La famiglia è un termine che ci accompagna sin dalla nascita ed è carico di significati: racchiude i suoi protagonisti, le persone che ne fanno parte, la loro storia e le modalità relazionali che li legano. Non si tratta dunque soltanto di un insieme di individui, ma di una realtà complessa e dinamica, all’interno della quale si costruiscono identità, ruoli e legami affettivi.
Tra i primi autori ad aver studiato la famiglia come sistema vi è lo psichiatra e psicoterapeuta Salvador Minuchin, fondatore della terapia familiare strutturale. Minuchin definisce la famiglia come un sistema organizzato, ovvero un’unità sociale in costante evoluzione, chiamata ad affrontare e riorganizzarsi di fronte a specifici compiti evolutivi. Tra questi rientrano, ad esempio, la formazione di una nuova famiglia, la nascita del primo figlio e la perdita di uno dei coniugi.
All’interno di questo sistema, la famiglia contribuisce a imprimere nei suoi membri un senso di identità che si fonda su due dimensioni fondamentali e complementari: da un lato il senso di appartenenza, che permette all’individuo di sentirsi parte di un noi; dall’altro il senso di differenziazione, che consente lo sviluppo dell’unicità e dell’autonomia personale.
La famiglia come sistema aperto
La famiglia può essere considerata un sistema aperto in continua trasformazione che riceve e trasmette stimoli dal contesto esterno e si modifica in risposta alle richieste poste dai diversi stadi del ciclo di vita che attraversa. Nel corso del tempo, il sistema familiare evolve passando attraverso fasi che richiedono processi di ristrutturazione e di adattamento, finalizzati sia al mantenimento di una continuità interna, sia alla promozione della crescita psico-sociale di ciascuno dei suoi membri.
In questo equilibrio dinamico, la famiglia tende a opporre resistenza ai cambiamenti che superano una certa soglia di tollerabilità, attivando meccanismi di autoregolazione volti a preservare la propria organizzazione e, per quanto possibile, i modelli relazionali preferiti. Tali resistenze non vanno intese come rigidità patologiche in sé, ma come tentativi del sistema di mantenere stabilità e prevedibilità.
La famiglia, pertanto, è chiamata a un compito complesso: essere sufficientemente flessibile da adattarsi alle trasformazioni interne ed esterne, e al contempo sufficientemente stabile da garantire continuità, offrendo ai suoi membri uno schema di riferimento che consenta sicurezza, appartenenza e orientamento.

I sottosistemi
Il sistema familiare differenzia e organizza le proprie funzioni attraverso la presenza di specifici sottosistemi, ciascuno dei quali è definito da ruoli, confini e modalità relazionali peculiari. Ogni membro della famiglia appartiene simultaneamente a più sottosistemi, all’interno dei quali sperimenta differenti forme di reciprocità relazionale.
In ciascun sottosistema l’individuo:
- assume diversi livelli di autorità e responsabilità,
- sviluppa competenze e capacità specifiche,
- instaura relazioni di tipo complementare, funzionali al ruolo ricoperto.
Tradizionalmente, all’interno del sistema famiglia si distinguono:
- il sottosistema coniugale, che riguarda la relazione di coppia e la sua funzione di alleanza;
- il sottosistema genitoriale, responsabile delle funzioni di guida, cura ed educazione;
- il sottosistema fraterno, spazio privilegiato per l’apprendimento delle dinamiche paritarie, della negoziazione e della gestione dei conflitti.
Il sottosistema dei coniugi
Quando due adulti si uniscono con l'espresso proposito di formare una famiglia, si crea il sottosistema dei coniugi, che ha compiti specifici e funzioni vitali per il funzionamento della famiglia stessa. Le sue principali caratteristiche sono la complementarietà e il reciproco adattamento. La coppia deve sviluppare modelli in cui:
- ciascun coniuge sostiene il modo di agire dell'altro
- ognuno cede parte del proprio individualismo per riprenderlo nel rapporto di coppia.
I due coniugi, nel processo di reciproco adattamento, possono dare forma agli aspetti creativi, anche se latenti, dei propri compagni e considerare il sottosistema come un rifugio dalle tensioni esterne.
Il sottosistema genitoriale
Nella formazione della famiglia, un nuovo stadio si raggiunge con la nascita del primo figlio, per cui il sottosistema coniugale deve differenziarsi per attuare il compito di fare spazio al bambino, senza rinunciare all'appoggio reciproco che dovrebbe caratterizzare il sottosistema dei coniugi.
La funzione genitoriale, secondo Minuchin, è caratterizzata dalla capacità di:
- accudire
- guidare
- controllare
e, inoltre, da un fondamentale elemento: l’autorità. Il processo genitoriale varia secondo l'età del bambino e deve, quindi, modificarsi nel tempo per poter soddisfare le diverse richieste di quest’ultimo.

Il sottosistema dei fratelli
Minuchin descrive questo sottosistema come il primo laboratorio sociale in cui i figli possono sperimentarsi nelle loro relazioni tra coetanei. In tal modo possono:
- sostenersi
- isolarsi
- accusarsi reciprocamente
- imparare l'uno dall'altro
- scoprire le capacità del negoziare, del cooperare e del competere.
Coltivare la cooperazione e la negoziazione fin dall'infanzia è molto importante per poter rafforzare il legame e prevenire possibili conflitti tra fratelli e sorelle adulte.
Cosa sono i sottosistemi familiari secondo Minuchin
Per lo psichiatra e psicoterapeuta Salvador Minuchin, la famiglia può essere organizzata in sottosistemi, cioè gruppi di membri che si uniscono per svolgere funzioni specifiche (di coppia, di cura, di educazione, di supporto tra pari).
Ogni persona può appartenere contemporaneamente a più sottosistemi e, in ognuno, può assumere ruoli, responsabilità e potere diversi. Un genitore, ad esempio, è:
- nel sottosistema coniugale, come partner affettivo
- nel sottosistema genitoriale, come figura di guida e autorità
- nel sottosistema intergenerazionale, come figlio dei propri genitori.
Minuchin parla di struttura familiare per indicare l’insieme dei modelli ripetitivi di interazione (i cosiddetti modelli transazionali) che regolano come questi sottosistemi funzionano, comunicano tra loro e si adattano ai cambiamenti del ciclo di vita familiare.
Altri sottosistemi: figli e relazioni intergenerazionali
Oltre ai sottosistemi di coppia, genitoriale e fraterno, Minuchin descrive altri raggruppamenti importanti per comprendere la vita familiare.
- Il sottosistema dei figli comprende tutti i bambini e gli adolescenti della famiglia. Qui si costruiscono appartenenza, alleanze, rivalità e prime forme di autonomia rispetto agli adulti.
- I sottosistemi intergenerazionali includono, ad esempio, nonni e genitori, oppure genitori e figli adulti. In questi spazi si trasmettono valori, regole implicite, miti familiari e modelli educativi.
Questi sottosistemi non sono rigidi: cambiano nel tempo. Un figlio, crescendo, può entrare nel sottosistema genitoriale come genitore a sua volta, pur restando figlio nel sottosistema intergenerazionale. Comprendere questa mappa può aiutare a leggere meglio le dinamiche e i possibili conflitti.
I sottosistemi familiari in terapia
In terapia familiare è fondamentale aiutare i vari sottosistemi a:
- negoziare gli uni con gli altri
- adattarsi reciprocamente
- preservare i loro confini.
Secondo Minuchin, i confini sono le regole che definiscono chi partecipa e come, e hanno la funzione di proteggere la differenziazione del sistema famiglia. Quando, ad esempio, il conflitto tra i genitori viene affrontato coinvolgendo un figlio, si realizza una triangolazione familiare in cui vengono valicati i confini tra due sottosistemi, con il rischio che i ruoli si confondano e che il figlio diventi parte attiva nel conflitto di coppia. In queste situazioni, la presenza di confini troppo diffusi o confusi (enmeshment) tra sottosistemi, in particolare tra genitori e figli, è stata associata a elevata conflittualità, triangolazioni e alla comparsa di sintomi psicosomatici o comportamentali nei figli (Montgomery, 1979) .
Per il buon funzionamento della famiglia, i confini tra i sottosistemi devono essere chiari, cioè definiti in modo tale da permettere ai membri del sottosistema di esercitare le loro funzioni senza interferenze, consentendo al contempo il contatto tra i componenti del sottosistema e gli altri. Quando i confini tra i sottosistemi coniugale, genitoriale e fraterno sono più chiari e la gerarchia familiare è più funzionale e ben definita, le famiglie tendono in media a mostrare un migliore adattamento psicologico e relazionale (Fisher, 1977) .
Nella terapia familiare, uno degli obiettivi centrali consiste nell’aiutare i diversi sottosistemi a negoziare tra loro, ad adattarsi reciprocamente e a preservare confini adeguati.
Secondo Minuchin, i confini rappresentano l’insieme delle regole che definiscono chi partecipa a un sottosistema e in che modo. Essi svolgono una funzione fondamentale nel proteggere la differenziazione del sistema familiare, consentendo a ciascun sottosistema di esercitare le proprie funzioni specifiche. Quando, ad esempio, un conflitto coniugale viene gestito coinvolgendo un figlio, si configura una triangolazione familiare: in questo caso i confini tra il sottosistema coniugale e quello genitoriale risultano valicati, con il rischio di una confusione dei ruoli e di una partecipazione attiva del figlio al conflitto di coppia.
Situazioni caratterizzate da confini eccessivamente diffusi o confusi (enmeshment), in particolare tra genitori e figli, sono state associate a elevati livelli di conflittualità, a frequenti triangolazioni e alla comparsa di sintomi psicosomatici o comportamentali nei figli (Montgomery, 1979).
Per un funzionamento sufficientemente sano del sistema familiare, i confini tra i sottosistemi devono risultare chiari, ovvero definiti in modo tale da permettere ai membri di esercitare le proprie funzioni senza interferenze indebite, mantenendo al contempo la possibilità di contatto e scambio tra i diversi sottosistemi. Quando i confini tra sottosistema coniugale, genitoriale e fraterno sono più definiti e la gerarchia familiare appare più funzionale, le famiglie tendono, in media, a mostrare un miglior adattamento psicologico e relazionale (Fisher, 1977).
Confini tra sottosistemi: chi partecipa, quando e come
Per Minuchin, i confini sono le regole, spesso implicite, che definiscono chi partecipa a un sottosistema, in quali momenti e con quale ruolo. Non sono muri, ma linee di demarcazione che proteggono funzioni e bisogni specifici.
- Nel sottosistema coniugale, confini chiari permettono alla coppia di avere spazi di intimità, decisione e confronto non sempre condivisi con i figli.
- Nel sottosistema genitoriale, confini definiti consentono agli adulti di esercitare autorità e guida senza essere costantemente influenzati o controllati dai figli.
- Nel sottosistema dei fratelli, confini adeguati lasciano a bambini e ragazzi margini per sperimentare relazioni tra pari, senza intrusioni continue degli adulti.
Quando i confini sono troppo rigidi o troppo sfumati, i sottosistemi possono perdere efficacia e possono comparire sintomi o conflitti persistenti.
Famiglie funzionali, disimpegnate e invischiate
Minuchin descrive diversi modi in cui i sottosistemi possono organizzarsi, a seconda di quanto i confini siano chiari, rigidi o confusi.
- Famiglie funzionali: i confini tra sottosistemi sono chiari ma flessibili. La coppia ha uno spazio proprio, il sottosistema genitoriale guida, i fratelli hanno margini di autonomia. I ruoli sono riconoscibili e adattabili ai cambiamenti.
- Famiglie disimpegnate: i confini sono molto rigidi. Ogni sottosistema è isolato, c’è poca comunicazione e poco sostegno reciproco. Le persone possono sentirsi sole, pur vivendo insieme.
- Famiglie invischiate: i confini sono sfumati o assenti. Genitori e figli entrano facilmente nei sottosistemi altrui, i ruoli si confondono, l’autonomia è ostacolata. Le decisioni e le emozioni di uno diventano rapidamente “di tutti”.
Queste configurazioni non sono etichette fisse, ma descrizioni utili per comprendere come i sottosistemi funzionano e dove intervenire.
Esempio clinico: cosa accade quando il sottosistema genitoriale è debole
In molte famiglie che arrivano in terapia, il sottosistema genitoriale può essere poco definito e un figlio potrebbe essere coinvolto nelle questioni di coppia. Minuchin descrive queste situazioni come espressione di una struttura in cui i confini tra sottosistema coniugale e genitoriale sono confusi.
Immaginiamo due genitori che discutono spesso e chiedono al figlio adolescente di schierarsi, confidandogli dettagli dei conflitti di coppia. Il ragazzo entra così nel sottosistema coniugale, assumendo un ruolo di alleato o mediatore.
In terapia, il lavoro consiste nel rinforzare il sottosistema genitoriale: il terapeuta invita i genitori a riprendere le decisioni e i confronti tra adulti, proteggendo il figlio da informazioni e responsabilità che non gli competono. In questo modo si ridefiniscono i confini e si alleggerisce il carico emotivo del ragazzo.
Esempio clinico: alleanze nel sottosistema dei fratelli
Un’altra configurazione frequente riguarda il sottosistema dei fratelli che si organizza come alleanza contro un genitore percepito come più severo o distante. In questi casi il sottosistema fraterno diventa il luogo principale di appartenenza e protezione, mentre il contatto con il sottosistema genitoriale si riduce.
Per esempio, due fratelli adolescenti possono sostenersi a vicenda criticando costantemente un genitore, rifiutando il dialogo e le regole. In questi casi il confine tra sottosistema dei fratelli e sottosistema genitoriale diventa rigido, con poca circolazione di informazioni ed emozioni.
In terapia, il professionista può aiutare a rendere più permeabili questi confini: valorizzando la solidarietà tra fratelli, ma favorendo anche momenti in cui ciascuno possa entrare in relazione diretta con il genitore, senza doversi proteggere dietro l’alleanza fraterna.
Osservare i propri sottosistemi familiari
Portare attenzione ai sottosistemi familiari può rappresentare un primo passo utile per comprendere alcune difficoltà relazionali che si presentano nella vita quotidiana. Come sottolinea Minuchin, l’osservazione non dovrebbe fermarsi ai singoli individui, ma estendersi ai modelli di interazione che si strutturano tra i diversi sottosistemi familiari.
In questa prospettiva, può essere utile porsi alcune domande esplorative, volte a osservare il funzionamento della propria famiglia nel tempo:
- Chi partecipa alle decisioni importanti? Tali decisioni rimangono prevalentemente all’interno del sottosistema genitoriale o i figli vengono spesso coinvolti?
- La coppia dispone di spazi propri di dialogo e intimità, oppure la presenza dei figli è costante anche nei momenti di confronto tra i partner?
- I fratelli hanno occasioni per stare tra loro e gestire autonomamente le proprie interazioni, o gli adulti intervengono in modo frequente e diretto?
- In presenza di un conflitto, la ricerca di una soluzione avviene all’interno del sottosistema direttamente coinvolto, oppure vengono chiamati in causa altri membri della famiglia (ad esempio un figlio in un conflitto di coppia)?
Queste osservazioni non hanno una funzione valutativa o giudicante, ma mirano a favorire una maggiore consapevolezza dei confini tra i sottosistemi, individuando le aree in cui essi potrebbero essere resi più chiari o, al contrario, più flessibili, in funzione dei bisogni della famiglia e della fase evolutiva attraversata.
Minuchin e la ristrutturazione dei sottosistemi
Nel testo Families and Family Therapy (1974), Salvador Minuchin definisce l’obiettivo della terapia familiare strutturale come un lavoro di ristrutturazione della struttura familiare. Tale intervento non si concentra primariamente sui singoli individui, ma sulle modalità di organizzazione del sistema, in particolare sui sottosistemi e sui confini che li regolano.
In questa prospettiva, il terapeuta osserva:
- quali sottosistemi risultano eccessivamente fusi o, al contrario, troppo separati;
- in quali aree i confini appaiono confusi, diffusi o eccessivamente rigidi;
- come i modelli transazionali ricorrenti contribuiscano al mantenimento delle difficoltà nel tempo.
Minuchin sottolinea come i sintomi individuali, soprattutto in età evolutiva, vadano compresi come espressione del funzionamento complessivo del sistema familiare e delle relazioni tra i sottosistemi, piuttosto che come caratteristiche isolate del singolo individuo (Montgomery, 1979).
Attraverso interventi mirati, ad esempio favorendo il confronto diretto tra alcuni membri o, al contrario, chiedendo temporaneamente a qualcuno di restare fuori da una specifica interazione, il terapeuta accompagna la famiglia a sperimentare nuove modalità di funzionamento. Tali manovre consentono di riorganizzare i sottosistemi in modo più coerente con la fase del ciclo di vita attraversata, rafforzare l’alleanza genitoriale, chiarire i confini di ruolo e ridurre coalizioni disfunzionali. In un’ottica strutturale, il cambiamento del paziente identificato è quindi inteso come esito di una riorganizzazione più ampia del sistema familiare.
Prendersi cura dei sottosistemi familiari: il supporto di Unobravo
Osservare i sottosistemi della propria famiglia – la coppia, il ruolo genitoriale, il rapporto tra fratelli e tra generazioni – può far emergere domande, fatiche o conflitti che da soli può essere difficile comprendere e trasformare. Un percorso psicologico può aiutarti a dare un senso a queste dinamiche, a provare a ridefinire i confini in modo più sano e a favorire relazioni familiari più equilibrate e rispettose dei bisogni di ciascuno. Con Unobravo puoi lavorare su questi aspetti insieme a uno psicologo o una psicologa che possa accompagnarti passo dopo passo, online e con ampia flessibilità. Se senti che qualcosa nella tua famiglia è “bloccato” o troppo confuso, puoi iniziare il questionario per trovare il tuo psicologo online e valutare di prenderti cura, da oggi, del tuo benessere e di quello delle persone a cui vuoi bene.






