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Giornata Internazionale contro le Droghe: comprendere la dipendenza tra trauma, relazioni e costruzione dell'identità

Giornata Internazionale contro le Droghe: comprendere la dipendenza tra trauma, relazioni e costruzione dell'identità
Ilaria Tonelli
Psicologa a orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.6.2026
Giornata Internazionale contro le Droghe: comprendere la dipendenza tra trauma, relazioni e costruzione dell'identità
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  • La dipendenza è spesso un tentativo di autoregolazione emotiva, non una semplice scelta o un vizio.
  • Trauma complesso e attaccamento insicuro aumentano significativamente la vulnerabilità alle dipendenze.
  • La sostanza può diventare un sostituto relazionale per chi ha sperimentato relazioni instabili o deludenti.
  • La prevenzione efficace passa dalla promozione del benessere psicologico, non solo dall'informazione sui rischi delle sostanze.

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Ogni anno, il 26 giugno, la Giornata Internazionale contro l'Abuso e il Traffico Illecito di Droghe richiama l'attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni e dell'opinione pubblica su uno dei fenomeni più complessi e dolorosi.

Sebbene il dibattito sociale tenda spesso a focalizzarsi sulle sostanze e sui loro effetti biologici, la psicologia invita a guardare oltre il sintomo, esplorando le dinamiche emotive, relazionali e identitarie che possono condurre una persona verso la dipendenza.

La prospettiva psicologica contemporanea considera la tossicodipendenza non come una semplice scelta individuale né come una mera conseguenza dell'azione farmacologica delle sostanze, ma come il risultato di una complessa interazione tra vulnerabilità personali, esperienze relazionali precoci, fattori ambientali e processi neurobiologici.

Comprendere tali dinamiche significa superare letture riduttive e moralistiche, promuovendo invece interventi di prevenzione e cura fondati sulla conoscenza scientifica e sul rispetto della persona. Nel 2023 (ultimo anno con dati completi sugli studenti riportati nella Relazione 2024):

  • circa 960.000 studenti tra 15 e 19 anni (39%) hanno dichiarato di aver usato almeno una sostanza illegale almeno una volta nella vita;
  • oltre 680.000 studenti (28%) ne hanno fatto uso nell'ultimo anno;
  • la cannabis rimane la sostanza più utilizzata, anche se con una lieve diminuzione rispetto all'anno precedente;
  • sono aumentati i consumi di cocaina (dal 1,8% al 2,2%), stimolanti (dal 2,1% al 2,9%), allucinogeni (dall'1,6% al 2%) e nuove sostanze psicoattive (dal 5,8% al 6,4%).

La dipendenza come tentativo di autocura

Molti studi clinici hanno evidenziato come il comportamento di dipendenza rappresenti frequentemente un tentativo di autoregolazione emotiva. Dietro l'uso compulsivo di sostanze si cela spesso una sofferenza che il soggetto non riesce ad elaborare o a contenere attraverso strumenti psicologici adeguati. La sostanza diventa allora una sorta di "autocura", capace di offrire sollievo immediato da stati interni vissuti come intollerabili.

Ansia, angoscia, sentimenti di solitudine, vissuti depressivi, vergogna o senso di inadeguatezza possono essere temporaneamente anestetizzati attraverso l'effetto della droga. Tuttavia, questo apparente sollievo produce un meccanismo paradossale: la sostanza non elimina la sofferenza, ma ne sospende momentaneamente la percezione, impedendo alla persona di sviluppare strategie più mature di gestione delle emozioni. Con il tempo, il ricorso alla sostanza diviene sempre più necessario, consolidando il circuito della dipendenza.

In questa prospettiva, il problema non è rappresentato esclusivamente dalla droga, ma dalla funzione psicologica che essa assume nella vita dell'individuo. La domanda clinicamente più rilevante non è soltanto "quale sostanza viene utilizzata?", ma soprattutto "quale dolore viene alleviato attraverso quella sostanza?".

La teoria dell'attaccamento di John Bowlby offre una chiave interpretativa particolarmente significativa per comprendere alcuni percorsi che conducono alla dipendenza.

Quando il caregiver risponde in modo coerente, prevedibile e sensibile ai bisogni del bambino, si sviluppa un attaccamento sicuro che favorisce la regolazione emotiva, l'autostima e la fiducia nelle relazioni. Al contrario, esperienze caratterizzate da trascuratezza, incoerenza affettiva, rifiuto o imprevedibilità possono favorire la formazione di modelli di attaccamento insicuro, con modalità disfunzionali di gestione della sofferenza.

È stato evidenziato come vi sia una maggiore incidenza di stili di attaccamento insicuro nelle persone che sviluppano dipendenze patologiche. La sostanza può assumere simbolicamente la funzione di una relazione stabile e prevedibile, sempre disponibile a fornire conforto immediato. In altre parole, laddove la relazione umana è stata percepita come incerta o deludente, la droga diventa un sostituto relazionale capace di offrire un'illusione di controllo e sicurezza.

RDNE Stock project - Pexels

Trauma complesso e dipendenza

Negli ultimi decenni la letteratura scientifica ha attribuito crescente importanza al ruolo delle esperienze traumatiche nello sviluppo delle dipendenze. Non si tratta soltanto dei cosiddetti "grandi traumi", come abusi fisici o sessuali, violenze o gravi incidenti, ma anche di forme più sottili e continuative di sofferenza relazionale.

Il concetto di trauma complesso descrive quelle situazioni nelle quali il soggetto cresce all'interno di contesti caratterizzati da trascuratezza emotiva, umiliazione, svalutazione cronica, conflittualità familiare persistente o assenza di adeguato sostegno affettivo. In tali condizioni il sistema psicologico del bambino è costretto ad adattarsi a un ambiente percepito come insicuro, sviluppando strategie di sopravvivenza che possono diventare disfunzionali nel corso della vita.

Il trauma non elaborato lascia spesso una traccia profonda nella regolazione delle emozioni. La persona può sperimentare stati cronici di iperattivazione, difficoltà a riconoscere e nominare i propri vissuti interni, sentimenti di vuoto o persistenti esperienze dissociative. In questo contesto, la sostanza offre una modalità immediata per modificare stati di coscienza percepiti come insostenibili.

Le neuroscienze hanno confermato che le esperienze traumatiche precoci possono influenzare lo sviluppo dei sistemi neurobiologici coinvolti nella risposta allo stress, aumentando la vulnerabilità ai comportamenti compulsivi. La dipendenza appare così non come una patologia isolata, ma come una possibile conseguenza di una sofferenza relazionale che affonda le proprie radici nelle prime fasi dello sviluppo.

Mentalizzare per comprendere il mondo interno

Un ulteriore contributo fondamentale proviene dalla teoria della mentalizzazione elaborata da Peter Fonagy e collaboratori. La mentalizzazione è la capacità di comprendere e interpretare il comportamento proprio e altrui alla luce degli stati mentali sottostanti, come emozioni, desideri, credenze e intenzioni.

Quando la capacità di mentalizzare è fragile o compromessa, l'individuo può incontrare notevoli difficoltà nel riconoscere ciò che prova e nel dare significato alle proprie esperienze interne.

Molte persone con dipendenze mostrano deficit significativi nella mentalizzazione: emozioni intense vengono vissute come eventi incomprensibili e minacciosi, generando una ricerca immediata di sollievo attraverso comportamenti impulsivi. La sostanza agisce allora come una scorciatoia che evita il contatto con il mondo interno, ma al prezzo di un progressivo impoverimento delle capacità riflessive.

L'intervento psicoterapeutico assume in questo senso un ruolo fondamentale, poiché aiuta il soggetto a recuperare la capacità di pensare le proprie emozioni anziché agire impulsivamente per eliminarle.

Thirdman - Pexels

L’adolescenza: una fase evolutiva delicata

L'adolescenza rappresenta una fase evolutiva particolarmente delicata perché coincide con la costruzione dell'identità personale. In presenza di fragilità emotive o relazionali, la sostanza può trasformarsi in uno strumento di integrazione sociale o in un mezzo per attenuare sentimenti di inadeguatezza. Alcuni adolescenti utilizzano le droghe per sentirsi più sicuri, più forti o più accettati; altri vi ricorrono per sperimentare una temporanea fuga da conflitti familiari, insuccessi scolastici o difficoltà identitarie.

La prevenzione efficace deve quindi accompagnare i giovani nel processo di costruzione di sé, offrendo opportunità di espressione, partecipazione e riconoscimento sociale. Non basta informare sui rischi delle sostanze: occorre aiutare gli adolescenti a sviluppare una narrazione positiva della propria identità e delle proprie potenzialità. Tra i fattori protettivi più rilevanti emerge il ruolo della scuola, che rappresenta uno dei principali contesti di socializzazione e può contribuire significativamente allo sviluppo della salute mentale.

Una scuola capace di promuovere inclusione, partecipazione e benessere relazionale favorisce la costruzione di competenze emotive e sociali indispensabili per affrontare le sfide della crescita. Particolare importanza assume l'individuazione precoce dei segnali di disagio: difficoltà relazionali, isolamento sociale, improvvisi cambiamenti comportamentali o persistenti cali del rendimento possono rappresentare indicatori di una sofferenza che necessita di attenzione e supporto.

Fattori protettivi e capacità di fronteggiamento

Se alcuni individui esposti a condizioni di rischio sviluppano dipendenze, altri riescono invece a costruire percorsi evolutivi adattativi. La resilienza non rappresenta una caratteristica innata posseduta da pochi individui particolarmente forti, ma un processo dinamico che si sviluppa attraverso l'interazione tra risorse personali e sostegno ambientale.

La presenza di almeno una figura adulta significativa, la possibilità di sperimentare relazioni positive, il riconoscimento delle proprie competenze e l'accesso a contesti educativi inclusivi costituiscono importanti fattori protettivi.

In tale prospettiva, la prevenzione delle dipendenze coincide con la promozione del benessere psicologico. Ogni intervento capace di rafforzare l'autostima, il senso di appartenenza, la fiducia nelle proprie capacità e la qualità delle relazioni contribuisce indirettamente a ridurre il rischio di comportamenti di abuso.

Un invito a superare visioni semplicistiche e stigmatizzanti

La Giornata Internazionale contro le Droghe invita a superare visioni semplicistiche e stigmatizzanti del fenomeno delle dipendenze. Dietro il comportamento di abuso non vi è soltanto una sostanza, ma una storia personale fatta di relazioni, esperienze, vulnerabilità e tentativi di adattamento.

Le teorie dell'attaccamento, gli studi sul trauma complesso, le ricerche sulla mentalizzazione e i modelli della resilienza convergono nel mostrare come la prevenzione e la cura delle dipendenze debbano necessariamente passare attraverso la promozione della salute mentale, della qualità delle relazioni e del benessere delle comunità educanti.

Contrastare le droghe significa certamente ridurre l'accessibilità delle sostanze e favorire interventi terapeutici efficaci, ma significa soprattutto costruire contesti familiari, scolastici e sociali capaci di offrire sicurezza, riconoscimento e opportunità di crescita. È in queste relazioni che si sviluppano le risorse più potenti per prevenire la sofferenza e promuovere una vita libera dalla dipendenza.

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FAQ

La dipendenza non è solo il risultato dell'azione farmacologica di una sostanza, ma il frutto di una complessa interazione tra vulnerabilità personali, esperienze relazionali precoci e fattori ambientali. Spesso il comportamento di dipendenza rappresenta un tentativo di autoregolazione emotiva: la sostanza diventa una sorta di "autocura" capace di offrire sollievo immediato da stati interni vissuti come intollerabili, come ansia, solitudine, vergogna o senso di inadeguatezza.
Il trauma — incluso quello complesso, fatto di trascuratezza emotiva, svalutazione cronica o conflittualità familiare — lascia tracce profonde nella regolazione delle emozioni. Il trauma non elaborato può portare a stati cronici di iperattivazione, difficoltà a riconoscere i propri vissuti interni e a esperienze dissociative. In questo contesto, la sostanza offre una modalità immediata per modificare stati di coscienza percepiti come insostenibili.
Esperienze precoci di trascuratezza, incoerenza affettiva o rifiuto possono favorire la formazione di modelli di attaccamento insicuro. In questi casi la sostanza può assumere simbolicamente la funzione di una relazione stabile e prevedibile: laddove la relazione umana è stata percepita come incerta o deludente, la droga diventa un sostituto relazionale che offre un'illusione di controllo e sicurezza.
L'adolescenza è una fase delicata perché coincide con la costruzione dell'identità personale e con un forte bisogno di appartenenza. In presenza di fragilità emotive o relazionali, la sostanza può diventare uno strumento di integrazione sociale o un mezzo per attenuare sentimenti di inadeguatezza, fuga da conflitti familiari o difficoltà identitarie.
La resilienza non è una caratteristica innata, ma un processo dinamico che si sviluppa attraverso l'interazione tra risorse personali e sostegno ambientale. La presenza di almeno una figura adulta significativa, relazioni positive, il riconoscimento delle proprie competenze e l'accesso a contesti educativi inclusivi sono importanti fattori protettivi che riducono il rischio di comportamenti di abuso.
L'intervento psicoterapeutico aiuta il soggetto a recuperare la capacità di mentalizzare, ovvero di pensare le proprie emozioni anziché agire impulsivamente per eliminarle. Lavorare sulle radici emotive e relazionali della dipendenza permette di sviluppare strategie più mature di gestione della sofferenza, riducendo progressivamente la funzione che la sostanza svolge nella vita della persona.
Hai altre domande?
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  • Bowlby, J. (1988). A Secure Base: Parent-Child Attachment and Healthy Human Development. Basic Books.
  • Fonagy, P., Gergely, G., Jurist, E. L., & Target, M. (2002). Affect Regulation, Mentalization and the Development of the Self. Other Press.
  • Schore, A. N. (2012). The Science of the Art of Psychotherapy. Norton.
  • Van der Kolk, B. A. (2014). The Body Keeps the Score. Viking.
  • Masten, A. S. (2014). Ordinary Magic: Resilience in Development. Guilford Press.
  • Siegel, D. J. (2020). The Developing Mind (3rd ed.). Guilford Press.
  • Cyrulnik, B. (2009). Autobiografia di uno spaventapasseri. Strategie per superare le avversità. Raffaello Cortina Editore.
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