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Disturbo reattivo dell'attaccamento (RAD): cos'è e come riconoscerlo

Disturbo reattivo dell'attaccamento (RAD): cos'è e come riconoscerlo
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
4.6.2026
Disturbo reattivo dell'attaccamento (RAD): cos'è e come riconoscerlo
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Immagina un bambino che piange, ma non cerca le braccia di chi gli sta vicino, che si irrigidisce al contatto, che sembra evitare il contatto emotivo invece di cercarlo.

Per chi lo osserva, può essere disorientante, persino doloroso, non capire perché quel bambino sembri rifiutare proprio ciò di cui avrebbe più bisogno, cioè conforto e vicinanza.

Eppure, dietro questo comportamento può esserci qualcosa di molto più profondo di un semplice temperamento difficile. Quando nelle prime fasi della vita un bambino sperimenta trascuratezza, abbandono o instabilità nelle cure, il suo sistema di attaccamento può non svilupparsi nel modo in cui dovrebbe. Il sistema di attaccamento comprende infatti comportamenti biologicamente orientati alla sopravvivenza e alla ricerca di vicinanza con il caregiver.

È in questo contesto che si colloca il disturbo reattivo dell'attaccamento, una condizione riconosciuta clinicamente che merita di essere compresa con attenzione e senza allarmismi. Nelle prossime sezioni vedremo insieme cos'è, come si manifesta nella vita quotidiana di questi bambini, come distinguerlo da altre condizioni simili e quali strade esistono per offrire loro un supporto concreto.

Che cos'è il disturbo reattivo dell'attaccamento

Il disturbo reattivo dell'attaccamento, conosciuto anche con la sigla inglese RAD (dall'inglese reactive attachment disorder), è una condizione clinica che può svilupparsi nei bambini che, nelle primissime fasi della vita, non hanno avuto accesso a cure emotive adeguate, stabili e responsive.

La parola "reattivo" non fa riferimento a un difetto del bambino o a un tratto del carattere, ma a una risposta del sistema nervoso a un ambiente in cui i bisogni emotivi di base non sono stati soddisfatti in modo costante.

Per capire perché questo accade, è utile richiamare la teoria dell'attaccamento dello psicologo John Bowlby secondo cui ogni bambino nasce con un bisogno biologicamente programmato di costruire un legame sicuro con chi si prende cura di lui, perché quel legame è la base su cui si sviluppano la regolazione emotiva, la fiducia e il senso di sé. Quando questo legame non si forma, o si forma in modo gravemente distorto, le conseguenze possono essere profonde.

Il RAD rientra, secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), nella categoria dei disturbi correlati a traumi e stress, insieme ad altre condizioni legate a esperienze avverse precoci. Questo lo distingue chiaramente dagli altri disturbi dell'attaccamento, collocandolo in un quadro in cui il trauma e la trascuratezza giocano un ruolo centrale.

I sintomi compaiono prima dei cinque anni di età, e la diagnosi può essere formulata solo quando il bambino ha raggiunto un'età di sviluppo di almeno nove mesi, ovvero quando i pattern di attaccamento cominciano a essere osservabili.

Aa Dil – Pexels

Perché un bambino sviluppa il RAD

Il RAD non emerge dal nulla. Alle sue radici ci sono esperienze concrete, spesso dolorose, che si verificano in un momento della vita in cui il bambino è completamente dipendente dagli adulti che lo circondano.

Tra le situazioni che possono contribuire allo sviluppo del disturbo rientrano diverse esperienze di grave instabilità o trascuratezza emotiva come:

  • trascuratezza grave, quando i bisogni fisici ed emotivi del bambino vengono sistematicamente ignorati o soddisfatti in modo imprevedibile
  • abuso fisico o emotivo nei primi anni di vita, che porta il bambino a percepire la figura di cura come una fonte di paura invece che di sicurezza
  • deprivazione affettiva prolungata, come accade spesso nei contesti istituzionalizzati (orfanotrofi, strutture di accoglienza) o in situazioni di abbandono
  • frequenti cambiamenti di caregiver, come affidamenti multipli o instabilità familiare, che impediscono la formazione di un legame stabile con una figura di riferimento

Quando un bambino chiede cura e non la riceve, ripetutamente, inizia a sviluppare l'idea di non poter contare sugli altri, come se il problema fosse in lui. Col tempo, il bambino può sviluppare l’idea che affidarsi agli altri sia rischioso o doloroso, e utilizzare il ritiro emotivo come strategia protettiva.

È importante precisare che non tutti i bambini esposti a trascuratezza o abuso sviluppano il RAD. Entrano in gioco fattori individuali, come il temperamento, e fattori di contesto, come la presenza anche di un solo adulto affidabile nella vita del bambino. La vulnerabilità non è mai uguale per tutti.

Come si riconosce il RAD nella vita quotidiana

Riconoscere il RAD nella vita di tutti i giorni non è sempre immediato, soprattutto perché alcuni dei suoi segnali possono sembrare, a prima vista, semplicemente "carattere" o timidezza. Eppure c'è qualcosa di specifico che vale la pena osservare con attenzione.

Il segnale più caratteristico riguarda il modo in cui il bambino si relaziona con le figure di cura, mostrando una marcata difficoltà a cercare vicinanza o consolazione nei momenti di stress. Se un adulto prova ad avvicinarsi per consolarlo, il bambino può non rispondere, distogliere lo sguardo o ritirarsi fisicamente, come se il contatto fosse qualcosa da evitare.

In assenza di supporto esterno, alcuni bambini sviluppano strategie di autoconsolazione: dondolarsi avanti e indietro, oscillare ritmicamente, abbracciarsi da soli. Si tratta di tentativi di regolazione autonoma che emergono quando il ricorso all’altro non viene percepito come sufficientemente sicuro o affidabile.

Sul piano emotivo, il quadro che emerge può essere quello di un bambino che sorride raramente, che appare spento o apatico, con un'espressione emotiva ridotta rispetto a quanto ci si aspetterebbe per la sua età.

Ecco i segnali principali a cui prestare attenzione:

  • non cerca conforto quando è in difficoltà, anche in situazioni chiaramente stressanti o dolorose
  • non risponde o si ritrae quando un caregiver prova a consolarlo o a stabilire un contatto affettuoso
  • si autoconsola in modo ripetitivo, dondolandosi o oscillando
  • mostra emozioni prevalentemente negative: tristezza, irritabilità, ansia, paura
  • sorride raramente e può sembrare emotivamente distante o poco reattivo
  • l'espressione del viso appare spesso piatta, come se le emozioni faticassero a emergere

Questi segnali, presi singolarmente, non sono sufficienti per parlare di RAD. Ma se si presentano insieme, in modo persistente, e soprattutto nel contesto di una storia di trascuratezza o instabilità affettiva, meritano uno sguardo professionale attento.

I segnali nel rapporto con gli altri bambini

Nel contesto scolastico e nei momenti di gioco, il RAD può diventare ancora più visibile. Un bambino con questo disturbo può mostrare scarso interesse per le attività condivise con i coetanei, preferendo restare in disparte piuttosto che partecipare a giochi che, per la sua età, sarebbero del tutto naturali.

Quando la frustrazione supera una certa soglia, la risposta può diventare aggressiva o esplosiva, non perché il bambino voglia fare del male, ma perché non ha ancora imparato altri modi per gestire ciò che sente dentro.

E qui si innesca un meccanismo secondo il quale il ritiro e le reazioni imprevedibili portano gli altri bambini ad allontanarsi, il che lascia il bambino ancora più solo, rafforzando la convinzione che stare con gli altri non sia sicuro.

La sfiducia, inoltre, non riguarda solo i coetanei. Può estendersi anche a insegnanti ed educatori, figure che di solito rappresentano un punto di riferimento stabile. Per molti bambini con RAD, fidarsi di un adulto può essere percepito come difficile o poco sicuro, indipendentemente da quanto quell'adulto si mostri disponibile e premuroso.

Vika Glitter – Pexels

La differenza tra RAD e disturbo da impegno sociale disinibito

La stessa esperienza di dolore, la stessa trascuratezza, la stessa mancanza di cure: eppure due bambini possono rispondere in modo completamente opposto. È una delle cose più sorprendenti, e più importanti, da capire quando si parla di disturbi dell'attaccamento.

Da un lato c'è il RAD, in cui il bambino si chiude verso il mondo, evita il contatto emotivo e impara a non cercare conforto negli altri. Dall'altro c'è il disturbo da impegno sociale disinibito (DSED), in cui il bambino si apre a chiunque, senza alcuna reticenza, cercando affetto e vicinanza anche da perfetti sconosciuti, in modo eccessivo e indiscriminato.

In pratica, se il RAD è una risposta di chiusura, il comportamento disinibito del DSED è una risposta di apertura totale, quasi senza filtri. Per capire meglio il contrasto, ecco le differenze principali:

  • RAD: comportamento ritirato, evitante, difficoltà a cercare o accettare conforto, emozioni prevalentemente negative
  • DSED: eccessiva socievolezza con gli estranei, assenza di reticenza, ricerca indiscriminata di affetto e attenzione

Un aspetto importante da sapere è che questi due disturbi possono coesistere, dando origine a un quadro misto che può rendere la valutazione e il trattamento più complessi.

C'è anche una differenza rilevante sul piano della prognosi in quanto molti bambini con RAD mostrano un miglioramento significativo quando il bambino viene inserito in un contesto di cura stabile e adeguato, mentre i sintomi del comportamento disinibito possono risultare più persistenti nel tempo, anche dopo che le condizioni di vita sono migliorate.

Come distinguerlo da altri disturbi

Il RAD può assomigliare, almeno in superficie, ad altri disturbi dell'infanzia, e questo rende la diagnosi un passaggio delicato e tutt'altro che scontato. Confonderlo può significare anni di interventi poco efficaci per un bambino che invece avrebbe bisogno di un supporto mirato.

Ecco le principali condizioni con cui il RAD può essere confuso:

Disturbo dello spettro autistico: entrambi possono presentare ritiro sociale e difficoltà nelle relazioni, ma nel RAD non compaiono comportamenti ripetitivi, interessi ristretti o difficoltà sensoriali tipiche dell'autismo. Una differenza importante riguarda il fatto che nel RAD i sintomi emergono nel contesto di gravi esperienze di trascuratezza o instabilità relazionale precoce. Distinguere i due disturbi, però, non è sempre semplice. Uno studio condotto su oltre 120 bambini, alcuni con diagnosi di autismo e altri con diagnosi di disturbo reattivo dell'attaccamento, ha mostrato che quasi due terzi dei bambini autistici sembravano soddisfare anche i criteri del RAD secondo i racconti dei genitori. (Davidson et al., 2015). Questo dato evidenzia quanto sia importante un'osservazione clinica approfondita per arrivare a una diagnosi corretta.

  • Disturbi d'ansia e depressione infantile: l'ansia da separazione, l'ansia sociale e la depressione possono produrre comportamenti simili, come il ritiro o la tristezza, ma nel RAD il nucleo del problema riguarda specificamente il legame di attaccamento, non una risposta ansiosa o un umore depresso in senso stretto.
  • Disturbo oppositivo-provocatorio: i comportamenti difficili e la resistenza alle figure adulte possono sovrapporsi, ma le motivazioni sottostanti sono diverse.

Vale anche la pena sapere che il RAD può presentarsi insieme ad altre condizioni, come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, rendendo il quadro ancora più complesso da leggere. Uno studio condotto su 100 bambini maltrattati, in affido o adottati, di età compresa tra i 3 e i 17 anni, ha messo in luce un aspetto importante: i bambini a cui era stato diagnosticato il RAD mostravano più spesso problemi di comportamento, come aggressività o atteggiamenti oppositivi, e più frequentemente erano stati adottati piuttosto che affidati. Questo suggerisce che alcuni comportamenti difficili vengono a volte scambiati per sintomi del RAD, portando a diagnosi non sempre accurate (Allen & Schuengel, 2020).

Solo una valutazione professionale approfondita, che tenga conto della storia del bambino e del contesto in cui è cresciuto, può distinguere con precisione il RAD da condizioni con sintomi simili. Come già evidenziato, nello studio di Allen e Schuengel, su 39 diagnosi pregresse di disturbo dell'attaccamento formulate da professionisti sul territorio, nessuna soddisfaceva effettivamente i criteri del DSM-5 per il RAD (Allen & Schuengel, 2020). Lo studio ha evidenziato una significativa discrepanza tra le diagnosi formulate sul territorio e i criteri diagnostici previsti dal DSM-5. Questo dato conferma quanto sia facile confondere il RAD con altre difficoltà e quanto sia importante affidarsi a specialisti con una formazione specifica su questo disturbo.

Cosa possono fare i genitori e i caregiver

Se stai leggendo questo articolo come genitore, genitore adottivo o caregiver, è probabile che tu stia portando un peso enorme, fatto di preoccupazione, stanchezza e forse anche qualche dubbio su te stesso. Il fattore più decisivo per il miglioramento del RAD sei tu, o meglio, la qualità della relazione che riesci a costruire ogni giorno.

Un bambino con RAD ha bisogno, prima di tutto, di un ambiente sicuro, stabile e prevedibile, in cui le risposte ai suoi bisogni arrivino con costanza, anche quando lui sembra non volerle.

In pratica, questo può significare:

  • Trascorrere tempo di qualità insieme, anche in attività semplici e quotidiane, senza aspettarsi grandi aperture immediate
  • Offrire interazioni affettuose come abbracci, sorrisi, contatto fisico gentile, anche se il bambino inizialmente le rifiuta
  • Imparare a leggere i suoi segnali, sia quelli verbali che quelli non verbali, come il linguaggio del corpo, le espressioni del viso, i cambiamenti nel comportamento
  • Rispondere ai suoi bisogni emotivi con costanza, soprattutto nei momenti di rifiuto, perché è proprio lì che si costruisce la fiducia

Se il bambino si chiude o ti respinge, non significa che tu stia sbagliando ma che sta ancora imparando che le persone possono essere affidabili.

Se invece il bambino fatica a fidarsi vuol dire che quella difficoltà viene da molto prima che tu entrassi nella sua vita. Chiedere supporto a un professionista non è un segnale di fallimento, ma un atto di cura, verso di lui e verso te stesso.

Cottonbro studio – Pexels

Come si affronta il RAD con un percorso terapeutico

Intervenire il prima possibile fa una differenza concreta. Le ricerche mostrano che i sintomi possono ridursi significativamente quando il bambino viene inserito in un contesto di cura adeguato e supportato da un percorso terapeutico strutturato inoltre più precoce è la presa in carico, maggiori sono le possibilità di recupero.

Gli approcci che hanno mostrato maggiore efficacia nel trattamento del RAD includono diversi livelli di intervento. La terapia cognitivo-comportamentale, adattata all'età e alle caratteristiche del bambino, lavora sui pattern di pensiero e sulle risposte emotive che si sono formati come meccanismi di difesa. Gli interventi basati sulla mindfulness, rivolti sia al bambino sia ai caregiver, aiutano a sviluppare una maggiore consapevolezza delle emozioni e a migliorare la regolazione emotiva in modo più efficace.

La terapia familiare lavora sull'intera rete relazionale, migliorando la qualità delle interazioni quotidiane all'interno del nucleo di cura. Gli interventi sulle abilità sociali, infine, supportano il bambino nel costruire gradualmente relazioni con i coetanei.

Un aspetto particolarmente importante riguarda il ruolo dei genitori e dei caregiver. Un'ampia revisione della ricerca, che ha messo insieme i risultati di 8 studi clinici condotti su famiglie a rischio di sviluppare gravi problemi di attaccamento, ha evidenziato che i bambini le cui famiglie avevano ricevuto un supporto specifico mostravano meno segni di attaccamento disorganizzato rispetto a quelli che non avevano partecipato a questi programmi. Gran parte di questi benefici era legata a interventi mirati a migliorare la capacità del genitore di rispondere in modo sensibile ai bisogni del bambino, in alcuni casi anche attraverso l'uso del video feedback, uno strumento che permette al genitore di rivedersi durante l'interazione con il figlio e di imparare a sintonizzarsi meglio con lui (Wright et al., 2015).

Senza un intervento adeguato, in adolescenza e nell'età adulta possono emergere problemi relazionali profondi, fragilità emotiva e una generale difficoltà a fidarsi degli altri. Uno studio condotto su 29 giovani tra i 12 e i 17 anni seguiti da servizi specialistici in Scozia ha evidenziato che la grande maggioranza di loro (l'86%) aveva subito qualche forma di maltrattamento, e che oltre la metà (il 52%) presentava una diagnosi di disturbo dell'attaccamento, incluso il disturbo reattivo dell'attaccamento (Moran et al., 2017). Questi dati mostrano quanto sia importante intervenire precocemente per evitare che le conseguenze di un attaccamento compromesso si trascinino nel tempo, influenzando in modo significativo la vita sociale ed emotiva di chi ne soffre.

Un intervento tempestivo può contribuire a migliorare significativamente il benessere emotivo e relazionale del bambino nel tempo.

L’importanza di un intervento precoce e stabile

Il cervello dei bambini è straordinariamente plastico, capace di adattarsi e di costruire nuove connessioni anche dopo esperienze difficili. Questo significa che, con il giusto supporto, un cambiamento reale è possibile.

Non è mai troppo tardi per offrire un ambiente più sicuro e stabile, e ogni piccolo passo nella direzione giusta può fare la differenza nel lungo periodo.

Se riconosci alcuni di questi segnali nel tuo bambino, il primo passo più concreto che puoi fare è rivolgerti a un professionista della salute mentale specializzato nell'età evolutiva, che possa valutare la situazione e accompagnarti in questo percorso. Puoi farlo anche da casa, scegliendo un professionista specializzato nell'età evolutiva con cui iniziare un percorso di supporto adeguato ai bisogni del bambino e della famiglia.

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