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Salute mentale
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Risperdal: cos'è, indicazioni e quando affiancare la psicoterapia

Risperdal: cos'è, indicazioni e quando affiancare la psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
1.7.2026
Risperdal: cos'è, indicazioni e quando affiancare la psicoterapia
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Se il nome Risperdal è comparso in una conversazione con il medico o su un foglietto illustrativo, è naturale voler capire meglio di cosa si tratta. Intorno agli antipsicotici circolano ancora timori, spesso legati a informazioni incomplete o a uno stigma culturale radicato. Il risperidone, principio attivo del Risperdal, è un antipsicotico atipico impiegato nel trattamento di diverse condizioni psichiatriche.

Nelle sezioni che seguono troverai informazioni sul suo funzionamento, sulle indicazioni, sugli effetti collaterali e su quando può essere utile affiancare un percorso di psicoterapia.

Cos'è Risperdal e come si colloca nel panorama farmacologico

Il Risperdal è il nome commerciale del principio attivo risperidone, un farmaco appartenente alla categoria degli antipsicotici atipici, detti anche di seconda generazione.

Le indicazioni terapeutiche per cui può essere prescritto includono:

  • schizofrenia, sia negli adulti che negli adolescenti;
  • episodi di mania da moderati a gravi associati al disturbo bipolare;
  • aggressività persistente in persone con demenza di Alzheimer di grado da moderato a grave, quando gli approcci non farmacologici non sono risultati sufficienti;
  • disturbo della condotta in bambini dai 5 anni e adolescenti con funzionamento intellettuale al di sotto della media, quando la gravità del comportamento richiede un trattamento farmacologico.

Si tratta di un farmaco soggetto a prescrizione medica obbligatoria (Ricetta RR). La decisione di iniziare, modularne il dosaggio o sospendere spetta sempre al medico curante.

Il risperidone appartiene agli antipsicotici atipici (o di seconda generazione), una classe di farmaci che modula l'attività di neurotrasmettitori come la dopamina e la serotonina. Rispetto agli antipsicotici di prima generazione, quelli atipici presentano un diverso profilo di tollerabilità, in particolare per quanto riguarda gli effetti a livello motorio.

Il risperidone è tra gli antipsicotici atipici più utilizzati nella pratica clinica e il suo impiego è supportato da numerose evidenze scientifiche e dalle principali linee guida internazionali.

Come funziona Risperdal

Il risperidone modula l'attività di due neurotrasmettitori nel cervello: la dopamina e la serotonina. Quando l'attività di questi sistemi risulta alterata, possono manifestarsi sintomi come allucinazioni, deliri, agitazione e instabilità dell'umore.

Il farmaco blocca i recettori dopaminergici D2 e i recettori serotoninergici 5-HT2A. Il blocco dei recettori D2 contribuisce a ridurre i cosiddetti sintomi positivi della psicosi, come allucinazioni, deliri e pensiero disorganizzato. Il blocco dei recettori 5-HT2A modula l'attività dopaminergica in alcune aree cerebrali, contribuendo a limitare gli effetti indesiderati a livello motorio.

I primi effetti, soprattutto sulla riduzione dell'agitazione, possono comparire entro i primi giorni o nelle prime settimane di trattamento; ma per una valutazione più completa della risposta terapeutica possono essere necessarie diverse settimane.

Il risperidone è disponibile in diverse formulazioni, per adattarsi alle esigenze di ciascuna persona:

  • compresse rivestite da 1, 2, 3 e 4 mg;
  • soluzione orale in gocce (1 mg/ml);
  • compresse orodispersibili, che si sciolgono direttamente in bocca;
  • formulazione iniettabile a rilascio prolungato (depot), somministrata a intervalli regolari.

La posologia viene sempre stabilita e personalizzata dal medico, in base alla situazione clinica specifica. La risposta ai farmaci antipsicotici varia da persona a persona, sia per quanto riguarda i benefici sia per gli effetti indesiderati: per questo è fondamentale che il trattamento venga adattato alle caratteristiche individuali.

Un aspetto importante è che il risperidone interviene principalmente sulla sintomatologia, modulando alcuni meccanismi neurochimici. Per lavorare sugli aspetti emotivi, relazionali e comportamentali associati al disagio può essere utile affiancare un percorso di psicoterapia.

Foto in scala di grigi di un uomo che si copre il viso con le mani
Daniel Reche – Pexels

Indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali

Come ogni farmaco, anche il risperidone ha indicazioni specifiche validate dalla ricerca clinica, e possibili effetti indesiderati da tenere in considerazione.

Avere informazioni accurate su entrambi gli aspetti consente di affrontare il percorso di cura con consapevolezza e in collaborazione con il proprio medico.

Indicazioni terapeutiche

L'efficacia del risperidone è documentata da studi clinici controllati e riconosciuta dalle principali agenzie regolatorie, tra cui l'AIFA e l'EMA.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso il risperidone tra i farmaci utilizzati per alcune condizioni psichiatriche. Nelle linee guida mhGAP aggiornate nel 2023, la formulazione a rilascio prolungato per iniezione è indicata come opzione di mantenimento nel disturbo bipolare in fase di remissione, pur sulla base di evidenze considerate limitate (World Health Organization, 2023).

Le principali indicazioni terapeutiche riguardano:

  • riduzione dei sintomi positivi della schizofrenia, come allucinazioni, deliri e pensiero disorganizzato;
  • trattamento degli episodi maniacali nel disturbo bipolare, contribuendo a contenere l'intensità delle fasi acute;
  • riduzione dell'aggressività persistente e dell'irritabilità nelle situazioni cliniche che lo richiedono.

Il risperidone può contribuire a ridurre la sofferenza e a creare condizioni più favorevoli per la quotidianità. Pur intervenendo principalmente sulla sintomatologia, può essere utile affiancarlo a interventi psicologici che aiutino a lavorare sugli aspetti emotivi, relazionali e comportamentali associati al disagio.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, il risperidone può causare effetti indesiderati. Conoscerli consente di riconoscerli e di confrontarsi tempestivamente con il medico.

Gli effetti molto comuni, che possono riguardare più di una persona su dieci, includono:

  • insonnia;
  • sintomi di tipo parkinsoniano, come rigidità muscolare o lentezza nei movimenti;
  • sonnolenza;
  • mal di testa.

Gli effetti comuni, che possono comparire in una percentuale compresa tra l'1 e il 10% delle persone in trattamento, includono:

  • aumento di peso;
  • aumento dei livelli di prolattina, con possibili conseguenze ormonali come alterazioni del ciclo mestruale o produzione di latte al di fuori della gravidanza;
  • disturbi del sonno, agitazione, ansia o alterazioni dell'umore;
  • distonie e tremore;
  • capogiri, tachicardia e ipertensione;
  • nausea, stitichezza e affaticamento.

Esistono poi effetti rari ma gravi, da conoscere anche se statisticamente poco frequenti:

  • sindrome neurolettica maligna, una reazione seria che richiede intervento medico immediato;
  • prolungamento dell'intervallo QT, che riguarda il ritmo cardiaco;
  • convulsioni ed eventi cerebrovascolari;
  • discinesia tardiva, ovvero movimenti involontari che possono comparire dopo un uso prolungato.

La risposta individuale varia in base al dosaggio, alla durata del trattamento, all'età e alla sensibilità della persona. In alcuni casi gli effetti collaterali possono rendere necessario un aggiustamento della terapia o il passaggio a un altro farmaco. Per questo il monitoraggio medico resta fondamentale.

Alcune persone riferiscono una sensazione di riduzione dell'intensità emotiva, descritta come un "sentirsi spenti" o percepire le emozioni come attenuate. Se presente, è importante comunicarlo al proprio medico, che potrà valutare eventuali aggiustamenti della terapia.

Qualsiasi modifica del dosaggio o sospensione del farmaco deve avvenire sotto indicazione del medico. Una sospensione non concordata può esporre a rischi, incluse ricadute o sintomi da discontinuazione.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci

Il risperidone può interagire con numerosi altri farmaci, e conoscere queste interazioni è importante per la sicurezza del trattamento.

Le principali categorie da tenere presenti sono:

  • Farmaci che prolungano l'intervallo QT, come alcuni antiaritmici, certi antibiotici e alcuni antidepressivi: assunti insieme al risperidone, possono aumentare il rischio di alterazioni del ritmo cardiaco in modo sinergico, cioè sommando i loro effetti.
  • Depressori del sistema nervoso centrale e alcol, tra cui le benzodiazepine: la combinazione può aumentare la sedazione e ridurre i livelli di attenzione e vigilanza.
  • Inibitori del CYP2D6, come fluoxetina e paroxetina: questi farmaci rallentano il metabolismo del risperidone, facendone aumentare la concentrazione nel sangue e, di conseguenza, il rischio di effetti indesiderati.
  • Carbamazepina: agisce in senso opposto, accelerando l'eliminazione del risperidone e riducendo i livelli plasmatici, con possibile perdita di efficacia terapeutica.
  • Levodopa e agonisti della dopamina: il risperidone può contrastarne l'effetto, un aspetto rilevante soprattutto nelle persone che assumono questi farmaci per il morbo di Parkinson.
  • Inibitori e induttori del CYP3A4 e della glicoproteina P: possono modificare la quantità di farmaco disponibile nell'organismo.
  • Paliperidone: l'associazione con il risperidone non è raccomandata, poiché si tratta di molecole strettamente correlate.

Data la complessità delle possibili interazioni, è importante che il medico sia informato di tutti i farmaci, integratori e rimedi assunti. Qualsiasi modifica della terapia deve avvenire sotto indicazione medica.

Avvertenze e precauzioni d'uso

Alcune situazioni richiedono una cautela particolare nell'uso del risperidone, e conoscerle consente di affrontare il trattamento con maggiore consapevolezza.

Ecco i principali ambiti da tenere presenti:

  • Gravidanza: i dati disponibili non sono sufficienti per escludere rischi, quindi il risperidone viene utilizzato solo se strettamente necessario e sotto attenta valutazione medica. I neonati esposti nel terzo trimestre possono manifestare sintomi extrapiramidali (movimenti involontari o rigidità) e segni di astinenza dopo la nascita, che richiedono monitoraggio.
  • Allattamento: il risperidone viene escreto nel latte materno, per cui il medico valuterà insieme a te il rapporto tra i benefici del trattamento e i potenziali rischi per il bambino.
  • Guida e macchinari: nelle fasi iniziali della terapia, sonnolenza e capogiri possono ridurre la vigilanza in modo significativo. È importante valutare con attenzione la propria capacità di guidare o usare macchinari, soprattutto finché non si conosce la propria risposta individuale al farmaco.
  • Alcol: da evitare durante il trattamento, perché può potenziare la sedazione in modo rilevante.
  • Pazienti anziani con demenza: in questa popolazione è stato osservato un aumento della mortalità e un maggiore rischio di eventi cerebrovascolari, come l'ictus. L'uso richiede una valutazione molto attenta dei fattori di rischio individuali.
  • Compromissione renale o epatica: può essere necessario iniziare con dosi più basse e procedere con una titolazione più lenta. Il dosaggio va sempre personalizzato dal medico in base alla situazione specifica.
  • Patologie cardiovascolari, storia di convulsioni, morbo di Parkinson e demenza a corpi di Lewy: sono tutte condizioni che il medico deve conoscere prima di prescrivere il farmaco, perché possono influenzare significativamente la gestione del trattamento.

Durante la terapia, il medico potrebbe monitorare nel tempo il peso corporeo, la glicemia e i livelli di prolattina, poiché il risperidone può influenzare questi parametri.

Il risperidone non è considerato un farmaco che induce dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso e non è associato a craving o ricerca compulsiva del farmaco. La sensazione soggettiva di non riuscire a stare bene senza il trattamento è un'esperienza comprensibile, che merita di essere esplorata con il proprio medico o con uno psicologo.

Accogliente studio di terapia con paziente e terapeuta durante una seduta.
Vitaly Gariev – Pexels

Risperdal e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Risperdal e psicoterapia non sono in competizione, ma due strumenti che possono lavorare in sinergia all'interno di un percorso di cura integrato. Il farmaco può contribuire a ridurre i sintomi più acuti e a creare condizioni più favorevoli per il lavoro terapeutico.

Le evidenze cliniche suggeriscono che, in molte persone con schizofrenia o disturbo bipolare, l'integrazione tra trattamento farmacologico e interventi psicologici può favorire una migliore gestione della malattia e contribuire alla prevenzione delle ricadute.

La psicoterapia può affiancare il trattamento farmacologico su diversi piani: lavorare sullo stigma legato alla diagnosi, affrontare la sensazione di appiattimento emotivo, sviluppare strategie per la prevenzione delle ricadute e migliorare la qualità delle relazioni. Tra gli approcci più studiati in affiancamento agli antipsicotici figurano la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), la psicoeducazione e gli interventi familiari.

Se stai valutando un percorso di psicoterapia in affiancamento al trattamento farmacologico, con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.

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