L’analisi funzionale del comportamento è un modo strutturato per capire perché una persona mette in atto un certo comportamento, soprattutto quando è difficile da gestire. Non si limita a descrivere cosa fa il bambino o l’adolescente, ma prova a individuare la funzione che quel comportamento svolge per lui/lei in quel momento, cioè a cosa “serve” quel comportamento nella sua esperienza.
In pratica, l’analisi funzionale osserva la relazione tra:
- Antecedenti (A): cosa succede subito prima del comportamento, nel contesto o nelle interazioni.
- Comportamento (B): cosa fa concretamente la persona, in modo osservabile e descrivibile.
- Conseguenze (C): cosa accade subito dopo, come reagiscono gli altri e cosa cambia nell’ambiente.
Questa prospettiva, alla base del functional behavior assessment descritto in ambito ABA (Applied Behavior Analysis) da ricercatori come Brian Iwata, psicologo comportamentale, ha permesso di fare un salto di qualità nella comprensione dei comportamenti problematici. Negli ultimi quarant’anni, infatti, la metodologia sperimentale di analisi funzionale del comportamento è stata considerata uno dei progressi più significativi nella ricerca sui comportamenti problematici gravi ed è oggi ritenuta il gold standard per identificare le variabili che mantengono i comportamenti problema (Suchowierska-Stephany, 2023).
Per genitori e terapeuti, questo significa poter passare dal giudizio (“è capriccioso”) a una comprensione più profonda e rispettosa (“quel comportamento serve a…”), aprendo la strada a interventi più mirati, efficaci e umani.
Le principali funzioni del comportamento umano
Nell’analisi funzionale si ipotizza che ogni comportamento abbia una o più funzioni. Alcune tra le più frequenti in ambito familiare, da parte dei figli (in età evolutiva), possono essere:
- Fuga o evitamento: il comportamento serve a interrompere o allontanarsi da qualcosa di difficile o spiacevole (es. compiti, richieste, luoghi affollati).
- Ricerca di attenzione: il comportamento mira a ottenere sguardi, parole, contatto fisico, anche se sotto forma di rimprovero o discussione.
- Accesso a oggetti o attività: l’azione è un modo per ottenere qualcosa di desiderato (tablet, gioco, cibo, restare svegli più a lungo).
- Regolazione o sollievo sensoriale: il comportamento aiuta a gestire stimoli sensoriali troppo intensi o, al contrario, a cercare stimoli (dondolarsi, coprirsi le orecchie, manipolare oggetti).
- Scarico di tensione o emozioni: l’azione permette di esprimere o scaricare rabbia, frustrazione, paura o ansia quando mancano parole o strategie più mature.
Identificare la funzione non giustifica il comportamento, ma indica dove intervenire in modo mirato.

L’ABC del comportamento: come leggere la sequenza
Il modello ABC è uno strumento centrale nell’analisi funzionale del comportamento. Aiuta a scomporre una situazione complessa in passaggi osservabili.
- A – Antecedente: cosa succede nei secondi o minuti prima del comportamento? Chi è presente? Che cosa viene chiesto alla persona? Ci sono regole, rumori, cambiamenti improvvisi?
- B – Comportamento: cosa fa esattamente la persona? È importante descrivere azioni concrete (es. “urla e lancia il quaderno”) e non etichette generiche (es. “è maleducato”).
- C – Conseguenza: cosa accade subito dopo? L’attività viene interrotta? Qualcuno consola, sgrida, ignora, offre alternative?
Osservando più episodi simili, genitori e terapeuta possono individuare schemi ricorrenti. Questi schemi permettono di formulare ipotesi sulla funzione del comportamento e di progettare cambiamenti mirati sugli antecedenti e sulle conseguenze.
Un esempio di analisi ABC in famiglia
Immaginiamo un bambino di 8 anni che spesso ha crisi all’ora dei compiti.
- Antecedente (A): rientro da scuola, il bambino è stanco, la televisione è accesa in salotto. Il genitore, dalla cucina, dice: “Spegni la TV e vai a fare i compiti subito”.
- Comportamento (B): il bambino urla, dice “odio i compiti”, lancia il quaderno e si butta sul divano.
- Conseguenza (C): il genitore si arrabbia, discute a lungo, poi dice “va bene, fai una pausa, li farai dopo cena”. La TV rimane accesa.
Ripetendo l’osservazione per alcuni giorni, il terapeuta può ipotizzare che la funzione principale del comportamento sia:
- Fuga/evitamento: il bambino impara che, con la crisi, può rimandare i compiti.
- Ricerca di attenzione: la discussione prolungata garantisce molta attenzione, anche se conflittuale.
Questa lettura funzionale può orientare gli interventi successivi nel parent training.
Nel parent training, l’analisi funzionale del comportamento viene costruita insieme ai genitori, passo dopo passo, in modo collaborativo e comprensibile. In letteratura, questo processo viene descritto come articolato in tre fasi principali: una fase descrittiva di raccolta sistematica delle informazioni, una fase interpretativa in cui si formulano ipotesi sulle funzioni del comportamento e una fase di verifica sperimentale delle ipotesi funzionali (Cone, 1997). In pratica, il terapeuta:
- Raccoglie la storia del problema: chiede quando è iniziato il comportamento, quanto è frequente, in quali contesti si presenta, come viene gestito in famiglia e quali emozioni suscita nei genitori, aiutandoli a sentirsi ascoltati e compresi.
- Introduce il modello ABC: spiega in modo semplice antecedenti, comportamento e conseguenze, collegandoli a esempi concreti della vita quotidiana della famiglia, così che i genitori possano riconoscere più facilmente i pattern ricorrenti.
- Chiede una raccolta dati strutturata: propone ai genitori di annotare per alcuni giorni episodi significativi seguendo lo schema ABC, trasformando le osservazioni quotidiane in informazioni utili e organizzate.
- Formula ipotesi di funzione: analizza con i genitori gli schemi che emergono e, insieme a loro, ipotizza a cosa possa “servire” il comportamento del figlio (ad esempio ottenere attenzione, evitare un compito, regolare uno stato interno), valorizzando il punto di vista dei genitori.
- Verifica e affina le ipotesi: osserva se, modificando antecedenti o conseguenze, il comportamento cambia, confermando o meno la funzione individuata e aiutando i genitori a sperimentare nuove modalità di risposta.
Questo processo, condotto con chiarezza e rispetto dei tempi emotivi della famiglia, può rendere i genitori più consapevoli, competenti e attivi nella comprensione e gestione dei comportamenti del figlio, favorendo un senso di maggiore efficacia e collaborazione nel percorso terapeutico.
Mini-caso 1: oppositività ai compiti e funzione di fuga
Nel primo colloquio, i genitori di Luca, 9 anni, descrivono “lotte quotidiane” per i compiti. Lo definiscono “pigro e provocatorio”. Il terapeuta propone di osservare per una settimana gli episodi più critici usando lo schema ABC.
Dalle registrazioni emerge che:
- Antecedente: richiesta improvvisa di iniziare i compiti subito dopo pranzo, spesso con TV o tablet ancora accesi.
- Comportamento: proteste, pianto, rifiuto di sedersi al tavolo, a volte urla.
- Conseguenza: discussioni lunghe, minacce di punizione, rinvio dei compiti a più tardi.
L’ipotesi funzionale condivisa è la fuga da un compito percepito come difficile e stancante. Nel parent training, i genitori imparano a:
- preparare la transizione (avviso prima, spegnere gradualmente gli schermi);
- spezzare i compiti in blocchi brevi con pause programmate.
Monitorando i nuovi episodi, la frequenza delle crisi diminuisce, confermando la funzione individuata.
Mini-caso 2: crisi al supermercato e richiesta di attenzione/oggetti
Sara, 4 anni, vive crisi intense al supermercato. I genitori riferiscono che “vuole sempre qualcosa” e che “non accetta i no”. Il terapeuta chiede di annotare tre uscite consecutive seguendo il modello ABC.
Dalle osservazioni emerge che:
- Antecedente: passaggio nel reparto dolci o giochi, senza preparazione o regole anticipate.
- Comportamento: Sara chiede un prodotto, alla risposta negativa inizia a piangere, urlare e buttarsi a terra.
- Conseguenza: il genitore, imbarazzato dagli sguardi, spesso cede e compra qualcosa, oppure prende in braccio Sara e la consola a lungo.
L’analisi funzionale suggerisce una doppia funzione:
- accesso a oggetti desiderati;
- ricerca di attenzione intensa e immediata.
Nel parent training, i genitori imparano a definire regole chiare prima di entrare, a mantenere coerenza sul “no” e a offrire attenzione positiva quando Sara collabora, riducendo gradualmente le crisi.
Indicazioni pratiche per raccogliere dati ABC a casa
Perché l’analisi funzionale del comportamento sia utile, servono osservazioni ripetute e strutturate. Nel parent training, il terapeuta può proporre alcune indicazioni pratiche:
- Durata dell’osservazione: annotare gli episodi per almeno 5–7 giorni, includendo sia i momenti critici sia quelli più tranquilli.
- Numero di registrazioni: concentrarsi su 1–3 comportamenti prioritari e compilare lo schema ABC ogni volta che si presentano, senza cercare di registrare “tutto”.
- Dettagli sugli antecedenti: indicare orario, luogo, persone presenti, attività in corso, eventuali cambiamenti rispetto alla routine.
- Descrizione del comportamento: usare parole concrete (es. “spinge la sedia”, “chiude la porta con forza”) evitando etichette generiche.
- Conseguenze immediate: scrivere cosa fanno i genitori, i fratelli, cosa cambia nell’attività, nei primi minuti dopo il comportamento.
Questi dati possono diventare la base condivisa per formulare e verificare le ipotesi funzionali in seduta.
Una recente revisione sistematica ha identificato 1.333 esiti di analisi funzionale del comportamento problematico provenienti da 326 studi pubblicati tra il 2012 e il 2022, mostrando come questa metodologia sia oggi ampiamente utilizzata e continuamente perfezionata nella pratica clinica ed educativa (Melanson & Fahmie, 2023).
Quando i genitori comprendono la funzione del comportamento, possono:
- modificare gli antecedenti per prevenire molte crisi;
- cambiare le conseguenze che, senza volerlo, mantengono il comportamento;
- insegnare comportamenti alternativi che soddisfino la stessa funzione in modo più adattivo.
In questo modo, il focus non è più “spegnere” il comportamento indesiderato, ma sostituirlo con modalità più funzionali, in linea con i bisogni del bambino e con i valori educativi della famiglia, aiutando i genitori a sentirsi più competenti e meno soli nella gestione delle difficoltà quotidiane.
Iniziare un percorso di cambiamento con un supporto adeguato
Se ti ritrovi in molte delle situazioni descritte, sappi che non sei solo. Imparare a leggere i comportamenti di tuo figlio con l’analisi funzionale richiede tempo, allenamento e, spesso, uno sguardo esterno competente che possa aiutarti a mettere ordine, ridurre il senso di colpa e trovare strategie pratiche per la vostra quotidianità. Un percorso di psicoterapia online con Unobravo può offrirti uno spazio in cui provare a comprendere meglio tuo figlio, rafforzare le tue risorse come genitore e costruire, passo dopo passo, modalità potenzialmente più serene di stare insieme. Se senti che potrebbe essere il momento di fare un passo concreto per il benessere della tua famiglia, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri il professionista potenzialmente più adatto alle vostre esigenze.






