La dislessia è un disturbo che compromette la capacità di leggere e comprendere un testo scritto. Nonostante se ne parli ampiamente, ancora oggi molte persone non ne conoscono a fondo le caratteristiche, le cause e le modalità di trattamento.
Il disturbo di dislessia, o disturbo specifico della lettura, non è correlato all'intelligenza generale, alla mancanza di istruzione o a problemi sensoriali, ma piuttosto a differenze nel modo in cui il nostro cervello elabora il linguaggio scritto.
In questo articolo, approfondiremo vari aspetti legati alla dislessia: dai suoi sintomi e diagnosi alle possibili cause, fino alle strategie per affrontarla in modo efficace.

Che cos’è la dislessia
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che riguarda in modo selettivo il processo di lettura. Il termine deriva dal greco dys- (“difficoltà”) e léxis (“parola”), e descrive una condizione in cui la lettura risulta più lenta, meno accurata e più faticosa rispetto a quanto atteso per età e livello di istruzione.
La dislessia si manifesta attraverso difficoltà:
- nella decodifica delle parole;
- nella fluidità della lettura;
- nella comprensione del testo, soprattutto quando lo sforzo per decodificare sottrae risorse cognitive.
È importante chiarire che la dislessia non dipende dall’ intelligenza; dalla motivazione; dall’impegno scolastico o dalla qualità dell’insegnamento. Si tratta di un disturbo del neurosviluppo ovvero una diversa modalità di funzionamento delle reti cerebrali deputate all’elaborazione linguistica.
I DSA sono, per loro definizione, disturbi circoscritti a domini cognitivi specifici, ma le conseguenze possono essere ampie e pervasive. In età evolutiva, infatti, possono interessare molti ambiti del funzionamento del bambino, così come l’adattamento personale e sociale. La dislessia fa parte di questa categoria di disturbi. I DSA possono manifestarsi in modo eterogeneo, coinvolgendo varie aree del sistema cognitivo-linguistico (ad esempio attenzione, funzioni esecutive, memoria, accesso lessicale, ecc.).
Talvolta, questi disagi si accompagnano ad altri disturbi del neurosviluppo, tra cui:
- il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD)
- il disturbo primario del linguaggio (DPL)
- il disturbo di coordinazione motoria (DCM)
In alcuni casi può comparire quella che viene definita “doppia eccezionalità”: la coesistenza tra un profilo cognitivo molto alto (plusdotazione) e un DSA come la dislessia. Questo non implica che i bambini con dislessia siano più o meno intelligenti, ma che può esistere un profilo irregolare in cui competenze elevate convivono con difficoltà specifiche.
Attualmente, la comunità scientifica concorda su una parziale natura neurobiologica del disturbo (Norton et al., 2015) e una certa ereditarietà (Stein, 2004), ma ad oggi non esistono marker biologici affidabili per l’identificazione e la diagnosi.
Per questo motivo, i clinici si basano prevalentemente su:
- osservazione comportamentale
- raccolta di informazioni da parte della famiglia e della scuola
- somministrazione di scale testistiche che valutano le abilità di lettura, scrittura e calcolo (come la DDE2, che valuta dislessia e disortografia evolutiva)
Differenze tra dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia
Oltre alla dislessia, esistono altri disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) che possono influire sulle competenze scolastiche. Sebbene vengano spesso nominati insieme, ciascun disturbo riguarda un’abilità diversa e presenta caratteristiche specifiche.
La dislessia riguarda la lettura e si manifesta attraverso difficoltà nella decodifica, nella fluidità e spesso anche nella comprensione del testo scritto, a causa dello sforzo richiesto nel riconoscimento delle parole. La discalculia interessa la competenza numerica e aritmetica come la comprensione della quantità e del numero, l’esecuzione di operazioni, il recupero dei fatti aritmetici e la manipolazione dei simboli matematici.La disgrafia è un disturbo della motricità fine coinvolta nella scrittura che può manifestarsi in forma irregolare, poco leggibile o incoerente delle lettere, difficoltà nel mantenere la corretta pressione sul foglio, affaticamento rapido durante la scrittura e scarsa fluidità grafica. È importante precisare che la disgrafia riguarda il gesto grafico, non le regole ortografiche. Infine, la disortografia riguarda le regole del linguaggio scritto che si manifesta attraverso errori di ortografia (es. scambio di grafemi, omissioni, aggiunte), difficoltà nell’applicare le convenzioni fonologiche e grammaticali e difficoltà nel convertire correttamente i suoni in grafemi. A differenza della disgrafia, la disortografia non riguarda la forma grafica delle lettere, ma la correttezza linguistica della scrittura.
Dislessia, disfasia e disprassia
Oltre ai disturbi specifici dell’apprendimento, esistono altre condizioni del neurosviluppo che possono presentarsi insieme alla dislessia o influenzarne il quadro clinico. Tra le più rilevanti troviamo la disprassia e la disfasia, oggi rispettivamente conosciute come Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (DCD) e Disturbo del Linguaggio (DL) nelle classificazioni diagnostiche attuali.
La disprassia è caratterizzata dall'incapacità di automatizzare gesti, con un deficit persistente che può manifestarsi in diverse forme, tra cui la disprassia visuo-spaziale che influisce negativamente su abilità come lettura e scrittura (nota anche come Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione, DCD), mentre la disfasia è un disturbo del linguaggio che può presentarsi in diverse forme (recettiva, espressiva, mista, semantica e pragmatica). Può portare a difficoltà nella fonologia, lessicologia e sintassi, influenzando la capacità di decodificare e rielaborare il linguaggio ricevuto.
Un esperto può supportare bambini e genitori nella gestione della dislessia.
Tipi di dislessia
Negli ultimi decenni la diagnosi in ambito psicologico ha compiuto notevoli progressi, superando l’idea che la dislessia sia una condizione unica e uniforme. In realtà esistono diverse tipologie di dislessia, ciascuna caratterizzata da specifiche modalità di difficoltà nella lettura. Tra le principali troviamo:
- Dislessia fonologica, in cui è compromessa la capacità di riconoscere e processare i suoni delle parole. Chi presenta questo profilo fatica a decodificare termini nuovi o sconosciuti perché non riesce a collegare in modo efficace i suoni alle lettere. Ad esempio, può leggere correttamente una parola familiare come gatto, ma incontrare difficoltà con una parola nuova come frullo.
- Dislessia superficiale, caratterizzata da difficoltà nella memorizzazione e nel riconoscimento visivo delle parole. La persona tende a leggere applicando rigidamente le regole di conversione tra grafema e fonema e fatica con le parole irregolari. Un esempio tipico è la lettura di psicologo scandita come “p-sicologo”.
- Dislessia visiva, in cui il problema principale riguarda l’elaborazione e la memorizzazione delle informazioni visive. Si osservano più facilmente confusione tra lettere simili (b/d, p/q) o inversioni nell’ordine delle lettere all’interno delle parole.
- Dislessia mista, che combina caratteristiche della dislessia fonologica e di quella superficiale, con difficoltà sia nella decodifica dei suoni sia nel riconoscimento visivo delle parole.
Comprendere quale tipologia di dislessia caratterizza il profilo di una persona è fondamentale per costruire un percorso di intervento efficace: ogni forma, infatti, richiede strategie specifiche e un approccio realmente personalizzato
Dislessia: come riconoscerla
La scuola rappresenta spesso il primo contesto in cui emergono difficoltà legate alla lettura, alla scrittura o al calcolo. Insegnanti e genitori, grazie a un’osservazione attenta e continuativa, possono cogliere alcuni segnali già dalla scuola dell’infanzia, anche se la diagnosi formale può essere effettuata solo più avanti. La prevenzione e il riconoscimento precoce dei segnali sono fondamentali: individuare tempestivamente le difficoltà permette infatti di attivare interventi mirati, ridurre il disagio scolastico e sostenere in modo più efficace le competenze di apprendimento del bambino (o dell’adulto).
Dopo questa fase di osservazione, si passa alla valutazione clinica, unico strumento che consente di formulare una diagnosi accurata. Vediamo ora in che modo viene diagnosticata la dislessia.
Diagnosi di dislessia: chi la fa e con quali strumenti
La diagnosi della dislessia viene effettuata da un neuropsichiatra infantile o da uno psicologo specializzato in disturbi dell'apprendimento. Gli strumenti utilizzati includono test specifici che valutano le capacità di lettura, scrittura e comprensione del testo, oltre a test cognitivi e neuropsicologici.
Il colloquio con i genitori è parte integrante e fondamentale per comprendere come e quanto l’ambiente familiare sia in grado di stimolare la crescita cognitiva del bambino. Inoltre, come già accennato, può esserci una certa familiarità: attraverso il colloquio con i genitori si possono raccogliere informazioni più dettagliate che concorrono alla diagnosi.
ADHD e dislessia
Spesso la dislessia è associata ad altri disturbi, come il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (DDAI), noto anche come ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). La concomitanza di dislessia e ADHD può essere particolarmente complessa, poiché oltre alle problematiche di lettura la persona può avere difficoltà a mantenere l’attenzione e controllare l’impulsività.
In questi casi, il bambino può sentirsi maggiormente frustrato dall’incapacità di leggere e/o scrivere correttamente, poiché la sua autostima e la convinzione di poter svolgere un compito possono vacillare di fronte a una lettura. Le difficoltà di concentrazione e il mantenere l’impegno sui compiti vengono ulteriormente messe alla prova dalla lentezza del processamento scritto o di lettura.
Autismo e dislessia
Sebbene solo una parte delle persone nello spettro autistico presenti anche dislessia, la comunità scientifica sta approfondendo da anni il tema della comorbilità tra i due disturbi, esplorando possibili correlazioni e differenze (Russell & Pavelka, 2013).
Quando autismo e dislessia coesistono, la valutazione clinica deve essere ancora più accurata. È necessario infatti condurre una diagnosi differenziale, per distinguere le difficoltà specificamente legate alla lettura da quelle riconducibili alle caratteristiche dello spettro autistico, e allo stesso tempo una diagnosi integrata, capace di cogliere come i due profili si influenzano reciprocamente. Solo una lettura complessiva e precisa del funzionamento della persona permette di definire gli interventi più adeguati e i supporti necessari nei diversi contesti di vita.

Segnali precoci della dislessia: come riconoscerli nelle diverse età
Riconoscere la dislessia in modo tempestivo può essere fondamentale per attivare strategie di supporto efficaci. I segnali precoci possono variare a seconda della fascia d’età e spesso si manifestano già nella scuola dell’infanzia o nei primi anni della scuola primaria.
Nella scuola dell’infanzia (3-6 anni):
- Difficoltà nel riconoscere le lettere dell’alfabeto: il bambino può faticare a memorizzare e distinguere le lettere, anche dopo ripetuti tentativi.
- Problemi nella rima e nella segmentazione delle parole: può avere difficoltà a riconoscere parole che fanno rima o a suddividere le parole in sillabe.
- Lentezza nell’acquisizione del linguaggio: il vocabolario si arricchisce più lentamente rispetto ai coetanei e possono essere presenti errori di pronuncia persistenti.
Nella scuola primaria (6-10 anni):
- Lettura lenta e poco fluente: il bambino legge sillabando, commette frequenti errori e si stanca facilmente durante la lettura.
- Difficoltà nella comprensione del testo: anche quando riesce a leggere, può avere problemi a comprendere il significato di ciò che ha letto.
- Errori ortografici ricorrenti: scrive spesso le stesse parole in modo diverso, omette o aggiunge lettere e confonde suoni simili.
Nella preadolescenza e adolescenza:
- Persistenza delle difficoltà di lettura: la lettura rimane lenta e poco accurata, con errori che possono riguardare anche parole semplici.
- Bassa autostima scolastica: la consapevolezza delle proprie difficoltà può portare a una riduzione della motivazione e della fiducia nelle proprie capacità.
Questi segnali non sono sempre indicativi di dislessia, ma la loro presenza, soprattutto se persistente, può suggerire la necessità di un approfondimento specialistico.
Le possibili cause della dislessia
La domanda “da cosa dipende la dislessia?” non ha ancora una risposta univoca. Nonostante i significativi progressi della ricerca — grazie anche alle moderne tecniche di neuroimaging e alle analisi genetiche — manca ancora un modello completamente chiaro e coerente che spieghi in modo esaustivo i meccanismi alla base del disturbo. Gli studi attuali suggeriscono che la dislessia derivi dall’interazione complessa tra diversi livelli di funzionamento:
- basi genetiche, che contribuiscono alla predisposizione individuale;
- fattori epigenetici, che modulano l’espressione genica in risposta all’ambiente;
- anomalie neuroanatomiche e differenze nelle reti di elaborazione linguistica;
- disfunzioni nei processi cognitivi sottostanti (es. consapevolezza fonologica, memoria di lavoro, velocità di elaborazione);
- difficoltà osservabili nelle prestazioni di lettura, scrittura e calcolo.
Sebbene le basi neurobiologiche siano ormai ampiamente riconosciute (Norton et al., 2015), è fondamentale ricordare che leggere, scrivere e fare calcoli sono attività fortemente influenzate dalla cultura e dall’ambiente. Il contesto educativo, la qualità dell’esposizione alla lingua e le opportunità di apprendimento giocano un ruolo importante nello sviluppo delle competenze scolastiche, pur non essendo la causa primaria del disturbo
Ci si è chiesti anche se la dislessia sia ereditaria. La ricerca longitudinale ha mostrato che la dislessia ha una componente di ereditarietà significativa: se un genitore è dislessico, c'è una maggiore probabilità che anche il figlio lo sia (Snowling et al., 2007). Tuttavia, gli studi scientifici parlano di rischio, non di trasmissione diretta o causale. È più corretto immaginare una predisposizione che interagisce con l’ambiente.
È importante sottolineare che la dislessia non dipende da una scarsa istruzione, da metodi didattici inadeguati o da mancanza di impegno. Questi fattori possono amplificare le difficoltà, ma non ne sono l’origine..
Spesso ci si domanda se la dislessia possa peggiorare, di norma non peggiora con il tempo. Tuttavia, se non vengono forniti supporti adeguati, le difficoltà possono diventare più evidenti e avere un impatto sempre maggiore sulla vita scolastica, lavorativa ed emotiva della persona. Al contrario, interventi mirati e strategie personalizzate possono ridurre significativamente il disagio e migliorare il funzionamento quotidiano.
La dislessia è una disabilità?
Quando si parla di dislessia, una delle domande che molti genitori e insegnanti si fanno è se questo disturbo possa essere considerato una disabilità. È un dubbio comprensibile, soprattutto se si pensa che, secondo i dati del MIUR (I principali dati relativi agli alunni con DSA) per l’anno scolastico 2020/2021, tra gli studenti con diagnosi di DSA, il 37,8% presenta proprio la dislessia.
Per capire meglio, è utile partire da ciò che dice la legge. La legge 170 riconosce la dislessia — insieme a disgrafia, disortografia e discalculia — come un disturbo specifico dell’apprendimento: significa che la difficoltà riguarda un’abilità circoscritta, come la lettura, e non dipende da problemi cognitivi, neurologici o sensoriali. Questi disturbi, però, possono rappresentare un ostacolo reale nella quotidianità scolastica, creando fatica, lentezza e frustrazione. Detto questo, i DSA non vengono automaticamente considerati una disabilità. La dislessia non rientra di per sé nelle categorie che danno diritto all’invalidità civile o alle agevolazioni previste per altre condizioni.
Esiste però un’eccezione importante: in base alla legge 289/1990, alcune famiglie possono richiedere all’INPS l’indennità di frequenza, che è un sostegno economico mensile di circa 300 euro. Non viene concessa per la dislessia in quanto tale, ma solo quando nella diagnosi è presente una “difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età”. In altre parole, conta il livello di difficoltà nel funzionamento quotidiano, non semplicemente l’etichetta diagnostica.
Anche la questione della legge 104 genera spesso confusione. Alcuni genitori la richiedono per ottenere un insegnante di sostegno o permessi lavorativi. Tuttavia, per la sola dislessia è molto difficile che venga riconosciuta, perché la 104 si applica a condizioni che comportano una compromissione importante e stabile nelle capacità di apprendimento, relazione o integrazione. La dislessia, nella maggior parte dei casi, non rientra in questa definizione.
Il discorso può cambiare se insieme alla dislessia sono presenti altre difficoltà rilevanti — ad esempio un disturbo del linguaggio, un ADHD significativo o una condizione dello spettro autistico. In questi casi la valutazione dell’INPS considera l’insieme del funzionamento, non un singolo disturbo.
In sintesi, la dislessia non è una disabilità, ma può creare difficoltà importanti che vanno riconosciute e sostenute nel modo corretto. Ciò che davvero fa la differenza non è tanto l’etichetta diagnostica, quanto la qualità degli strumenti, degli aiuti e degli interventi messi in campo per accompagnare il bambino nel suo percorso di crescita.
Dislessia e metodo di studio: strumenti compensativi, esercizi e misure dispensative
La Legge 170/2010 stabilisce che gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a misure dispensative e compensative, oltre a una maggiore flessibilità didattica durante tutto il percorso scolastico e universitario. Questo significa che la scuola deve adattare l’insegnamento alle caratteristiche dello studente, non il contrario. Nella pratica quotidiana, affrontare la dislessia significa spesso costruire strategie di studio personalizzate. Strumenti come audiolibri, app educative, software di lettura, mappe concettuali digitali e supporti tecnologici possono fare una grande differenza: aiutano il bambino a compensare le difficoltà di lettura e a valorizzare le sue competenze.
Accanto agli strumenti, un ruolo decisivo lo gioca l’insegnante di sostegno, quando previsto. La sua presenza permette di adattare metodi, materiali e tempi di lavoro alle esigenze specifiche dello studente, favorendo un apprendimento più sereno e accessibile.
Tuttavia, quando si parla di strumenti compensativi e dispensativi, è importante considerare anche il vissuto emotivo del bambino. Per alcuni, questi strumenti diventano un aiuto prezioso: si sentono più competenti, più autonomi, più capaci di partecipare alla vita scolastica. Per altri, invece, rappresentano la prova “visibile” di una differenza dagli altri compagni. In questi casi possono emergere sentimenti di vergogna, inadeguatezza o ansia sociale. È quindi fondamentale introdurre questi strumenti con delicatezza, spiegandone il valore e normalizzando l'uso poiché possono favorire lo stimolo necessario all’apprendimento e aumentare il senso di autoefficacia.
Un altro elemento chiave è la formazione degli insegnanti. La Legge 107 ha sottolineato l’importanza di una preparazione adeguata per rispondere ai bisogni degli studenti con DSA, ma molti docenti continuano a dichiarare di sentirsi poco preparati o privi delle conoscenze necessarie per riconoscere e gestire efficacemente la dislessia (“Need Analysis IT…”, 2018).
Idealmente, la competenza sui DSA dovrebbe essere condivisa da tutto il team docente, così che la progettazione didattica non ricada su una sola persona ma sia frutto di una collaborazione di classe.
Infine, il contributo di uno psicologo scolastico o di uno psicologo infantile può essere molto prezioso. Il loro intervento può supportare:
- gli studenti, aiutandoli a comprendere e gestire le difficoltà;
- i genitori, attraverso percorsi di parent training che offrono strumenti concreti per accompagnare il bambino;
- gli insegnanti, con consulenze mirate a migliorare la gestione didattica ed emotiva degli studenti con DSA.
Il sostegno alla dislessia funziona davvero quando diventa un lavoro di squadra, dove scuola, famiglia e professionisti collaborano per creare le condizioni migliori per apprendere e crescere.

Strategie pratiche ed esercizi per supportare la lettura nelle persone con dislessia
Affrontare la dislessia può richiedere l’adozione di strategie pratiche che facilitino l’apprendimento e la lettura. Ecco alcuni esempi di attività e strumenti utili:
- Esercizi di consapevolezza fonologica: giochi con le rime, segmentazione delle parole in sillabe e riconoscimento dei suoni iniziali e finali possono aiutare a rafforzare le basi della lettura.
- Attività multisensoriali: utilizzare materiali tattili (come lettere in rilievo), scrivere le parole con le dita sulla sabbia o associare colori diversi alle lettere può rendere l’apprendimento più coinvolgente e accessibile.
- Lettura guidata e ripetuta: leggere insieme testi brevi, alternando la lettura tra adulto e bambino, e ripetere più volte lo stesso testo può favorire la fluidità e la sicurezza.
- Uso di strumenti compensativi:
- Sintesi vocale: permette di ascoltare i testi scritti, facilitando la comprensione e riducendo la fatica.
- Mappe concettuali: aiutano a organizzare le informazioni in modo visivo, rendendo più semplice la memorizzazione dei concetti chiave.
- Audiolibri e software di lettura: offrono un’alternativa alla lettura tradizionale e possono essere utilizzati sia a scuola che a casa.
- Pianificazione e suddivisione dei compiti: suddividere le attività in piccoli passi e utilizzare agende visive o checklist può aiutare a gestire meglio il carico di lavoro e a ridurre l’ansia.
Queste strategie, se integrate nella routine quotidiana, possono contribuire a migliorare l’autonomia e la motivazione degli studenti con dislessia, favorendo spesso un percorso scolastico più sereno e inclusivo.
Come curare la dislessia?
La diagnosi di dislessia porta spesso a domande come: la dislessia scompare negli anni? In altre parole, dalla dislessia si guarisce? Utilizzare il termine “cura” potrebbe essere improprio perché la dislessia non è una malattia. Esistono però vari interventi che possono migliorare significativamente le capacità di lettura e scrittura della persona con dislessia.
Tra questi, la logopedia è fondamentale per sviluppare le competenze linguistiche, mentre la musicoterapia e il trattamento sublessicale possono offrire benefici aggiuntivi.
Dal punto di vista psicologico, possono essere utili approcci psicoterapeutici come:
- la terapia cognitivo comportamentale, che può aiutare a gestire il carico emotivo che deriva dal disturbo, nonché a modificare comportamenti disfunzionali associati ad esso
- la terapia sistemico relazionale, che coinvolge la famiglia offrendo la possibilità di “riorganizzarsi” in seguito alla diagnosi. L’ambiente in cui vive il bambino è fondamentale e supportare la famiglia diventa un modo per lavorare sul sistema nel suo complesso.
Dislessia in Italia
In Italia, diverse associazioni si occupano di dislessia, fornendo supporto alle famiglie e promuovendo la consapevolezza del disturbo. Una delle principali è l'Associazione Italiana Dislessia (AID). Inoltre, in Italia si celebra la Settimana Nazionale della Dislessia, un'occasione per sensibilizzare il pubblico e diffondere informazioni utili.
Dati epidemiologici sulla dislessia: prevalenza in Italia e nel mondo
La dislessia è uno dei disturbi specifici dell’apprendimento più diffusi a livello globale. In Italia, le stime dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che i DSA interessano circa il 2,5-3,5% della popolazione scolastica. Nei dati più recenti del Ministero dell'Istruzione, per l’anno scolastico 2022-23 gli studenti con dislessia certificata rappresentano circa il 3% del totale degli alunni. Un altro dato significativo: tra gli alunni con diagnosi di DSA, circa il 37,8% presenta una certificazione di dislessia. Questo indica quanto la dislessia sia la forma più frequente tra i DSA. A livello internazionale, molte fonti stimano che la dislessia riguardi tra il 5% e il 10% della popolazione in età scolare, e in alcuni contesti anche fino al 15%.
Questi numeri evidenziano due cose: primo, la dislessia non è un fenomeno raro; secondo, le variabilità nelle stime derivano da criteri diagnostici diversi, contesti linguistici e culturali differenti e differenze nei sistemi scolastici. Per questo motivo è fondamentale promuovere una diagnosi precoce, interventi adeguati e garantire pari opportunità di apprendimento per tutti.
Libri sulla dislessia
In conclusione, la dislessia è un disturbo complesso che richiede un approccio multifattoriale e integrato. La diagnosi precoce e gli interventi multilivello possono migliorare significativamente la qualità della vita delle persone con dislessia e promuovere il loro successo scolastico e professionale.
Per approfondire il tema, ecco qualche suggerimento di lettura:
- Storie di straordinaria dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi, R. Grenci, D. Zanoni, Edizioni Erickson
- Che cos’è la dislessia, M. L. Lorusso, Carocci editore
- Nostro figlio è dislessico. Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA, G. Lo Presti, Edizioni Erickson
- Dislessia - Cosa fare (e non). Guida rapida per insegnanti - Scuola primaria, F. Barbera, Edizioni Erickson
- Dislessia e trattamento sublessicale. Attività di recupero su analisi sillabica, gruppi consonantici e composizione di parole, S. Cazzaniga, A. M. Re, C. Cornoldi, S. Poli, P. E. Tressoldi, Edizioni Erickson.
Prendersi cura della dislessia: il primo passo può essere chiedere supporto
Affrontare la dislessia può sembrare una sfida complessa, sia per chi la vive in prima persona sia per chi accompagna un figlio o un familiare in questo percorso. Tuttavia, riconoscere le difficoltà e chiedere aiuto può rappresentare un passo importante verso il benessere e l’autonomia. Un supporto psicologico specializzato può contribuire a gestire le emozioni, rafforzare l’autostima e fornire strategie pratiche per affrontare la quotidianità scolastica e familiare. Se senti il bisogno di un confronto o desideri iniziare un percorso di sostegno, Unobravo è al tuo fianco con professionisti esperti pronti ad ascoltarti e guidarti. Inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri come possiamo aiutarti a costruire un futuro più sereno e consapevole.






