Perché perdo la pazienza durante la notte con il mio neonato?
Nel cuore della notte, dopo l'ennesimo risveglio, può capitare di reagire in modi che non ci si sarebbe mai aspettati. Urlare, fare gesti bruschi, sentire montare una rabbia improvvisa verso quel pianto che sembra non finire mai.
È un'esperienza che riguarda moltissimi genitori, molto più di quanto si pensi. La notte amplifica tutto: la stanchezza accumulata, la percezione di solitudine, il senso di impotenza di fronte a un neonato che non si riesce a consolare creano una combinazione di emozioni che può far perdere il controllo.
Provare rabbia verso il proprio neonato non significa non amarlo. È fondamentale separare l'emozione del momento dal legame profondo che si ha con il proprio figlio. La rabbia è una reazione legittima a una situazione di stress estremo, non un indicatore di “disamore”.
Spesso il senso di colpa che arriva subito dopo è ancora più doloroso della rabbia stessa. Ci si sente inadeguati, ci si chiede che tipo di genitore si è o si diventerà, e questo può alimentare un circolo vizioso difficile da interrompere: frustrazione, vergogna e ancora più difficoltà a mantenere la calma la notte successiva.
Di giorno sono paziente, di notte divento un'altra persona
Mi spavento delle mie stesse reazioni e poi piango
Sonno, allarme e pensieri notturni
Cosa succede nella mente di un genitore esausto?
Dopo mesi senza dormire non mi riconosco più
Di notte mi sento sola e tutto sembra più grande
Chiedersi perché succede è già un primo passo importante. In molti casi, esplorare le radici profonde di emozioni così intense, può essere più semplice con l’aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti fondamentali per tutelare il tuo benessere. Qui proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni della forte rabbia che sperimenti.
Dormire poco cambia il modo in cui reagiamo
- La privazione cronica del sonno abbassa in modo significativo la capacità di tollerare la frustrazione. Un genitore che dorme poco e male per settimane o mesi può reagire con maggiore impulsività anche a situazioni che, in condizioni di riposo, gestirebbe senza difficoltà.
- Quando si è esausti, la parte del cervello che ci aiuta a ragionare con calma funziona meno bene. Non è una questione di volontà: è il corpo che ha meno risorse disponibili per filtrare le proprie reazioni.
- A questo si aggiunge lo stress accumulato durante il giorno: responsabilità lavorative, gestione della casa, eventuale presenza di altri figli. Tutto questo si riversa nelle ore notturne, quando l'energia emotiva è al minimo.
Il pianto del neonato attiva qualcosa di profondo
- Il pianto di un neonato è biologicamente pensato per trasmettere un senso di urgenza : questo segnale allarme è evoluzionisticamente impossibile da ignorare per gli adulti. Per il neonato, è l’unico strumento per comunicare un bisogno, ed è fatto apposta per attivare nel genitore una risposta immediata.
- Di notte, questa attivazione è ancora più difficile da gestire con lucidità. Il silenzio amplifica il suono, il corpo passa bruscamente dal sonno a uno stato di allarme, e la capacità di rispondere con calma si riduce.
- La sensazione di essere sempre in guardia, di non potersi mai rilassare davvero, può diventare logorante col passare delle settimane.
I pensieri che arrivano nel buio della notte
- Spesso dietro la rabbia notturna si nascondono pensieri automatici di cui non sempre ci si rende conto: "dovrebbe dormire ormai", "lo fa apposta", "non ce la farò mai". Questi pensieri alimentano la frustrazione e rendono più difficile mantenere la calma.
- L'isolamento delle ore notturne pesa enormemente. Di notte ci si sente più soli nella gestione del neonato, senza la possibilità di chiedere aiuto o di condividere il carico con qualcuno.
- Questa solitudine amplifica il senso di sopraffazione e può far sentire come se si fosse le uniche persone al mondo a vivere questa difficoltà.
Situazioni in cui riconoscerti
Quando la notte tira fuori un genitore che non riconosci
Al mattino non riesco a credere di aver reagito così
Già prima di dormire ho paura di come sarà la notte
Perdere la pazienza di notte con un neonato può manifestarsi in modi diversi. Ecco alcune situazioni in cui potresti riconoscerti.
Quando la rabbia esplode all'improvviso
- Dopo il quarto risveglio della notte, il neonato piange nonostante sia stato allattato, cambiato e cullato. Il genitore sente montare una rabbia improvvisa e si ritrova a urlare, oppure a compiere un gesto brusco del solito.
- Un genitore che si sveglia per l'ennesima volta alle tre di notte si accorge di provare un'insofferenza intensa e quasi fisica verso il pianto del figlio, e si spaventa delle proprie stesse reazioni emotive.
- Un genitore che di giorno riesce a essere paziente e amorevole, di notte si scopre a pronunciare frasi dure verso il neonato che non smette di piangere, per poi sentirsi immediatamente in colpa ed essere sopraffatto/a dalla tristezza.
Quando la notte diventa fonte di ansia
- Dopo mesi di risvegli frequenti, un genitore potrebbe iniziare a sentire tensione e ansia già prima di andare a dormire, anticipando mentalmente i risvegli notturni e vivendo la notte come qualcosa da temere.
- Un papà o una mamma potrebbe ritrovarsi a litigare con il partner nel cuore della notte su chi debba alzarsi, trasformando la stanchezza e la frustrazione in un conflitto di coppia che peggiora ulteriormente il clima emotivo.
Quando il senso di colpa si fa sentire al mattino
- Al mattino, ripensando agli episodi notturni, il genitore fatica a riconoscersi in quelle reazioni. Si chiede se sia una persona adeguata al ruolo di madre o padre, alimentando insicurezza e un profondo senso di inadeguatezza.
- La distanza tra il genitore che si è di giorno e quello che si diventa di notte potrebbe generare una confusione dolorosa rispetto alla percezione di se stessi.
Strumenti concreti per la notte
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