Quando una coppia attraversa una crisi, l’attenzione può concentrarsi sul conflitto relazionale, lasciando in secondo piano i bisogni emotivi dei figli. Per bambini e ragazzi, la relazione tra i genitori rappresenta un riferimento di sicurezza. Percepirne l’instabilità può generare ansia e senso di minaccia. La separazione comporta spesso cambiamenti concreti rispetto ad abitudini, spazi e routine che richiedono tempo per essere compresi ed elaborati.
Si tratta di un’esperienza diffusa: nel 2024 in Italia si sono registrate 75.014 separazioni e 77.364 divorzi (Istat, 2024). Sapere che molte famiglie attraversano transizioni simili può ridurre il senso di isolamento, ma ogni storia resta unica e necessita di modalità comunicative attente e protettive, soprattutto verso i figli.
Nelle situazioni ad alta conflittualità, in cui i minori vengono coinvolti nello scontro tra i genitori, la mediazione familiare può rappresentare un supporto prezioso. Infatti, quando la coppia coniugale si disgrega, mantenere saldo il ruolo genitoriale può risultare difficile, e questa fatica è spesso una delle principali fonti di sofferenza per i figli.
Le reazioni dei minori alla separazione non sono uniformi: variano in base alla fase evolutiva. Studi classici di Wallerstein e Kelly distinguono tre periodi principali: infanzia (fino a 8 anni), preadolescenza (9-12 anni) e adolescenza, evidenziando come bisogni emotivi e modalità di risposta differiscano significativamente con l’età.
L’impatto della separazione
In Europa, gli effetti della separazione sui figli variano anche in base all’organizzazione della vita quotidiana dopo il divorzio. L’affido condiviso è in crescita, ma con forti differenze tra Paesi: ad esempio, in Belgio circa un minore su tre alterna la vita tra due case, mentre in Italia circa uno su venti.
L’esito per i figli non dipende solo dalla separazione in sé, ma dall’insieme di fattori di rischio e protettivi presenti nel contesto familiare. Tra i principali elementi critici rientrano
- Conflitto interparentale elevato e persistente: litigi frequenti, denigrazione, minacce o cause legali “infinite” aumentano stress e insicurezza. Il conflitto interparentale è un predittore robusto di difficoltà nei figli (Buehler et al., 1997),
- Qualità della cogenitorialità: quando i genitori restano capaci di coordinarsi (regole, scuola, salute), i figli percepiscono continuità e protezione. La cogenitorialità è un nodo centrale nei modelli clinici e di ricerca (Feinberg, 2003),
- Stabilità di routine e confini: orari, compiti, sport, amicizie e regole coerenti riducono l’ansia perché rendono il mondo prevedibile,
- Relazione calda con entrambi i genitori: sentirsi visti, ascoltati e non “usati” come alleati è un fattore protettivo. La qualità della genitorialità determina molti esiti post-separazione (Amato, 2010),
- Età e temperamento del minore: influenzano il modo in cui i minori vivono e comunicano lo stress.
Le ricerche invitano a evitare letture allarmistiche: studi longitudinali mostrano che, in famiglie con basso conflitto, la separazione non è necessariamente associata a un aumento dei problemi comportamentali. (Xerxa et al., 2020).
Il dato, quindi, che emerge è che spesso non è l’evento in sé della separazione a incidere maggiormente sul benessere dei figli, bensì l’esposizione prolungata a conflitti, instabilità e ridotta disponibilità genitoriale. Ridurre la conflittualità e proteggere la relazione genitore-figlio risulta quindi più determinante della struttura familiare
Come comunicare la separazione: principi chiave per proteggere i figli
L’annuncio della separazione può essere ricordato dai figli come un evento che segna un “prima e dopo”. Alcuni principi possono aiutare a ridurre paura e fantasie catastrofiche.
- Dire la verità in modo semplice: poche informazioni, concrete e adatte all’età. Troppi dettagli possono alimentare confusione e senso di responsabilità,
- Rassicurare su colpa e amore: ripetere che la separazione è una decisione degli adulti e che l’amore per il figlio non cambia. Questo contrasta l’idea tipica “se fossi stato diverso, non sarebbe successo”,
- Spiegare cosa cambierà e cosa resterà uguale: la prevedibilità riduce l’ansia:
- casa, scuola, sport, tempi con mamma e papà,
- Evitare il tribunale in salotto: niente accuse, dettagli economici o tradimenti. Il figlio non deve diventare giudice o confidente,
- Accogliere le emozioni senza correggerle: tristezza, rabbia e sollievo possono coesistere. Validare significa riconoscere.
Questi accorgimenti sono coerenti con quanto evidenziato dagli studi longitudinali sugli effetti della separazione e del conflitto nel tempo (Wallerstein & Kelly, 1980; Amato, 2010).
Comunicare la separazione durante l’infanzia
Nell’infanzia si osservano dei “pensieri magici” circa la riconciliazione della propria famiglia: manifestazioni di timore, ansia e depressione. I bambini così piccoli non sono ancora in grado di elaborare il proprio dolore e possono avere pochi strumenti verbali per esprimere quanto sta accadendo. Per questo, possono manifestare ciò che hanno dentro attraverso:
- ostilità e disobbedienza,
- irritabilità
- incubi
- disagi e somatizzazioni di tipo regressivo come balbuzie, distacco emotivo, rifiuto del gioco, dolori addominali, che sembrano prevalere nei più piccoli.
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Dopo i sei anni, può comparire la produzione di fantasie distruttive o disordini alimentari. Per proteggersi da questa situazione percepita come abbandono, i bambini possono mettere in atto dei meccanismi di difesa, attraverso il pensiero magico o la negazione. Il sentimento più intenso e preoccupante in questa fase dello sviluppo è la depressione, che può manifestarsi con:
- stanchezza
- sonnolenza o insonnia
- perdita dell’appetito
- diminuzione degli interessi o del desiderio di giocare.
Nell’infanzia il bambino ragiona in modo concreto e può riempire i vuoti con “pensieri magici”. L’obiettivo, quindi, in questa fase è dare sicurezza, non spiegazioni complesse. Ad esempio:
- Messaggio base: “Mamma e papà hanno deciso di vivere in due case. Tu non hai fatto niente di sbagliato.” Ripeterlo più volte può aiutare a contrastare il senso di colpa,
- Rassicurazione affettiva: “Ti vogliamo bene come prima, e ci prenderemo cura di te.” Serve a proteggere l’idea di base sicura,
- Concretezza: “Dormirai qui e qui, e ti accompagnerà papà/mamma.” I dettagli pratici riducono l’ansia più delle promesse generiche,
- Gestione delle domande: “Capisco che sei triste/arrabbiato. Puoi chiedermi tutto.” Normalizza l’emozione e mantiene aperto il canale.
Se il bambino chiede “tornerete insieme?”, una risposta utile può essere: “No, non torneremo insieme come coppia, ma saremo sempre i tuoi genitori.” È una chiarezza gentile che riduce attese e delusioni.
Comunicare la separazione durante la preadolescenza
Nella preadolescenza la reazione alla separazione è dominata da vissuti di perdita e da una forte sofferenza, con componenti depressive che assumono spesso la forma sintomatica di un disturbo dell’adattamento. Inizialmente si manifestano con un disagio connesso all’acquisizione della comprensione di quanto accade e con stati d’animo mutevoli verso i genitori. Rgazzi in questa fascia d’età possono esprimere una palese ostilità verso il genitore che ha lasciato la famiglia, oppure legarsi a lui in modo intenso, sviluppando sentimenti ambivalenti verso l’altro, ritenuto in qualche modo responsabile della separazione.
Questi eventi si possono accompagnare a intensi conflitti di lealtà nei confronti dell’uno o dell’altro genitore. Può essere più difficile che i ragazzi lascino emergere risposte di rabbia, aggressività o tristezza. Possono comparire disturbi somatici come gastriti o asma e comportamenti orientati ad attirare l’attenzione su di sé con piccoli furti, fughe da casa o peggioramento del rendimento scolastico.
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In preadolescenza può aumentare la capacità di comprendere, ma il ragazzo può sentirsi “costretto a scegliere”. Qui è importante proteggere la libertà emotiva attraverso:
- Chiarezza e rispetto: “Abbiamo provato a risolvere, ma non ci siamo riusciti. Non è colpa tua.” Evitare di trasformare il figlio in investigatore.
- Permesso di amare entrambi: “Puoi voler bene a me e a papà/mamma senza tradire nessuno.” Ridurre l’ansia da schieramento.
- Spazio alle opinioni, non alle decisioni: “Se vuoi dirmi cosa ti preoccupa, ti ascolto. Le decisioni da adulti le prendiamo noi.” Proteggere dal carico di responsabilità.
- Aspetti pratici: “Questi sono i giorni con ciascuno di noi, se qualcosa non funziona ne parliamo.” Trasmettere flessibilità senza instabilità.
Comunicare la separazione durante l’adolescenza
La percezione del cambiamento è spesso molto drammatica e, se coinvolti in conflitti legali, difficilmente gli adolescenti posseggono una percezione positiva della famiglia. Questi eventi possono creare una caduta di stima verso i genitori con conseguente e parallelo sviluppo di sentimenti di colpa. Per attenuare, almeno in parte, questa condizione, l’adolescente può accettare le proposte di alleanza con l’uno o l’altro genitore oppure provare rabbia verso entrambi.
Sul piano clinico possono verificarsi reazioni più o meno acute all’evento della separazione:
- la pretesa di vivere con l’uno o l’altro genitore (equivalente alla negazione dei bambini),
- l’assunzione di comportamenti devianti, con uso di sostanze stupefacenti,
- altri comportamenti provocatori come, per esempio, fughe da casa.
L’adolescente può reagire con cinismo, sfida o apparente indifferenza. Spesso non si tratta di “mancanza di cuore”, ma può essere un modo per non sentirsi vulnerabile. Qui possono essere utili confini chiari e un dialogo adulto, come:
- Riconoscere la complessità: “So che puoi avere pensieri contrastanti. È normale.” Riduce la vergogna per emozioni ambivalenti,
- No al ruolo di confidente: “Non ti chiederò di schierarti né di portare messaggi.” Protegge dalla triangolazione,
- Coinvolgimento realistico: “Vogliamo sapere cosa ti serve per scuola, amici e sport. Le decisioni legali e di coppia restano tra adulti.” Dà voce senza caricare,
- Regole coerenti tra case: “Le regole principali restano simili: orari, scuola, rispetto.” La coerenza riduce acting-out e conflitti.
La vera causa della sofferenza
Un fondamentale aspetto da prendere in esame riguarda le reazioni del bambino alle modalità con cui è stato esposto al conflitto genitoriale. Esse rappresentano il punto centrale della questione. Stando a quanto ci indica la letteratura, non è tanto la separazione dei genitori in sé a generare disagi e disturbi nei figli, quanto le circostanze attraverso cui essi si trovano direttamente o indirettamente coinvolti nelle vicissitudini relazionali e giudiziarie che si attivano.
Segnali di sofferenza da monitorare e quando potrebbe essere utile chiedere aiuto
Dopo una separazione è normale osservare un periodo di assestamento. Diventa importante chiedere supporto quando i segnali sono intensi, persistenti o peggiorano nel tempo, perché possono indicare che lo stress sta superando le risorse del bambino o della famiglia.
- Regressioni che non rientrano: pipì a letto, linguaggio più infantile, paura di dormire da soli per settimane/mesi,
- Somatizzazioni frequenti: mal di pancia, mal di testa, nausea ricorrenti soprattutto nei giorni di passaggio tra case,
- Ritiro sociale o perdita di interessi: isolamento, abbandono di sport/amicizie, apatia marcata,
- Calo scolastico significativo: peggioramento improvviso e stabile, rifiuto della scuola, difficoltà di concentrazioni,
- Irritabilità e aggressività fuori controllo: scoppi frequenti, condotte oppositive che compromettono relazioni e regole,
- In adolescenza: condotte a rischio: uso di sostanze, fughe, guida pericolosa, sessualità non protetta, autolesionismo.
Chiedere aiuto a uno psicologo dell’età evolutiva o a un terapeuta familiare può essere indicato quando il disagio interferisce con sonno, scuola, relazioni o sicurezza, oppure quando il conflitto tra genitori rende difficile proteggere il figlio.
Checklist operativa per genitori: cosa fare e cosa evitare prima e dopo la separazione
Prima e dopo la separazione, alcune scelte pratiche possono aiutare a preservare la continuità emotiva dei figli. È utile mantenere routine prevedibili tra le due case, concordare poche regole condivise e preparare in anticipo i passaggi, evitando discussioni conflittuali davanti ai minori o cambiamenti improvvisi. Anche piccoli accorgimenti spontanei dei bambini come portare con sé oggetti familiari o ripetere rituali di transizione all’arrivo possono ridurre stress e senso di discontinuità.
Quando gli adulti trasformano il conflitto in organizzazione, il benessere dei figli tende a migliorare. In particolare, risultano protettivi: stabilità di orari e abitudini, coerenza educativa tra i genitori e una comunicazione filtrata che li tenga al riparo da dettagli non adatti alla loro età. Al contrario, espongono a maggiore disagio comportamenti come coinvolgerli nei conflitti, denigrare l’altro genitore o cercare alleanze attraverso concessioni eccessive.
Un supporto per aiutarti a proteggere i tuoi figli (e prenderti cura anche di te)
La separazione può essere un passaggio delicato: per i figli, che cercano sicurezza e continuità, e per te, che potresti provare a reggere emozioni e decisioni importanti. Un percorso psicologico può aiutarti a gestire il conflitto, comunicare in modo più chiaro e costruire una cogenitorialità più stabile, contribuendo a ridurre il peso che bambini e ragazzi rischiano di portare. Con Unobravo puoi iniziare un percorso online con uno psicologo, compilando il questionario, in uno spazio riservato e su misura per la tua situazione.






