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Crescita personale
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minuti di lettura

Il potere delle canzoni sul cervello e sulle emozioni

Il potere delle canzoni sul cervello e sulle emozioni
Magda Cacchione
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
23.1.2026
Il potere delle canzoni sul cervello e sulle emozioni
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Quando ascolti una canzone che ti tocca, il cervello non si limita a "sentire" i suoni: li traduce in emozioni. Le informazioni musicali arrivano prima alle aree uditive, che non sono solo centri percettivi ma veri e propri hub emotivi, in stretta connessione con l’amigdala, l’ippocampo anteriore e diverse strutture del network della ricompensa (Koelsch, 2020).

Da qui, il segnale musicale coinvolge il sistema limbico, la rete che regola stati emotivi e motivazione. In questa rete, l’amigdala valuta se ciò che ascolti è rassicurante o minaccioso, contribuendo a sensazioni di tensione o sollievo, mentre l’ippocampo collega la musica ai ricordi, spiegando perché alcune canzoni sembrano aprire cassetti del passato in modo immediato. Studi di neuroimmagine funzionale e ricerche su persone con lesioni cerebrali mostrano che le emozioni evocate dalla musica modulano l’attività di praticamente tutte le strutture limbiche e paralimbiche, confermando quanto profondamente la musica possa coinvolgere il cervello emotivo (Koelsch, 2010).

Entrano in gioco anche i neurotrasmettitori: la dopamina è legata al piacere e alla gratificazione, la serotonina alla stabilità dell’umore, l’ossitocina al senso di connessione. Secondo una rassegna pubblicata su Nature Reviews Neuroscience (Zatorre & Salimpoor, 2013), i momenti più intensi di una canzone possono attivare il rilascio di dopamina in aree chiave della ricompensa, rendendo l’esperienza musicale emotivamente molto potente.

Cosa dicono gli studi sul legame tra canzoni e umore

La ricerca scientifica suggerisce che le canzoni possono modulare in modo significativo il nostro stato emotivo. Secondo una meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open nel 2020, interventi musicali strutturati sono associati a una riduzione dei sintomi depressivi paragonabile a quella osservata in alcuni trattamenti non farmacologici, soprattutto quando la musica viene integrata in percorsi di cura più ampi.

Uno studio controllato pubblicato su The Lancet ha evidenziato che l’ascolto di musica rilassante prima di una procedura medica può portare a una riduzione dell’ansia e dei parametri fisiologici di stress (come frequenza cardiaca e pressione sanguigna) rispetto al solo supporto verbale (Chanda & Levitin, 2013).

Anche nella vita quotidiana, e in condizioni particolarmente difficili come il lockdown dovuto al COVID-19, la musica si è rivelata una risorsa: in uno studio condotto su 711 adulti, l’ascolto musicale è risultato associato a livelli più bassi di stress momentaneo e a un miglioramento dell’umore, con effetti più marcati quando la musica veniva percepita come “felice” e nelle persone con livelli più elevati di stress cronico (Feneberg et al., 2023).

Infine, ricerche come quelle pubblicate su Psychology of Music, mostrano che adolescenti e adulti usano spontaneamente le canzoni per regolare l’umore, scegliendo brani diversi per calmarsi, darsi energia o sentirsi compresi emotivamente (Saarikallio & Erkkilä, 2007).

Perché scegliamo certe canzoni in certi stati d’animo

La scelta delle canzoni non è casuale: spesso è una forma di autoregolazione emotiva. Quando proviamo un’emozione intensa, cerchiamo brani che la rispecchino o la trasformino. Tendiamo a usare la musica in almeno tre modi principali:

  • Conferma emotiva: scegliamo canzoni che rispecchiano il nostro stato (ad esempio, brani tristi quando ci sentiamo giù) per sentirci compresi e meno soli.
  • Modulazione: ascoltiamo musica leggermente più calma o più energica del nostro stato interno per accompagnare gradualmente il cambiamento emotivo.
  • Distrazione mirata: optiamo per brani coinvolgenti, ritmati o con testi complessi per spostare l’attenzione da pensieri ripetitivi o ansiogeni.

Queste scelte non agiscono solo sul piano psicologico, ma si riflettono anche nel cervello: l’andamento nel tempo delle emozioni indotte dalla musica in termini di valenza (quanto un’emozione è piacevole o spiacevole) e attivazione (quanto è intensa) è associato a una modulazione dinamica dell’attività condivisa all’interno di un’ampia rete limbica, guidata in particolare da regolarità temporali come la forza del battito e il tempo del brano (Singer et al., 2016).

In linea con il modello di regolazione musicale proposto dalla psicologa della musica Saarikallio, queste modalità di ascolto possono aiutare a gestire tensione, energia e connessione sociale, rendendo le canzoni uno strumento quotidiano di cura emotiva.

Musica e tristezza: tra conforto ed elaborazione

Molte persone scelgono canzoni tristi proprio quando si sentono giù. Può sembrare controintuitivo, ma spesso è un modo per dare forma al dolore. Ascoltare testi che parlano di perdita, delusione o nostalgia può offrire un linguaggio a emozioni difficili da nominare.

La musica triste può avere diverse funzioni:

  • Convalidare il vissuto: fa sentire che ciò che provi ha senso e che altre persone hanno attraversato qualcosa di simile.
  • Favorire il pianto: permette di “sciogliere” la tensione emotiva, facilitando un rilascio che spesso porta sollievo.
  • Stimolare la riflessione: crea uno spazio interno per ripensare a eventi e relazioni con più profondità.

Uno studio pubblicato su PLOS ONE (Taruffi & Koelsch, 2014) suggerisce che molte persone descrivono la musica triste come piacevolmente malinconica, capace di unire dolcezza e dolore in un’esperienza emotiva complessa ma spesso curativa.

Musica, rabbia e ansia: scaricare o calmare?

Quando proviamo emozioni intense come rabbia o ansia, la musica può rappresentare una valvola di sfogo o un freno. Brani più aggressivi o intensi possono aiutare a canalizzare la rabbia in modo simbolico, permettendo di esprimerla senza agire comportamenti impulsivi.

Per l’ansia, invece, molte persone scelgono musica con:

  • Ritmo regolare e prevedibile, che aiuta il corpo a sincronizzarsi e a rallentare.
  • Timbri morbidi (pianoforte, archi, voci calde) che trasmettono sicurezza.
  • Progressioni armoniche semplici, che riducono la sensazione di incertezza.

Una revisione su Trends in Cognitive Sciences (Koelsch, 2010) evidenzia che la musica può modulare il sistema nervoso autonomo, riducendo attivazione fisiologica e tensione muscolare. In pratica, alcune canzoni aiutano a “parlare” direttamente al corpo, accompagnandolo verso uno stato meno allarmato.

Nostalgia musicale: quando una canzone ci riporta indietro nel tempo

La nostalgia che proviamo con certe canzoni nasce dall’incontro tra memoria ed emozione. L’ippocampo registra il contesto in cui abbiamo ascoltato un brano (luogo, persone, odori), mentre il sistema limbico ne conserva la tonalità affettiva. Quando riascoltiamo quella canzone, questi circuiti si riattivano insieme, creando la sensazione di essere “di nuovo lì”.

Non è solo una questione di quanto una musica ci piaccia: la ricerca mostra che la musica familiare, rispetto a quella non familiare, attiva in modo significativamente maggiore ampie regioni limbiche e paralimbiche legate alle emozioni, oltre ai circuiti della ricompensa, suggerendo un coinvolgimento emotivo più profondo; in altre parole, sembrerebbe essere proprio la familiarità a innescare una risposta emotiva cerebrale ampia (Silva Pereira et al., 2011).

La nostalgia può avere effetti ambivalenti:

  • Riscaldante: ci fa sentire collegati a parti di noi, a relazioni importanti, a momenti felici.
  • Dolorosa: riapre ferite o ricordi di ciò che non c’è più.
  • Integrativa: aiuta a dare continuità alla nostra storia, collegando passato e presente.

Studi pubblicati su Memory mostrano che la musica legata all’adolescenza e alla prima età adulta può avere un impatto emotivo particolarmente forte, perché coincide con fasi cruciali di costruzione dell’identità (Janata, 2009). In questo modo, le canzoni che ci sono familiari e che appartengono a momenti significativi della nostra vita diventano veri e propri “ancoraggi emotivi”, capaci di farci sentire, per qualche istante, di nuovo dentro quelle esperienze.

Cos’è la memoria emotiva musicale

La memoria emotiva musicale è la capacità delle canzoni di riattivare stati d’animo e immagini legati al passato in modo rapido e vivido. Non ricordiamo solo la melodia, ma anche come ci sentivamo quando l’abbiamo ascoltata.

Questa memoria si costruisce ogni volta che una canzone accompagna un’esperienza significativa: un primo bacio, un viaggio, una rottura, un periodo difficile. Nel tempo, il cervello può associare quel brano a un “pacchetto” di emozioni, pensieri e sensazioni corporee.

Per questo, la stessa canzone può avere effetti molto diversi su persone diverse. Per qualcuno è rassicurante, per altri è dolorosa. Comprendere la propria memoria emotiva musicale può aiutare a scegliere consapevolmente quali brani usare per consolarsi, quali per darsi forza e quali, magari, è meglio ascoltare solo quando ci si sente sufficientemente stabili.

Cos’è il frisson: la pelle d’oca che può scatenare la musica

Il frisson musicale è quella sensazione di brivido, pelle d’oca o ondata di calore che a volte proviamo durante una canzone, spesso in corrispondenza di un crescendo, di un cambio improvviso o di una nota particolarmente intensa.

Secondo studi di neuroimaging pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (Blood & Zatorre, 2001), il frisson è associato all’attivazione delle aree della ricompensa e al rilascio di dopamina, simile a ciò che accade con altre esperienze fortemente gratificanti.

Il frisson non dipende solo dalla musica in sé, ma anche da:

  • Aspettative: quando un brano gioca con ciò che ci aspettiamo e ci sorprende.
  • Coinvolgimento emotivo: quanto ci sentiamo toccati dal testo o dal contesto.
  • Stato del momento: stanchezza, vulnerabilità, bisogno di conforto.

Riconoscere questi momenti può aiutare a capire quali elementi musicali ci emozionano di più e perché.

Come creare una playlist per ritrovare la calma

Usare le canzoni per calmarsi può essere più efficace se lo fai in modo intenzionale. Puoi costruire una playlist pensata per accompagnare il corpo e la mente da uno stato di attivazione a uno più tranquillo.

Alcuni criteri utili:

  • Ritmo: scegli brani con tempo medio-lento, possibilmente in calo progressivo (ad esempio da 80 a 60 bpm).
  • Strumentazione: privilegia suoni morbidi e poco aggressivi, evitando cambi bruschi di volume.
  • Testo: opta per parole che trasmettono accoglienza, comprensione o speranza, evitando contenuti troppo attivanti.
  • Durata: inserisci almeno 20–30 minuti di musica, per dare al sistema nervoso il tempo di regolarsi.

Può essere utile ascoltare la playlist in un luogo sicuro, magari con luci soffuse, portando attenzione al respiro e alle sensazioni corporee che cambiano con ogni brano.

Una playlist per affrontare la tristezza

Per lavorare sulla tristezza, può essere utile una playlist che non cerchi subito di “tirarti su”, ma che ti accompagni in un percorso di riconoscimento, espressione e alleggerimento.

Puoi strutturarla in tre fasi:

  • Riconoscere: brani che rispecchiano il tuo stato, con testi che parlano di perdita, mancanza, delusione. Servono a farti sentire visto.
  • Esprimere: canzoni leggermente più intense, che facilitano il pianto o l’emergere di ricordi e immagini.
  • Alleggerire: brani ancora malinconici ma con una nota di speranza, che introducono l’idea che il dolore possa trasformarsi.

Durante l’ascolto, puoi chiederti: “Che parte di me sta parlando attraverso questa canzone?” e “Di cosa avrebbe bisogno, ora?”. Questo rende la musica uno strumento attivo di elaborazione emotiva, non solo uno sfondo.

Una playlist per ritrovare energia e motivazione

Quando ti senti scarico o demotivato, alcune canzoni possono funzionare come un “caffè emotivo”. L’obiettivo non è negare la fatica, ma attivare risorse come determinazione, coraggio, senso di possibilità.

Per costruire questa playlist, puoi considerare:

  • Ritmo sostenuto: brani con tempo medio-veloce che invitano al movimento.
  • Andamento crescente: canzoni che partono più calme e poi esplodono, accompagnando l’aumento di energia.
  • Testi orientati al futuro: parole che parlano di ripartenza, resilienza, scelta, più che di perfezione.
  • Associazioni positive: brani legati a momenti in cui ti sei sentito forte o orgoglioso di te.

Può essere utile ascoltarla mentre svolgi attività che richiedono un piccolo sforzo (fare ordine, uscire di casa, iniziare un compito), usando la musica come “spinta gentile” per superare l’inerzia iniziale.

Ascolto attivo: portare consapevolezza alle emozioni attraverso la musica

L’ascolto attivo può trasformare una canzone da sottofondo a specchio emotivo. Invece di lasciare scorrere la musica, ti fermi a osservare cosa succede dentro di te mentre la ascolti.

Puoi provare così:

  • Scegli un brano che ti tocca e ascoltalo senza fare altro.
  • Nota le sensazioni corporee: respiro, tensioni, brividi, calore.
  • Osserva le immagini mentali che emergono: luoghi, volti, scene.
  • Riconosci le emozioni presenti, anche se miste o confuse, provando a dare loro un nome.

Non serve analizzare tutto: l’obiettivo è allenare una postura di curiosità gentile verso il tuo mondo interno. Nel tempo, questo tipo di ascolto può aumentare la consapevolezza emotiva, rendendo più chiaro cosa provi e di cosa hai bisogno.

Quando una canzone non basta: come la terapia può affiancare la tua musica

Se le canzoni ti aiutano a dare un nome a ciò che provi, la psicoterapia può diventare uno spazio in cui quelle emozioni trovano più facilmente ascolto e significato. La musica può accompagnarti, consolarti, darti forza; insieme a uno psicologo o una psicologa, però, può diventare anche una bussola per esplorare meglio chi sei, cosa ti fa stare male e di cosa potresti avere bisogno per stare meglio. Se senti che alcune playlist non bastano più a sostenere l’umore, se certe canzoni riaprono ferite che fai fatica a gestire o se vorresti imparare a usare in modo più consapevole il tuo mondo emotivo, puoi farti affiancare da un professionista. Con Unobravo puoi cercare uno psicologo online adatto alla tua storia, ai tuoi ritmi e alla tua sensibilità: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e valuta se può essere per te un primo passo per prenderti cura di te, anche oltre le cuffie.

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