E se fosse troppo tardi per diventare genitore? Come affrontare la paura del tempo che passa
C'è una domanda che può arrivare in punta di piedi o con la forza di un'onda: e se fosse troppo tardi per diventare genitore? È un pensiero che riguarda sia donne che uomini, in momenti diversi della vita, e che spesso si porta dietro un senso di urgenza difficile da gestire.
Il concetto di "orologio biologico" viene utilizzato dalla società forse più che dalla scienza stessa, generando un senso di fretta che può trasformarsi in una preoccupazione costante. Certo, la fertilità cambia con l'età: questo è un dato reale. Ma attorno a questo dato si costruiscono pressioni culturali che impongono tempistiche rigide, come se esistesse una scadenza uguale per tutti.
Il dialogo interiore su questo tema è spesso il più intenso: i dubbi emergono spontaneamente e a volte trasmettono una sensazione di urgenza quasi opprimente. La consapevolezza che il tempo per esplorare se diventare genitori o no non è infinito può rendere ogni riflessione più carica di emozione. Se ti riconosci in queste parole, sappi che non sei l'unica persona a sentirsi così e che questa paura è molto più diffusa di quanto si pensi.
Ogni compleanno mi chiedo se ho perso il momento giusto.
Non so se è un desiderio vero o solo paura di pentirm in futuro.
Pressioni, conflitti e ambivalenza
Da dove nasce la paura di aver aspettato troppo?
Mi sento in colpa per aver messo al primo posto la carriera.
Lo voglio davvero un figlio o ho solo paura di pentirmi?
Chiedersi il perché di questa paura è già un primo passo importante. Comprendere davvero le radici di certi vissuti, però, è spesso un percorso che beneficia del supporto di un/a psicoterapeuta. Qui proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni.
Le pressioni culturali e il mito della tempistica perfetta
- La società propone ancora un'idea secondo cui età, femminilità e maternità dovrebbero andare di pari passo. Questo schema culturale non rispecchia la complessità dell'esperienza contemporanea e può generare sensi di colpa in chi non ha ancora compiuto questa scelta.
- Il confronto con amici e coetanei che hanno già figli, stanno provando ad averne o affrontano percorsi di fecondazione assistita può amplificare la percezione che il tempo stia per scadere.
- Le domande, più o meno esplicite, di familiari e conoscenti possono trasformare un desiderio intimo in una questione quasi pubblica, aggiungendo pressione a una riflessione che meriterebbe silenzio e rispetto.
Quando la realizzazione personale sembra in conflitto con la genitorialità
- Chi ha investito molto nella carriera e nella crescita personale può vivere un conflitto profondo tra queste dimensioni, come se il tempo dedicato a sé avesse in qualche modo "sottratto" tempo alla possibilità di diventare genitore.
- Questo conflitto non riguarda solo le donne: anche molti uomini si trovano a fare i conti con la sensazione di aver rimandato troppo a lungo una scelta che adesso sembra più complicata.
- È importante ricordare che aver scelto di investire su di sé non è una colpa, ma una parte legittima del proprio percorso. Il senso di colpa che a volte ne deriva merita di essere accolto, non alimentato.
L'ambivalenza tra desiderio e paura
- La coesistenza di desiderio e timore è una delle esperienze più comuni di fronte a una trasformazione così profonda. Si può desiderare un figlio e, allo stesso tempo, temere che le probabilità siano ormai ridotte o che le energie non bastino.
- Questa ambivalenza può diventare così intensa da risultare paralizzante: si resta fermi, in attesa di una certezza che non arriva.
- Anche le esperienze vissute nella propria famiglia d'origine possono influenzare il modo in cui ci si percepisce come potenziale genitore, alimentando il timore di non essere all'altezza, specialmente con il passare degli anni.
Situazioni in cui riconoscerti
Quando la paura del tempo entra nella vita di tutti i giorni
Ogni volta che un'amica annuncia una gravidanza, piango.
Non ne parlo con lui perché ho paura della risposta.
La paura che sia troppo tardi può manifestarsi in modi molto diversi nella vita quotidiana. Ecco alcune situazioni in cui potresti riconoscerti.
La sensazione di essere sempre in ritardo
- Sentirsi costantemente indietro rispetto a tappe che la società considera prestabilite, come se esistesse una scadenza entro cui diventare genitore e tu l'avessi già superata.
- Provare un'angoscia crescente ogni volta che si compiono gli anni, associando ogni compleanno a una diminuzione delle possibilità di concepire, anche senza avere dati medici che lo confermino.
- Vivere il desiderio di genitorialità come una corsa contro il tempo, calcolando finestre di fertilità e cercando continuamente informazioni mediche online che, invece di rassicurare, finiscono per alimentare l'ansia.
Il silenzio che amplifica la paura
- Evitare di affrontare apertamente il tema con il partner per paura di scoprire che anche l'altra persona condivide lo stesso timore, oppure per il timore di riscontrare che nell'altra persona il desiderio di genitorialità è fortissimo, sentendoti un ostacolo tra lui/lei e quel tipo di felicità. Tutto questo alimenta un silenzio che rende tutto più pesante.
- Immaginare scenari catastrofici legati alla gravidanza in età più matura: complicazioni mediche, esami invasivi, decisioni difficili, lasciando che la paura prenda il sopravvento sul desiderio.
- Tenere tutto dentro e non parlarne con nessuno, nemmeno con le persone più vicine, come se ammettere questa paura la rendesse più reale.
La pressione che arriva dall'esterno
- Sentire le domande, più o meno velate, di familiari, amici e colleghi che si chiedono quando arriverà un figlio, trasformando qualcosa di profondamente personale in un argomento di conversazione.
- Trovarsi a giustificare le proprie scelte di fronte agli altri, come se non aver ancora avuto un figlio a una certa età richiedesse una spiegazione.
- Percepire che il proprio valore come persona venga in qualche modo misurato anche attraverso la genitorialità, come se fosse un traguardo obbligato per sentirsi completi.
Strumenti pratici e accessibili
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