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minuti di lettura

La coppia sandwich e la sindrome del nido pieno

La coppia sandwich e la sindrome del nido pieno
Federica Venuto
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
10.1.2026
La coppia sandwich e la sindrome del nido pieno
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Negli ultimi anni sempre più coppie appartenenti alla generazione di mezzo si trovano a gestire responsabilità complesse all’interno dello stesso nucleo domestico. In molte famiglie, infatti, convivono stabilmente tre generazioni: i genitori anziani che richiedono supporto crescente, la coppia adulta e i figli, ancora bisognosi di cura e attenzione. Quando questa doppia pressione — dall’alto e dal basso — si concentra sulla stessa coppia, si parla di “coppie sandwich”: partner che vivono un sovraccarico di ruoli e richieste, spesso con un impatto significativo sul loro equilibrio personale e relazionale.

Sindrome del nido pieno: di cosa si tratta?

La cosiddetta sindrome del nido pieno si inserisce in un contesto demografico e sociale profondamente cambiato. L’allungamento dell’aspettativa di vita ha migliorato la qualità dell’esistenza delle persone anziane, ma ha anche incrementato il numero di anni in cui possono presentarsi fragilità fisiche o psicologiche che richiedono supporto. È un dato rilevante, ad esempio, che tra gli anziani studiati da Abas e colleghi (2013) la prevalenza della depressione fosse del 22%, a conferma del fatto che i bisogni emotivi e psicologici sono altrettanto importanti di quelli medici.

Parallelamente, i servizi socio-sanitari non sempre riescono a rispondere in modo adeguato o continuativo a queste necessità. Per questo motivo, molto spesso sono i figli adulti a farsi carico dell’assistenza quotidiana: un supporto che, pur garantendo una presenza familiare più stabile, comporta un impegno significativo in termini di tempo, energie ed equilibrio personale.

Patrick Jansen - Unsplash

‍I giovani restano a casa più a lungo

Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo della permanenza dei giovani nella casa dei genitori. Le difficoltà economiche, la precarietà lavorativa e l’innalzamento del costo della vita rendono spesso complesso raggiungere un’autonomia abitativa stabile. A questi fattori si aggiunge, in alcuni casi, un legame familiare molto stretto che può rendere meno urgente l’uscita di casa. Sebbene questa convivenza prolungata possa offrire sostegno reciproco, può anche favorire l’emergere di conflitti tra genitori e figli adulti, soprattutto quando bisogni e aspettative evolutive non procedono allo stesso ritmo.

Come un sandwich..

Questa configurazione familiare porta molte coppie della generazione di mezzo a sentirsi “schiacciate” tra due livelli di responsabilità: da un lato i genitori anziani che necessitano di sostegno, dall’altro i figli ancora presenti in casa. La metafora del sandwich descrive bene questa pressione bidirezionale. In questo senso, il nido pieno rappresenta l’opposto del più noto nido vuoto, che riguarda invece le coppie che vivono l’uscita dei figli e sono chiamate a ridefinire un nuovo equilibrio di coppia. Nel nido pieno, al contrario, la sfida è quella di preservare spazi, ruoli e tempi propri pur all’interno di una convivenza multigenerazionale complessa.

Compiti di sviluppo della coppia

Nel modello sistemico-relazionale, il ciclo di vita familiare si articola in fasi caratterizzate da eventi evolutivi che richiedono alla famiglia di riorganizzarsi. La fase della “famiglia trampolino di lancio”, cioè la famiglia che si prepara allo svincolo dei figli, implica specifici compiti di sviluppo che coinvolgono i diversi ruoli ricoperti dai membri.

In quanto coppia:

  • investire nuovamente nella relazione coniugale, ritrovando spazi e progetti condivisi;
  • prepararsi al momento dell’uscita dei figli, rinegoziando ruoli e abitudini.

In quanto figli adulti:

  • accettare il naturale processo di invecchiamento della generazione precedente;
  • assumere gradualmente responsabilità di cura nei confronti dei genitori anziani, quando necessario.

In quanto genitori:

  • evitare lo stallo generazionale, sostenendo l’autonomia e l’individuazione dei figli;
  • passare dalla generatività legata alla funzione educativa a una forma di generatività più ampia, orientata alla comunità e alla dimensione sociale.
Dim Hou - Unsplash

Lo stallo della coppia sandwich

Nelle coppie sandwich può verificarsi una sorta di “stallo evolutivo” rispetto ai compiti di sviluppo tipici della fase di svincolo dei figli. Questo accade perché la coppia, invece di potersi orientare alla ridefinizione della propria identità coniugale e alla graduale uscita dei figli, si trova contemporaneamente coinvolta nella cura dei genitori anziani e nel sostegno ai figli adulti ancora in casa. La sovrapposizione di queste responsabilità genera spesso una pressione che rende più complesso procedere con i naturali passaggi evolutivi del ciclo di vita familiare.

La dispersione di energie

In una condizione di nido pieno, le coppie possono faticare a trovare lo spazio necessario per reinvestire nella relazione coniugale. Le energie mentali ed emotive vengono spesso assorbite dalle richieste quotidiane delle altre generazioni, lasciando poco tempo e poche risorse per il rinnovamento del legame tra partner. Ciò che, in una fase evolutiva “tipica”, verrebbe destinato alla riorganizzazione della vita di coppia o alla costruzione di nuovi progetti, viene invece reindirizzato verso compiti di cura che richiedono continuità e presenza.

Inoltre, la fase dello svincolo prevede per molti adulti un passaggio dalla generatività centrata sui figli a una forma di generatività più ampia, orientata alla comunità e alle relazioni sociali. Tuttavia, quando la coppia è impegnata nella gestione simultanea dei bisogni degli anziani e dei figli adulti, questo movimento naturale di apertura può essere ostacolato o rimandato, riducendo ulteriormente le occasioni di crescita individuale e condivisa.

I rischi per la coppia sandwich

Quando la coppia resta esposta in modo prolungato alle richieste delle due generazioni, può diventare difficile mantenere confini coniugali chiari e uno spazio di reciprocità. Questa pressione continua può favorire l’insorgenza di tensioni interne e ostacolare la possibilità di riorganizzare il legame di coppia. In alcune situazioni, il sovraccarico può contribuire alla comparsa di sintomi depressivi o ansiosi in uno o in entrambi i partner; in altre, può innescare dinamiche disfunzionali che mettono a rischio la coesione dell’intero sistema familiare.

L’aiuto dello psicologo

In queste situazioni, il supporto di uno psicologo esperto in dinamiche familiari può aiutare il sistema a ritrovare un equilibrio più funzionale. L’intervento non si limita a sostenere i singoli membri, ma mira a riorganizzare i rapporti tra le generazioni, valorizzando le risorse di ognuno.

  • I figli adulti possono essere accompagnati a consolidare la propria autonomia e a definire nuovi spazi di indipendenza.
  • I genitori della generazione di mezzo possono esplorare soluzioni realistiche per alleggerire il carico di cura nei confronti degli anziani, quando possibile anche attraverso il coinvolgimento di servizi esterni.
  • La coppia può lavorare sulla ridefinizione del proprio patto coniugale, recuperando tempo, energie e un senso di progettualità condivisa.

Rimodulare i confini tra le generazioni permette a ciascuno di ritrovare il proprio spazio e restituisce alla coppia l’opportunità di costruire un nuovo equilibrio, più sostenibile e ricco di possibilità.

Sindrome del nido pieno: dati e contesto attuale

La sindrome del nido pieno è un fenomeno sempre più rilevante nelle società occidentali e particolarmente evidente in Italia, dove la permanenza dei figli adulti nella casa dei genitori tende a protrarsi nel tempo. Secondo i dati ISTAT (2022), circa il 67% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con almeno uno dei genitori, una delle percentuali più alte in Europa.

Alcuni studi evidenziano, ad esempio, che la presenza o l’assenza dei figli nel nucleo familiare può incidere sul rischio di sintomi depressivi, suggerendo che i bisogni emotivi della generazione più anziana non vadano sottovalutati (Abas et al., 2013).

La sindrome del nido pieno, dunque, non è soltanto una dinamica familiare, ma lo specchio di cambiamenti demografici e socioeconomici profondi che coinvolgono tutte le generazioni.

Problemi tipici legati alla sindrome del nido pieno

La sindrome del nido pieno può essere associata a una serie di difficoltà che mettono alla prova sia il benessere individuale sia l’equilibrio dell’intero sistema familiare. Tra le problematiche più frequenti troviamo:

• Sovraccarico emotivo e fisico.
I genitori possono trovarsi a gestire simultaneamente le esigenze dei figli adulti e quelle dei propri genitori anziani, con un aumento significativo dello stress e della fatica. È interessante notare, tuttavia, che alcuni studi suggeriscono come i giovani adulti conviventi con genitori capofamiglia presentino livelli più bassi di sintomi depressivi e un miglior benessere mentale rispetto a coloro che vivono in famiglie in cui non hanno ruoli di responsabilità (Hikichi et al., 2020). Questo dato mostra che la convivenza multigenerazionale non è di per sé negativa, ma dipende dalla qualità dei ruoli e delle dinamiche relazionali.

• Difficoltà nella ridefinizione dei ruoli.
La permanenza prolungata dei figli adulti in casa può rallentare il naturale processo di separazione e individuazione, rendendo più complesso il passaggio verso una relazione tra adulti alla pari.

• Conflitti intergenerazionali.
La convivenza quotidiana può facilitare l’insorgere di tensioni e incomprensioni, sia tra genitori e figli adulti sia tra le diverse generazioni coinvolte nella cura reciproca.

• Riduzione degli spazi di autonomia.
Genitori e figli possono percepire una diminuzione della libertà personale e della possibilità di prendere decisioni indipendenti, con un impatto sul senso di efficacia e sull’autostima.

Quando questi aspetti non vengono riconosciuti e gestiti, la famiglia può sperimentare un senso diffuso di stallo, frustrazione e insoddisfazione che coinvolge tutte le generazioni.

Strategie pratiche per affrontare la sindrome del nido pieno

Affrontare la sindrome del nido pieno può richiedere consapevolezza, dialogo e la messa in atto di strategie concrete. Ecco alcuni passi pratici che possono aiutare genitori e coppie a gestire questa situazione:

  • Stabilire confini chiari: Può essere importante definire regole condivise sulla gestione degli spazi, dei tempi e delle responsabilità domestiche, per evitare sovrapposizioni e incomprensioni.
  • Favorire la comunicazione aperta: Dedicare momenti regolari al confronto, ascoltando i bisogni e le aspettative di ciascun membro della famiglia, può prevenire conflitti e favorire la collaborazione.
  • Promuovere l'autonomia dei figli adulti: Incoraggiare i figli a prendersi cura delle proprie necessità, a contribuire alle spese e a partecipare attivamente alla vita familiare, può aiutare a responsabilizzarsi e a prepararsi all'indipendenza.
  • Ritagliarsi spazi di coppia: Anche in una casa affollata, può essere fondamentale che la coppia trovi momenti di intimità e condivisione, per mantenere vivo il legame e sostenersi reciprocamente.
  • Cercare supporto esterno: Quando il carico diventa eccessivo, può essere utile rivolgersi a servizi di assistenza domiciliare o a uno psicologo familiare, per trovare insieme soluzioni sostenibili.

Queste strategie, se applicate con costanza, possono contribuire a ridurre la tensione e a favorire un clima più sereno in famiglia.

Esempi di comunicazione efficace nella sindrome del nido pieno

La comunicazione rappresenta uno strumento centrale per affrontare le sfide legate alla sindrome del nido pieno. Un dialogo chiaro, rispettoso e orientato alla collaborazione può aiutare a prevenire escalation conflittuali e facilitare la rinegoziazione dei ruoli tra le generazioni. Ecco alcuni esempi pratici:

• Gestione delle regole domestiche
 «Comprendiamo il tuo bisogno di avere i tuoi spazi, e allo stesso tempo anche noi abbiamo bisogno di tranquillità. Possiamo concordare insieme degli orari per le attività comuni e dei momenti in cui mantenere la casa più silenziosa?»

• Richiesta di maggiore autonomia
 «Siamo contenti di averti qui con noi. Crediamo però che sia utile iniziare a gestire alcune spese in autonomia. Ti andrebbe di parlarne per capire come organizzare questa transizione?»

• Condivisione delle difficoltà
 «In questo periodo ci sentiamo un po’ sopraffatti dalle responsabilità quotidiane. Ci piacerebbe trovare insieme un modo più equilibrato di suddividerle, così da stare tutti meglio.»

Questi esempi mostrano come un approccio assertivo e rispettoso delle esigenze altrui possa favorire la collaborazione e la comprensione reciproca, aiutando ogni membro della famiglia a sentirsi riconosciuto e parte attiva della soluzione.

Checklist operativa per affrontare la sindrome del nido pieno

Per aiutare le famiglie a gestire la sindrome del nido pieno, può essere utile seguire una checklist di azioni concrete:

  • Valutare i bisogni di ogni membro della famiglia: Prendersi un momento per ascoltare e comprendere le esigenze di ciascuno.
  • Definire obiettivi condivisi: Stabilire insieme quali cambiamenti si desidera raggiungere, come una maggiore autonomia dei figli o una migliore suddivisione dei compiti.
  • Pianificare incontri periodici di famiglia: Creare uno spazio regolare per confrontarsi e monitorare i progressi.
  • Delegare e chiedere aiuto quando necessario: Non esitare a coinvolgere altri familiari, amici o professionisti per alleggerire il carico.
  • Monitorare il benessere emotivo: Prestare attenzione ai segnali di stress o disagio e intervenire tempestivamente, anche con il supporto di uno psicologo se necessario.

Seguire questi passaggi può rendere più gestibile la convivenza e favorire un clima di rispetto e collaborazione.

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