La celiachia è una malattia autoimmune di origine genetica, dovuta ad una reazione autoimmune permanente al glutine contenuto nel frumento e a sostanze analoghe presenti in orzo e segale. Le cause e il meccanismo di azione della celiachia sono multifattoriali e colpiscono persone geneticamente predisposte in seguito a un fattore scatenante ancora sconosciuto.
L’unica terapia attualmente disponibile per la celiachia è la dieta senza glutine, che rappresenta l’unico “farmaco” efficace. Ricevere una diagnosi medica può destabilizzare il nostro equilibrio fisico e mentale e richiede una riorganizzazione della propria vita, non solo dal punto di vista alimentare, ma anche con importanti implicazioni nella sfera personale e sociale.
Le ripercussioni psicologiche della diagnosi di celiachia
La condivisione del cibo è fondamentale nelle relazioni e assume un significato particolare durante i cambiamenti fisici e psicologici dell'adolescenza, un periodo caratterizzato anche da mutamenti identitari in cui il condividere e l’uniformarsi possono diventare regole di base.
Gli adolescenti spesso vivono la diagnosi di celiachia con reazioni intense come:
- rabbia
- negazione
- mancanza di aderenza alla dieta
- ritiro sociale.
Gli adolescenti possono percepirsi diversi e temere di non essere accettati dal gruppo. Spesso si trovano a pensare:
- “nessuno mi capirà”
- “non potrò più mangiare negli stessi posti dei miei amici”
- “dovrò mangiare un cibo diverso dal resto del gruppo”.
Queste frasi riflettono una paura sociale di esclusione e una sensazione personale di non accettazione.
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Dati epidemiologici e impatto emotivo della celiachia negli adolescenti
Ricevere una diagnosi di celiachia durante l’adolescenza può avere un impatto significativo sul benessere psicologico.
Secondo una ricerca pubblicata dall'Istituto Superiore di Sanità nel 2021, circa il 30% degli adolescenti con celiachia manifesta sintomi di ansia o depressione nei mesi successivi alla diagnosi, una percentuale superiore rispetto ai coetanei non affetti da questa condizione. Inoltre, studi hanno evidenziato che gli adolescenti con celiachia presentano una prevalenza significativamente più alta di disturbo depressivo maggiore nel corso della vita (31%) rispetto ai soggetti di controllo (7%) (Pynnönen et al., 2004). È importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, i disturbi depressivi e comportamentali precedono la diagnosi di celiachia e l'inizio della dieta priva di glutine (Pynnönen et al., 2004).
Le difficoltà emotive più frequenti possono includere:
- Ansia sociale: molti adolescenti temono di essere esclusi o giudicati negativamente dai pari a causa delle restrizioni alimentari, con conseguente disagio nei contesti di gruppo.
- Ritiro sociale: la paura di sentirsi diversi può portare a evitare situazioni conviviali, come feste o uscite con amici, aumentando il rischio di isolamento.
- Bassa autostima: la percezione di non essere "normali" può influire negativamente sull’immagine di sé e sulla fiducia nelle proprie capacità.
Questi vissuti, se non riconosciuti e affrontati, possono ostacolare il processo di accettazione della diagnosi e la costruzione di una nuova identità in questa fase delicata della crescita. Studi più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità (Rapporto Celiachia 2023) indicano che le difficoltà psicologiche rimangono significative anche negli anni successivi alla diagnosi, soprattutto nei casi in cui manca un adeguato supporto psicologico e familiare. Questi dati confermano l’importanza di un approccio integrato tra cure mediche e sostegno psicologico.
La trasgressione della dieta
Durante l’adolescenza, la naturale tendenza alla contrapposizione può portare a non seguire rigorosamente la dieta priva di glutine e ad adottare comportamenti alimentari scorretti, spesso sostenendo di non aver avuto conseguenze negative dopo aver consumato alimenti proibiti.
È importante sottolineare che gli adolescenti con una diagnosi tardiva di celiachia possono incontrare maggiori difficoltà a scuola, sperimentare problemi nei rapporti sociali con i coetanei, avere una salute fisica più compromessa e percepire un carico della malattia più elevato (Wagner et al., 2008). Diversi studi hanno inoltre evidenziato che la compliance dietetica in questi pazienti è spesso poco rigorosa e che, durante l’adolescenza, la corretta alimentazione senza glutine viene frequentemente trascurata.
Sebbene queste reazioni difensive possano essere comprensibili nella fase iniziale, col tempo è fondamentale imparare a comprendere e accettare la nuova condizione: in questo processo, la psicologia dell’adolescenza può offrire un valido supporto.
Come supportare un adolescente celiaco
Un ruolo fondamentale è quello della famiglia, che va sostenuta nell’acquisire informazioni mediche e psicologiche utili per affrontare il cambiamento. Il coinvolgimento dei genitori è particolarmente importante, poiché sono chiamati ad aiutare il figlio a comprendere che la modifica delle abitudini alimentari è possibile sia in casa che all’esterno.
Inoltre, il supporto sociale si è rivelato un fattore cruciale per favorire un efficace autocontrollo della malattia negli adolescenti con celiachia (Aktaş & Ünlü Kaynakçı, 2025). I ragazzi vanno incoraggiati a uscire, a trovare luoghi dove poter condividere il cibo, a essere flessibili, a riorganizzarsi non solo sul piano alimentare ma anche su quello sociale, e a condividere con i coetanei non solo il cibo, ma anche emozioni, parole, sguardi e risate. Cucinare insieme o in autonomia, così come evitare l’isolamento invitando amici a casa per condividere un pasto, rappresentano aspetti fondamentali di questo processo di accettazione.

Il ruolo della famiglia
La famiglia va sostenuta e incoraggiata al dialogo. È utile parlare apertamente di emozioni e paure, sia dei genitori che del ragazzo. Il ruolo del genitore può essere paragonato a quello di un’impalcatura che offre sostegno temporaneo durante la crescita, favorendo l’autonomia. Così il genitore sostiene il figlio: quando la “ristrutturazione” è avvenuta, l’impalcatura emotiva verrà rimossa e il ragazzo proseguirà il suo cammino in autonomia.
Attraverso la comunicazione verbale e non verbale, il sostegno e l’incoraggiamento, i genitori insegnano al figlio a essere resiliente, cioè capace di affrontare e superare le difficoltà con atteggiamenti positivi.
Segnali di allarme psicologico: quando può essere utile chiedere aiuto
È importante che genitori, insegnanti e figure di riferimento siano attenti a possibili segnali di disagio psicologico negli adolescenti con celiachia. Alcuni campanelli d’allarme, secondo le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (2021), includono:
- Calo marcato dell’umore: tristezza persistente, irritabilità o perdita di interesse per le attività abituali.
- Ritiro sociale: tendenza a isolarsi, evitare amici o situazioni di gruppo, anche quando prima erano gradite.
- Calo del rendimento scolastico: difficoltà di concentrazione, disinteresse o peggioramento improvviso dei risultati.
- Disturbi del comportamento alimentare: rifiuto del cibo, restrizioni eccessive o episodi di trasgressione seguiti da sensi di colpa.
Se questi segnali persistono per alcune settimane o si aggravano, è consigliabile rivolgersi a uno psicologo specializzato in età evolutiva. Un intervento tempestivo può contribuire a ridurre il rischio di insorgenza di disturbi più gravi e favorire un percorso di adattamento più sereno e consapevole.
Strategie di coping psicologico per adolescenti celiaci
Secondo le linee guida dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC), alcune strategie di coping possono favorire una migliore aderenza alla dieta e un maggiore benessere emotivo.
Ad esempio, la condivisione delle emozioni—parlare apertamente con familiari, amici o un professionista delle proprie paure e frustrazioni—può aiutare a ridurre il senso di solitudine e a normalizzare le proprie reazioni.
Il problem solving, ovvero imparare a pianificare in anticipo le situazioni a rischio come uscite o viaggi, permette di sentirsi più sicuri e autonomi nella gestione della dieta.
Inoltre, la ristrutturazione cognitiva, che consiste nel lavorare sui pensieri negativi legati alla diagnosi e trasformarli in visioni più realistiche e costruttive, può ridurre l’ansia e migliorare l’autostima.
Il coinvolgimento attivo in gruppi di supporto o in attività con altri adolescenti celiaci favorisce il senso di appartenenza e la condivisione di esperienze positive.
Inoltre, diversi studi suggeriscono che gli interventi basati sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) possono migliorare l’aderenza alla dieta senza glutine e ridurre i livelli di ansia e stress correlati alla malattia (Addolorato et al., 2022). L’approccio CBT aiuta gli adolescenti a riconoscere e modificare pensieri disfunzionali legati alla diagnosi e a sviluppare strategie più efficaci di gestione emotiva.
Recenti studi suggeriscono che migliorare mindfulness e resilienza potrebbe ulteriormente favorire una migliore aderenza alla dieta e il benessere generale negli adolescenti con celiachia (Bozas et al., 2024). Integrare queste strategie nella quotidianità può aiutare l’adolescente a vivere la celiachia non solo come una limitazione, ma anche come un’opportunità di crescita personale.
Un percorso personalizzato di terapia
Se il ragazzo continua ad avere una reazione di negazione, le famiglie vanno aiutate a gestire il problema: parlare con persone esperte può servire a chiarire dubbi e a valutare strategie adatte per ogni singolo caso.
Proporre alcuni incontri con la famiglia e con l’adolescente è necessario per attivare risorse interne: la negazione del problema può nascondere altri vissuti che necessitano di essere indagati per cercare un percorso idoneo ad ogni singola famiglia. Nei casi in cui non ci sia collaborazione con l’adolescente è importante:
- mostrarsi empatici
- ascoltare
- creare uno spazio comunicativo che favorisca l’allentamento dei meccanismi difensivi
- procedere poi a stabilire un percorso personalizzato.
Questo percorso, di solito, prevede:
- la valutazione della situazione
- l’accettazione della diagnosi di celiachia
- l’elaborazione di nuove strategie di adattamento.
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