Una persona di solito intraprende un percorso di psicoterapia perché sta vivendo un sintomo o un disagio legato ad aspetti emotivi o relazionali che creano difficoltà concrete nella vita quotidiana e ne compromettono la qualità di vita. Dunque, siamo abituati a pensare che la remissione dei sintomi sia il segnale più evidente che una psicoterapia stia funzionando: se ansia, tristezza, irritabilità o altre manifestazioni di sofferenza diminuiscono, tendiamo a concludere che si stiano raggiungendo gli obiettivi prefissati.
Tuttavia, ricerche recenti mettono in discussione l’uso esclusivo del cambiamento dei sintomi misurati con strumenti standardizzati come unico criterio di successo o fallimento della psicoterapia, evidenziando uno scarto significativo rispetto a come i giovani stessi descrivono quanto la terapia sia stata utile per loro (McLeod et al., 2024).
Questo ci invita a porci una domanda importante e più sfumata: è davvero solo la riduzione dei sintomi a dirci se una psicoterapia funziona, o è necessario considerare anche l’esperienza soggettiva della persona e ciò che, per lei, significa stare meglio?
Il miglioramento non è lineare: quando peggiorare può essere parte del processo
In un percorso di psicoterapia il miglioramento non è così lineare e le cose possono paradossalmente peggiorare prima di migliorare. Un po' come quando siamo alle prese con il cambio di stagione: apri l'armadio e inizi a svuotarlo. All'inizio può sembrare tutto travolgente e disordinato ma, quando inizi a organizzare le cose e a decidere ciò di cui hai bisogno, il disordine diventa più gestibile e sembra che ci sia davvero un progresso.
Man mano che si procede si contattano emozioni più dolorose, provocate però da una maggiore consapevolezza di sé e ciò, naturalmente, può spaventare, perché si ha paura della propria rabbia, delle proprie ferite e della tristezza. Questo è comprensibile e spesso segnala che qualcosa di importante si sta muovendo.
La via per la guarigione a lungo termine
Ci sono anche altri segnali, meno concreti ma altrettanto importanti, che indicano che una psicoterapia sta progredendo. Ad esempio, la capacità di potersi fidare di un’altra persona, sentendosi sufficientemente al sicuro da condividere la propria storia e le proprie emozioni. Anche il crearsi uno spazio in cui poter riflettere e concentrarsi su se stessi e chiedersi perché si fa quello che si fa, sviluppando una comprensione più profonda di sé, una maggiore capacità di agire in modo autonomo (self‑agency) e un coinvolgimento più ricco e consapevole nella propria vita sociale (Ladmanová et al., 2025).
Normalmente siamo intorpiditi dalla routine e soprattutto dal cercare metodi più veloci e meno impegnativi, attraverso l'automedicazione, che ci facciano bypassare la sofferenza. Pertanto occorre dotarsi di pazienza.
Medico-paziente e paziente-terapeuta
Nel rapporto medico-paziente, quest’ultimo tende ad avere un ruolo più passivo: gli viene richiesta una collaborazione limitata, per lo più nel seguire l'assunzione di determinati farmaci e nell'eseguire esami diagnostici. In psicoterapia, invece, non esiste nessuna “pillola magica” che risolva i problemi: alla persona viene richiesto un coinvolgimento attivo e continuativo nel processo terapeutico, che prende il nome di alleanza terapeutica.
Questa alleanza si fonda sulla fiducia reciproca, sull’accordo condiviso rispetto agli obiettivi del percorso e sui compiti da svolgere insieme. La qualità di questi elementi è uno dei predittori più robusti di un esito positivo della terapia, e punteggi elevati nelle prime sedute sono associati a una maggiore probabilità di miglioramento clinico alla fine del trattamento (Webb & Cohen, 2021).
La psicoterapia sta funzionando quando, nella costruzione e nel mantenimento di una buona alleanza terapeutica, si impara anche a tollerare la frustrazione legata al fatto che servono tempo, impegno e partecipazione personale per avvicinarsi, passo dopo passo, agli obiettivi che ci si è prefissati.

Fattori che fanno la differenza in psicoterapia
La psicoterapia online funziona davvero? Nel complesso, le ricerche mostrano che la psicoterapia ha un effetto medio significativo sulla riduzione dei sintomi psicologici rispetto alle condizioni di controllo (come lista d’attesa, usual care o placebo psicologico) (The Lancet Psychiatry, 2015). In media, chi intraprende un percorso psicoterapeutico tende a stare meglio rispetto a chi non riceve alcun intervento specifico.
Quando una psicoterapia non procede come sperato, di solito è lo stesso terapeuta a cogliere che la persona sta incontrando delle difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi. In questi casi, il professionista valuta cosa può essere rivisto: l’alleanza terapeutica, la chiarezza degli obiettivi o le strategie utilizzate, condividendo queste riflessioni con il paziente.
Se questo spazio di confronto manca, può essere utile portare il tema in seduta e ragionare insieme su ciò che non convince può aiutare a:
- rimodulare la relazione terapeutica,
- rivedere gli obiettivi della terapia,
- rafforzare l’alleanza terapeutica.
Spesso si vorrebbe sapere in anticipo come funzionerà la terapia e come ci si sentirà, immaginando un percorso lineare e prevedibile. In realtà, ogni relazione terapeutica è unica ed è proprio questa unicità a fare la differenza. Per questo non è possibile stabilire a priori come sarà il percorso: il modo migliore per capirlo resta sperimentarlo, osservando nel tempo se produce cambiamenti significativi.
Segnali che la psicoterapia può star funzionando
Capire se la psicoterapia funziona significa osservare cambiamenti concreti nel modo in cui pensi, senti e ti comporti, più che aspettare la scomparsa immediata dei sintomi. Alcuni segnali sono sottili e graduali, altri più evidenti. Non devono essere presenti tutti insieme, né in modo perfetto: spesso compaiono a ondate, con passi avanti e momenti di stallo.
Anche la tua percezione soggettiva, per esempio il sentirti compreso, avvertire che le sedute ti sono utili o notare un miglioramento nel tuo funzionamento quotidiano, è importante, ma non sufficiente da sola. Gli studi indicano che, per valutare davvero se la psicoterapia sta funzionando, è utile integrare autovalutazioni, giudizio clinico e misure standardizzate (The Lancet Psychiatry, 2015).
Secondo la ricerca sui fattori di esito in psicoterapia e le linee guida dell’American Psychological Association, i miglioramenti più frequenti riguardano:
- maggiore consapevolezza di sé,
- migliore regolazione emotiva,
- una relazione terapeutica sufficientemente solida,
- un aumento dell’autonomia nella gestione delle difficoltà.
Nei prossimi paragrafi vedremo alcuni segnali pratici che possono aiutarti a orientarti, in modo realistico e gentile, rispetto alla direzione del tuo percorso.
1. Potresti iniziare a prenderti più cura di te
Un primo segnale che la psicoterapia sta funzionando può essere accorgerti che, in modo graduale, inizi a trattarti con più cura. Non significa diventare improvvisamente disciplinato o "perfetto", ma notare che ti ascolti un po' di più: riconoscere quando sei stanco, quando hai bisogno di fermarti o quando qualcosa per te è troppo.
Nella vita quotidiana questo può emergere in scelte semplici, come dire qualche no in più, concederti pause senza sentirti subito in colpa, prestare un minimo di attenzione in più a sonno, alimentazione o movimento, oppure chiedere aiuto prima di arrivare al limite.
Se al momento non ti riconosci in questo segnale, può essere utile portare in seduta un esempio concreto di una situazione in cui ti sei trascurato, oppure chiedere di lavorare insieme sul tema della cura di sé e dei confini. Un piccolo esercizio pratico può essere annotare per una settimana un gesto al giorno che fai per te, anche minimo, per allenare lo sguardo ai micro-cambiamenti.

2. Cambiare il proprio rapporto con i sintomi
La terapia può funzionare non solo quando i sintomi diminuiscono, ma anche quando cambia il modo in cui li vivi. Ansia, tristezza o pensieri ricorrenti possono ancora essere presenti, ma iniziano a spaventarti meno e a occupare uno spazio diverso nella tua mente.
Potresti accorgerti, ad esempio, che ti giudichi meno quando stai male, che durante un attacco di panico riesci a ricordare alcune strategie imparate in seduta, che intercetti prima i circoli di pensieri negativi o che, dopo un momento difficile, ti riprendi un po’ più in fretta rispetto al passato.
Se al momento non noti questi segnali, può essere utile monitorare non solo l’intensità dei sintomi, ma anche come reagisci quando compaiono, e portare queste osservazioni in seduta. Chiedere esplicitamente di rivedere insieme le strategie pratiche e di lavorare meglio su questi momenti può aiutare a rendere il percorso più mirato ed efficace.
3. Strategie per la gestione dello stress
Un altro segnale che la psicoterapia sta funzionando è notare una maggiore flessibilità nella gestione dello stress. Le difficoltà continuano a esistere, ma cambia il modo in cui le affronti.
Potresti accorgerti, per esempio, che rimandi meno e inizi prima i compiti anche se ti senti sotto pressione, che quando qualcosa va storto passi meno tempo a colpevolizzarti e più a cercare soluzioni, che riesci a chiedere supporto invece di chiuderti, oppure che riconosci prima i segnali fisici dello stress e provi a intervenire.
Se al momento non noti questi cambiamenti, può essere utile scegliere una situazione stressante ricorrente e analizzarla in seduta, chiedere di lavorare su strumenti concreti (come respirazione, pianificazione o gestione del tempo) e monitorare per qualche settimana le tue reazioni, per intercettare anche miglioramenti molto piccoli.
4. Puoi diventare meno dipendente dal terapeuta
Un segnale importante che la psicoterapia sta funzionando può essere la crescita della tua autonomia. L’obiettivo del percorso, infatti, non è creare dipendenza, ma aiutarti a sviluppare sempre più fiducia nelle tue risorse e nella tua capacità di affrontare le difficoltà.
Nella pratica questo può tradursi nel provare, tra una seduta e l’altra, a usare da solo ciò che hai imparato, nel sentire meno il bisogno di chiedere al terapeuta un parere per ogni decisione, e nel fidarti gradualmente di più del tuo giudizio, pur continuando a confrontarti in seduta. Può comparire anche l’idea di un futuro oltre la terapia, immaginando di poter “camminare con le tue gambe”.
Se invece ti senti molto dipendente, può essere utile portare apertamente il tema in seduta e chiedere di lavorare su obiettivi di autonomia graduale. Un piccolo passo può essere osservare quando nasce l’impulso di chiedere subito un parere e provare, prima, a domandarti: “Se dovessi decidere io, cosa farei?”."
5. Miglioramento delle relazioni con gli altri
La psicoterapia può dirsi efficace anche quando i cambiamenti iniziano ad uscire dalla "stanza di terapia" e a riflettersi nelle relazioni quotidiane. Questo non significa che i rapporti diventino subito semplici, ma che il tuo modo di stare con gli altri inizia lentamente a modificarsi.
Potresti accorgerti, per esempio, che riesci a esprimere più facilmente ciò che provi, anche con un po’ di timore, che tolleri meglio i conflitti senza esplodere o sparire, che scegli con maggiore attenzione le persone a cui avvicinarti o che ti senti leggermente più autentico, meno costretto a indossare un ruolo.
Se al momento non noti questi segnali, può essere utile portare in seduta episodi concreti e chiedere di lavorare su piccoli esperimenti relazionali da provare tra un incontro e l’altro. Anche iniziare a immaginare, a livello mentale, modi diversi di stare con gli altri è spesso un primo, importante passo di cambiamento.
6. Impari a riconoscere meglio la tua voce interiore
Un effetto profondo della psicoterapia può essere iniziare a riconoscere con più chiarezza la tua voce interiore: ciò che senti, desideri, pensi davvero, al di là delle aspettative degli altri.
Nella quotidianità questo può tradursi nel renderti conto prima quando stai facendo qualcosa solo per compiacere, nel distinguere meglio tra ciò che vuoi e ciò che pensi di “dover” volere, nel dare un nome più preciso alle emozioni e nel prendere piccole decisioni più allineate a te, anche se fanno un po’ paura.
Se senti ancora poca connessione con questa voce interna, può essere utile usare la seduta come spazio di ascolto senza giudizio, chiedere aiuto per mettere in parole emozioni e bisogni e annotare, durante la settimana, i momenti in cui percepisci un piccolo “sì” o “no” dentro di te, anche se non lo segui ancora.

Riconoscere i segnali nel tempo
Per capire se la psicoterapia sta portando dei benefici è importante guardare non solo al presente, ma all'andamento nel tempo. I cambiamenti raramente sono eclatanti: più spesso si tratta di piccoli spostamenti che, messi insieme, producono una differenza significativa. Può essere utile chiedersi se, rispetto a 3–6 mesi fa, è cambiato qualcosa nel modo in cui affronti problemi, emozioni e relazioni, e se riconosci almeno alcuni dei segnali descritti, anche in forma iniziale o altalenante.
Se dopo diversi mesi non noti alcun cambiamento, o ti sembra di stare peggio senza comprenderne il motivo, è importante portarlo apertamente in seduta. Insieme al terapeuta potrete rivedere gli obiettivi, valutare se l’alleanza terapeutica va rafforzata e, se necessario, modificare il modo di lavorare o la frequenza degli incontri. Anche questo tipo di confronto fa parte del processo terapeutico e può diventare esso stesso un’occasione di crescita.
Inizia a valutare il tuo percorso, iniziando il tuo
Se leggendo questi segnali ti sei riconosciutə almeno un po’, o al contrario ti sei accortə di non sapere bene come capire se la tua terapia sta funzionando, può essere il momento giusto per fare un passo in più. Non sei obbligatə ad avere le idee chiare prima di iniziare: la psicoterapia può servire anche a questo, a fare ordine, a darti una bussola e a capire, nel tempo, se stai andando nella direzione giusta.
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