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Autismo: tante differenze, quante risorse!

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Desirée Michetti
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Psicodinamico
Unobravo
Pubblicato il

Prima di raccontarvi le storie di Giovanni, Andrea e Sara, riassumiamo quali sono le principali caratteristiche e manifestazioni cliniche del Disturbo dello Spettro Autistico.

Principali manifestazioni cliniche


Possiamo ricondurre le manifestazioni cliniche dell’Autismo a due macroaree principali:

  1. Deficit nell’interazione sociale e nella comunicazione;
  2. Comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi.

Gli individui con disturbo autistico hanno difficoltà a interagire secondo le basilari regole di conversazione. Non aspettano il proprio turno per prendere la parola, fanno domande di circostanza (ad esempio “come stai?”) senza però attendere o essere interessati alla risposta, e soprattutto non instaurano una conversazione che abbia uno scambio di battute contestuali. 

Rimangono spesso ancorati al linguaggio concreto, cadendo in incomprensioni quando si utilizzano modi di dire ed espressioni metaforiche.

Sono attratti da particolari che sfuggono a molti di noi e anche nei loro interessi toccano l’eccentricità e la peculiarità. Quando sono interessati a qualcosa possono conoscerne ogni particolare, divenendo allo sguardo degli altri monotematici o eccessivamente coinvolti nell'argomento. Alcuni di loro sono possono eccellere nelle prestazioni che riguardano i loro specifici interessi.



Tre storie a confronto


Il quadro clinico che abbraccia questo disturbo è, come si può dedurre, molto articolato. Queste tre storie affrontano l’autismo attraverso le sue peculiarità, accompagnando la crescita di ognuno mediante il riconoscimento delle possibilità, delle risorse personali e degli interessi di ognuno.

Giovanni


Giovanni è un ragazzo di 14 anni, dolce, molto sensibile e propenso al contatto fisico. Parla benissimo e interagisce bene con tutti, gli piace stare in mezzo ai suoi amici e non manca mai di esprimere il suo affetto. Ha una passione coinvolgente che lo entusiasma e riempie i suoi pensieri: un cartone animato che ha come protagonisti delle creature colorate e appariscenti che hanno come obiettivo la felicità. Questo cartone animato tiene accesa in lui la fantasia di un mondo fatato e felice in cui rifugiarsi. È infatti un po’ spaventato dall’entrata alle scuole superiori: questa sua passione è poco apprezzata dai suoi compagni, che ormai si sentono grandi e "non possono" condividere degli interessi così infantili.

Giovanni ha due migliori amici: due ragazzi della stessa età con Disturbo dello Spettro Autistico, con cui gestisce un programma radio in cui diffondono conoscenze e curiosità sulla loro condizione. Non è molto facile andare d’accordo con uno di loro. Silvio infatti è un ragazzo molto schietto, rude e senza peli sulla lingua, a cui non piacciono proprio le smancerie! Per Giovanni è stata una vera sfida non parlare sempre ed esclusivamente del suo cartone animato con Silvio, che proprio lo disprezzava, mentre per Silvio è stato difficile cercare di pesare e contenere il suo punto di vista con l’amico.


Giovanni ama a tal punto il suo cartone animato da riprodurre fedelmente decine e decine di disegni, che ricopia a mano libera mostrando un’abilità eccezionale. Il ragazzo ha infatti scelto il liceo artistico e, grazie alle sue capacità, ha partecipato e vinto molti concorsi, alcuni dei quali hanno permesso di riprodurre i suoi disegni attraverso degli addobbi floreali, in una famosissima manifestazione di provincia.

Andrea


Andrea è un bambino di 8 anni, non parla, è iperattivo, riesce ad avere un’autonomia personale quasi completa, grazie agli interventi educativi in cui è stato coinvolto. Andrea non sa  comunicare bene i suoi bisogni, durante le attività educative entra in frustrazione e può diventare aggressivo se non vuole svolgere un compito. Impara piano piano ad usare qualche parolina per esprimere i suoi bisogni, per far capire il suo volere ed indirizzare gli altri alle attività che vuole svolgere.

Non sa giocare da solo e non sa giocare con gli altri: non riesce infatti ad uscire dai suoi giochi ripetitivi che sono perlopiù correre avanti e indietro ripetendo sempre le stesse azioni. Con la sorellina però qualcosa cambia, ha l’occasione di imparare alcuni giochi come il nascondino, il domino e il memory (nel quale è infallibile!).

Nonostante Andrea non sappia leggere, scrivere e fare lavori manuali, sa muovere bene il suo corpo ed è molto atletico: gli piace correre, andare in bicicletta, arrampicarsi. C’è una cosa, inoltre, che lo riempie di gioia e lo scarica dallo stress: andare sull’altalena e, nonostante sia bravo nell’imparare molte cose, non vuole saperne di imparare a spingersi da solo. Farsi spingere sull’altalena diventa per lui una coccola, un momento di forte interazione e comunicazione della sua felicità. 

Sara


Sara è una ragazza di 19 anni. Non sa usare il linguaggio per comunicare, ma ad un certo punto della sua infanzia, quando ancora non parlava, ha scoperto i cartoni animati Disney e se ne è appassionata così tanto da cominciare a ripeterne alcune frasi, le uniche frasi che lei dice.

Sara va a scuola, studia all’istituto alberghiero, scrive ricette e le cucina. Quando le giornate si fanno pesanti, dedica le sue pause agli amati cartoni Disney litigando con il suo compagno Matteo, anche lui affetto da autismo, a cui non piacciono particolarmente, ma con il quale è obbligata a condividere il computer durante la scuola. Sara e Matteo si stuzzicano spesso e quando Matteo arriva al limite della sopportazione, Sara gli stringe la mano e insieme si calmano.

Quando non sono vicini e Matteo è coinvolto in altre attività, Sara lo cerca con lo sguardo e lo chiama e quando non ottiene la sua attenzione corre a stuzzicarlo come sa fare lei, infastidendolo fino al momento di dargli la mano. Attualmente Sara si è diplomata, porta avanti la sua passione per la cucina frequentando dei laboratori nel centro diurno di zona, dove si è ricongiunta con il suo Matteo.


Quale consapevolezza sull’autismo?

Queste sono solo delle piccole didascalie, dei pezzetti di vita reale, in cui si possono comprendere meglio gli altri rendendoli umani.

Nel momento in cui il disturbo smette di essere una lente con cui studiamo l’altro, si riconoscono gli aspetti peculiari e significativi della persona e si punta a migliorare le risorse ed a puntare sulle specificità di ognuno.

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