Cerchi supporto per prenderti cura di te?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Salute mentale
5
minuti di lettura

Psicoterapia e cervello: come la relazione ti cambia dentro

Psicoterapia e cervello: come la relazione ti cambia dentro
Chiara Casonato
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
28.1.2026
Psicoterapia e cervello: come la relazione ti cambia dentro
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Impara a prenderti cura della tua salute mentale

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Inizia il tuo percorso
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 400.000 pazienti
9.000+ psicologi sulla piattaforma

La psicoterapia è ormai riconosciuta dalla comunità scientifica come uno strumento efficace e fondamentale per il benessere dell’individuo, ma rimane ancora un po' oscura nella mente delle persone. Forse perché le immagini a cui è più comunemente associata sono il lettino di Freud, le associazioni libere, l’interpretazione dei sogni. Tutti strumenti utili e utilizzati, ma un po' astratti per chi non è del mestiere per capire come e perché funziona. La psicoterapia funziona cambiando il cervello!

Il nostro cervello e la nostra mente non sono due cose separate, ma un’unica entità con due facce:

  • il cervello è la struttura fisica;
  • la mente è il funzionamento di quella struttura.

Questo significa che le due cose si influenzano a vicenda: se cambia la struttura cambia il funzionamento, e viceversa. Se si modifica il modo in cui i neuroni si intrecciano fra di loro, la quantità di connessioni, i neurotrasmettitori in circolo e la loro quantità, cambieranno i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro modo di percepire il mondo e di reagire a ciò che succede.

Le relazioni: lo strumento principale di modifica del cervello

Ogni singola esperienza, in ogni singolo momento della nostra vita, modifica il cervello. Ma quelle che hanno l’impatto maggiore sono le esperienze relazionali e, poiché la psicoterapia è prima di tutto una relazione, è importante capire come queste influenzano mente e cervello.

Le relazioni sono qualcosa di fondamentale per noi umani, perché ci siamo evoluti nel corso dei millenni come animali sociali, che dipendono totalmente dal gruppo per sopravvivere. Ciò implica che, fin da quando siamo piccolissimi, il nostro cervello comincia ad apprendere e quindi a modificarsi, in base alle relazioni.

Come si struttura il cervello con le relazioni

Le prime relazioni strutturano il cervello e quindi la mente, con conseguenze per tutta la vita. Tradizionalmente la mamma, ma in realtà chiunque svolga il ruolo di caregiver, è qualcuno da cui il bambino dipende totalmente non solo per i bisogni fisiologici, ma anche per i bisogni sociali. È il caregiver che:

  • insegna al bambino cosa significano i segnali del proprio corpo;
  • regola le sue emozioni finché il bambino non apprende a farlo da solo;
  • insegna cosa aspettarsi dall’altro e come vedere sé stesso.

Questa strutturazione continua in età adulta, ma in maniera meno potente perché il cervello raggiunge il massimo della ricettività nei primi tre anni di vita.

La psicoterapia: una relazione che favorisce il cambiamento

La psicoterapia è prima di tutto una relazione. È una relazione particolare, di cura, asimmetrica, in cui uno dei componenti è uno specialista. Lo psicoterapeuta è uno specialista della relazione, ed è la relazione che cura, indipendentemente da qualsiasi tecnica.

Questo significa che il mestiere dello psicoterapeuta, al di là delle tecniche usate, è quello di aiutare la persona a sperimentare se stessa in relazione con qualcuno in un modo nuovo, in uno spazio sicuro, in una relazione autentica fra due persone che però ha lei e i suoi bisogni al centro. Anche la psicoterapia online funziona in questo modo.

Elex Green - Pexels

Come la psicoterapia influisce sul cervello

Il cervello è incredibilmente ricettivo nei confronti delle relazioni anche durante la vita adulta. Con la psicoterapia si crea una situazione relazionale nuova, diversa e sicura, in cui la persona può fare quello che forse non ha avuto la possibilità di fare fino a quel momento. Il rapporto con lo specialista è una versione adulta della relazione con il caregiver in cui, tramite la parola e la guida dello psicoterapeuta:

  • ci si sente accettati e si modifica la percezione di sé e degli altri;
  • si sperimenta la possibilità di affidarsi davvero all’altro;
  • si può guardare alle proprie emozioni in modo critico e imparare così a gestirle;
  • si possono ascoltare i propri pensieri e seguirli fino alle loro origini, permettendo di cambiarli.

Tutti questi cambiamenti sono nella mente, quindi riguardano l’aspetto della funzionalità.

La relazione: un meraviglioso strumento di cura

Possiamo partire dal funzionamento per influenzare la struttura e ciò succede andando a modificare in maniera fisica e concreta il modo in cui i nostri neuroni si connettono e la quantità di neurotrasmettitori che abbiamo in circolo. Il nostro cervello ha una via alternativa, nuova, da percorrere per leggere, capire e reagire alle situazioni. E più la percorriamo, più diventerà preferenziale. La psicoterapia agisce sul cervello, ed è per questo che funziona: crea una strada alternativa che ci permette di:

  • gestire meglio le emozioni, diminuendo drasticamente o eliminando alcuni sintomi, come ansia e depressione;
  • entrare nelle relazioni con serenità vedendo l’altro com’è, aspettandoci di essere accettati come siamo, scegliendo quelle che ci fanno stare bene e allontanandoci da quelle che ci fanno stare male.

Rimaniamo sempre noi, con la nostra personalità e i nostri specifici e unici modi di stare al mondo, ma abbiamo un’alternativa: la possibilità di scegliere di pensare, sentire, agire per stare bene.

Psicoterapia come possibile intervento biologico sulla mente

Lo psichiatra e neuroscienziato Eric Kandel, premio Nobel per la Medicina, ha descritto la psicoterapia come un possibile trattamento biologico, perché in alcuni casi può contribuire a modificare l’espressione genica e le connessioni tra neuroni nel tempo. Non interviene dall’esterno, come un farmaco, ma prevalentemente dall’interno, attraverso l’esperienza soggettiva e relazionale.

Questo non significa che la psicoterapia “biologizza” la sofferenza, ma che riconosce come mente e cervello siano inseparabili: lavorare sui pensieri, sulle emozioni e sulle relazioni significa inevitabilmente lavorare anche sulla struttura cerebrale. Studi di neuroimaging mostrano, ad esempio, che nella depressione maggiore psicoterapia e farmacoterapia modificano circuiti neurali differenti, suggerendo che i due trattamenti agiscono su basi neurali in parte distinte (Boccia et al., 2016).

Sapere che il cambiamento psicologico ha una base neurale concreta può aiutare a vedere la terapia non come qualcosa di vago o astratto, ma come un percorso che coinvolge profondamente il tuo organismo, oltre che la tua storia e la tua interiorità.

Cosa mostrano gli studi sul cervello prima e dopo la psicoterapia

Le tecniche di neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI), hanno permesso di osservare il cervello prima e dopo percorsi di psicoterapia, mostrando in modo concreto come il trattamento possa incidere sul funzionamento cerebrale. Diversi studi su persone con ansia o depressione hanno rilevato cambiamenti nell’attività di aree coinvolte nella regolazione emotiva dopo il trattamento psicoterapeutico, suggerendo che il lavoro fatto in terapia non resta “solo nella mente”, ma si riflette anche a livello biologico.

Negli ultimi vent’anni, infatti, le ricerche di neuroimaging hanno evidenziato che la psicoterapia è associata a cambiamenti neuroplastici misurabili nel cervello in diversi disturbi psichiatrici, tra cui disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo di panico, depressione maggiore unipolare, disturbo post-traumatico da stress, fobia specifica e schizofrenia (Barsaglini et al., 2014). Questi risultati aiutano a comprendere come il percorso terapeutico possa favorire una riorganizzazione delle reti neurali, sostenendo nel tempo nuove modalità di pensiero, di gestione delle emozioni e di relazione con sé stessi.

Per esempio, alcune ricerche hanno mostrato una riduzione dell’attivazione dell’amigdala di fronte a stimoli minacciosi e un aumento dell’attività della corteccia prefrontale durante compiti che richiedono controllo delle emozioni (Tang, Hölzel & Posner, 2015). Questi cambiamenti sono coerenti con ciò che molte persone sperimentano soggettivamente: meno reazioni di allarme automatiche, maggiore capacità di fermarsi, pensare e scegliere come rispondere.

In modo analogo, studi di neuroimaging sulla psicoterapia indicano che, a seconda del disturbo, dopo il trattamento si può osservare (a) una normalizzazione di pattern di attività cerebrale precedentemente anomali, (b) il reclutamento di nuove aree che non mostravano alterazioni prima dell’intervento, oppure (c) una combinazione di entrambi i fenomeni (Barsaglini et al., 2014). Questi risultati suggeriscono che il cambiamento psicologico non è “solo nella testa” in senso figurato, ma si accompagna a trasformazioni misurabili nel funzionamento del cervello, che possono tradursi in una maggiore sensazione di padronanza emotiva nella vita quotidiana. In altre parole, quando senti che "ora riesco a gestire meglio quello che provo", non è solo una sensazione: in molti casi questo può riflettere anche cambiamenti nel modo in cui il tuo cervello funziona.

Riscrivere gli schemi: come il cervello crea nuove associazioni

Molti schemi dolorosi nascono da associazioni profonde, come: "se mi mostro per come sono, verrò rifiutato" oppure "se chiedo aiuto, sarò umiliato". Queste frasi non sono solo pensieri: corrispondono a tracce neurali consolidate.

In psicoterapia, questi schemi possono riattivarsi nella relazione con il terapeuta, ma in un contesto diverso: sicuro, rispettoso, attento. Quando ti esponi, esprimi un bisogno o mostri una parte vulnerabile e l’altro non ti rifiuta, il cervello registra una nuova associazione:

  • Espormi può essere anche sicuro.
  • Chiedere aiuto può portare vicinanza, non umiliazione.

Ripetendo queste esperienze correttive, le vecchie connessioni perdono forza e le nuove diventano più stabili. Non si cancella il passato, ma il cervello impara strade alternative per reagire, meno basate sulla paura e più sulla fiducia.

Dalla relazione al cervello: cicli di regolazione emotiva

In seduta, spesso si attivano emozioni intense: vergogna, paura di essere giudicati, rabbia, tristezza. La differenza rispetto al passato è che, questa volta, non sei solo: c’è una persona che resta presente, ti ascolta e ti aiuta a dare un senso a ciò che provi.

Ogni volta che passi da uno stato di disregolazione (emozione troppo forte, confusione, blocco) a uno stato di maggiore calma insieme al terapeuta, il tuo cervello registra un nuovo schema:

  • Posso sentire emozioni forti senza esserne travolto.
  • Posso chiedere aiuto e restare al sicuro.
  • Posso osservare ciò che provo invece di agire d’impulso.

Questi cicli ripetuti possono contribuire a rafforzare le connessioni dalla corteccia prefrontale verso il sistema limbico, rendendo spesso più facile, nel tempo, autoregolarti anche fuori dalla terapia. Non è solo un apprendimento mentale: può essere visto come un allenamento neurale alla stabilità emotiva.

Dal sistema limbico alla corteccia prefrontale: cosa può cambiare con la terapia

Molte difficoltà emotive possono derivare da un sistema limbico (la parte del cervello che gestisce emozioni e allarme) molto reattivo e da una corteccia prefrontale (coinvolta nel pensiero riflessivo e nel controllo) che fatica a modulare questa reattività.

In psicoterapia, attraverso la relazione e la riflessione condivisa, si allena proprio questo dialogo interno:

  • Amigdala: è il "sensore di pericolo". In terapia può imparare a distinguere meglio tra minacce reali e ricordi del passato, riducendo risposte di paura automatiche.
  • Corteccia prefrontale: aiuta a fermarsi, pensare, mentalizzare. Parlarne con il terapeuta ne potenzia il ruolo di "regolatore" delle emozioni intense.
  • Ippocampo: collega le emozioni al contesto e alla memoria. In terapia può riorganizzare i ricordi, inserendoli in una storia più coerente e meno minacciosa.

Il possibile risultato è un cervello che, in molti casi, reagisce meno in automatico e più in modo consapevole.

Neuroplasticità: la base biologica del cambiamento in psicoterapia

La neuroplasticità è la capacità del cervello di modificare le proprie connessioni in risposta alle esperienze. Non riguarda solo l’infanzia: anche il cervello adulto può cambiare, creando nuove sinapsi e riorganizzando le reti esistenti.

In psicoterapia, questo significa che ogni volta che pensi, senti ed esprimi qualcosa in modo diverso dal solito, il tuo cervello sta letteralmente "allenando" nuove strade: alcune connessioni si rafforzano perché vengono usate spesso, mentre altre si indeboliscono perché non sono più necessarie.

Studi di neuroimaging mostrano che, in alcuni disturbi, gli effetti della psicoterapia sulla funzione cerebrale possono essere paragonabili a quelli dei trattamenti farmacologici, mentre in altri casi i pattern di cambiamento neurobiologico seguono traiettorie diverse rispetto a quelli indotti dai farmaci (Barsaglini et al., 2014).  Questo suggerisce che il lavoro che fai in terapia non agisce solo sui pensieri e sulle emozioni, ma può contribuire a modificare in modo specifico il funzionamento del tuo cervello. Nel tempo, schemi mentali più rigidi (per esempio, aspettarsi sempre il rifiuto o il fallimento) possono lasciare spazio a schemi più flessibili e realistici. La psicoterapia non aggiunge semplicemente nuove idee: aiuta il cervello a costruire nuove reti neurali che sostengono modi diversi di percepire te stesso, gli altri e le situazioni.

Inizia a costruire nuove connessioni, dentro di te

Se, come mostrano molte ricerche, la psicoterapia può funzionare anche cambiando il cervello, allora ogni seduta può rappresentare un passo concreto verso un modo diverso di sentire, pensare e stare nelle relazioni. Una recente revisione di studi di neuroimaging ha evidenziato che tutti gli interventi psicologici considerati sembrano modificare il funzionamento cerebrale, offrendo così un ulteriore sostegno all’efficacia della psicoterapia anche da un punto di vista neurologico (Cera et al., 2022).

Non si tratta di “avere qualcosa che non va”, ma di offrirti la possibilità di provare a creare nuove strade neurali che possano aiutarti a vivere con più serenità, fiducia e libertà di scelta. Con Unobravo puoi farlo in uno spazio che mira a essere sicuro, online, accompagnato da uno psicologo che può aiutarti a riscrivere i tuoi schemi interiori, al tuo ritmo. Se senti che è il momento di prenderti cura di te e del tuo benessere psicologico, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e comincia il tuo percorso di cambiamento.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Chiara Casonato
Professionista selezionato dal nostro team clinico
No items found.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
Trova il tuo psicologo

Vuoi saperne di più sul tuo benessere psicologico?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.