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La metafora in psicoterapia

‍Anche se non c’è ancora un’ampia letteratura in merito all’uso della metafora in psicoterapia, questa tecnica è spesso utilizzata dai terapeuti per accompagnare le persone che chiedono aiuto a familiarizzare con il loro mondo interno, ai fini di un benessere psicologico. La metafora può essere uno strumento cognitivo per ampliare la conoscenza e i significati del proprio mondo e in questo articolo approfondiremo il suo utilizzo in psicoterapia.

Il termine “metafora” deriva dal greco metaphorà e significa portare oltre. La metafora è una figura retorica che ha la funzione di:

  • creare delle immagini di forte carica espressiva;
  • trasporre il significato di una parola dal suo contesto originario ad un altro.

Anche nel linguaggio quotidiano ricorriamo alle metafore per descrivere stati emotivi: “la testa che scoppia”, “la schiena a pezzi”, “lo stomaco che brucia”, “sentirsi tre metri sopra il cielo”, “chiudersi a riccio”, “sentirsi su una nuvola”

Lavorare con le immagini

Freud sosteneva che pensare per immagini agevola l’esplorazione dei processi inconsci più di quanto il pensare per parole. Infatti, l’utilizzo di metafore all’interno di un colloquio con lo psicoterapeuta, dà la possibilità di poter esplorare il cambiamento di sé e delle relazioni.

Uno stato d’animo, una problematica o una difficoltà, descritti sotto forma di racconto o con un linguaggio analogico (con personaggi che vivono in uno spazio- tempo diverso) non presentano una minaccia per chi ascolta, anzi:

  • aggirano l’ostacolo del muro difensivo che si erge quando un aspetto risulta troppo doloroso;
  • agevolano la comprensione dei significati.

La componente emotiva risulta fondamentale nell’attribuzione dei significati ai singoli eventi. Tale concetto è ben spiegato dal Paradosso del lampione.

Kenneth Carpina - Pexels

Il paradosso del lampione

La breve storia che segue è citata nel libro Istruzioni per rendersi infelici, scritto dallo psicologo Paul Watzlawick.

Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto.
— Ho perso le chiavi di casa — risponde l’uomo.
Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è sicuro di averle perse proprio lì. L’altro risponde: — No, non le ho perse qui, ma là dietro — e indica un angolo buio in fondo alla strada.
— Ma allora perché diamine le sta cercando qui?
— Perché qui c’è più luce!

Il significato della metafora

Il più delle volte accade di perdere qualcosa, come le relazioni e se stessi, in una zona buia e sconosciuta di noi. Per paura di addentrarci in un luogo oscuro, cerchiamo le soluzioni sotto il lampione delle nostre sicurezze.

Dunque, ritrovare o ritrovarsi risulta fallimentare, perché si cerca la soluzione al problema “al di fuori di noi” per non addentrarsi nella parte tenebrosa del nostro mondo interiore, nella zona scomoda che ci invita a fare un passo più in là dalle nostre abitudini. Tuttavia, è solo esplorando questi spazi che troveremo la chiave per rincasare.

Questa metafora veicola due altri importanti concetti:

  • ci sono diversi modi di leggere uno specifico problema;
  • le metafore permettono di proporre una lettura alternativa e tempestiva della situazione.

L’efficacia della metafora nel processo psicologico

Attraverso il linguaggio metaforico è possibile:

  • illustrare” le emozioni. Gli aneddoti o le immagini consentono di accedere ad un certo livello di “tangibilità” della struttura emotiva, ossia permettono alla persona coinvolta di “vedere” e “sentire” la sua problematica. La metafora permette di rendere definibile l’indefinibile;
  • facilitare la scoperta di sé: la metafora porta con sé qualcosa di inaspettato che coglie di sorpresa, agevolando così il processo terapeutico;
  • attivare il cambiamento: spesso, nonostante si rivolgano ad un professionista per essere aiutati a risolvere i propri problemi, le persone presentano una scarsa motivazione al cambiamento (di solito perché timorose di lasciare ciò che risulta “familiare” per qualcosa di nuovo e ignoto).
SHVETS production - Pexels

Il linguaggio analogico quindi risulta essere particolarmente utile all’interno della pratica clinica, fornisce un tocco sorprendentemente semplice alla situazione (in linea con il background culturale dell’individuo). Attraverso il linguaggio metaforico l’individuo è in grado di affrontare le difficoltà utilizzando una prospettiva differente.


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