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Sport e pandemia: cosa è cambiato?

La pandemia da Coronavirus ha portato a un grande cambiamento nella quotidianità di ognuno di noi, compreso lo sport. Le restrizioni sociali e fisiche imposte hanno messo a dura prova la nostra capacità di adattamento. Dopo più di un anno dall’inizio di questa condizione di confinamento obbligata abbiamo dovuto trovare un nuovo equilibrio, apprendendo abitudini nuove anche rispetto alla pratica sportiva.

Lo sport prima della pandemia

I vantaggi legati all’attività sportiva sono da tutti ben risaputi: nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandava almeno 150 minuti alla settimana di attività sportiva moderata. I benefici che lo sport apporta allo stile di vita sono legati:

  • a un miglioramento fisico e metabolico;
  • a un aumento delle capacità respiratorie e circolatorie;
  • a una riduzione del tasso di malattia dovuto ad ansia e depressione.

Lo sport ci aiuta a entrare in relazione

L’attività fisica, che sia individuale o di gruppo, porta alla connessione con l’altro; la relazione tra individui, che sia di tipo simmetrico (atleta – atleta) o che sia di tipo complementare (allenatore/istruttore – atleta) è una delle caratteristiche fondamentali dello sport: l’essere umano è un “animale sociale” e l’ambiente sportivo crea il contesto dove questa necessità può essere soddisfatta. 

Lo sport offre la cornice all’interno della quale ognuno può esprimere la propria soggettività, alimentando un atteggiamento propositivo nell’affrontare le sfide e le difficoltà. Il contesto di apprendimento che ogni attività sportiva offre tocca sia il piano individuale, che quello cognitivo e relazionale. Che si pratichi sport per diletto o per agonismo, che se ne apprezzi il lato ludico o se ne riconosca la potenza emotiva, l’attività sportiva è “palestra di vita”, capace di trasmettere valori necessari per vivere nel rispetto di sé e degli altri.

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Lo sport durante la pandemia

Da febbraio 2020 l’Italia, come tutto il mondo, ha iniziato a bloccare ogni attività, comprese quelle sportive, per cercare di arginare il più possibile la trasmissione del coronavirus. Ciò ha creato una sensazione di smarrimento: ci siamo trovati chiusi tra le mura di casa, a contatto continuo con i conviventi o in totale solitudine, impossibilitati a poter praticare molte delle attività che facevano parte delle nostre abitudini.

Anche lo sport ha subito una battuta d’arresto e questo ha portato a uno stop forzato, simile  a un infortunio: ciò su cui ognuno si è dovuto concentrare, non è stata la ripresa fisica, ma la ricerca di una modalità di adattamento alla nuova situazione nuova. La riduzione dell’attività sportiva, associata al taglio netto delle interazioni sociali, ha portato un aumento nella difficoltà del sonno e nei disagi psicologici. 

Come ci siamo adattati?

L’adattamento è la capacità di dare risposte adeguate ad affrontare un cambiamento, l’abilità di modificare o aggiustare il proprio comportamento ogni qualvolta si viene ad incontrare una nuova circostanza. Ogni persona tende ad adattarsi agli eventi positivi e negativi, agendo per ritornare a quel livello di benessere di base che accompagna la sua quotidianità.  

Proprio questo è accaduto durante la pandemia: l’attivazione di corsi online, sessioni di allenamento programmate negli stessi orari in cui si era abituati a ritrovarsi in palestra, “lezioni” di approfondimento su particolari argomenti specifici per la disciplina, incontri con specialisti di altri settori; tutto ciò ha permesso di mantenere la connessione tra persone, lasciando spazio alla relazione, anche durante un periodo di forzata distanza.

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Lo sport dopo la pandemia

La ripresa di tutte le attività, compresa quella sportiva, ha permesso di tornare quasi del tutto a quella quotidianità svanita da un momento all’altro. La riapertura dei centri fitness, delle palestre, la ripresa degli sport di contatto, hanno donato un rinnovato spazio di benessere fisico e psicologico di cui si sentiva tanto la mancanza.

Come ogni nuova situazione, anche la pandemia ha portato alla necessità di un adattamento e a un successivo apprendimento, facendo affiorare nuove consapevolezze sull’importanza di mantenere viva la relazione tra le persone, anche quando la distanza impedisce il contatto. Essere in relazione permette di superare le difficoltà uscendone vincitori: questo è stato il file rouge che ha permesso e permette di mantenere viva la pratica sportiva.


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