Adepril è uno dei nomi commerciali con cui in Italia viene distribuita l'amitriptilina, un antidepressivo triciclico. Le indicazioni approvate comprendono il disturbo depressivo maggiore, il dolore neuropatico e la profilassi della cefalea tensiva cronica e dell'emicrania.
In questo articolo scoprirai per quali condizioni è indicato, come agisce, quali possibili effetti indesiderati può comportare e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Cos'è Adepril e a cosa serve
Adepril contiene amitriptilina cloridrato, la stessa molecola presente in altre specialità e nei medicinali equivalenti a base di amitriptilina. Il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio è Teofarma S.r.l., il farmaco viene dispensato con ricetta ripetibile ed è rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale in fascia A.
È in commercio in due soli dosaggi orali, cioè compresse rivestite da 10 mg e da 25 mg, in confezioni da 30 compresse. Un'altra specialità della stessa molecola, Laroxyl, è disponibile anche in gocce e in forma iniettabile, perciò la scelta tra un medicinale e l'altro può dipendere anche dalla forma più adatta alla singola persona.
Il riassunto delle caratteristiche del prodotto indica Adepril negli adulti per:
- il disturbo depressivo maggiore,
- il dolore neuropatico, cioè il dolore che origina da un danno o da un'alterazione del sistema nervoso,
- la profilassi della cefalea tensiva cronica,
- la profilassi dell'emicrania.
La scheda tecnica prevede anche l'uso nell'enuresi notturna nei bambini dai 6 anni, ma solo dopo l'esclusione di cause organiche e il fallimento di altri trattamenti, con prescrizione specialistica e monitoraggio dedicato. Al di sotto dei 18 anni Adepril non è invece indicato per il trattamento della depressione.
Come tutti i farmaci appartenenti a questa classe, Adepril può essere assunto esclusivamente su prescrizione medica, rilasciata dallo psichiatra o dal medico di medicina generale. La decisione di iniziare un trattamento farmacologico deve basarsi su un’accurata valutazione diagnostica e clinica, che consenta di stabilire se il farmaco sia appropriato per la specifica situazione. Assumere Adepril senza prescrizione o supervisione medica può comportare rischi per la salute.

Di che classe farmacologica fa parte Adepril
Adepril appartiene agli antidepressivi triciclici, indicati in ambito clinico con la sigla TCA. Il nome deriva dalla struttura chimica della molecola, che presenta tre anelli collegati tra loro, e identifica una delle famiglie in cui si articolano gli antidepressivi.
Rispetto a classi più recenti come gli SSRI e gli SNRI, i triciclici hanno un profilo d'azione più ampio e un numero maggiore di effetti indesiderati da monitorare. Non si tratta di farmaci meno validi, ma di strumenti diversi, che il medico valuta in base al quadro clinico e alla storia della persona.
I TCA continuano a essere prescritti perché la loro efficacia è supportata da evidenze scientifiche, soprattutto in specifici quadri clinici. Una revisione Cochrane ha rilevato che l’amitriptilina è più efficace del placebo nel trattamento della depressione maggiore, pur essendo associata a un numero maggiore di interruzioni del trattamento dovute agli effetti avversi (Leucht et al., 2012).
Come funziona Adepril
L'amitriptilina riduce il riassorbimento di noradrenalina e serotonina da parte dei neuroni che le hanno rilasciate, così i due neurotrasmettitori restano disponibili più a lungo nello spazio tra le cellule nervose. Il meccanismo è approfondito nella pagina dedicata all'amitriptilina.
L'azione analgesica del farmaco coinvolge invece meccanismi in parte diversi da quelli responsabili dell'effetto antidepressivo. Questo aiuta a comprendere perché possa essere prescritto nel trattamento del dolore neuropatico o nella profilassi della cefalea anche in assenza di un disturbo depressivo.
L’effetto antidepressivo non è immediato: in genere sono necessarie da due a quattro settimane di trattamento continuativo prima di osservare un miglioramento significativo. Nelle prime settimane possono comparire cambiamenti ancora poco definiti o, in alcuni casi, un temporaneo peggioramento dei sintomi; questo, da solo, non significa necessariamente che la terapia non stia funzionando. La dose e gli eventuali aggiustamenti del trattamento devono essere sempre stabiliti dal medico.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Il trattamento con Adepril può produrre effetti attesi sul quadro clinico, ma anche possibili effetti indesiderati. Imparare a riconoscere la differenza tra i due può essere utile per monitorare il percorso terapeutico e riferire tempestivamente al medico eventuali sintomi o cambiamenti.
Effetti terapeutici
Quando il trattamento è efficace, i cambiamenti riguardano principalmente i sintomi che avevano portato alla prescrizione del farmaco. Nel disturbo depressivo maggiore, ad esempio, possono ridursi progressivamente l’umore depresso, la perdita di interesse o piacere per le attività abituali e le difficoltà legate al sonno.
Nel dolore neuropatico, l’effetto atteso è una riduzione dell’intensità e, più in generale, della percezione del dolore. Una revisione Cochrane ha descritto l’amitriptilina come un trattamento consolidato per questa indicazione, sottolineando tuttavia che le evidenze di alta qualità disponibili sono ancora limitate (Moore et al., 2015).
Nella profilassi della cefalea tensiva cronica e dell’emicrania, l’obiettivo non è intervenire sul singolo attacco, ma ridurre nel tempo la frequenza e l’intensità degli episodi. Una revisione sistematica con metanalisi ha evidenziato, per gli antidepressivi triciclici, una riduzione della frequenza degli episodi nella cefalea tensiva dell’adulto (Jackson et al., 2017).
La scheda tecnica prevede inoltre che il trattamento possa essere proseguito anche dopo la remissione dei sintomi, con l’obiettivo di ridurre il rischio di ricaduta. La durata della terapia e le eventuali modifiche del dosaggio devono essere stabilite dal medico, sulla base della risposta al trattamento e dell’andamento del quadro clinico.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Adepril può causare effetti indesiderati, con intensità e durata variabili da persona a persona. Il riassunto delle caratteristiche del prodotto classifica come molto comuni, cioè riferiti da almeno una persona su dieci:
- sonnolenza, tremore, capogiro e cefalea;
- disturbi dell'accomodazione visiva;
- palpitazioni, tachicardia e ipotensione ortostatica;
- bocca secca, stipsi e nausea;
- congestione nasale e aumento della sudorazione;
- aumento di peso e aggressività.
Tra gli effetti comuni, cioè riferiti fino a una persona su dieci, rientrano:
- stato confusionale, agitazione e disturbi dell'attenzione;
- parestesie e atassia;
- midriasi;
- alterazioni della conduzione cardiaca e anomalie all'elettrocardiogramma, con prolungamento degli intervalli QT e QRS;
- disturbi della minzione;
- riduzione del desiderio sessuale e disfunzione erettile;
- iponatriemia, cioè la riduzione del sodio nel sangue;
- affaticamento e sete.
Gli effetti anticolinergici, come la bocca secca, la stipsi o la visione offuscata, possono attenuarsi nelle prime settimane di trattamento. Quando invece persistono o interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno segnalarli al medico, che può rivalutare il trattamento.
L'effetto sedativo è frequente e può accompagnarsi a stanchezza intensa. Alcune persone riferiscono anche di sentirsi insolitamente distaccate o poco reattive dal punto di vista emotivo, una sensazione che può essere correlata al trattamento, all'andamento del disturbo o ad altri fattori clinici e che va portata all'attenzione del medico.
Tra gli effetti non comuni e rari, la scheda tecnica riporta insonnia, incubi, viraggio ipomaniacale o maniacale, allucinazioni, delirio nelle persone anziane, convulsioni, ideazione o comportamento suicidario, fotosensibilizzazione e ittero. In casi molto rari possono inoltre comparire acatisia, glaucoma acuto e torsione di punta.
Si tratta di eventi infrequenti, ma che richiedono particolare attenzione. In presenza di sintomi importanti o improvvisi è necessario contattare tempestivamente il medico o, quando indicato dalla gravità dei sintomi, rivolgersi al pronto soccorso. Particolare cautela è richiesta anche in caso di reazioni cutanee gravi, come un’eruzione accompagnata da febbre e malessere generale: in queste circostanze la scheda tecnica prevede l’interruzione immediata e definitiva del trattamento.
Interazioni con altri farmaci
L'associazione più critica riguarda gli inibitori delle monoamminossidasi (I-MAO), controindicata dalla scheda tecnica perché può contribuire alla sindrome serotoninergica, che può manifestarsi con agitazione, febbre e rigidità muscolare. Tra i due trattamenti devono trascorrere almeno quattordici giorni.
Altre associazioni richiedono cautela e monitoraggio medico:
- Sostanze serotoninergiche: SSRI, SNRI e analgesici oppioidi come il tramadolo, per la possibile sindrome serotoninergica e, con il tramadolo, per un aumento della probabilità di convulsioni;
- Farmaci che prolungano l'intervallo QT: alcuni antiaritmici, antipsicotici e il metadone, per il rischio di aritmie ventricolari;
- Anticolinergici: possono amplificare bocca secca, stipsi e ritenzione urinaria;
- Simpaticomimetici, inclusi alcuni decongestionanti nasali senza obbligo di prescrizione, per il potenziamento degli effetti cardiovascolari;
- Sedativi e depressori del sistema nervoso centrale, compresi ipnotici, ansiolitici e anestetici, per l'aumento della sedazione;
- Antipertensivi ad azione centrale come la guanetidina, di cui l'amitriptilina può ridurre l'efficacia.
Un’altra importante interazione riguarda i farmaci e le sostanze che possono modificare il metabolismo epatico dell’amitriptilina. Alcuni medicinali, tra cui barbiturici, carbamazepina, fenitoina e rifampicina, così come i contraccettivi orali e l’erba di San Giovanni, possono ridurne le concentrazioni nel sangue e potenzialmente diminuirne l’efficacia.
Al contrario, sostanze come cimetidina, fenotiazine, aloperidolo e alcuni antidepressivi possono aumentare le concentrazioni di amitriptilina, con una conseguente possibile maggiore esposizione al farmaco e un aumento del rischio di effetti indesiderati.
Per questo è importante informare sempre il medico e il farmacista di tutti i medicinali e prodotti che si stanno assumendo, compresi integratori, prodotti erboristici e farmaci acquistati senza prescrizione. Questo permette di valutare eventuali interazioni e di gestire il trattamento in condizioni di maggiore sicurezza.
Avvertenze e precauzioni d'uso
La scheda tecnica elenca alcune condizioni in cui Adepril non deve essere utilizzato:
- ipersensibilità all'amitriptilina o a uno degli eccipienti;
- infarto miocardico recente;
- blocco cardiaco di qualsiasi grado, disturbi del ritmo e insufficienza coronarica;
- trattamento concomitante con I-MAO;
- epatopatia severa;
- età inferiore ai 6 anni.
Nelle prime settimane di terapia e dopo ogni variazione della dose va monitorata la comparsa o l'intensificarsi di pensieri suicidari, in particolare nelle persone al di sotto dei 25 anni. Va inoltre considerato che la depressione è di per sé associata a un aumento di questo rischio.
In presenza di questi segnali è necessario contattare subito il medico o rivolgersi al pronto soccorso, senza attendere il controllo successivo.
Può essere utile che familiari e persone di fiducia siano informati di questo monitoraggio, così da riconoscere tempestivamente eventuali cambiamenti nel comportamento o nell'umore.
Altre situazioni in cui il medico valuta caso per caso l'uso di Adepril:
- Condizioni cardiache e prolungamento noto dell'intervallo QT, per cui possono essere indicati controlli elettrocardiografici periodici;
- Persone anziane: più esposte all'ipotensione ortostatica e agli effetti anticolinergici, come confusione o ritenzione urinaria;
- Epilessia o crisi convulsive: l'amitriptilina può abbassare la soglia convulsiva;
- Diabete: il trattamento può modificare il controllo glicemico e richiedere un adeguamento della terapia antidiabetica;
- Glaucoma, ipertrofia prostatica e stenosi pilorica: richiedono cautela per gli effetti anticolinergici del farmaco;
- Ipertiroidismo o terapia con ormoni tiroidei, per il possibile aumento del rischio aritmico;
- Gravidanza: la scheda tecnica non ne raccomanda l'uso, salvo che il medico lo ritenga clinicamente necessario dopo aver valutato il rapporto tra benefici e rischi, perché l'assunzione nelle fasi finali può associarsi a sintomi da sospensione nel neonato;
- Allattamento: l'amitriptilina passa nel latte materno, perciò la scelta va discussa con il medico;
- Guida e uso di macchinari: il farmaco può ridurre i riflessi e la vigilanza, soprattutto nelle prime fasi del trattamento.
Per l'alcol la scheda tecnica raccomanda di evitarne il consumo per tutta la durata della terapia, perché ne potenzia l'effetto sedativo in modo significativo.
La sospensione non va decisa autonomamente né realizzata in modo brusco, perché un'interruzione improvvisa può provocare cefalea, malessere, insonnia e irritabilità. La riduzione graduale della dose, concordata con il medico, serve a contenere questi sintomi, che non indicano una dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso.

Adepril e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia possono integrarsi senza escludersi a vicenda, intervenendo su aspetti diversi della sofferenza. Il trattamento farmacologico mira a ridurre i sintomi del disturbo, mentre la psicoterapia può aiutare a comprendere e modificare i pensieri, le emozioni, i comportamenti e le modalità relazionali che contribuiscono al disagio.
Una network meta-analisi sulla depressione nell’adulto ha evidenziato che il trattamento combinato può ottenere risultati migliori rispetto alla sola psicoterapia o alla sola farmacoterapia (Cuijpers et al., 2020). Tra gli approcci psicoterapeutici più studiati in questo ambito rientra la terapia cognitivo-comportamentale.
Per approfondire le possibilità di trattamento dei quadri depressivi, è possibile consultare la pagina dedicata alla depressione.
Nella pratica clinica, una maggiore stabilità dei sintomi può rendere più accessibile anche il lavoro psicoterapeutico. Quando, per esempio, stanchezza persistente, alterazioni del sonno o difficoltà di concentrazione occupano gran parte della giornata, una loro riduzione può facilitare la partecipazione al percorso. La scelta di associare alla terapia farmacologica un percorso psicoterapeutico viene valutata dal medico insieme alla persona, in base alle caratteristiche e alle necessità individuali.
Quando Adepril viene prescritto per il dolore neuropatico o per la profilassi della cefalea, la psicoterapia può rappresentare un supporto nella gestione dello stress, dell’impatto emotivo del dolore e delle difficoltà che possono accompagnare una condizione persistente. Anche l’esperienza delle patologie croniche e del dolore può quindi trovare spazio all’interno del percorso terapeutico.
L’inizio di un trattamento antidepressivo può inoltre accompagnarsi a dubbi e preoccupazioni, per esempio il timore di sviluppare una dipendenza o di sentirsi cambiati dal farmaco. Questi aspetti possono essere affrontati sia con il medico, per ricevere informazioni corrette sul trattamento, sia con lo psicologo, per esplorare le emozioni e i significati personali associati alla terapia. Anche il momento della sospensione può essere preparato all’interno del percorso psicoterapeutico, fermo restando che la riduzione e l’eventuale interruzione del farmaco devono essere sempre concordate e gestite dal medico.
Se stai valutando un supporto psicologico accanto alla terapia con Adepril, puoi valutare un percorso di psicoterapia online con Unobravo e trovare un professionista in linea con le tue esigenze.




