Dropaxin è un antidepressivo appartenente alla classe degli SSRI, il cui principio attivo è la paroxetina. In questo articolo vedremo che cosa contiene, come si assume nella formulazione in gocce, per quali disturbi può essere prescritto e quali aspetti è utile conoscere durante il trattamento. Parleremo anche del ruolo della psicoterapia, che in alcuni casi può affiancare il percorso farmacologico e offrire uno spazio di lavoro sugli aspetti psicologici che accompagnano il disturbo.
Cos'è Dropaxin e come si assume
Dropaxin è uno dei nomi commerciali con cui la paroxetina è distribuita in Italia, prodotto da Italfarmaco. La stessa molecola è in commercio anche come Sereupin e Daparox, oltre ad altri marchi ed equivalenti generici.
Sul piano farmacologico rientra tra gli antidepressivi e, più precisamente, nel gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, noti con la sigla SSRI.
L'elemento che distingue Dropaxin gocce dalle formulazioni in compresse è la soluzione orale. Un millilitro corrisponde a 20 gocce e contiene 10 mg di paroxetina, quindi ogni goccia ne contiene 0,5 mg, e questo permette una modulazione più fine della quantità assunta, un aspetto che il medico può considerare in alcune situazioni cliniche.
Le gocce vanno diluite in poca acqua e assunte in una sola somministrazione al mattino, durante la colazione. La quantità e la durata del trattamento sono definite dal medico, che conosce il quadro clinico della persona e le altre terapie eventualmente in corso.
Il riassunto delle caratteristiche del prodotto indica Dropaxin per:
- gli episodi di depressione maggiore,
- il disturbo ossessivo-compulsivo,
- il disturbo da attacchi di panico, con o senza agorafobia,
- il disturbo d'ansia sociale,
- il disturbo d'ansia generalizzato,
- il disturbo da stress post-traumatico.
Il farmaco può essere prescritto sia da un medico di medicina generale sia da uno specialista, e non è indicato al di sotto dei 18 anni.

Come funziona Dropaxin
La paroxetina agisce sulla trasmissione della serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell'umore, dell'ansia e del sonno. Nelle sinapsi una parte della serotonina rilasciata viene riassorbita dalla cellula che l'ha prodotta, e il Dropaxin inibisce in modo selettivo questo riassorbimento.
Le alterazioni del sistema serotoninergico sono associate, tra molti altri fattori biologici e psicosociali, ai disturbi depressivi e ai disturbi d'ansia, senza esserne la causa unica. Il profilo farmacologico della molecola è approfondito nella pagina dedicata alla paroxetina.
L'azione sulla ricaptazione compare rapidamente, ma i cambiamenti sul piano clinico richiedono più tempo. I primi segnali di miglioramento si osservano in genere dopo 2-4 settimane, mentre nel disturbo ossessivo-compulsivo e nel disturbo di panico la risposta completa può richiedere alcuni mesi.
Nelle prime settimane di trattamento possono comparire, in alcune persone, un aumento transitorio dell’ansia o una maggiore sensazione di irrequietezza, come riportato nella scheda tecnica. È importante riferire questi sintomi al medico, che potrà valutarli e, se necessario, rivalutare l’impostazione della terapia.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Il trattamento con Dropaxin comporta effetti attesi sui sintomi e possibili effetti indesiderati, ed è utile conoscere entrambi prima di iniziare.
Effetti terapeutici
Quando il trattamento è efficace, i cambiamenti riguardano i sintomi che avevano motivato la prescrizione. Nella depressione possono ridursi gradualmente l'umore depresso, la stanchezza persistente e l'anedonia, cioè la difficoltà a provare piacere e interesse per le attività abituali.
Una metanalisi che ha confrontato paroxetina e placebo sulle scale di Hamilton ha osservato una differenza favorevole al farmaco sia nei disturbi d'ansia sia nella depressione, con un'entità dell'effetto definita modesta dagli autori e maggiore nel disturbo di panico rispetto al disturbo d'ansia generalizzato (Sugarman et al., 2014).
Nei disturbi d'ansia per cui il farmaco è indicato gli effetti attesi riguardano la frequenza e l'intensità dei sintomi centrali, come le crisi di panico e l'ansia anticipatoria, l'evitamento delle situazioni sociali nell'ansia sociale e i ricordi intrusivi nel disturbo post traumatico da stress.
Il trattamento può proseguire oltre il miglioramento dei sintomi, perché la sospensione precoce può aumentare il rischio di ricaduta. Nel disturbo ossessivo-compulsivo e nel disturbo di panico i tempi possono essere più lunghi, e la durata della terapia viene definita dal medico caso per caso.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Dropaxin può causare effetti indesiderati, con intensità e durata variabili da persona a persona. Il riassunto delle caratteristiche del prodotto classifica come molto comuni, cioè riferiti da più di una persona su dieci:
- la nausea,
- le disfunzioni sessuali, tra cui la riduzione del desiderio e la difficoltà a raggiungere l'orgasmo o l'erezione,
- le difficoltà di concentrazione.
Tra gli effetti comuni, riferiti fino a una persona su dieci, rientrano:
- sonnolenza, insonnia, agitazione e sogni anomali,
- cefalea, vertigini e tremori,
- visione offuscata e sbadigli,
- secchezza delle fauci, stipsi, diarrea e vomito,
- riduzione dell'appetito e aumento di peso,
- sudorazione, astenia e aumento del colesterolo.
Tra gli effetti non comuni la scheda tecnica riporta stato confusionale, allucinazioni, disturbi extrapiramidali e reazioni cutanee, e tra quelli rari reazioni maniacali, acatisia, convulsioni e iponatriemia. Sono molto rari la sindrome serotoninergica, il glaucoma acuto e le reazioni epatiche.
Alcuni di questi effetti possono attenuarsi nelle prime settimane. Quando invece persistono o interferiscono con la vita quotidiana, come può accadere con l'insonnia o con il calo della libido, è opportuno segnalarli al medico. Le disfunzioni sessuali possono persistere nel corso del trattamento (Montejo-González et al., 1997).
Interazioni con altri farmaci
La paroxetina ha un profilo di interazioni ampio, perciò è importante informare il medico di ogni terapia in corso, inclusi i prodotti da banco, gli integratori e i rimedi a base di erbe.
La scheda tecnica indica come controindicate le associazioni con:
- gli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), compresa la moclobemide,
- la tioridazina,
- la pimozide.
Alla base della prima controindicazione c’è il rischio di sindrome serotoninergica, un evento raro ma che richiede attenzione e che può manifestarsi, tra gli altri sintomi, con agitazione, confusione, tremore, sudorazione e aumento della frequenza cardiaca. Nel caso di tioridazina e pimozide, invece, la cautela è legata alla possibilità di un prolungamento dell’intervallo QT, che può favorire alterazioni del ritmo cardiaco. Si tratta di aspetti che il medico valuta considerando il quadro clinico complessivo e le eventuali terapie concomitanti.
Dopo la sospensione di un IMAO irreversibile devono passare due settimane prima di iniziare la paroxetina, e almeno 24 ore per un IMAO reversibile, mentre nel senso opposto occorre attendere almeno una settimana. Un'interazione dello stesso tipo può riguardare i triptani, il tramadolo, il litio e l'iperico.
Un'altra possibile interazione da conoscere riguarda il rischio emorragico, che può aumentare quando la paroxetina viene assunta insieme ad anticoagulanti orali, antiaggreganti o farmaci antinfiammatori non steroidei come l'ibuprofene e l'acido acetilsalicilico.
Sul piano delle interazioni farmacologiche, la paroxetina inibisce l’enzima CYP2D6 e può quindi influenzare la concentrazione di alcuni medicinali, tra cui determinati antidepressivi triciclici, antipsicotici e antiaritmici. Particolare attenzione è richiesta anche con il tamoxifene, perché la paroxetina può ridurre la formazione del suo metabolita attivo e comprometterne l’efficacia. Per questo, l’associazione viene generalmente evitata quando possibile. La scheda tecnica raccomanda inoltre di evitare il consumo di alcol durante il trattamento.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Alcune condizioni richiedono una valutazione attenta prima di iniziare Dropaxin e un monitoraggio nel corso del trattamento.
In gravidanza la paroxetina va somministrata solo quando strettamente indicato, dopo una valutazione del rapporto tra benefici e rischi, e la sospensione non va comunque decisa autonomamente.
L'esposizione nel primo trimestre è associata a un aumento del rischio di malformazioni cardiovascolari, che resta inferiore a 2 casi su 100 contro circa 1 su 100 nella popolazione generale (Bérard et al., 2016).
Nelle fasi avanzate può essere associata a ipertensione polmonare persistente del neonato.
Altre situazioni richiedono precauzioni specifiche, come:
- Allattamento: la paroxetina passa nel latte materno in quantità ridotte e le concentrazioni rilevate nei neonati risultano molto basse o non misurabili, perciò la decisione va condivisa con il medico,
- Persone anziane: possono essere più vulnerabili all'iponatriemia e al rischio emorragico, e per loro la scheda tecnica fissa un limite di dose più basso,
- Insufficienza epatica o renale grave: può rendere necessario un adeguamento del trattamento,
- Epilessia, diabete, glaucoma ad angolo chiuso e disturbi della coagulazione: richiedono una valutazione preliminare e controlli nel corso della terapia,
- Guida e uso di macchinari: il farmaco può causare vertigini, confusione e disturbi della visione, quindi è preferibile attendere di conoscere la risposta individuale,
- Fertilità maschile: la paroxetina può avere un effetto sulla qualità dello sperma, reversibile con la sospensione.
Nelle prime settimane di trattamento e nelle persone più giovani, in particolare sotto i 25 anni, è importante prestare particolare attenzione alla comparsa o al peggioramento di pensieri suicidari, poiché in questa fascia può esserci un aumento del rischio. Per questo è consigliabile un monitoraggio più ravvicinato, soprattutto all’inizio della terapia. Se questi pensieri compaiono o diventano più intensi, è importante contattare tempestivamente il medico; se c’è un rischio immediato di farsi del male, è necessario rivolgersi al pronto soccorso o chiamare il 112, senza attendere il successivo controllo.
L’interruzione del trattamento non dovrebbe essere decisa autonomamente né avvenire in modo brusco. La scheda tecnica raccomanda una riduzione graduale della dose, che può essere adattata dal medico in base alla situazione individuale.
Negli studi registrativi, i sintomi da discontinuazione sono comparsi nel 30% delle persone che interrompevano il trattamento, rispetto al 20% di quelle che assumevano placebo.
Questi sintomi possono includere vertigini, formicolii, disturbi del sonno, ansia e cefalea. Nella maggior parte dei casi sono di intensità lieve o moderata e tendono a risolversi spontaneamente entro circa due settimane, anche se talvolta possono protrarsi più a lungo (Fava et al., 2015).
È importante distinguere questi sintomi dalla dipendenza: la paroxetina non è considerata una sostanza che determina dipendenza nel senso tipico associato alle sostanze d’abuso. La sospensione graduale serve però a ridurre il rischio di sintomi da discontinuazione e a rendere più graduale il passaggio alla sospensione del trattamento.

Dropaxin e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia agiscono su piani diversi e non si escludono a vicenda. Il trattamento farmacologico interviene sui sintomi che pesano sulla vita quotidiana, mentre il lavoro psicoterapeutico riguarda i pensieri, le emozioni e le relazioni. Le possibilità di cura sono approfondite nelle pagine dedicate all'ansia e alla depressione.
Una metanalisi di 52 studi controllati, su 3.623 partecipanti, ha confrontato l'aggiunta della psicoterapia alla sola terapia farmacologica, e il trattamento combinato ha mostrato risultati superiori, con un vantaggio più marcato nella depressione maggiore, nel disturbo di panico e nel disturbo ossessivo-compulsivo (Cuijpers et al., 2014).
Nello specifico, il farmaco può ridurre l'intensità dei sintomi e rendere più accessibile il lavoro in seduta. La terapia cognitivo-comportamentale è tra gli approcci più studiati per i disturbi d'ansia. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di affiancare agli antidepressivi un intervento psicologico (WHO, 2023).
Nei quadri di intensità lieve la psicoterapia da sola può essere sufficiente, e la decisione sulla terapia farmacologica resta comunque definita dal medico. Accanto al percorso di cura, l'attività fisica regolare e una buona igiene del sonno possono contribuire al benessere generale, senza sostituire un trattamento strutturato.
Chi inizia un antidepressivo può portare con sé il timore di non riconoscersi più o di dover proseguire la terapia a lungo. Sono preoccupazioni frequenti, che trovano spazio nelle prime sedute quando psicofarmaci e psicoterapia procedono insieme, compresa la fase di riduzione graduale del dosaggio.
Se stai valutando un supporto psicologico accanto alla terapia farmacologica, con Unobravo puoi trovare uno psicologo in linea con le tue esigenze e iniziare quando ti senti pronto.




