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L’ADHD nei bambini: sintomi, diagnosi e strategie educative

L’ADHD nei bambini: sintomi, diagnosi e strategie educative
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
23.1.2026
L’ADHD nei bambini: sintomi, diagnosi e strategie educative
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L'ADHD (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo del neurosviluppo che coinvolge molte persone in età prescolare e scolare, influenzando le capacità di attenzione, autocontrollo e regolazione del comportamento.

Comprendere i sintomi, le cause e le strategie di gestione è fondamentale per supportare bambini e bambine con ADHD nel loro percorso di crescita e apprendimento. Questo disturbo, che interessa circa il 5-7% della popolazione infantile a livello mondiale, può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, sia in famiglia che a scuola.

ADHD: sintomi nei bambini

L’ADHD nei bambini può manifestarsi in modi diversi. In generale, bambini e bambine con ADHD possono avere difficoltà a mantenere l'attenzione su compiti o giochi, tendere a perdere facilmente oggetti necessari per le attività quotidiane e mostrare un'eccessiva attività motoria o irrequietezza. Inoltre, seguire istruzioni e portare a termine compiti può risultare complicato.

Come riconoscere l’ADHD nei bambini? I sintomi si suddividono principalmente in tre categorie:

  • disattenzione, che si manifesta con difficoltà nel concentrarsi e nell'organizzare le attività;
  • iperattività, che si esprime attraverso movimenti incessanti e l'incapacità di rimanere fermi a lungo;
  • impulsività, come l'incapacità di aspettare il proprio turno o di interrompere frequentemente gli altri.

Valutazione dell’ADHD nei bambini e diagnosi

La diagnosi di ADHD nei bambini prevede una valutazione multidisciplinare che può includere test specifici (come il Conners Continuous Performance Test), osservazioni comportamentali e colloqui con genitori e insegnanti, per ottenere un quadro completo del comportamento in diversi contesti.

Le linee guida internazionali raccomandano che la diagnosi venga effettuata da professionisti della salute mentale esperti e si basi su criteri specifici riportati nel DSM-5.

Helena Lopes - Pexels

Dati epidemiologici e prevalenza dell’ADHD nei bambini

L’ADHD rappresenta uno dei disturbi del neurosviluppo più diffusi nell’infanzia. Secondo il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022), la prevalenza globale dell’ADHD nei bambini si colloca tra il 5% e il 7%. In Italia, una revisione a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (2022) stima che il 3-5% dei bambini in età scolare riceva una diagnosi di ADHD. Il disturbo viene diagnosticato più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine, con un rapporto che varia da 2:1 a 3:1 (American Psychiatric Association, 2022). L’età media della diagnosi si situa tra i 6 e gli 8 anni, fase in cui le richieste scolastiche e sociali rendono più manifeste le difficoltà di attenzione e autocontrollo. È importante sottolineare che nel 35% dei casi di ADHD nei bambini si riscontrano anche disordini comportamentali come l’atteggiamento di sfida continua, nel 26% problemi comportamentali e di ansia, e nel 18% depressione ("Epidemiologia del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)", n.d.) . Questi dati evidenziano quanto sia fondamentale una diagnosi precoce e un intervento tempestivo per promuovere il benessere e lo sviluppo del bambino o della bambina.

I criteri diagnostici secondo il DSM-5-TR

Il DSM-5-TR fornisce criteri specifici per la diagnosi di ADHD nei bambini. Secondo il manuale, per porre diagnosi di ADHD devono essere presenti almeno sei sintomi di disattenzione e/o sei sintomi di iperattività-impulsività, manifestati per almeno sei mesi in misura inadeguata rispetto al livello di sviluppo del bambino.

I sintomi devono:

  • Essere presenti prima dei 12 anni di età: la comparsa precoce è un elemento chiave per la diagnosi.
  • Manifestarsi in almeno due contesti: ad esempio, sia a casa che a scuola, per escludere che le difficoltà siano legate solo a un ambiente specifico.
  • Causare un impatto significativo: i sintomi devono interferire con il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo del bambino.

Il DSM-5-TR distingue inoltre tre presentazioni cliniche:

  • Prevalentemente disattento: quando predominano i sintomi di disattenzione.
  • Prevalentemente iperattivo-impulsivo: quando prevalgono i sintomi di iperattività e impulsività.
  • Combinato: quando sono presenti sia sintomi di disattenzione che di iperattività-impulsività.

Questa classificazione può aiutare a personalizzare gli interventi e a comprendere meglio le difficoltà specifiche di ciascun bambino.

La valutazione multidisciplinare: fasi e strumenti

La diagnosi di ADHD nei bambini richiede un percorso strutturato e multidisciplinare, come raccomandato dalle linee guida internazionali (NICE, 2018; SINPIA, 2022). Il processo diagnostico prevede diverse fasi:

  • Colloquio clinico con i genitori: serve a raccogliere informazioni sulla storia evolutiva, familiare e scolastica del bambino, individuando la comparsa e l’andamento dei sintomi.
  • Osservazione diretta del bambino: permette di valutare il comportamento in situazioni strutturate e non strutturate, sia in ambito clinico che, se possibile, a scuola.
  • Somministrazione di questionari e scale di valutazione: strumenti come la Conners’ Rating Scale o la ADHD Rating Scale V vengono compilati da genitori e insegnanti per misurare la frequenza e la gravità dei sintomi.
  • Valutazione neuropsicologica: include test specifici per l’attenzione, la memoria e le funzioni esecutive, come il Conners Continuous Performance Test (CPT), utili per identificare eventuali difficoltà cognitive associate.
  • Esclusione di altre condizioni: è fondamentale escludere la presenza di disturbi neurologici, psichiatrici o situazioni ambientali che possano spiegare i sintomi osservati.

Solo attraverso una valutazione integrata e condivisa tra diversi specialisti (neuropsichiatra infantile, psicologo, pedagogista) è possibile giungere a una diagnosi accurata e proporre un percorso di intervento personalizzato.

ADHD nelle diverse fasce d'età

L'ADHD nell’infanzia può manifestarsi con sintomi che diventano più evidenti man mano che il bambino cresce. Ad esempio, nei bambini di 3 anni, si osservano spesso segni di iperattività precoce e difficoltà nel mantenere l'attenzione su attività strutturate. Durante l’età scolare, i sintomi tendono ad accentuarsi a causa dei compiti più complessi che i bambini devono affrontare in classe e a casa. È importante sottolineare che tra il 30% e il 70% dei bambini con ADHD continuano a presentare sintomi anche in età adulta ("Epidemiologia...", n.d.) . Nelle bambine, l’ADHD si manifesta spesso con sintomi meno appariscenti rispetto ai maschi, caratterizzandosi per una maggiore tendenza a difficoltà di concentrazione e disattenzione piuttosto che iperattività, il che rende la diagnosi più complessa e spesso più tardiva rispetto ai coetanei maschi.

ADHD e scuola

L'ingresso a scuola rappresenta una sfida significativa per i bambini con ADHD. Le difficoltà a seguire le regole della classe e le frequenti possibilità di distrazione possono ostacolare l'apprendimento, rendendo complicato per il bambino rimanere concentrato a lungo.

Inoltre, possono insorgere problemi di interazione sociale con i coetanei, che potrebbero percepire alcuni comportamenti come inappropriati. I bambini con ADHD spesso incontrano difficoltà nel completare i compiti scolastici, organizzare il materiale didattico e rispettare le scadenze.

Attività per bambini con ADHD

È consigliabile proporre specifiche attività didattiche per bambini con ADHD, come schede dedicate a migliorare attenzione e concentrazione.

Tra i giochi utili a favorire il focus su obiettivi specifici, la pianificazione e il rispetto delle routine scolastiche, troviamo:

  • unire i puntini
  • trova le differenze
  • indovinelli
  • giochi di strategia.

Anche i giochi strutturati possono essere utili per canalizzare l'energia e sviluppare competenze sociali, mentre il supporto didattico con attività mirate può migliorare l'organizzazione e la gestione del tempo. Attività che promuovono il movimento controllato, come lo sport, possono risultare particolarmente efficaci nel migliorare la concentrazione e ridurre l'iperattività.

Marta Wave - Pexels

Normative scolastiche e strategie di adattamento per bambini con ADHD

In Italia, la Circolare Ministeriale n. 6013/2009 riconosce l’ADHD come una condizione che può richiedere misure di supporto specifiche in ambito scolastico. Le scuole sono invitate a predisporre Piani Didattici Personalizzati (PDP) per favorire l’inclusione e il successo formativo dei bambini con ADHD.

Le strategie di adattamento didattico più efficaci possono includere:

  • Suddividere i compiti complessi in passaggi più semplici: aiuta il bambino a mantenere la concentrazione e a non sentirsi sopraffatto.
  • Utilizzare istruzioni chiare e concise: riduce il rischio di distrazione e facilita la comprensione delle consegne.
  • Prevedere pause frequenti: brevi intervalli tra le attività permettono di scaricare la tensione e migliorare l’attenzione.
  • Favorire l’uso di strumenti compensativi: come agende visive, timer o schede di autovalutazione, per sostenere l’organizzazione e la gestione del tempo.
  • Promuovere un ambiente strutturato e prevedibile: routine stabili e spazi ordinati aiutano il bambino a orientarsi e a sentirsi più sicuro.

Questi accorgimenti, condivisi tra insegnanti, famiglia e specialisti, possono ridurre le difficoltà scolastiche e favorire la partecipazione attiva del bambino alla vita della classe.

Trattamento dell'ADHD nei bambini

Il trattamento dell'ADHD nei bambini può includere un approccio multidisciplinare, che combina interventi psicologici, educativi e, in alcuni casi, trattamento farmacologico.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è spesso utilizzata per aiutare il bambino a gestire meglio le proprie emozioni e comportamenti, mentre il supporto educativo si concentra su strategie per migliorare l'attenzione e ridurre le distrazioni.

Confrontarsi con uno psicologo che si occupa di ADHD può essere, inoltre, un primo passo utile per comprendere meglio il comportamento del proprio figlio e ricevere un supporto nella gestione quotidiana, nel rispetto delle sue caratteristiche individuali.

È fondamentale anche fornire consigli pratici ai genitori, anche attraverso il parent training, per aiutarli a gestire meglio il comportamento del bambino nella vita quotidiana.

Tra i farmaci più utilizzati nel trattamento dell'ADHD, da somministrare sempre sotto attento controllo medico, vi sono alcuni stimolanti che agiscono aumentando i livelli di dopamina nel cervello. Inoltre, nel marzo 2007 sono stati autorizzati in Italia due farmaci, atomoxetina e metilfenidato cloridrato, sotto prescrizione dello psichiatra, specificamente strutturati per il trattamento dell'ADHD nei bambini, in associazione a un supporto psico-comportamentale (Costabile et al., 2007) .

Centri e risorse per ADHD

In Italia esistono diversi centri d’eccellenza specializzati nella diagnosi e nel trattamento dell'ADHD nei bambini. Questi centri offrono servizi di valutazione, intervento terapeutico e supporto educativo per le famiglie, fornendo strumenti utili per affrontare le difficoltà quotidiane.

Esistono anche molti libri sull’argomento. Ne citiamo alcuni rivolti a genitori e insegnanti:

  • ADHD cosa fare (e non). Guida rapida per insegnanti. Scuola primaria, di Re e Sacchetto, edito da Erickson nel 2020
  • Educare bambini con ADHD di Venturi, pubblicato nel 2023 da un editore indipendente
  • ADHD. Schede pratiche per terapeuti e genitori. Manuale operativo 6-12 anni edito da Ducale nel 2024.

Rivolgersi a specialisti esperti è fondamentale per garantire un percorso di trattamento adeguato. Riconoscere tempestivamente i sintomi, infatti, permette di adottare strategie di supporto adeguate. Un approccio corretto può fare la differenza nel percorso di crescita del bambino, aiutandolo a sviluppare il proprio potenziale in un ambiente nel quale possa sentirsi supportato e compreso.

Evidenze scientifiche sui trattamenti dell’ADHD nei bambini

Le linee guida internazionali (NICE, 2018; SINPIA, 2022) raccomandano un approccio multimodale al trattamento dell’ADHD nei bambini, basato sulle evidenze scientifiche disponibili. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) può essere efficace nel migliorare l’autoregolazione emotiva e comportamentale, soprattutto nei bambini in età scolare, aiutando a sviluppare strategie per gestire l’impulsività e potenziare le abilità sociali. I programmi strutturati di parent training, come quelli raccomandati dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE), risultano utili nel ridurre i comportamenti problematici e nel rafforzare le competenze educative della famiglia. Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, i farmaci stimolanti come il metilfenidato sono spesso considerati la prima scelta nei casi di ADHD moderato-grave, quando gli interventi psicologici e ambientali non sono sufficienti (NICE, 2018). Inoltre, il trattamento farmacologico, da solo o in combinazione con approcci terapeutici, si è dimostrato efficace nel ridurre i sintomi dell'ADHD nei bambini, come evidenziato dallo studio MTA condotto su 600 bambini ("Il trattamento farmacologico...", n.d.) . L’efficacia dei farmaci è stata confermata da numerosi studi clinici randomizzati, ma la prescrizione deve essere sempre valutata e monitorata da uno specialista. La scelta del trattamento più adatto dipende dalla gravità dei sintomi, dall’età del bambino e dalla presenza di eventuali comorbidità. Un percorso integrato, che coinvolga famiglia, scuola e specialisti, può offrire le migliori prospettive di miglioramento.

Strategie pratiche e piani di comportamento costruttivo

Oltre agli interventi clinici, l’adozione di strategie pratiche nella vita quotidiana può fare una grande differenza per i bambini con ADHD. I piani di comportamento positivo possono essere strumenti utili per rinforzare i comportamenti desiderati e ridurre quelli problematici.

Esempi di strategie efficaci includono:

  • Definire regole chiare e condivise: poche regole semplici, espresse in modo positivo, possono aiutare il bambino a sapere cosa ci si aspetta da lui.
  • Utilizzare rinforzi immediati e concreti: premi simbolici, elogi o piccoli privilegi possono motivare il bambino a mantenere comportamenti adeguati.
  • Stabilire routine prevedibili: orari regolari per le attività quotidiane possono ridurre l’ansia e favorire l’autonomia.
  • Adattare l’ambiente domestico e scolastico: ridurre le fonti di distrazione, organizzare lo spazio di studio e prevedere pause programmate possono aiutare il bambino a concentrarsi meglio.

Queste strategie, se applicate con coerenza e in collaborazione tra famiglia e scuola, possono contribuire a creare un clima di fiducia e sostegno, favorendo lo sviluppo delle potenzialità del bambino con ADHD.

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