Psicologia dell’adolescenza
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Crescere in una famiglia monoparentale: le difficoltà monogenitore-adolescente

Crescere in una famiglia monoparentale: le difficoltà monogenitore-adolescente
Crescere in una famiglia monoparentale: le difficoltà monogenitore-adolescentelogo-unobravo
Veronica Verlezza
Veronica Verlezza
Redazione
Psicologa ad orientamento Psicoanalitica Relazionale
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il

Fino a non molto tempo fa, la famiglia occidentale trovava le sue fondamenta nella coppia che si prendeva carico della cura dei figli. Nel corso degli ultimi decenni questa configurazione sta assumendo svariate forme e non possiamo più parlare di famiglia, ma di diverse configurazioni familiari:

  • monoparentale
  • omoparentale
  • allargata
  • senza figli
  • senza contratto matrimoniale.

Queste modifiche del contesto socioculturale, ma soprattutto il confronto con il pregiudizio sociale e con le convinzioni del passato, contribuiscono a creare una fragilità diffusa, individuale e sociale, che si riflette in tutte le dimensioni della vita quotidiana.

Crescere un figlio vuol dire accogliere un cambiamento

In queste condizioni, se non ci sono genitori in grado di mantenere una continuità affettiva, i ragazzi possono manifestare dei blocchi rispetto al processo di crescita, sentirsi fragili e provare grande solitudine.

Per i genitori può essere difficile comprendere la psicologia dell'adolescente, conciliare i bisogni, le esigenze e gli impegni individuali con le responsabilità educative e sociali, ancor di più se si tratta di famiglia monoparentale. Può scattare così un senso di inadeguatezza e di impotenza.

In particolare, i cambiamenti dell’adolescenza possono provocare conflitti familiari, angosce e paure che si manifestano in un contesto nuovo e sconosciuto e richiamano il genitore ad una nuova contrattualità relazionale.

Il ruolo del genitore e dell’adolescente

Nella coppia genitore-figlio in cui c’è un unico genitore disponibile alla relazione, per l’adolescente può risultare particolarmente complesso disincagliarsi dal contesto familiare. L’adolescenza non è soltanto un compito evolutivo dei figli: anche i genitori devono passare dall’essere genitori di un bambino al diventare quelli di un adolescente che ha bisogno di sentirli contenti del suo distacco e delle esperienze che lui può fare a prescindere da loro.

Katerina Holmes - Unsplash

Investimento narcisistico e investimento oggettuale

Nel saggio “Introduzione al Narcisismo” Freud parla di “doppio investimento” riferendosi appunto all’ investimento che un genitore compie sul figlio e lo definisce narcisistico perché in prima battuta si riferisce al sé e poi coinvolge e considera l’altro. Questi due investimenti non sono antagonisti, ma complementari, concomitanti e inseparabili. Il “doppio investimento” teorizzato da Freud transita dall’immaturità alla maturità per fondersi in un legame unico in cui l’amore narcisistico progressivamente lascerà spazio all’amore oggettuale.

Fusionalità e blocco evolutivo: quali soluzioni?

Quando avere cura di un figlio colma dei vuoti genitoriali, rinunciare alla gratificazione narcisista può diventare impossibile e il genitore può richiedere inconsciamente al figlio di “rimanere piccolo”. In questo modo ci si trasforma in genitori elicottero, figure iperprotettive che finiscono per limitare l'autonomia e bloccare il processo di individuazione del figlio.

Altrettanto inconsciamente quest'ultimo può farsi carico del bisogno del genitore sacrificando la propria crescita, ma questo blocco evolutivo diventa nocivo per entrambi. In questo caso, l’adolescenza sembra provocare una lacerazione violenta che lascia una ferita sanguinante, che deve essere rimarginata.

Alex Green - Unsplash

L’aiuto terapeutico

La funzione del terapeuta può essere condivisa da genitore e figlio contemporaneamente, rappresentando per la prima volta ciò che è mancato nella loro vita: la presenza di un terzo. Con l’aiuto di un terapeuta, entrambi possono cominciare a comprendere che possono vivere anche separati.

Una terapia “sartoriale”

Scegliere la terapia non è una decisione facile, perché deve essere preparata su misura, per rispondere alle peculiarità di ogni situazione. La possibilità di accedere al “nuovo” può essere raggiunta anche grazie alle opportunità che si presentano nella vita reale.

Quando il passaggio dall’infanzia all’adolescenza segue in percorso naturale, ognuno mantiene la propria soggettività all’interno di un percorso comune, perché il genitore ha accettato la crescita del figlio e la vive come gratificante.


Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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