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I fratelli Grimm, terapeuti inconsapevoli

Nel processo terapeutico, ormai da diversi decenni, l’uso della metafora è largamente diffuso. A questo scopo è possibile prendere in prestito storie provenienti da diverse letterature: tra queste prendiamo in esempio le fiabe dei fratelli Grimm. Condite di realtà e mostri da affrontare, con protagonisti in cui è più semplice immedesimarsi perché caratterizzati da paure e preoccupazioni tangibili, esse diventano uno strumento perfetto per ragionare sulla propria storia e progettare il proprio cambiamento.



La metafora ho lo scopo di creare un mondo condiviso dalla persona e dal suo terapeuta, un mondo in cui posso entrambi accedere con facilità e che permette di:

  • parlare;
  • ragionare;
  • condividere pensieri, emozioni e idee meno accessibili e più complicate da affrontare direttamente.

Una buona relazione tra terapeuta e paziente, caratterizzata quindi da empatia, fiducia e accettazione, permetterà di accedere più facilmente alla metafora scelta per rappresentare il percorso che si vuole percorrere in quel momento. La metafora assume quindi diverse funzioni:

  • semplifica il linguaggio utilizzato per affrontare le problematiche;
  • permette di superare le resistenze e le paure;
  • apre la mente alle possibilità.


Le diverse metafore in terapia

Per metafora, in psicoterapia, si intende una storia strategicamente adattata dal terapeuta e dal paziente per promuovere il cambiamento e facilitare i ragionamenti ipotetici, perché il mondo costruito insieme è pieno di possibilità e più accessibile. Possono essere utilizzati i proverbi, le classiche parabole, i racconti Zen o Buddisti, le fiabe.

Le fiabe dei fratelli Grimm, in cui è semplice immedesimarsi nel protagonista, sono l’esempio perfetto di metafora da usare in terapia:

“Così giro la chiave, aprì e subito fu travolta da un fiotto di sangue; alle pareti erano appese tante donne morte, e di alcune era rimasto solo lo scheletro. Per lo spavento richiuse subito la porta, ma la chiave le sfuggì di mano e cadde nel sangue. Lei fece per raccoglierla e ripulirla, ma invano, quando la lucidava da una parte il sangue appariva dall’altra; stette tutto il giorno china su quella chiave a tentarle tutte, ma a nulla valse ogni sforzo, le macchie di sangue non venivano via. Infine, a sera, la mise nella paglia, convinta che nel corso della nottata la paglia avrebbe assorbito tutto.” Barbablù, I fratelli Grimm
Griffin Wooldridge - Pexels

Le fiabe dei Grimm, metafore di realtà

Per definire la materia narrativa delle fiabe del focolare, i Grimm usavano diverse denominazioni:

  • Dichtung, che nella sua forma -ung, indica un processo, e che si può tradurre con “opere di poesia” per descriverne lo spirito universale;
  • Märchem e Sagen, che possono essere tradotti con “fiaba”: il secondo termine ha una più profonda relazione con le antiche origini, spesso è usato dai Grimm in senso più etimologico legato al “dire”, riferito quindi all’antico racconto orale;
  • Erzählung, reso con “narrazione”.

In questo spettro lessicale riconosciamo la visione romantica di una poesia onnicomprensiva, universale e progressiva (legata all’antico e a lunghissime durate, in contatto con spazi e tempi diversi) radicato nelle opere, nelle azioni degli uomini.


Fiabe come terapia

Ed è proprio nel racconto dei Grimm che si può immaginare lo svolgersi di un percorso terapeutico come se fosse una fiaba. Non tanto intesa nello stile ormai troppo conosciuto della Disney, seppur per certi versi con un lieto fine, ma riportando la realtà della storia di vita di ognuno di noi. In queste fiabe:

  • la protagonista è sia principessa ferita, sia eroina salvatrice che splendente regina;
  • il principe intraprende il suo viaggio non per salvare una idilliaca principessa in pericolo, ma per diventare egli stesso il protagonista della sua storia.
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Il ruolo del terapeuta

Con il cambiare del ruolo che ogni persona vive durante la terapia, si evolve anche il compito del terapeuta all’interno di questa storia: da iniziale fata madrina ad animale guida e infine a esterno cantastorie.


Con queste premesse possiamo iniziare il nostro viaggio terapeutico: decidere di compiere il primo passo spetta solo a noi, possiamo chiedere aiuto alla nostra bussola-terapeuta che ci affiancherà nel cammino, ma saremo noi a sconfiggere il drago.

“E cadde un abito, ed era ancora più fastoso e splendido del precedente, tutto d’oro e pietre preziose, con calze orlate d’oro e scarpette d’oro; e quando Cenerentola fu vestita, brillava come il sole a mezzogiorno. Davanti alla porta si fermò una carrozza con sei cavalli bianchi con alte e bianche piume sul capo, e i lacchè erano abbigliati in rosso e oro. Quando Cenerentola arrivò, il principe era già in cima alla scala e la condusse nel salone. E se il giorno prima tutti erano stati già presi da meraviglia per la sua bellezza, oggi la contemplavano ancor più stupiti, mentre le sorelle se ne stavano in un angolo livide d’invidia, e se avessero saputo che quella era la Cenerentola che a casa giaceva nella cenere, sarebbero bell’e morte, d’invidia.” Cenerentola, I fratelli Grimm

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