"Cantami, o Diva, del Pelide Achille, l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei…"
Inizia così il Proemio dell'Iliade di Omero, opera ricca di simboli, miti ed eroi dove si intrecciano le vite degli uomini e quelle degli Dei.
Mitologia e psicoanalisi si sono incontrate nel corso del tempo, generando e fondendo significati inconsci e simbolici per spiegare l'animo umano e la psiche del profondo. In particolare Jung è stato un attento scopritore degli archetipi dell'inconscio, trasferendo i simboli mitologici nell'analisi del profondo.
La mitologia ha accompagnato per secoli il processo dell'inconscio collettivo, così come la psicoanalisi ha una funzione trasformativa simbolica nel processo terapeutico.
Introduzione
Il linguaggio simbolico psicoanalitico è stato fin dai suoi esordi la via privilegiata per accedere all'inconscio e ha nell'analisi dei sogni il suo strumento principale. I miti, in quanto narrazioni simboliche universali, costituiscono una matrice fondamentale per la comprensione dei processi psichici profondi. La mitologia e le leggende rappresentano un significato non solo culturale di un popolo, ma un vero e proprio inconscio collettivo universale.
Nei sogni il simbolismo trasla i contenuti rimossi mascherandoli e rendendoli accettabili e meno "pericolosi". Il linguaggio dei sogni è quello dell'inconscio che si esprime con rappresentazioni simboliche per oltrepassare la "censura psichica", trovando un compromesso tra le pulsioni e il Super-io.
Secondo il modello psicodinamico, il simbolo non è solo un mascheramento ma anche una trasformazione: permette il passaggio da un'esperienza emotiva arcaica ad una rappresentazione pensabile. Autori post-freudiani hanno sottolineato la funzione del simbolo come mediatore tra mondo interno e realtà esterna.

Carl Gustav Jung introduce il concetto di inconscio collettivo, popolato da archetipi: forme universali innate che organizzano l'esperienza umana. I miti rappresentano l'espressione narrativa di tali strutture.
Gli archetipi maggiormente rilevanti da un punto di vista clinico sono il Sé, l'Ombra, l'Anima e Animus e l'Eroe.
Il Sé rappresenta l'integrazione psichica, la totalità dell'essere umano, da un punto di vista mentale e di auto rappresentazione.
L'Ombra invece racchiude tutti quegli aspetti rimossi o non riconosciuti della propria personalità.
Anima e Animus sono quegli archetipi femminile e maschile che ciascuno di noi porta dentro; le relazioni col maschile e col femminile che hanno costellato le nostre esperienze infantili, ma ancora di più la nostra cultura di appartenenza ed il nostro mondo archetipico universale come "genere umano".
Infine l'Eroe è la rappresentazione del processo di individuazione, svincolo e trasformazione. La trasformazione terapeutica avviene quando la persona riesce a passare dall'agire al rappresentare, dal sintomo al simbolo. In questo processo, i miti offrono una cornice narrativa che consente di attribuire significato all'esperienza.
La mitologia e i significati simbolici
Fin dall'antichità, soprattutto nella cultura greco-romana, dei ed eroi rappresentavano modelli universali di dinamiche affettive, relazionali ed identitarie. Le divinità avevano sembianze "umane" e caratteristiche attraverso le quali gli uomini potevano rispecchiarsi.
Ricordando la mitologia greco-romana, ogni divinità può essere ricondotta ad un archetipo simbolico e ad un momento particolare dell'arco della vita.
Ad esempio la divinità Era, regina degli dei e moglie di Zeus, incarna l'archetipo della sovranità coniugale e della gelosia. Era è quel tipo di donna che fatica ad allearsi con le altre donne e che vede nel proprio uomo una proprietà. Era è gelosa, possessiva, implacabile nella sua vendetta.

Era è quella donna che controlla il marito ovunque, quella moglie che non si fida e che teme il tradimento. Provocandolo. Sceglie un uomo che per sua natura è attratto dalle donne e che corre dietro ad ognuna per il gusto della conquista. Il suo bisogno di essere unica la rende sospettosa, controllante, invidiosa di tutte le altre donne; Era tende tranelli osando qualsiasi tipo di stratagemma per ottenere fedeltà, ma nonostante i suoi sotterfugi Zeus riesce sempre a tradirla. Si prendono e si lasciano, come accade in molte coppie dopo ogni tradimento si è innamorati ancor più…dell'amore.
Era rappresenta il bisogno profondo di riconoscimento dove alberga un conflitto interiore di autonomia e dipendenza affettiva. Era è una "bambina" con ferite narcisistiche profonde dove il timore dell'abbandono è un po' la chiave di lettura del suo mondo interno.
Ma quale dea più bella ed affascinante non ha abitato almeno una volta una giovane donna, se non Afrodite? Tutte le volte che bellezza e sensualità hanno preso il sopravvento su una relazione, Afrodite era il simbolo dello stimolo inconscio in quel preciso momento.
Questo archetipo di bellezza e sensualità, simboleggia l'energia libidica, l'attrazione fisica, la passione carnale. Afrodite racchiude in sé l'integrazione tra corporeità, piacere e identità. La donna che resta intrappolata in questo archetipo è in preda al conflitto del desiderio e del senso di colpa. Nella stanza di terapia questa donna porta tematiche legate all'autostima corporea e al bisogno di essere desiderata.
Quando però si parla del ciclo della vita e della morte, non ci si può esimere dal pensare a Persefone, figlia di Demetra. Nella mitologia Persefone viene rapita da Ade, dio degli inferi, e viene strappata alla madre. Il ritorno ciclico di Persefone sulla terra segna l'alternanza delle stagioni.
Persefone diventa quindi quel simbolo del passaggio inesorabile dall'innocenza dell'infanzia alla maturità. Il primo menarca e l'inizio dell'adolescenza con la possibilità di diventare genitrice. Persefone governa l'archetipo delle transizioni evolutive e delle crisi identitarie. Donna, moglie, figlia, madre, manager o imprenditrice di se stessa. Persefone accompagna ogni donna nel momento del distacco/perdita dalla propria madre. Nella stanza di terapia è quella donna che si trova ad affrontare dei cambiamenti radicali, un lutto, una depressione trasformativa.
Mentre Persefone rappresenta il passaggio dall'infanzia all'età iniziale adulta, Artemide incarna la donna più matura. La combattente.

Sono quelle donne che portano a termine imprese "titaniche": una sfida fisica, affiancano altre donne per salvarle dagli abusi, si affermano contro uomini abusanti e violenti. Sono quelle donne che non temono il giudizio, confermando ogni giorno, in silenzio, il loro valore. Donne che hanno ottenuto un Nobel, e donne alle quali è stato rifiutato perché donne. La donna Artemide è in grado di bastare a se stessa e per scelta, non diventa madre, perché genera altro nella vita.
Ma anche gli dei maschili sono carichi di significati simbolici. Crono, nei racconti mitologici, divora i propri figli per paura di essere spodestato una volta che saranno cresciuti. Crono è l'incarnazione del tempo che consuma ogni cosa, il tempo che scorre e non si ferma.
Crono è divorato a sua volta dall'angoscia di annientamento e dal controllo. Crono è terrorizzato dalla perdita del potere.

Nel setting clinico Crono riflette quelle dinamiche familiari oppressive dove vi è una genitorialità persecutoria, un padre castrante e direttivo. Spesso sono uomini che hanno un vissuto di blocco evolutivo, che non hanno la forza di affermare se stessi, se vittime di Crono. Se invece lo incarnano, sono uomini che calpestano chiunque pur di arrivare ad una posizione di controllo e potere.
Sul versante opposto del maschile invece, Zeus è il re degli dei ed incarna il potere supremo e la legge. L'archetipo di Zeus rappresenta l'autorità paterna svolgendo la sua funzione normativa. Zeus è quel padre che diventerà la "legge interiore" che guida i figli verso la vita. Zeus favorisce la costruzione di un Super-io e talvolta, se troppo rigido, riflette conflitti con l'autorità ed il bisogno di approvazione.
Un'altra figura mitologica archetipica è Apollo, Dio della luce, della musica, della profezia e dell'armonia. Apollo incarna il pensiero razionale, la chiarezza nella sua struttura mentale. Questo archetipo favorisce la costruzione dell'identità, talvolta troppo rigida. Sono uomini che usano difese intellettualizzanti per non toccare, sentire e vivere il caos emotivo interno.
Conclusione
La lettura psicoanalitico-psicodinamica dei miti evidenzia come essi costituiscano mappe simboliche delle principali dinamiche intrapsichiche e relazionali. Il mito diviene così uno strumento clinico e interpretativo capace di connettere esperienza individuale e inconscio collettivo, favorendo la trasformazione psichica.





