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Sesso: perché è così difficile parlarne con i nostri figli?

Sesso: perché è così difficile parlarne con i nostri figli?
Sesso: perché è così difficile parlarne con i nostri figli?logo-unobravo
Martina Cattaneo
Redazione
Psicoterapeuta Sistemico Socio-Costruzionista
Unobravo
Pubblicato il
9.5.2022

Il sesso è un aspetto centrale in tutto l’arco di vita di un essere umano ma spesso, usando questo termine, ci riferiamo esclusivamente all’atto in sé, trascurando alcuni degli altri valori che la sessualità rappresenta: la funzione relazionale, procreativa e ludica. Parlare di sesso e amore significa tenere in considerazione questi aspetti sottolineando che alla sessualità è legato il concetto di affettività senza dimenticare l’importanza del rapporto con il proprio corpo e con il piacere.

Parlare di sesso ai bambini

I bambini, sin dall’ infanzia, iniziano ad esplorare il proprio corpo e, notando differenze e somiglianze con il corpo altrui, fanno spesso domande ai genitori per essere guidati in questa scoperta. Il tema non è semplice da affrontare e le risposte di un caregiver alle domande dei bambini sul sesso possono condizionarli o suscitare ancora più curiosità, lasciandoli disorientati.

Se un genitore si imbarazza o rimanda l’argomento, il bambino capirà che quel tema è un tabù, e potrebbe evitare di fare altre domande in futuro.  Allo stesso modo, anche le modalità affettive dei genitori faranno da modello al bambino, rendendo l’esempio molto più importante di tante parole.


Come mai è così difficile parlare di sesso in famiglia?

La prima ragione di difficoltà potrebbe essere l’imbarazzo provato dagli adulti nel toccare certi argomenti e percepire i propri figli come sessualmente attivi. Durante l’adolescenza poi, si teme che parlando di sesso li si incoraggi ad avere rapporti sessuali.

Spesso l’argomento viene rimandando ad altri contesi educativi, ma l’Italia resta uno dei pochi Paesi dell’UE in cui non sono obbligatori programmi di educazione affettiva e sessuale all’interno degli Istituti scolastici: diventa quindi fondamentale creare un dialogo all’interno della famiglia.

Se i ragazzi si documentano da soli

Se il tema del sesso non viene affrontato, ai ragazzi non resta che cercare informazioni su Internet, con il rischio però di trovarsi facilmente confusi: le immagini di rappresentazione del sesso infatti possono causare aspettative irrealistiche, che avranno come conseguenze un abbassamento dell’autostima nel momento in cui si verificherà un rapporto sessuale nella vita reale. Molte volte, infatti, dietro una disfunzione legata al sesso si cela proprio un’assente o scorretta educazione sessuale.

Julia M Cameron - Pexels

Cosa dire ai propri figli?

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, spiega:

“Educare alla sessualità non significa dare ai bambini e agli adolescenti indicazioni precise, regole e costrizioni, ma vuol dire aiutarli a compiere il loro percorso con positività e naturalezza”

Parlare di sesso e sessualità con i propri figli vuol dire quindi spiegare che:

  • ci sono confini personali da rispettare per instaurare relazioni responsabili;
  • il “NOha un grande valore;
  • nessuno deve sentirsi obbligato a fare ciò che non si sente di fare;
  • una relazione sana si basa sul consenso.

È molto importante insegnare il rispetto di sé e degli altri, guidando i propri figli alla scoperta del proprio corpo e dei propri sentimenti, educare all’affettività, alle differenze, e spiegare anche i rischi connessi al sesso non protetto. Come abbiamo accennato, il sesso ha funzione relazionale, procreativa e ludica quindi, nel dialogo con un adolescente, bisogna sottolineare sia l’aspetto medico-fisiologico, ma anche l’importanza del sesso in termini affettivi e personali.

La comunicazione tra i genitori e figli su problemi e aspetti che riguardano il sesso è un fattore che può contribuire a sviluppare comportamenti più responsabili, come per esempio l'uso di contraccettivi.

“Quando un figlio è grande abbastanza da poter decidere da solo della sua vita? Quando avrà acquisito competenze sufficienti ad agire in autonomia. E per farlo, esiste una sola via: quella dell’esperienza e della relazione, ossia fare cose e poi poterne parlare con qualcuno di cui si fida, per allenare la capacità di riflettere e la consapevolezza di ciò che fa. I genitori sono, quindi, i primi allenatori di tali competenze e il tempo dell’infanzia, della preadolescenza e dell’adolescenza sono il terreno su cui si gioca questa partita.”   Alberto Pellai e Barbara Tamborini

                                                                                                                           
Ricordiamoci sempre che si educa soprattutto con l’esempio e che i genitori devono essere i primi a rispettare gli spazi e la privacy dei propri figli ma non solo. È fondamentale anche rispettare i tempi e i bisogni dell’altro per affrontare argomenti delicati, così da educare con maggiore efficacia al rispetto di sé.


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