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Paroxetina: cos'è, a cosa serve, effetti collaterali e controindicazioni

Paroxetina: cos'è, a cosa serve, effetti collaterali e controindicazioni
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
31.7.2026
Paroxetina: cos'è, a cosa serve, effetti collaterali e controindicazioni
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La paroxetina è uno degli antidepressivi SSRI più studiati e prescritti, il principio attivo alla base di farmaci come Sereupin, Daparox, Seroxat, Eutimil e Dropaxin. Agisce aumentando la disponibilità di serotonina nel cervello e viene prescritta per un'ampia gamma di condizioni, dalla depressione a diversi disturbi d'ansia.

Tra le molecole della sua stessa famiglia si distingue per un profilo farmacologico particolare, ricco di interazioni e con una sospensione che richiede attenzione.

Che tu abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia semplicemente capirne di più, in questa pagina vediamo cos'è e come funziona la paroxetina, per quali disturbi è indicata, quali controindicazioni ed effetti indesiderati può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.

Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio

La paroxetina appartiene alla classe degli antidepressivi e, più nello specifico, al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli SSRI. Sono farmaci che aumentano la disponibilità di serotonina nel cervello, rallentandone il riassorbimento tra un neurone e l'altro.

Rispetto ad altre molecole della stessa famiglia, la paroxetina ha un profilo più sedativo e un'azione più sensibile alla sospensione, aspetti che il medico tiene presenti nella scelta. Le evidenze disponibili non indicano che un singolo SSRI sia più efficace degli altri nei disturbi d'ansia (Papola et al., 2023).

Lo stesso principio attivo è in commercio con nomi diversi. In Italia i più noti sono Sereupin e Daparox, a cui si aggiungono Seroxat, Eutimil, Dropaxin e Stiliden. Cambia il nome sulla confezione, ma la molecola è la stessa.

Come funziona e per cosa si usa Paroxetina

La paroxetina agisce a livello delle sinapsi, gli spazi di comunicazione tra i neuroni. In condizioni normali, parte della serotonina rilasciata da un neurone viene riassorbita prima di completare il suo effetto.

Il farmaco inibisce in modo selettivo questa ricaptazione della serotonina, lasciando il neurotrasmettitore disponibile più a lungo nello spazio sinaptico. La serotonina è uno dei neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell'umore, del senso di calma e della risposta emotiva agli eventi.

È importante però evitare semplificazioni. Le alterazioni di questo sistema sono associate, tra molti altri fattori, ai disturbi dell'umore e dell'ansia. Anche altri sistemi neurotrasmettitoriali, come quelli della dopamina e del GABA, insieme a fattori biologici, psicologici e ambientali, contribuiscono alla loro comparsa e al loro mantenimento, secondo un quadro che la ricerca continua ad approfondire.

Un tratto che distingue la paroxetina è la sua permanenza breve nell'organismo, senza metaboliti attivi che ne prolunghino l'azione. Questo la rende più sensibile alle interruzioni, un aspetto che tornerà utile per capire la sospensione.

Anche i tempi di risposta meritano attenzione, perché il miglioramento non è immediato. Nella maggior parte delle persone i primi benefici compaiono dopo 2-4 settimane di trattamento, anche se i tempi possono variare. Questo non significa che il farmaco non stia funzionando, ma che l'organismo ha bisogno di tempo per rispondere.

Le indicazioni terapeutiche approvate per gli adulti comprendono:

La paroxetina non è generalmente indicata nei minori di 18 anni, salvo specifiche valutazioni specialistiche.

Una donna pensierosa è accanto a una grande finestra a guardare il panorama cittadino all'esterno, con le braccia incrociate.
MART  PRODUCTION – Pexels

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni

Ci sono situazioni in cui la paroxetina non deve essere assunta, e altre in cui va usata solo con cautela e sotto controllo medico. Conoscerle non serve ad alimentare preoccupazioni, ma a capire perché il medico farà una valutazione accurata prima di proporla.

Le controindicazioni assolute riguardano l'ipersensibilità al principio attivo e l'associazione con alcuni farmaci: gli IMAO (inibitori delle monoaminossidasi), la tioridazina e la pimozide. Tra la sospensione di un IMAO e l'inizio della paroxetina, e viceversa, va rispettata una finestra di tempo (wash-out) per evitare reazioni gravi.

Una storia di episodi maniacali, epilessia o convulsioni, glaucoma ad angolo chiuso, patologie cardiache, la tendenza a un abbassamento del sodio nel sangue (iponatriemia) e i disturbi della coagulazione rappresentano condizioni che richiedono maggiore cautela e un’attenta valutazione medica.

Alcune popolazioni meritano una riflessione a parte:

  • Gravidanza: l'uso va valutato con il medico soppesando benefici e rischi. Per la paroxetina in particolare le linee guida dell'OMS suggeriscono di preferire, quando possibile, altri antidepressivi come i triciclici o la fluoxetina, pur trattandosi di una raccomandazione condizionale basata su prove di certezza bassa (World Health Organization, 2023). Non sospendere mai il farmaco da soli.
  • Allattamento: il principio attivo passa nel latte materno, quindi la decisione spetta allo specialista.
  • Persone anziane: la sensibilità al farmaco tende a essere maggiore, con un rischio più elevato di iponatriemia che richiede monitoraggio.
  • Insufficienza epatica o renale: può rendere necessario un aggiustamento della dose e controlli più frequenti nel tempo.
  • Guida e uso di macchinari: la paroxetina può causare sonnolenza o capogiri, quindi serve prudenza.

Inoltre, durante il trattamento è generalmente raccomandato evitare il consumo di alcol, perché può aumentare alcuni effetti indesiderati del farmaco e ridurne la tollerabilità.

Un'attenzione particolare va ai pensieri suicidari. Nelle prime settimane, e soprattutto sotto i 25 anni, può esserci una fase di maggiore vulnerabilità emotiva. Se noti in te o in una persona cara pensieri di farti del male, agitazione o cambiamenti bruschi dell'umore, parlane subito con il medico.

Ogni modifica alla terapia, dalla riduzione della dose alla sospensione o al cambio di farmaco, va sempre concordata con il medico prescrittore.

Effetti indesiderati

Come tutti i farmaci, la paroxetina può causare effetti indesiderati, anche se non tutte le persone li manifestano. Conoscerli in anticipo serve a sapere cosa osservare e quando contattare il medico. Gli effetti si classificano in base alla frequenza con cui compaiono negli studi clinici.

  • Molto comuni (più di 1 persona su 10): nausea, disfunzioni sessuali (calo del desiderio, difficoltà a raggiungere l'orgasmo, problemi di erezione), cefalea, difficoltà di concentrazione.
  • Comuni (fino a 1 persona su 10): sonnolenza o insonnia, agitazione, sogni anomali, vertigini, tremori, visione offuscata, stipsi, diarrea, secchezza delle fauci, sudorazione, aumento di peso, riduzione dell'appetito, astenia.
  • Non comuni (fino a 1 persona su 100): reazioni cutanee, variazioni della pressione, midriasi, ritenzione urinaria.
  • Rari (fino a 1 persona su 1.000): iponatriemia, sindrome serotoninergica, convulsioni, reazioni maniacali, emorragie anomale.

Un discorso a parte meritano gli effetti sulla sessualità, tra i più frequenti e spesso tra i meno discussi. Possono comparire nelle prime settimane e talvolta persistere durante il trattamento. Se noti cambiamenti, il medico può adottare strategie concrete, dall'aggiustamento della dose al passaggio a un altro farmaco.

Molti effetti tendono ad attenuarsi nelle prime settimane, man mano che l'organismo si adatta. Se invece non si riducono, o diventano difficili da gestire, è importante segnalarlo al medico, che può rivalutare la terapia: non è necessario sopportare in silenzio.

La sospensione va fatta in modo graduale e sotto supervisione medica. Interrompere bruscamente la terapia può causare una sindrome da discontinuazione (vertigini, nausea, irritabilità, formicolii, disturbi del sonno), più marcata rispetto ad altri SSRI per la breve permanenza della molecola nell'organismo. Ma non è un segnale di dipendenza nel senso delle sostanze d'abuso, infatti la paroxetina non è generalmente associata a craving o a comportamenti compulsivi di ricerca del farmaco.

Infine, negli studi in età evolutiva è stato segnalato un aumento del rischio di comportamenti suicidari e di ostilità. Per questo il farmaco richiede una valutazione specialistica attenta e un monitoraggio costante.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio

La paroxetina può interagire con numerosi altri farmaci, e conoscere queste interazioni è una parte importante della sicurezza del trattamento. Il suo profilo è particolarmente ricco perché la molecola inibisce in modo marcato un enzima epatico coinvolto nel metabolismo di molti principi attivi.

Le interazioni più rilevanti, segnalate dalle principali autorità regolatorie europee, riguardano:

  • IMAO (inibitori delle monoaminossidasi): controindicazione assoluta, per il rischio di sindrome serotoninergica; tra i due trattamenti serve un periodo di wash-out stabilito con lo specialista;
  • altri farmaci serotoninergici: triptani, tramadolo, litio, altri SSRI, L-triptofano, linezolid e blu di metilene;
  • anticoagulanti orali, FANS e antiaggreganti: possono aumentare il rischio di sanguinamento;
  • tamoxifene: la paroxetina può ridurne l'efficacia, quindi la co-somministrazione è preferibilmente da evitare;
  • farmaci metabolizzati dal CYP2D6: alcuni antidepressivi triciclici, antipsicotici, antiaritmici, atomoxetina e metoprololo;
  • fentanil, fosamprenavir e ritonavir: richiedono cautela o possono alterare i livelli del farmaco.

Rispetto agli integratori e ai rimedi fitoterapici, l'erba di San Giovanni, ad esempio, può interagire in modo significativo. Informa sempre il medico di tutto ciò che assumi, senza eccezioni.

Sovradosaggio

La paroxetina ha un ampio margine di sicurezza, ma un sovradosaggio va comunque trattato con urgenza. I sintomi che possono comparire includono nausea, vomito, tremori, tachicardia, agitazione e sonnolenza intensa.

Se sospetti di aver assunto una quantità eccessiva di farmaco, non aspettare che i sintomi peggiorino: chiama il 112 o recati immediatamente al pronto soccorso, portando con te la confezione del medicinale.

Terapeuta e cliente discutono questioni in una seduta di psicoterapia, evidenziando il supporto alla salute mentale.
SHVETS production – Pexels

Paroxetina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

La paroxetina e la psicoterapia non sono in competizione, e non esiste un ordine "giusto" in cui affrontarle. Sono due strumenti diversi, che lavorano su piani distinti e spesso si potenziano a vicenda.

Il farmaco può ridurre l'intensità dei sintomi, ma non interviene direttamente sui modelli di pensiero, sulle dinamiche relazionali o sui significati che la persona attribuisce alla propria esperienza. La psicoterapia offre uno spazio in cui esplorare e lavorare anche su questi aspetti.

Se stai già assumendo paroxetina e ti senti "meglio, ma ancora bloccato", quella sensazione ha un senso. La psicoterapia può essere lo spazio in cui lavorare sugli schemi di pensiero e affrontare scelte rimandate da tempo. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale sono tra i più studiati e raccomandati dalle principali linee guida per il trattamento dei disturbi d'ansia e della depressione (NICE, 2022).

Se invece stai già facendo psicoterapia, ma l'ansia o il tono dell'umore rendono difficile anche solo "stare" in seduta, un supporto farmacologico può rendere quel lavoro più accessibile. Non è una resa, è una scelta da valutare insieme al medico, senza fretta e senza giudizio.

C'è poi un tema che resta spesso sullo sfondo, come l'impatto del farmaco sulla sfera della sessualità o il modo di spiegare a chi ti vuole bene cosa stai attraversando. Anche questo è materiale prezioso da portare in terapia, perché non riguarda solo te, ma il modo in cui ti muovi nelle tue relazioni.

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