Il Giffoni Film Festival è uno dei più importanti eventi cinematografici al mondo dedicati a bambini, adolescenti e giovani adulti. Nata in Italia, questa rassegna rappresenta uno spazio di crescita, confronto e costruzione dell’identità, dove migliaia di ragazzi provenienti da diversi Paesi si incontrano per condividere emozioni, idee e visioni del mondo attraverso il linguaggio universale del cinema.
Per l’edizione 2026, è stato selezionato un tema speciale “Le cose impossibili”. Un tema che invita i partecipanti a esplorare i limiti, reali o percepiti, e a interrogarsi su ciò che sembra irraggiungibile, ma che può diventare possibile grazie all’immaginazione, alla resilienza e al cambiamento personale.
Un tema ricco di spunti per riflettere su noi e sul mondo.
Il cinema e lo sviluppo delle giovani menti
Dal punto di vista psicologico, il cinema svolge un ruolo cruciale nello sviluppo emotivo e cognitivo di bambini e ragazzi. I film sono strumenti potenti di intrattenimento e apprendimento sociale, capaci di influenzare atteggiamenti, valori e comportamenti.
Come evidenziato da Thompson (2021), l’esperienza cinematografica può incidere significativamente sulle dimensioni emotive, motivazionali e cognitive dei giovani spettatori, contribuendo alla costruzione delle loro opinioni su temi sociali e relazionali.
Il suo impatto tuttavia dipende da fattori come l’età, le esperienze pregresse e il livello di sviluppo personale, che mediano il modo in cui i contenuti vengono interpretati e interiorizzati. In questo senso, contesti come il Giffoni Film Festival amplificano il potenziale educativo del cinema poiché trasformano la visione di una storia in un’esperienza condivisa e riflessiva. I giovani hanno uno spazio in cui discutere, elaborare e collegare alla propria realtà i film visti.
Il tema “Le cose impossibili” diventa così un’occasione per affrontare paure, desideri e sfide evolutive, aiutando i ragazzi a immaginare nuovi scenari di possibilità e a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e del mondo che li circonda.
Bambini, ragazzi e cinema
Il cinema, soprattutto quando rivolto a bambini e adolescenti, può essere considerato un vero e proprio strumento di psicologia positiva. Attraverso le narrazioni filmiche, i giovani spettatori osservano storie, apprendendo modelli di comportamento, valori e modalità di affrontare le difficoltà.
Secondo Rufer (2014), i film rappresentano una risorsa particolarmente efficace per lo sviluppo delle cosiddette character strengths – come empatia, altruismo, coraggio e resilienza – che costituiscono le basi del benessere psicologico e della crescita personale. L’immersione nelle storie e nei personaggi permette ai bambini e ai ragazzi di “vivere” esperienze emotive significative senza doverne affrontare le conseguenze reali, favorendo così una comprensione più profonda di sé e degli altri.
Inoltre, la forza del linguaggio narrativo cinematografico stimola emozioni intense che facilitano l’apprendimento e influenzano i comportamenti. Identificarsi con un personaggio consente ai giovani spettatori di sviluppare empatia e di ampliare il proprio repertorio emotivo e relazionale.
In questa prospettiva, il cinema diventa un contesto privilegiato per promuovere il benessere e il flourishing, soprattutto quando accompagnato da momenti di riflessione e condivisione.
Come sottolineano Hermansson e Zepernick (2019), i film per bambini e ragazzi non sono semplici prodotti di intrattenimento, ma spazi in cui si intrecciano questioni educative, sociali e identitarie. Essi contribuiscono alla costruzione di significati condivisi, affrontano temi rilevanti per la crescita e riflettono le trasformazioni della società, offrendo ai giovani spettatori strumenti per interpretare il mondo che li circonda.

L’importanza delle cose impossibili
C’è qualcosa, nel tema delle “cose impossibili”, che risuona profondamente con il modo in cui diamo significato alle nostre esperienze.
Questo perché il concetto di impossibile da un lato richiama a ciò che non si può fare ma dall’altro è capace di indicare una direzione. Alcune aspirazioni, in effetti, non si lasciano afferrare del tutto poiché si muovono un passo più avanti, come orizzonti che accompagnano il cammino senza mai esaurirsi.
Quando ci muoviamo verso i nostri valori lo facciamo proprio seguendo questo tipo di movimento.
Se ci pensiamo bene essi non coincidono con obiettivi da raggiungere una volta per tutte, ma con qualità dell’agire verso cui ci si orienta continuamente. Ad esempio, essere saggi, presenti, autentici non sono stati da conquistare in modo definitivo, quanto piuttosto modi di stare al mondo che si coltivano nel tempo, senza un punto di arrivo stabilito.
Forse è anche per questo che l’idea di “impossibile”, nel cinema può perdere la sua connotazione limitante e assumere un significato diverso, quasi generativo. Ciò che non si compie mai del tutto può, paradossalmente, restare vivo più a lungo invitando a tornare, a riprovare, a riformulare. In questo spazio, il percorso conta più della conclusione, e l’esperienza si arricchisce proprio nella tensione verso qualcosa che non si lascia chiudere.
In fondo, alcune delle storie più significative sembrano muoversi lungo questa linea sottile. Forse è lì che si apre uno spazio di riconoscimento, soprattutto per chi sta ancora costruendo il proprio modo di stare nel mondo.
Il cinema, dove l’impossibile è possibile
Se le “cose impossibili” tracciano una direzione, il cinema sembra offrire uno dei luoghi privilegiati in cui questa direzione può prendere forme nuove. Il cinema rende possibile ciò che nella realtà non lo è, permettendo di sostare in quella zona intermedia in cui il cambiamento è ancora aperto.
Le storie cinematografiche, soprattutto quelle rivolte a bambini e adolescenti, raramente si limitano a raccontare ciò che è già dato. Piuttosto, mettono in scena passaggi, crisi, tentativi. I personaggi si trovano spesso in bilico tra ciò che sono e ciò che potrebbero diventare, tra ciò che temono e ciò che desiderano. In questo spazio, l’“impossibile” è parte integrante della storia.
Guardare queste storie significa, in qualche modo, fare esperienza di possibilità senza doverle immediatamente tradurre in realtà. È una forma di esplorazione indiretta, in cui si possono avvicinare scenari complessi – il fallimento, la perdita, il cambiamento – mantenendo una certa distanza.
Proprio questa distanza rende possibile una forma di avvicinamento privilegiata che è meno difensiva e quindi più aperta.
Per chi è in una fase di crescita, tutto questo assume un valore particolare.
Riconoscersi nei personaggi è anche intravedere nuove traiettorie, nuovi modelli di movimento: modi diversi di affrontare l’incertezza, di restare dentro le difficoltà, di continuare a cercare anche quando non c’è una soluzione immediata.
Il cinema ci racconta e suggerisce che anche quando tutto sembra perduto qualcosa può ancora accadere e in questa apertura si genera la possibilità di cambiamento.
Evviva il Giffoni!
C’è qualcosa di profondamente coerente tra il tema delle “cose impossibili” e la storia stessa del Giffoni Film Festival. Nato nel 1971 da un’idea di un giovanissimo Claudio Gubitosi, in un piccolo paese dell’entroterra campano, il festival era, almeno all’inizio, poco più di un’intuizione.
Ma c’era una direzione chiara: dare voce ai ragazzi, renderli protagonisti, affidare loro uno sguardo sul mondo.
In questo senso, il Giffoni sembra incarnare perfettamente quella logica per cui ciò che conta non è tanto il raggiungimento di un traguardo, quanto il movimento che lo rende possibile.
Nel tempo, il festival si è trasformato, ampliato, strutturato. Sono arrivati ospiti internazionali, nuove sezioni, spazi dedicati e progetti educativi.
Così il Festival può continuare a parlare alle nuove generazioni facendo qualcosa di molto difficile: offrire domande anziché risposte.
Ciò è possibile perché al contempo rappresenta uno spazio in cui le risposte è possibile immaginarle, sperimentarle, sbagliarle, e ricominciare. Uno spazio in cui l’“impossibile” non è escluso, ma accolto come parte del percorso.
Ed è proprio qui che il cerchio si chiude. Le storie, i valori, le direzioni, le possibilità convergono in un’esperienza che non chiede di arrivare, ma di partecipare.
E allora sì, forse il senso è anche questo: continuare a tendere verso ciò che non si esaurisce.
Evviva la gioventù!
Evviva la creatività!
Evviva il cinema!
Evviva il Giffoni Film Festival!




