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Espatrio e vita all’estero
5
minuti di lettura

La speranza di tornare nel proprio paese di origine

La speranza di tornare nel proprio paese di origine
Giulia Simone Como
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
23.1.2026
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Chi lascia la propria terra parte verso un futuro ignoto, un mondo ancora sconosciuto, con la speranza di una vita migliore. Si arriva in un contesto diverso e nuovo, desiderando trovare una realtà più prospera dove potersi sistemare. In questo percorso ci si adatta, si cerca di raggiungere quel benessere che nella propria località non è stato possibile realizzare. Ma il cuore spesso resta là… nel paese di origine.

Cosa intendiamo con “casa”?

Quante volte abbiamo detto “voglio tornare a casa”? La casa rappresenta uno spazio privato ricco di significati simbolici ed emozionali, che la rendono specchio della nostra identità psichica e del modo di rapportarci agli altri.

È frequente avere dei luoghi preferiti e altri meno graditi: questo viene spiegato dalla psicologia ambientale con il concetto di Place Identity, ovvero ciò che permette di comprendere perché i diversi ambienti generano comportamenti e vissuti differenti.

L’identità di luogo

Il luogo dove si spera di avere un “futuro migliore” è spesso carico di aspettative, idealizzazioni e fantasie. Migrare è un movimento impegnativo che mette alla prova le capacità individuali della persona, alla quale è richiesta una riorganizzazione importante del proprio bagaglio psichico, sociale e culturale.

Si auspica di poter sviluppare un’identità biculturale, cioè una combinazione tra la propria identità di provenienza e un nuovo legame con la nazionalità della nuova patria, per raggiungere un adattamento ottimale.

Mal di casa e processo di adattamento

In chi parte c’è sempre una voce che dice “ritornerò!”. Il ritorno ai luoghi natii significa entrare in contatto con una realtà diversa, trasformata, ma ancora profondamente legata a un passato felice. Quando si è lontani, può essere importante ritagliarsi dei momenti per tornare ai propri luoghi d’infanzia, per riscoprirsi e ritrovare sé stessi.

“La cosa più bella di un viaggio è il ritorno a casa. Apri la porta e senti quell’odore misto di mobili, libri e persone che ami, che è una fragranza unica. Il profumo di casa tua” F. Brizzi

Qiuyang – Pixabay

Sentimenti condivisi: istinto, nostalgia, adattamento

Ovunque ci troviamo nel mondo, le nostre origini restano parte di noi. Sono queste a definire la nostra identità e a permetterci di raggiungere la meta prefissata: una nuova realtà dove stabilirci e costruire un nuovo percorso di vita. Siamo noi il nostro Paese e possiamo portarlo con noi ovunque le esperienze ci conducano.

Chi emigra è spesso spinto dalla mancanza di alternative o dal desiderio di migliorare la propria condizione di vita, e si impegna per rendere questo possibile. Si troverà ad affrontare dinamiche che oscillano tra diffidenza e accoglienza, cercando e trovando il proprio posto.

Tornare, come una scelta

Che ci piaccia o no, i luoghi dove siamo cresciuti ci modellano e influenzano il nostro essere, contribuendo a renderci ciò che siamo.

I luoghi di provenienza ci fanno viaggiare indietro nel tempo e hanno un valore affettivo unico. Soprattutto in questo periodo, in cui il senso di solitudine può essere diffuso, siamo alla ricerca di radici affettive stabili, di quella voglia di sentirci al sicuro, “un po' come a casa”.

“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” C. Pavese

Olga Lioncat - Pexels

Tornare, come sfida

Dopo aver vissuto in un altro paese, può capitare di rendersi conto che alcuni adattamenti costituiscono una vera e propria sfida. Spesso si riflette poco sul riadattamento, ovvero la condizione di rientro nel proprio paese di origine dopo essersi già distaccati. Sentirsi un estraneo a casa propria? È possibile e anche frequente. Si tratta di un vero e proprio shock culturale inverso, che porta a dover imparare di nuovo a vivere nel proprio paese.

“Non c’è niente come tornare in un luogo che non è cambiato, per rendersi conto di quanto sei cambiato” N. Mandela

La Sindrome di Ulisse: quando la nostalgia può diventare sofferenza

La Sindrome di Ulisse, nota anche come "sindrome dell’emigrante con stress cronico e multiplo", è una condizione psicologica che può colpire chi si trova lontano dalla propria terra d’origine. Questa sindrome prende il nome dall’eroe omerico, simbolo di chi è costretto a vivere lontano da casa e ne sente profondamente la mancanza.

I sintomi principali della Sindrome di Ulisse possono includere:

  • Nostalgia intensa e persistente: un desiderio costante di tornare nella propria terra, spesso accompagnato da pensieri ricorrenti sul passato e sui luoghi familiari.
  • Ansia e tristezza: emozioni che possono manifestarsi con crisi di pianto, senso di vuoto e difficoltà a trovare piacere nelle attività quotidiane.
  • Disturbi del sonno: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni o incubi legati alla separazione dalla propria casa.
  • Sintomi fisici: mal di testa, stanchezza cronica, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali, che possono essere espressione del disagio emotivo.

Secondo lo psichiatra spagnolo Joséba Achotegui, che ha descritto per primo questa sindrome, la combinazione di stress, isolamento e nostalgia può portare a un vero e proprio stato di sofferenza psicofisica. La Sindrome di Ulisse non è ancora riconosciuta come disturbo specifico nei principali manuali diagnostici, ma viene sempre più studiata per il suo impatto sulla salute mentale dei migranti.

Riconoscere questi segnali è importante per poter chiedere aiuto e trovare strategie di adattamento che permettano di vivere l’esperienza migratoria in modo più sereno.

Nostalgia della propria terra: dati e diffusione

La nostalgia della propria terra è un sentimento molto diffuso tra chi vive lontano dal proprio paese d’origine.Questa emozione non riguarda solo chi si è trasferito per motivi di lavoro, ma anche studenti, rifugiati e persone che hanno lasciato il proprio paese per ricongiungimenti familiari. La nostalgia può manifestarsi in modo diverso a seconda dell’età, della durata della permanenza e del grado di integrazione nella nuova realtà.

  • Giovani adulti: spesso sperimentano nostalgia legata alle relazioni familiari e alle amicizie lasciate.
  • Adulti: possono sentire la mancanza delle abitudini, dei sapori e delle tradizioni della propria terra.
  • Anziani: vivono la nostalgia come un senso di perdita delle proprie radici e della propria identità.

Questi dati aiutano a comprendere quanto sia normale provare nostalgia e quanto sia importante parlarne apertamente, senza vergogna o senso di colpa.

Conseguenze psicologiche e fisiche della nostalgia

La nostalgia della propria terra può avere un impatto significativo sul benessere psicologico e fisico di chi la vive, andando oltre un semplice sentimento malinconico per trasformarsi in un’esperienza emotiva complessa che incide su molteplici aspetti della quotidianità. Ad esempio, tra le principali conseguenze si riscontrano ansia e preoccupazione: la distanza dai luoghi familiari può generare uno stato di allerta costante e difficoltà a rilassarsi. La depressione è anch’essa frequente, poiché la mancanza di punti di riferimento e il senso di isolamento sono spesso associati a una riduzione dell’umore e della motivazione. Studi condotti su rifugiati vietnamiti negli Stati Uniti hanno mostrato che tali condizioni possono persistere nel tempo, con livelli elevati e duraturi di disfunzioni fisiche e mentali nei due anni successivi alla migrazione forzata (Lin et al., 1979) . Anche i disturbi del sonno sono comuni: difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti, spesso accompagnati da sogni legati alla casa d’origine. La difficoltà di concentrazione si manifesta quando la mente torna ripetutamente ai ricordi, rendendo più arduo focalizzarsi sulle attività quotidiane. A ciò si aggiungono sintomi fisici come mal di testa, tensione muscolare, disturbi digestivi e affaticamento, che rappresentano espressioni concrete del disagio emotivo.

Strategie pratiche per affrontare la nostalgia della propria terra

Affrontare la nostalgia della propria terra può richiedere tempo, pazienza e strategie mirate. Ogni persona può trovare il proprio modo per gestire questo sentimento, ma alcune pratiche possono essere di aiuto per molti. Tra queste, mantenere i legami con la terra d’origine attraverso telefonate, videochiamate e messaggi con familiari e amici può aiutare a sentirsi meno soli e a mantenere vive le proprie radici. Creare nuove routine nella nuova realtà, come frequentare un corso o partecipare ad attività locali, favorisce l’integrazione e il senso di appartenenza. Inoltre, coltivare le tradizioni, ad esempio cucinando piatti tipici, ascoltando musica della propria terra o celebrando festività tradizionali, offre conforto e continuità; in particolare, l’ascolto, l’esecuzione e il canto di musica della cultura d'origine aiutano i rifugiati a mantenere la propria identità culturale e personale (Dieterich-Hartwell & Koch, 2017) . Esprimere le emozioni, parlando apertamente della nostalgia con persone di fiducia o con uno psicologo, può aiutare a normalizzare il vissuto e a trovare nuove risorse interiori. Praticare tecniche di rilassamento, come esercizi di respirazione, mindfulness o attività fisica, può ridurre lo stress e migliorare il benessere generale. In aggiunta, le terapie espressive e artistiche possono offrire ai rifugiati uno spazio sicuro e transitorio che aiuta a gestire la nostalgia della propria terra durante il processo di acculturazione, mentre lavorare con la danza e il movimento favorisce la percezione del corpo come una 'casa', facilitando la regolazione emotiva e la simbolizzazione dei traumi legati alla perdita della propria terra (Dieterich-Hartwell & Koch, 2017). Come sottolinea la psicologa clinica Nancy Kalish, mantenere un equilibrio tra il legame con il passato e l’apertura al nuovo può essere fondamentale per trasformare la nostalgia in una risorsa di crescita personale.

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