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Crescita personale
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minuti di lettura

Le funzioni del sogno

Le funzioni del sogno
Gianmaria Bartiromo
Psicologo Sistemico-Relazionale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
11.12.2025
Le funzioni del sogno
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L’attività onirica assolve a diverse funzioni psichiche importanti e offre la possibilità di trasformare il pensiero e le emozioni. Oggi il sogno non viene più visto soltanto come una modalità per soddisfare o far emergere desideri dell’inconscio, come si riteneva agli inizi del ‘900, ma svolge anche altri compiti. Vediamoli insieme in questo articolo.

Sigmund Freud, nel terzo capitolo de “L’interpretazione dei sogni”, scriveva:

“il sogno non è privo di senso, non è assurdo. Il sogno è un fenomeno psichico pienamente valido e precisamente l’appagamento di un desiderio; va inserito nel contesto delle azioni psichiche della veglia, a noi comprensibili”.

Funzioni che caratterizzano il sogno‍

Il sogno è un fenomeno collaterale di un’attività mentale che presiede specifiche funzioni, di cui tre sono considerate principali: la comunicazione interemisferica, la manutenzione dell’Io e il problem solving.

La comunicazione interemisferica‍

Ogni emisfero cerebrale presenta una propria specializzazione nel modo di elaborare le informazioni. L’emisfero sinistro, generalmente dominante per il linguaggio e per l’elaborazione logico-analitica durante la veglia:

  • nella traduzione della percezione del mondo circostante in rappresentazioni logiche, semantiche e fonetiche;
  • nella comunicazione con la realtà sulla base di una interpretazione dei fenomeni in chiave logico-analitica.

L’emisfero destro, invece, è particolarmente sviluppato per cogliere nella loro totalità contesti, configurazioni e strutture complesse. Di conseguenza, le informazioni provenienti dall’emisfero sinistro assumono una forma completamente differente quando vengono trasmesse all’emisfero destro, che “condensa” la moltitudine particolareggiata delle notizie in un “tutt’uno”.

La manutenzione dell’Io

Il sogno permette di reintegrare le capacità della mente di affrontare la vita relazionale e quella intrapsichica, elaborando tutti i contenuti di cui si è fatta esperienza durante la veglia. Il lavoro onirico consentirebbe una sorta di "disintossicazione" dall’eccesso di percezioni e stimoli vissuti durante la giornata, favorendo una "ristrutturazione" dell'equilibrio individuale.

J. A. Hobson, psichiatra statunitense e direttore del Laboratorio di Neurofisiologia presso il Massachusetts Mental Health Center, ha indagato il lavoro del sogno come consolidatore delle tracce della memoria, che viene “riascoltata” e fissata nei suoi elementi significativi. In questa visione, il sogno può essere considerato come il “guardiano dell’apparato psichico”. Il lavoro onirico ha quindi un importante compito di manutenzione dell’Io:

  • consolida nella memoria i vissuti dei giorni precedenti;
  • permette una disintossicazione dagli ingombranti pensieri prodotti dalla mente nelle giornate precedenti.
meo - Pexels

Problem solving

Secondo Francisco J. Varela, neurobiologo di Harvard, il sogno “è la dimensione in cui gli esseri umani possono intraprendere una rappresentazione immaginaria, provare scenari diversi ed escogitare nuove possibilità; uno spazio innovativo in cui possono manifestarsi nuovi schemi e nuove soluzioni, e dove qualsiasi nuova esperienza può essere rielaborata. Il sonno ci fornisce uno spazio in cui non dobbiamo far fronte all’immediato e dove possiamo invece reinventare, rielaborare e ripensare. Si tratta di una sorta di ripetizione che ci permette di maturare nuove opzioni”.

Sogno: intuizione ed emozione

Sulla base di questa teoria, alcuni studiosi hanno potuto validare le proprie ipotesi scientifiche. Un esempio è rappresentato da Otto Loewi che, grazie a un sogno, intuì l’esperimento per dimostrare l’importante ruolo dell’acetilcolina come neurotrasmettitore, vincendo il premio Nobel per la Medicina nel 1936.

Insieme all’intuizione, è importante dare valore alle emozioni provate al momento del risveglio, poiché permettono di leggere il sogno con le giuste “lenti”: il sogno, in base all’emozione provata al risveglio, può assumere diversi significati.

Breve racconto di un sogno‍

Walter fece il seguente sogno:

“Sono nella doccia e sento una strana presenza che mi sta cercando e chiamando. Ho paura. Da una parte del muro della doccia si apre un passaggio segreto, simile a una porta scorrevole, che mi appresto a richiudere. Il passaggio si riapre e mi accorgo che non si apre da sé, ma viene aperto da un essere che si trova dall’altra parte della porta che insiste nel volermi mostrare qualcosa. Mi rendo conto che quell’essere non era sconosciuto, era come se fosse antico, come se lo conoscessi da tempo, da tempo sapevo che era lì. Mi invita ad entrare e io accetto. Entrando da questo passaggio segreto mi trovo in un corridoio che porta alla camera di quell’essere (che in quel momento penso sia l’incarnazione dell’angoscia). Quest’ultimo mi mostra la stanza in cui viveva e mi rendo conto che ha vissuto da sempre in casa mia”.

Andrea Piacquadio - Pexels

L’interpretazione del sogno di Walter

Il risveglio è stato sereno e Walter ha potuto pensare all’angoscia non più come una sensazione da scacciare, ma da accettare. Il desiderio che è stato soddisfatto mediante il sogno è l’accettazione dell’angoscia come presenza non sempre destabilizzante degli equilibri relazionali.

Conoscendo il luogo in cui viveva “angoscia” e sapendo che da sempre era vissuta lì, la sua presenza ha perso l’eccessivo potenziale negativo, permettendo a Walter di vivere la dinamica relazionale con maggiore serenità. La comunicazione interemisferica ha permesso la trasformazione dell’angoscia provata durante la giornata e dei pensieri ad essa associati.

Le basi neurobiologiche dell’attività onirica

L’attività onirica nasce da una complessa interazione tra diverse aree cerebrali, che si attivano in modo specifico durante le varie fasi del sonno. In particolare, la fase REM (Rapid Eye Movement) è caratterizzata da un’intensa attivazione emotiva, una riduzione dell’attività nelle regioni frontali – soprattutto nella corteccia prefrontale dorsolaterale – e da un aumento dei neurotrasmettitori dopamina e acetilcolina; queste caratteristiche neurobiologiche corrispondono alle tipiche manifestazioni dei sogni, come la paura, il ridotto controllo della realtà, la maggiore bizzarria e l’iperassociatività (Horton, 2023).

Durante la fase REM, studi di neuroimaging hanno evidenziato un’aumentata attività della corteccia prefrontale ventromediale, coinvolta nell’elaborazione delle emozioni e nella regolazione dei ricordi autobiografici, contribuendo così alla ricchezza emotiva dei sogni. Inoltre, l’amigdala – struttura chiave per la gestione delle emozioni – si attiva in modo marcato durante i sogni, spiegando la frequente intensità emotiva delle esperienze oniriche (Nir & Tononi, 2010). Parallelamente, la ridotta attività della corteccia prefrontale dorsolaterale favorisce la libertà associativa e la creatività, elementi tipici dell’attività onirica.

È interessante notare che i sogni che includono un’ambientazione spaziale mostrano un aumento dell’attività ad alta frequenza nella corteccia parietale posteriore destra (Siclari et al., 2017), suggerendo come specifici contenuti onirici siano legati all’attivazione di precise aree cerebrali. Queste dinamiche neurobiologiche permettono al cervello di integrare esperienze, emozioni e ricordi in modo originale, facilitando in alcuni casi processi di rielaborazione e crescita personale anche durante il sonno.

Attività onirica e fasi del sonno: differenze e caratteristiche

L’attività onirica non si manifesta solo nella fase REM, anche se in questa fase i sogni possono essere generalmente più vividi e complessi. Le ricerche hanno mostrato che:

  • Durante la fase REM: i sogni tendono a essere più lunghi, ricchi di narrazione e spesso caratterizzati da forti componenti emotive. In questa fase, il cervello mostra un’attività simile a quella della veglia, con rapide oscillazioni elettriche e movimenti oculari (Hobson et al, 2000).
  • Durante la fase non-REM: i sogni sono più brevi, frammentari e meno emotivamente intensi. Tuttavia, anche in questa fase si possono verificare immagini oniriche, spesso legate a pensieri o preoccupazioni della giornata.

Secondo uno studio pubblicato su "Nature Reviews Neuroscience" (Siclari et al., 2017), la probabilità di ricordare un sogno è maggiore se il risveglio avviene durante la fase REM. Questo suggerisce che la qualità e la quantità dell’attività onirica variano significativamente a seconda della fase del sonno in cui ci si trova.

Armand Khoury - Unsplash

Incidenza e frequenza dell’attività onirica nella popolazione

L’attività onirica rappresenta un fenomeno universale: quasi tutte le persone sognano, anche se non sempre conservano il ricordo dei propri sogni al risveglio. Studi su campioni di popolazione generale indicano che circa l’80% degli adulti riferisce di ricordare almeno occasionalmente i sogni, mentre una minoranza intorno al 5–10% dichiara di non ricordare mai sogni; sul piano fisiologico, in una notte di sonno un adulto attraversa in media 4–6 cicli sonno NREM/REM e la quota di sonno REM – in cui si concentra la maggior parte dell’attività onirica – corrisponde a circa 90–120 minuti per notte.

È interessante notare che la capacità di ricordare i sogni varia notevolmente in base a fattori individuali come età, abitudini di sonno e livelli di stress. Inoltre, studi neuroscientifici hanno evidenziato che durante sia il sonno NREM che REM, la presenza di esperienze oniriche è associata a una diminuzione locale dell'attività a bassa frequenza nelle regioni corticali posteriori (Siclari et al., 2017). Questi dati sottolineano quanto l’attività onirica sia una componente fisiologica e psicologica fondamentale dell’esperienza umana.

Attività onirica e regolazione emotiva

Numerosi studi hanno evidenziato che l’attività onirica può svolgere un ruolo importante nella regolazione delle emozioni. Durante il sogno, il cervello rielabora esperienze emotive vissute durante la veglia, contribuendo in alcuni casi a ridurre l’impatto di eventi stressanti e a favorire il benessere psicologico. Inoltre, durante il sogno, il corpo può mettere in atto i contenuti onirici, ma il corpo sognato può essere distinto da quello reale; ad esempio, persone con paraplegia congenita possono camminare nei sogni, chi soffre di apnea notturna raramente soffoca e il dolore da arto fantasma può scomparire (Siclari et al., 2020).

Secondo una ricerca condotta dall’Università di Berkeley, la fase REM può aiutare a "depotenziare" le emozioni negative associate ai ricordi, permettendo in alcuni casi di affrontare con maggiore serenità le sfide quotidiane (van der Helm et al., 2011). Questo processo avviene grazie all’attivazione di circuiti cerebrali che integrano memoria ed emozione, facilitando l’adattamento e la crescita personale. In sintesi, l’attività onirica non solo riflette i nostri vissuti emotivi, ma può contribuire al loro equilibrio e al nostro benessere mentale.

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I sogni possono essere una preziosa finestra sul nostro mondo interiore: raccontano emozioni, bisogni e desideri che spesso restano nascosti durante la veglia. Imparare ad ascoltarli e comprenderli può aiutarci a conoscerci meglio, a gestire le emozioni e a trovare nuove soluzioni alle sfide quotidiane. Se senti il bisogno di esplorare il significato dei tuoi sogni o desideri lavorare sul tuo benessere emotivo, il supporto di uno psicologo può essere di aiuto.

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