Alprazig è il nome commerciale di un ansiolitico a base di alprazolam, una benzodiazepina prescritta per stati di ansia grave e per gli attacchi di panico, con o senza agorafobia. È uno dei medicinali italiani che contengono questa molecola, disponibile sia in compresse sia in soluzione da assumere a gocce.
Qui troverai per quali condizioni è indicato, quali sono le differenze tra le due formulazioni, quali effetti può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Cos'è Alprazig e di che classe fa parte
Alprazig è un medicinale il cui principio attivo è l'alprazolam, e il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio è Laboratori Baldacci. Nome commerciale e principio attivo non coincidono, perché il primo è il marchio con cui l'azienda vende il prodotto, il secondo è la sostanza che ne determina l'effetto.
Lo stesso alprazolam è in commercio in Italia anche con altri marchi, tra cui Xanax e Frontal, oltre che in versioni generiche.
Sul piano farmacologico si tratta di un ansiolitico del gruppo delle benzodiazepine, la stessa classe a cui appartengono farmaci molto diversi tra loro per rapidità e durata d'azione. Gli ansiolitici non vanno confusi con gli antidepressivi, perché agiscono con meccanismi differenti e la scelta tra le due categorie spetta sempre al medico.
In Italia Alprazig è disponibile in compresse da 0,25 mg, 0,5 mg e 1 mg e in gocce orali in soluzione da 0,75 mg/ml, in flacone da 20 ml. Non tutti i medicinali a base di alprazolam prevedono entrambe le forme, e la soluzione orale permette di modulare la dose in modo più graduale.
Secondo la scheda tecnica AIFA, il farmaco è indicato per:
- ansia, tensione e altre manifestazioni somatiche o psichiatriche associate a sindrome ansiosa,
- attacchi di panico, con o senza agorafobia.
La stessa scheda precisa che le benzodiazepine vanno riservate ai casi in cui il disturbo è grave, disabilitante o causa un disagio marcato, quindi non alla tensione occasionale. Per questo Alprazig richiede la ricetta medica, mentre lo psicologo e lo psicoterapeuta non hanno facoltà prescrittiva e lavorano attraverso il colloquio clinico.

Come funziona Alprazig
L'alprazolam potenzia l'attività del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale, che funziona come un freno fisiologico dell'attività dei neuroni. Il farmaco non produce GABA, ma ne amplifica il segnale, riducendo quell'iperattivazione neuronale associata, tra gli altri fattori, agli stati ansiosi.
Il meccanismo d’azione della molecola è approfondito nella pagina dedicata all’alprazolam. Qui è sufficiente ricordare che il suo effetto ansiolitico e sedativo può comparire rapidamente. Proprio la rapidità con cui può ridurre ansia e tensione contribuisce al rischio di sviluppare dipendenza, soprattutto in caso di uso prolungato o non adeguatamente monitorato.
La scelta tra compresse e gocce non cambia il meccanismo, mentre può cambiare la praticità d'uso e la possibilità di aggiustamenti fini della dose. Anche in questo caso la decisione è clinica, perché non esiste una dose valida per tutti e la posologia viene definita dal medico in base alla gravità dei sintomi e alla risposta individuale.
La durata del trattamento è per sua natura limitata. Per l'indicazione sull'ansia la scheda tecnica indica un periodo che non dovrebbe superare le 8-12 settimane, fase di riduzione graduale inclusa, con rivalutazioni periodiche da parte del medico.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Come ogni farmaco, Alprazig ha effetti attesi ed effetti indesiderati, e conoscerli entrambi rende il trattamento più consapevole.
Effetti terapeutici
Gli effetti attesi riguardano i sintomi acuti e si osservano nel breve periodo. Il farmaco può ridurre l'intensità dell'ansia acuta e dell'agitazione, comprese le manifestazioni fisiche che spesso le accompagnano, come tachicardia, tensione muscolare e senso di oppressione al petto.
Durante un attacco di panico può inoltre attenuare il circolo per cui la paura della crisi alimenta la crisi stessa. Nei periodi di maggiore sofferenza, la riduzione dell'attivazione può riflettersi anche sulla qualità del sonno e sulla capacità di sostenere gli impegni quotidiani.
Quando l’ansia è così intensa da rendere difficile persino concentrarsi durante una conversazione, una riduzione della sua intensità può rendere nuovamente accessibile un percorso psicologico che, in quel momento, sembrava troppo difficile da affrontare.
Questi effetti sono principalmente orientati alla riduzione dei sintomi e non intervengono necessariamente sui fattori psicologici o contestuali che possono contribuire a mantenerli. Anche per questo, nelle indicazioni per i disturbi d’ansia, l’impiego delle benzodiazepine è generalmente pensato come temporaneo e attentamente monitorato. Una revisione sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inoltre evidenziato la necessità di un uso più restrittivo delle benzodiazepine nel trattamento dei disturbi d’ansia negli adulti (Papola et al., 2023).
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Alprazig può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. La scheda tecnica li classifica in base alla frequenza con cui sono stati osservati.
Gli effetti molto comuni sono la sonnolenza e la sedazione, in genere più evidenti nelle prime fasi del trattamento.
Tra gli effetti comuni rientrano:
- capogiri, vertigini e mal di testa;
- difficoltà di coordinazione e atassia;
- confusione, difficoltà di attenzione e disturbi della memoria;
- umore depresso, irritabilità e riduzione dell'appetito;
- visione offuscata, nausea e stitichezza;
- affaticamento e riduzione del desiderio sessuale.
Alcune persone riferiscono una sensazione di attenuazione delle emozioni, descritta come un certo appiattimento del tono affettivo o una minore intensità delle emozioni. Si tratta di un’esperienza soggettiva che può essere utile riferire al medico, così da poterla considerare nella valutazione complessiva della risposta al trattamento e della sua tollerabilità.
Tra gli effetti non comuni possono presentarsi amnesia anterograda, cioè difficoltà a fissare nuovi ricordi durante l'assunzione, tremore, debolezza muscolare, alterazioni della funzionalità epatica e irregolarità mestruali. Rientrano qui anche le reazioni paradosse, con agitazione o aggressività, più frequenti nei bambini e negli anziani.
Se questi sintomi sono presenti, è importante segnalarli al medico, che potrà valutarli nel contesto complessivo del trattamento. In particolare, la comparsa o il peggioramento di pensieri suicidari richiede una valutazione medica tempestiva.
Con l’uso prolungato può svilupparsi dipendenza fisica e psicologica, anche a dosi terapeutiche. Il rischio può essere maggiore nelle persone con una storia di uso problematico di sostanze o alcol. Una revisione della letteratura ha inoltre evidenziato che il fenomeno dell’uso improprio dell’alprazolam non è ancora completamente chiarito e richiede ulteriori approfondimenti (Ait-Daoud et al., 2018).
Interazioni con altri farmaci
Prima di iniziare il trattamento è importante informare il medico di tutti i medicinali e prodotti che si assumono, compresi quelli acquistati senza prescrizione, gli integratori e i prodotti erboristici. Anche le sostanze di origine naturale, infatti, possono modificare l’effetto del farmaco o interagire con esso.
Le interazioni più rilevanti riguardano i depressori del sistema nervoso centrale, perché gli effetti sedativi possono sommarsi in modo difficile da prevedere. Tra questi rientrano:
- altri ansiolitici e ipnotici;
- analgesici oppioidi, come morfina e codeina;
- antidepressivi, antipsicotici e antiepilettici;
- anestetici generali e antistaminici sedativi.
Con gli oppioidi, in particolare, l’associazione può provocare una sedazione profonda e aumentare il rischio di depressione respiratoria. Per questo, la combinazione deve essere valutata con particolare cautela e utilizzata solo quando strettamente necessaria, sotto attento controllo medico.
Particolare attenzione va riservata anche all’alcol, che è opportuno evitare durante il trattamento perché può potenziare significativamente gli effetti sedativi dell’alprazolam. Anche l’intossicazione acuta da alcol o da altre sostanze che deprimono il sistema nervoso centrale rappresenta una situazione in cui l’uso del farmaco è controindicato.
Esistono inoltre medicinali che possono rallentare il metabolismo epatico dell’alprazolam, aumentandone le concentrazioni nel sangue e, di conseguenza, il rischio di effetti indesiderati. Tra questi rientrano alcuni antimicotici azolici, come ketoconazolo e itraconazolo, alcuni antibiotici macrolidi e gli antivirali inibitori delle proteasi. Al contrario, sostanze come la carbamazepina e l’erba di San Giovanni possono accelerarne il metabolismo e ridurne l’efficacia.
Questo elenco non vuole creare allarmismi, ma mostrare perché è importante che il medico disponga di un quadro completo della terapia in corso. Informare anche di farmaci da banco, integratori e prodotti erboristici permette di valutare le possibili interazioni e di impostare il trattamento nel modo più sicuro possibile.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Alcune condizioni rappresentano una controindicazione all'uso di Alprazig, cioè situazioni in cui il farmaco non deve essere assunto:
- ipersensibilità all'alprazolam, ad altre benzodiazepine o agli eccipienti;
- glaucoma acuto ad angolo chiuso;
- miastenia grave;
- insufficienza respiratoria grave;
- sindrome delle apnee notturne;
- insufficienza epatica grave;
- età inferiore ai 18 anni.
In gravidanza, la scheda tecnica indica di non utilizzare il farmaco nel primo trimestre, in considerazione del possibile rischio di malformazioni congenite.
Nel secondo e nel terzo trimestre, l’eventuale impiego richiede una valutazione medica particolarmente attenta, poiché l’esposizione al farmaco può comportare nel neonato effetti quali ipotonia, difficoltà respiratorie e sintomi da astinenza.
Se la gravidanza è in corso, è sospettata o si sta pianificando, è importante comunicarlo al medico, che potrà valutare il trattamento più appropriato. Non è invece consigliabile modificare o interrompere autonomamente la terapia.
Durante l’allattamento, l’uso non è raccomandato, poiché il principio attivo passa nel latte materno e può esporre il neonato ai suoi effetti.
Alcune situazioni richiedono particolare cautela e possono rendere necessario un monitoraggio più attento:
- guida e uso di macchinari, per la possibile comparsa di sonnolenza, riduzione dell’attenzione e rallentamento dei riflessi;
- persone anziane, che possono essere più sensibili agli effetti sedativi e presentare un maggiore rischio di cadute; per questo, in genere, si ricorre a dosaggi più bassi;
- insufficienza epatica o renale, in presenza della quale il medico può valutare un aggiustamento del dosaggio;
- storia di dipendenza da alcol, farmaci o altre sostanze, che può aumentare il rischio di sviluppare dipendenza;
- depressione grave o disturbi psicotici, che richiedono una valutazione clinica specifica prima e durante il trattamento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda la sospensione graduale. L’alprazolam non dovrebbe essere interrotto bruscamente dopo un uso continuativo, perché la sospensione improvvisa può provocare sintomi da astinenza, tra cui ansia di rimbalzo, insonnia, irritabilità e tremori. Nei casi più gravi possono verificarsi anche crisi convulsive.
La riduzione del farmaco deve quindi essere concordata con il medico ed effettuata gradualmente, secondo un piano personalizzato. Lo stesso vale per qualsiasi modifica della dose o della durata del trattamento.

Alprazig e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco o psicoterapia? La domanda è comprensibile, ma non è sempre necessario scegliere tra i due: possono avere funzioni diverse e, in alcuni casi, integrarsi all’interno dello stesso percorso di cura.
Il farmaco può contribuire a ridurre rapidamente l’intensità dei sintomi acuti, creando condizioni più favorevoli per affrontare ciò che sta accadendo. La psicoterapia può invece aiutare a comprendere e modificare i meccanismi che mantengono l’ansia, lavorando su pensieri, emozioni, comportamenti e modalità di gestione delle situazioni temute. Tra gli approcci più studiati rientra la terapia cognitivo-comportamentale.
Alcune persone iniziano il trattamento farmacologico e successivamente intraprendono un percorso psicoterapeutico; altre sono già in terapia e valutano con il medico l’opportunità di affiancare un farmaco in una fase di particolare intensità dei sintomi. La scelta dipende dalla situazione individuale, dalla gravità del quadro e dagli obiettivi del trattamento.
Un tema che può emergere durante il percorso è l’ansia anticipatoria legata alla riduzione o alla sospensione del farmaco, insieme al timore di non riuscire a stare bene senza di esso. Sono preoccupazioni che possono essere esplorate in psicoterapia, mentre la gestione della terapia farmacologica e le modalità di riduzione o sospensione restano di competenza del medico.
Anche per chi sta accanto a una persona che affronta questo percorso, può essere utile accogliere le sue paure senza minimizzarle. Presentare la psicoterapia come un possibile supporto aggiuntivo, e non come un’alternativa imposta al farmaco, può favorire un atteggiamento più aperto verso il percorso di cura.
Con il questionario di Unobravo puoi trovare uno psicologo in linea con le tue esigenze e valutare insieme quale supporto fa più al caso tuo.




