relazionali diversi da quello scolastico, fare esperienza di spazi di autonomia e indipendenza;
  • la noia: spesso temuta, questa emozione è molto preziosa. Se accolta e attraversata spinge infatti alla creatività, alla fantasia, motiva e spinge al cambiamento delle situazioni favorendo l’adattamento (Ellena, 2011);
  • la possibilità di gestire diversamente la routine giornaliera: andare a dormire più tardi la sera, gestire i risvegli mattutini, il tempo per i compiti e per le diverse attività, può favorire competenze organizzative e di scelta autonoma.

La presenza dei compiti delle vacanze può creare più di un grattacapo. Il periodo prolungato di vacanza può infatti causare una perdita di apprendimento, soprattutto negli studenti con Bisogni Educativi Speciali (Asquini & Sabella, 2015).

Per questo motivo mantenere l’allenamento con compiti di apprendimento può risultare importante. Dal punto di vista degli studenti è tuttavia innegabile che si tratti di una “limitazione della libertà di vacanza”, una sorta di diritto che si acquisisce con il suono dell’ultima campanella nel periodo di sospensione prima del successivo trillo settembrino.

Anche su questo argomento si dibatte spesso. Trovare un equilibrio non è semplice. Attività che stimolino gli interessi, l’organizzazione autonoma, mantengano l’apprendimento senza risultare eccessivamente pesanti, potrebbero essere un buon compromesso.

Ylanite Koppens - Pexels

Le vacanze: il punto di vista degli insegnanti

Nell’immaginario comune, il lavoro degli insegnanti è spesso considerato desiderabile per l’abbondanza di tempo libero. Tuttavia, chi immagina vacanze da inizio giugno a metà settembre rischia di restare deluso: il mese di giugno è infatti costellato di riunioni, incombenze burocratiche, esami e attività di formazione. Per molti, in particolare per chi segue gli esami di maturità, gli impegni si protraggono anche a luglio, mentre già dalla fine di agosto riprendono collegi docenti, corsi di aggiornamento e la pianificazione del nuovo anno scolastico.

Nonostante queste numerose responsabilità, è interessante notare che durante le vacanze estive, gli insegnanti a tempo pieno hanno mostrato una significativa riduzione della pressione sanguigna, della tensione muscolare statica, della percezione dello stress, dei sintomi psicosomatici e dei livelli di epinefrina rispetto ai giorni lavorativi (Ritvanen et al., 2003).

Inoltre, spesso viene sottovalutato un aspetto che accomuna tutte le professioni relazionali, incluso l’insegnamento: la necessità di riservare uno spazio mentale agli studenti. Non sono affatto rare, infatti, le email estive da parte di alunni e alunne che chiedono indicazioni didattiche o semplicemente la possibilità di essere ascoltati e pensati.

Le vacanze: il punto di vista dei genitori

Non c’è il tempo di rasserenarsi per lo scampato pericolo della pagella che subito si viene invasi da una serie di problemi pratici e non solo.

Tra le principali cause di stress per i genitori durante le vacanze estive possiamo sottolineare:

  • stress legato alla gestione di impegni di lavoro, orari e attività: sebbene estate ragazzi e centri estivi cerchino di garantire la più ampia copertura possibile, gli orari possono differire da quelli scolastici con conseguente riorganizzazione della routine giornaliera;
  • aspetti economici: le attività estive e le vacanze hanno costi impegnativi che diventano fonte di preoccupazione o inadeguatezza per genitori in difficoltà nel sostenerli;
  • la necessità di far fronte ad un tempo libero maggiore può richiedere l’aumentata presenza di nonni e parenti con conseguente stress legato a visioni educative differenti e la preoccupazione di essere giudicati;
  • a tutti questi elementi che possono favorire l’insorgenza del burnout genitoriale, si aggiungono i compiti delle vacanze: il pensiero di terminare attività ed esercizi entro settembre può determinare tensione nel nucleo familiare con continui battibecchi e senso di impotenza verso l’opposizione dei figli alle richieste di esaurire velocemente i doveri didattici.

Come affrontare lo stress da compiti delle vacanze?

Il tema dei compiti è presente durante tutto l’anno scolastico e si ripresenta come sentenza anche nel periodo estivo. Come sopravvivere al continuo braccio di ferro con i propri figli non proprio entusiasti all’idea di trascorrere tempo in compagnia di libri e quaderni?

  • la capacità di organizzare impegni e tempi rappresenta una competenza da sviluppare e incrementare. Supportare e aiutare a mantenere un impegno costante non significa sostituirsi ai figli nelle attività didattiche. Se terminare i compiti non è importante per loro, non lo diventerà sicuramente se saremo noi a intervenire per “salvarli” prendendo in mano penne e colori. Educare alla scelta, all’impegno e all’assunzione di responsabilità passa attraverso l’accettazione del rischio che a settembre ci si presenti con i compiti non terminati. Una eventuale nota non è un giudizio negativo rispetto alle competenze genitoriali, ma una preziosa occasione per riflettere sulle conseguenze delle proprie decisioni;
  • cerchiamo l’alleanza con gli/le insegnanti non screditando davanti ai ragazzi le scelte relative ai compiti (sempre troppi o troppo pochi). Cerchiamo un dialogo costruttivo chiedendo loro consigli e concertando una linea comune (ad esempio condividendo un approccio volto alla responsabilizzazione che preveda la possibilità per i ragazzi di assumersi le conseguenze rispetto alla decisione di non fare o fare male i compiti);
  • sostenere l’organizzazione del lavoro in base a tempi e scadenza incentivando soprattutto gli interessi;
  • cercare di evitare di saturare il tempo a disposizione con una mole di impegni tale da annullare lo spazio per studio, lettura e approfondimento;
  • se possibile organizzare all’interno delle vacanze attività che stimolino interessi artistici e culturali dei ragazzi facendo esperienza concreta di quanto appreso (una visita ad un museo o una pinacoteca possono rinforzare l’idea dell’utilità di studiare storia, letteratura o arte). A questo proposito la letteratura dimostra un coinvolgimento sempre maggiore dei ragazzi quali attori nel processo di scelta delle mete di vacanza (Maeran & Fontana, 2009).
Katerina Homes - Pexels

“Mamma che noia”: quali attività proporre ai ragazzi?

La disponibilità di tempo può far pensare che la noia sia un rischio da evitare, ma in realtà rappresenta una risorsa preziosa da ricercare. Annoiarsi offre l’opportunità di affinare creatività e fantasia, stimolando la capacità di trovare soluzioni nuove e personali. Non è necessario che ogni momento delle vacanze sia occupato da attività organizzate: lasciare spazi vuoti può essere estremamente prezioso, permettendo ai ragazzi di colmare questi momenti con giochi nel cortile, letture, invenzioni di passatempi creativi, relazioni con gli amici o piccoli lavoretti.

Tuttavia, è importante considerare che gli adolescenti con vulnerabilità interpersonale possono essere maggiormente esposti al rischio di un uso problematico di Internet, soprattutto durante le vacanze estive (Ding et al., 2024), rendendo ancora più fondamentale il ruolo degli adulti nel promuovere alternative sane e coinvolgenti.

Attività strutturate come campi estivi o settimane sportive sono certamente utili per la gestione familiare, la socializzazione e il confronto con ambienti educativi, ma è altrettanto importante offrire tempi liberi in cui promuovere la capacità di organizzazione personale e il confronto con il non avere qualcosa da fare. Sintonizzarsi su valori e interessi individuali, individuando contesti in cui queste dimensioni possano emergere e svilupparsi, contribuisce al benessere dei ragazzi durante la sospensione delle attività scolastiche. In assenza di queste opportunità, si rischia che le attività vengano vissute passivamente, trasformandosi in semplici parcheggi dove trascorrere il tempo.

Tempo libero o liberato: come passare del tempo di qualità in vacanza?

La possibilità di disporre di un periodo di villeggiatura non deve essere vissuta come un dovere da osservare pena la valutazione negativa del proprio essere un buon genitore.

La presenza di difficoltà economiche può essere affrontata, lontano da sentimenti di inadeguatezza, facendo scelte diverse. La vacanza non deve diventare uno spazio in cui ricercare l’esperienza a qualunque costo.

L’educazione alla scelta passa anche attraverso il limite. Il rischio è di creare distorsioni nella percezione di quello che dovrebbe essere tempo libero e non liberato dalla routine lavorativa quotidiana nell’ossessiva ricerca di spazi e tempi “instagrammabili”.

Proviamo a ripartire da semplici domande:

  • Cosa ci piace fare?
  • Quali risorse (tempi e denaro) abbiamo a disposizione?
  • Quale ritmo vogliamo adottare?
  • Cosa troviamo davvero rilassante e piacevole?

I ragazzi riceveranno importanti benefici da questa “pedagogia della vacanza” (Fasan, 2023). Se, per diversi motivi, non c’è la possibilità di partire, possiamo optare per interessanti soluzioni alternative: giornata in piscina, passeggiata al mare, al lago o in montagna, visita a musei e luoghi d’arte (per altro sempre gratuiti nella prima domenica di ogni mese), giornate semplici nei parchi forestali o nelle zone verdi delle città, visita a sagre o proposte ricreative e culturali offerte da paesi e associazioni.

Insomma, meno influenzabili e più interessati potrebbe essere un ottimo slogan da trasferire ai nostri ragazzi, spesso abbagliati dalle vite social fatte di cocktail a bordo piscina e skyline mozzafiato.

Vacanza ovvero essere libero!

Concludiamo riflettendo sul termine vacanza, che deriva dal latino vacantia e significa essere libero, vuoto. Questa etimologia sottolinea l’essenza profonda di questo periodo: abbiamo bisogno di uno spazio vuoto da dedicare al riposo, alla nostra interiorità, a ciò che ci piace, a ciò che è per noi importante e ci fa stare bene. Non è solo una questione di tempo libero, ma di qualità del tempo: durante le vacanze, infatti, i livelli di rimuginio mentale si riducono e rimangono inferiori rispetto al periodo iniziale fino a due settimane dopo la vacanza (de Bloom et al., 2014). Cerchiamo allora di ritagliare momenti in cui sospendere lavoro e compiti per dedicarci davvero al recupero. Che si tratti di settimane in località esotiche o di giornate trascorse con le opportunità offerte dal nostro territorio, l’importante è non inseguire esperienze che rischiano di svuotare invece di arricchire (Lavarini, 2005). Per chi, come i ragazzi, si affaccia a scelte importanti – ad esempio quella di gestire gli impegni didattici durante la sospensione estiva – questa è una riflessione di grande rilevanza pedagogica. In questo modo si sostiene nei più giovani il processo di conoscenza di sé, promuovendo autonomia e indipendenza utili ad affrontare il tempo libero estivo. Del resto, se anche le vacanze diventano fonte di stress, non ci resta che piangere.

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