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Simboli e archetipi mitologici nella psicoanalisi: una lettura psicoanalitico-psicodinamica

Simboli e archetipi mitologici nella psicoanalisi: una lettura psicoanalitico-psicodinamica
Ilaria Tonelli
Psicologa a orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
28.5.2026
Simboli e archetipi mitologici nella psicoanalisi: una lettura psicoanalitico-psicodinamica
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  • Mitologia e psicoanalisi condividono il linguaggio simbolico come via privilegiata per accedere all'inconscio: i miti non sono solo narrazioni culturali, ma mappe dell'inconscio collettivo universale che rispecchiano le principali dinamiche intrapsichiche e relazionali.
  • Gli archetipi junghiani — Sé, Ombra, Anima/Animus, Eroe — sono forme universali innate che organizzano l'esperienza umana; i miti ne rappresentano l'espressione narrativa e offrono in terapia una cornice per attribuire significato all'esperienza individuale.
  • Ogni divinità greco-romana può essere ricondotta a un archetipo psicologico preciso: Era incarna la dipendenza affettiva e la ferita narcisistica, Afrodite l'energia libidica e il conflitto tra desiderio e senso di colpa, Persefone le transizioni evolutive e le crisi identitarie.
  • Anche gli archetipi maschili raccontano dinamiche clinicamente rilevanti: Crono rispecchia la genitorialità oppressiva e il bisogno di controllo, Zeus la funzione normativa dell'autorità paterna, Apollo le difese intellettualizzanti come schermo dal caos emotivo interno.
  • La trasformazione terapeutica avviene quando la persona riesce a passare dall'agire al rappresentare, dal sintomo al simbolo: è in questo passaggio che il mito diventa strumento clinico, capace di connettere esperienza individuale e inconscio collettivo.

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Inizia così il Proemio dell'Iliade di Omero, opera ricca di simboli, miti ed eroi dove si intrecciano le vite degli uomini e quelle degli Dei.

Mitologia e psicoanalisi si sono incontrate nel corso del tempo, generando e fondendo significati inconsci e simbolici per spiegare l'animo umano e la psiche del profondo. In particolare Jung è stato un attento scopritore degli archetipi dell'inconscio, trasferendo i simboli mitologici nell'analisi del profondo.

La mitologia ha accompagnato per secoli il processo dell'inconscio collettivo, così come la psicoanalisi ha una funzione trasformativa simbolica nel processo terapeutico.

Introduzione

Il linguaggio simbolico psicoanalitico è stato fin dai suoi esordi la via privilegiata per accedere all'inconscio e ha nell'analisi dei sogni il suo strumento principale. I miti, in quanto narrazioni simboliche universali, costituiscono una matrice fondamentale per la comprensione dei processi psichici profondi. La mitologia e le leggende rappresentano un significato non solo culturale di un popolo, ma un vero e proprio inconscio collettivo universale.

Nei sogni il simbolismo trasla i contenuti rimossi mascherandoli e rendendoli accettabili e meno "pericolosi". Il linguaggio dei sogni è quello dell'inconscio che si esprime con rappresentazioni simboliche per oltrepassare la "censura psichica", trovando un compromesso tra le pulsioni e il Super-io.

Secondo il modello psicodinamico, il simbolo non è solo un mascheramento ma anche una trasformazione: permette il passaggio da un'esperienza emotiva arcaica ad una rappresentazione pensabile. Autori post-freudiani hanno sottolineato la funzione del simbolo come mediatore tra mondo interno e realtà esterna.

Figura maestosa di Zeus, re degli dèi, in piedi al bordo di un colonnato di marmo bianco e oro sul Monte Olimpo. Ha capelli e barba argentati, indossa un himation bianco con una spilla a forma di aquila e una corona di foglie di quercia. Nella mano destra stringe un fulmine di plasma blu-bianco che illumina il suo volto e le colonne con ombre taglienti. Dietro di lui, un cielo di nubi temporalesche attraversate da lampi. Due aquile dorate sono appollaiate sui capitelli. L'atmosfera è carica di ozono e di un'autorità assoluta.
Una rappresentazione di Zeus

Carl Gustav Jung introduce il concetto di inconscio collettivo, popolato da archetipi: forme universali innate che organizzano l'esperienza umana. I miti rappresentano l'espressione narrativa di tali strutture.

Gli archetipi maggiormente rilevanti da un punto di vista clinico sono il , l'Ombra, l'Anima e Animus e l'Eroe.

Il Sé rappresenta l'integrazione psichica, la totalità dell'essere umano, da un punto di vista mentale e di auto rappresentazione.

L'Ombra invece racchiude tutti quegli aspetti rimossi o non riconosciuti della propria personalità.

Anima e Animus sono quegli archetipi femminile e maschile che ciascuno di noi porta dentro; le relazioni col maschile e col femminile che hanno costellato le nostre esperienze infantili, ma ancora di più la nostra cultura di appartenenza ed il nostro mondo archetipico universale come "genere umano".

Infine l'Eroe è la rappresentazione del processo di individuazione, svincolo e trasformazione. La trasformazione terapeutica avviene quando la persona riesce a passare dall'agire al rappresentare, dal sintomo al simbolo. In questo processo, i miti offrono una cornice narrativa che consente di attribuire significato all'esperienza.

La mitologia e i significati simbolici

Fin dall'antichità, soprattutto nella cultura greco-romana, dei ed eroi rappresentavano modelli universali di dinamiche affettive, relazionali ed identitarie. Le divinità avevano sembianze "umane" e caratteristiche attraverso le quali gli uomini potevano rispecchiarsi.

Ricordando la mitologia greco-romana, ogni divinità può essere ricondotta ad un archetipo simbolico e ad un momento particolare dell'arco della vita.

Ad esempio la divinità Era, regina degli dei e moglie di Zeus, incarna l'archetipo della sovranità coniugale e della gelosia. Era è quel tipo di donna che fatica ad allearsi con le altre donne e che vede nel proprio uomo una proprietà. Era è gelosa, possessiva, implacabile nella sua vendetta.

Era, regina dell'Olimpo, in piedi al centro di un tempio circolare a cielo aperto con colonne ioniche avvolte da rami di melograno in fiore. Indossa un peplo blu regale con fibule d'oro a forma di melagrana, una cintura dorata e un diadema stephane con zaffiri e fiori di loto. Un velo di seta oro pallido le scende dalle spalle, mosso dal vento. Nella mano destra impugna uno scettro d'oro sormontato da un fiore di loto. Ai suoi piedi, un pavone con la coda completamente aperta, le cui piume iridescenti sembrano osservare in ogni direzione. Il pavimento è un mosaico di lapislazzuli e tessere d'oro. La luce è solare, cerimoniale, dorata. La sua espressione trasmette dignità ferita e un'intelligenza implacabile.
Una rappresentazione di Era

Era è quella donna che controlla il marito ovunque, quella moglie che non si fida e che teme il tradimento. Provocandolo. Sceglie un uomo che per sua natura è attratto dalle donne e che corre dietro ad ognuna per il gusto della conquista. Il suo bisogno di essere unica la rende sospettosa, controllante, invidiosa di tutte le altre donne; Era tende tranelli osando qualsiasi tipo di stratagemma per ottenere fedeltà, ma nonostante i suoi sotterfugi Zeus riesce sempre a tradirla. Si prendono e si lasciano, come accade in molte coppie dopo ogni tradimento si è innamorati ancor più…dell'amore.

Era rappresenta il bisogno profondo di riconoscimento dove alberga un conflitto interiore di autonomia e dipendenza affettiva. Era è una "bambina" con ferite narcisistiche profonde dove il timore dell'abbandono è un po' la chiave di lettura del suo mondo interno.

Ma quale dea più bella ed affascinante non ha abitato almeno una volta una giovane donna, se non Afrodite? Tutte le volte che bellezza e sensualità hanno preso il sopravvento su una relazione, Afrodite era il simbolo dello stimolo inconscio in quel preciso momento.

Questo archetipo di bellezza e sensualità, simboleggia l'energia libidica, l'attrazione fisica, la passione carnale. Afrodite racchiude in sé l'integrazione tra corporeità, piacere e identità. La donna che resta intrappolata in questo archetipo è in preda al conflitto del desiderio e del senso di colpa. Nella stanza di terapia questa donna porta tematiche legate all'autostima corporea e al bisogno di essere desiderata.

Quando però si parla del ciclo della vita e della morte, non ci si può esimere dal pensare a Persefone, figlia di Demetra. Nella mitologia Persefone viene rapita da Ade, dio degli inferi, e viene strappata alla madre. Il ritorno ciclico di Persefone sulla terra segna l'alternanza delle stagioni.

Persefone diventa quindi quel simbolo del passaggio inesorabile dall'innocenza dell'infanzia alla maturità. Il primo menarca e l'inizio dell'adolescenza con la possibilità di diventare genitrice. Persefone governa l'archetipo delle transizioni evolutive e delle crisi identitarie. Donna, moglie, figlia, madre, manager o imprenditrice di se stessa. Persefone accompagna ogni donna nel momento del distacco/perdita dalla propria madre. Nella stanza di terapia è quella donna che si trova ad affrontare dei cambiamenti radicali, un lutto, una depressione trasformativa.

Mentre Persefone rappresenta il passaggio dall'infanzia all'età iniziale adulta, Artemide incarna la donna più matura. La combattente.

La dea Artemide avanza a grandi passi attraverso una foresta primordiale al chiaro di luna, scalza sul muschio, con un arco ricurvo di legno di tasso e argento nella mano sinistra. Ha capelli rosso-castani corti, pelle chiara graffiata dai rovi, e indossa un corto chitone di pelle di cervo con cintura di cuoio e un coltello da caccia. Una faretra di frecce con punta d'argento è sulla sua schiena, e un diadema a mezzaluna le risplende sulla fronte. Due levrieri lacedemoni grigio chiaro la affiancano, protesi in avanti. La luce lunare argentea filtra tra le chiome di querce e betulle, trasformando la nebbia in un velo luminoso. In lontananza, sagome di cervi immobili osservano la dea. Non c'è traccia di presenza umana.
Una rappresentazione di Artemide

Sono quelle donne che portano a termine imprese "titaniche": una sfida fisica,  affiancano altre donne per salvarle dagli abusi, si affermano contro uomini abusanti e violenti. Sono quelle donne che non temono il giudizio, confermando ogni giorno, in silenzio, il loro valore. Donne che hanno ottenuto un Nobel, e donne alle quali è stato rifiutato perché donne. La donna Artemide è in grado di bastare a se stessa e per scelta, non diventa madre, perché genera altro nella vita.

Ma anche gli dei maschili sono carichi di significati simbolici. Crono, nei racconti mitologici, divora i propri figli per paura di essere spodestato una volta che saranno cresciuti. Crono è l'incarnazione del tempo che consuma ogni cosa, il tempo che scorre e non si ferma.

Crono è divorato a sua volta dall'angoscia di annientamento e dal controllo. Crono è terrorizzato dalla perdita del potere.

Il titano Crono seduto su un trono di basalto nero in una sala cavernosa di ossidiana, al di fuori del tempo. Ha pelle grigia screpolata, capelli e barba di ferro, e indossa una veste lacera color porpora scuro. Sulle ginocchia regge un'enorme falce di adamantio ancora macchiata di icore dorato. Davanti a lui, un tavolo di pietra con piatti d'oro che contengono frammenti frantumati di materia luminosa divina. Al suo fianco, una clessidra di bronzo più alta di un uomo in cui la sabbia scorre simultaneamente in entrambe le direzioni. Sul pavimento giacciono spezzoni di catene. La luce proviene solo dal debole bagliore della falce e dei resti divorati.
Una rappresentazione di Crono

Nel setting clinico Crono riflette quelle dinamiche familiari oppressive dove vi è una genitorialità persecutoria, un padre castrante e direttivo. Spesso sono uomini che hanno un vissuto di blocco evolutivo, che non hanno la forza di affermare se stessi, se vittime di Crono. Se invece lo incarnano, sono uomini che calpestano chiunque pur di arrivare ad una posizione di controllo e potere.

Sul versante opposto del maschile invece, Zeus è il re degli dei ed incarna il potere supremo e la legge. L'archetipo di Zeus rappresenta l'autorità paterna svolgendo la sua funzione normativa. Zeus è quel padre che diventerà la "legge interiore" che guida i figli verso la vita. Zeus favorisce la costruzione di un Super-io e talvolta, se troppo rigido, riflette conflitti con l'autorità ed il bisogno di approvazione.

Un'altra figura mitologica archetipica è Apollo, Dio della luce, della musica, della profezia e dell'armonia. Apollo incarna il pensiero razionale, la chiarezza nella sua struttura mentale. Questo archetipo favorisce la costruzione dell'identità, talvolta troppo rigida. Sono uomini che usano difese intellettualizzanti per non toccare, sentire e vivere il caos emotivo interno.

Conclusione

La lettura psicoanalitico-psicodinamica dei miti evidenzia come essi costituiscano mappe simboliche delle principali dinamiche intrapsichiche e relazionali. Il mito diviene così uno strumento clinico e interpretativo capace di connettere esperienza individuale e inconscio collettivo, favorendo la trasformazione psichica.

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FAQ

Gli archetipi junghiani sono forme universali innate che organizzano l'esperienza umana e popolano l'inconscio collettivo, secondo il concetto introdotto da Carl Gustav Jung. I principali da un punto di vista clinico sono il Sé (l'integrazione psichica totale), l'Ombra (gli aspetti rimossi della personalità), Anima e Animus (i principi femminile e maschile presenti in ciascuno) e l'Eroe (il processo di individuazione e trasformazione). I miti rappresentano l'espressione narrativa di queste strutture universali.
Il legame tra mitologia e psicoanalisi risiede nel linguaggio simbolico condiviso: entrambe utilizzano il simbolo come via privilegiata per accedere all'inconscio. I miti, in quanto narrazioni simboliche universali, costituiscono una matrice fondamentale per la comprensione dei processi psichici profondi e rappresentano non solo un significato culturale, ma un vero e proprio inconscio collettivo universale. La trasformazione terapeutica avviene quando la persona riesce a passare dal sintomo al simbolo.
In chiave psicologica, Era rappresenta il bisogno profondo di riconoscimento e un conflitto interiore tra autonomia e dipendenza affettiva. È l'archetipo della sovranità coniugale e della gelosia, con ferite narcisistiche profonde in cui il timore dell'abbandono è la chiave di lettura del mondo interno. La donna che vive questo archetipo tende a essere controllante e possessiva, spesso scegliendo inconsciamente partner che confermano le sue paure più profonde.
Come archetipo psicologico, Persefone governa le transizioni evolutive e le crisi identitarie. Simboleggia il passaggio inesorabile dall'innocenza dell'infanzia alla maturità, accompagnando ogni donna nel momento del distacco dalla propria madre. Nella stanza di terapia è quella donna che si trova ad affrontare cambiamenti radicali, un lutto o una depressione trasformativa: il suo mito — il rapimento da parte di Ade e il ritorno ciclico sulla terra — rispecchia la morte simbolica necessaria a ogni rinascita.
Crono e Zeus rappresentano due polarità opposte del maschile. Crono, che divora i propri figli per paura di essere spodestato, incarna l'angoscia di annientamento, il controllo e la genitorialità oppressiva: nel setting clinico riflette dinamiche di blocco evolutivo o, al contrario, di uomini che calpestano gli altri per mantenere potere. Zeus, re degli dei, rappresenta invece l'autorità paterna nella sua funzione normativa: quel padre che diventa la "legge interiore" dei figli, con il rischio, se troppo rigido, di generare conflitti con l'autorità e bisogno di approvazione.
Nel lavoro terapeutico, i miti offrono una cornice narrativa che consente di attribuire significato all'esperienza individuale, connettendola all'inconscio collettivo. Riconoscersi in un archetipo mitologico aiuta la persona a dare un nome a dinamiche psichiche altrimenti difficili da verbalizzare, favorendo il passaggio dall'agire al rappresentare, dal sintomo al simbolo. Il mito diventa così uno strumento clinico e interpretativo che facilita la trasformazione psichica.
Secondo Jung, l'inconscio collettivo è uno strato profondo della psiche condiviso da tutta l'umanità, distinto dall'inconscio personale. È popolato da archetipi — strutture universali innate — che si esprimono attraverso sogni, miti, fiabe e simboli religiosi di ogni cultura. A differenza dell'inconscio freudiano, che raccoglie contenuti rimossi dall'esperienza personale, l'inconscio collettivo contiene forme psichiche ereditate che organizzano l'esperienza umana al di là della storia individuale.
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  • Freud, S. (1900). L'interpretazione dei sogni.
  • Freud, S. (1913). Totem e tabù.
  • Jung, C. G. (1964). L'uomo e i suoi simboli.
  • Jung, C. G. (1959). Gli archetipi e l'inconscio collettivo.
  • Klein, M. (1946). Note su alcuni meccanismi schizoidi.
  • Bolen, J. S. Artemide.
  • Bion, W. R. (1962). Apprendere dall'esperienza.
  • Winnicott, D. W. (1971). Gioco e realtà.
  • Hillman, J. (1975). Re-visioning Psychology.
  • Neumann, E. (1954). Le origini e la storia della coscienza.
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Ilaria Tonelli
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