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Salute mentale
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Lendormin: cos'è, avvertenze e quando serve anche la psicoterapia

Lendormin: cos'è, avvertenze e quando serve anche la psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.6.2026
Lendormin: cos'è, avvertenze e quando serve anche la psicoterapia
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Fissare il soffitto nel buio, contare le ore che passano e svegliarsi già stanchi prima ancora che la sveglia suoni sono esperienze che chi soffre di insonnia conosce bene. Questa condizione può logorare non solo il corpo, ma anche la mente e la qualità della vita.

In questi momenti, è comprensibile cercare un aiuto concreto, qualcosa che permetta finalmente di dormire.

Il Lendormin è uno dei farmaci che un medico può prescrivere in queste situazioni. Conoscere come funziona, a cosa serve e quali precauzioni comporta è un passo importante per affrontare il trattamento con maggiore consapevolezza, sapendo che il farmaco può offrire sollievo sul sintomo, ma non agisce direttamente sui fattori che possono contribuire all'insonnia.

Cos'è Lendormin e a cosa serve

Lendormin è il nome commerciale del brotizolam, un farmaco classificato dall'AIFA tra i derivati benzodiazepinici, indicato per il trattamento a breve termine dell'insonnia negli adulti a partire dai 18 anni.

In particolare, può essere prescritto quando l'insonnia si manifesta in una di queste forme:

  • difficoltà ad addormentarsi, con tempi di latenza del sonno molto lunghi;
  • risvegli notturni frequenti o prolungati, che spezzano il riposo senza permettere un recupero reale;
  • risveglio mattutino precoce, con impossibilità di riaddormentarsi.

La prescrizione è generalmente presa in considerazione quando l'insonnia comporta una sofferenza clinicamente significativa o una compromissione rilevante del funzionamento quotidiano.

Come indicato nella scheda tecnica AIFA, il farmaco agisce sul sintomo, ma non interviene sui fattori che possono concorrere al disturbo del sonno, i quali richiedono una valutazione clinica approfondita.

Nella pratica clinica, può essere prescritto a persone che attraversano periodi di forte stress, ansia intensa o eventi di vita particolarmente impegnativi, come lutti, separazioni o cambiamenti importanti. In questi contesti, può offrire un sollievo temporaneo, mentre i fattori che contribuiscono all'insonnia richiedono un'attenzione dedicata.

Di che classe farmaceutica fa parte?

Il brotizolam, principio attivo del Lendormin, appartiene alla classe delle benzodiazepine, una famiglia di farmaci ampiamente utilizzata in ambito clinico.

Le benzodiazepine modulano l'attività del GABA, un neurotrasmettitore che riduce l'eccitazione neuronale nel sistema nervoso centrale. L'effetto può tradursi in una riduzione dell'ansia, rilassamento muscolare e, a dosaggi impiegati per l'insonnia, induzione del sonno.

In generale, a dosaggi inferiori le benzodiazepine tendono a produrre un effetto prevalentemente ansiolitico, mentre a dosaggi più elevati prevale l'effetto ipnotico, ovvero la capacità di favorire il sonno.

Il Lendormin è classificato tra le benzodiazepine ipnotiche, indicate prevalentemente per il trattamento dell'insonnia.

Dal punto di vista normativo, è classificato come farmaco soggetto a ricetta medica. Non è possibile acquistarlo in farmacia senza una prescrizione, e questo non è un dettaglio secondario, ma una tutela pensata per un uso consapevole e sicuro.

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Gustavo Fring – Pexels

Come funziona Lendormin

Il brotizolam potenzia l'attività del GABA, un neurotrasmettitore che riduce l'eccitazione neuronale nel sistema nervoso centrale. Questo effetto favorisce il rilassamento e facilita l'addormentamento.

Nelle persone con insonnia è frequente uno stato di iperattivazione che rende più difficile prendere sonno. Il farmaco contribuisce a ridurre questo stato di allerta e a favorire la comparsa del sonno.

Il farmaco è disponibile in compresse da 0,25 mg, divisibili a metà, e si assume per via orale con poca acqua appena prima di andare a letto. La scheda tecnica indica di prevedere un periodo di riposo di 6-7 ore dopo l'assunzione, per ridurre il rischio di sonnolenza residua.

Secondo la scheda tecnica AIFA, la durata del trattamento deve essere la più breve possibile, da pochi giorni fino a un massimo di due settimane. La riduzione graduale della dose viene adattata dal medico su base individuale.

Dopo un uso ripetuto per alcune settimane, può svilupparsi tolleranza, ovvero una progressiva riduzione dell'efficacia ipnotica del farmaco. È uno dei motivi per cui il trattamento prolungato non è raccomandato.

Indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali

Il Lendormin è indicato per il trattamento a breve termine dell'insonnia. Come tutti i farmaci, può comportare effetti indesiderati che è importante conoscere.

Indicazioni terapeutiche

Il brotizolam può contribuire a ridurre il tempo di addormentamento e la frequenza dei risvegli notturni, migliorando la continuità del sonno. Questi effetti, quando presenti, possono riflettersi positivamente sul funzionamento diurno. Va ricordato che la risposta è individuale e che il farmaco agisce sul sintomo, non sui fattori che possono contribuire all'insonnia.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, il Lendormin può causare effetti indesiderati. Conoscerli permette di riconoscerli tempestivamente e di confrontarsi con il medico.

Tra gli effetti collaterali comuni (che possono interessare fino a 1 persona su 10):

  • sonnolenza diurna;
  • cefalea,
  • disturbi gastrointestinali.

Tra gli effetti collaterali non comuni (fino a 1 persona su 100):

  • vertigini e sedazione;
  • amnesia anterograda (difficoltà a ricordare eventi accaduti dopo l'assunzione);
  • alterazioni dell'umore, ansia, disturbi emotivi e comportamentali;
  • debolezza muscolare;
  • alterazione del desiderio sessuale.

In alcuni casi possono verificarsi reazioni paradosse, con comparsa di irrequietezza, agitazione, irritabilità, aggressività o incubi invece dell'atteso effetto rilassante.Queste reazioni sono state descritte con maggiore frequenza in alcune popolazioni, tra cui le persone anziane. Se si manifestano, è necessario contattare il medico.

Ciò che per una persona è ben tollerato, per un'altra può risultare problematico. Alcune persone riferiscono una sensazione di distacco emotivo durante l'assunzione, un effetto che è utile riferire al medico. Se gli effetti indesiderati non si attenuano con il proseguimento della terapia, è importante confrontarsi con il medico per valutare il percorso più appropriato.

Il brotizolam può indurre dipendenza fisica e psicologica, anche a dosi terapeutiche. Il rischio aumenta con la dose e la durata del trattamento, ed è maggiore in persone con una storia di abuso di alcol o sostanze. L'interruzione brusca può causare sintomi da astinenza, tra cui cefalea, ansia, insonnia di rimbalzo e irritabilità; nei casi più gravi possono verificarsi depersonalizzazione, iperacusia o crisi epilettiche. La sospensione va concordata con il medico e attuata con riduzione graduale della dose.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci

Il brotizolam interagisce con numerosi altri farmaci. Alcune combinazioni possono amplificarne l'effetto sedativo in modo clinicamente significativo, aumentando i rischi.

In particolare, le seguenti categorie di farmaci possono potenziare l'effetto sedativo:

  • antipsicotici,
  • altri ipnotici,
  • ansiolitici,
  • sedativi,
  • antidepressivi,
  • analgesici narcotici,
  • antiepilettici,
  • anestetici,
  • antistaminici sedativi.

C'è poi un altro livello di interazione, meno intuitivo. Alcuni farmaci possono modificare il modo in cui il fegato metabolizza il brotizolam, alterandone la concentrazione nel sangue. La rifampicina, un antibiotico, può ridurre l'efficacia del farmaco; al contrario, il ketoconazolo, un antimicotico, può aumentarne i livelli plasmatici, con possibili rischi di sovrasedazione.

L'associazione autonoma di altri sonniferi, ansiolitici o integratori con effetto sedativo può aumentare il rischio di interazioni e di effetti indesiderati.

È importante informare il medico di tutti i farmaci, integratori e rimedi fitoterapici assunti, evitando associazioni non concordate che potrebbero aumentare il rischio di effetti indesiderati. Comunicare al medico tutto ciò che si assume è parte essenziale della sicurezza del trattamento.

Avvertenze e precauzioni d'uso

Prima di entrare nel dettaglio delle avvertenze, è utile avere un quadro chiaro di chi non dovrebbe assumere questo farmaco e in quali situazioni è necessario procedere con particolare cautela.

Controindicazioni assolute

Esistono situazioni in cui l'uso di Lendormin è controindicato in modo assoluto. Non deve essere assunto da chi:

  • ha un'allergia nota al brotizolam o ad altre benzodiazepine;
  • soffre di miastenia grave (una malattia neuromuscolare che riduce la forza muscolare);
  • presenta insufficienza respiratoria grave;
  • ha una diagnosi di apnea notturna,
  • soffre di insufficienza epatica grave;
  • ha meno di 18 anni.

Situazioni che richiedono particolare cautela

  • Gravidanza e allattamento: i dati sulla sicurezza del brotizolam in gravidanza sono insufficienti, e l'uso non è raccomandato. Se assunto nelle fasi finali della gravidanza, il farmaco può comportare effetti sul neonato, tra cui ipotonia, ipotermia e depressione respiratoria moderata.L'allattamento durante il trattamento non è raccomandato perché il brotizolam viene eliminato nel latte materno. È fondamentale confrontarsi con il medico nel caso si stia pianificando una gravidanza o si sospetti di essere in stato di gravidanza.
  • Guida e utilizzo di macchinari: il farmaco può causare sedazione residua, riduzione della vigilanza e, in alcuni casi, amnesia. Questo significa che, anche il giorno successivo all'assunzione, le tue capacità psicofisiche potrebbero essere compromesse. Evita di guidare o di usare macchinari pericolosi, soprattutto se il sonno notturno è stato insufficiente perché in quel caso, il rischio è ancora più elevato.
  • Alcol: l'alcol potenzia la sedazione e riduce la concentrazione, aumentando il rischio di effetti avversi. La scheda tecnica indica che, in caso di assunzione concomitante con altri deprimenti del sistema nervoso centrale incluso l'alcol, il sovradosaggio può rappresentare un rischio per la vita.
  • Anziani: le persone anziane possono essere più sensibili agli effetti del brotizolam, e la scheda tecnica indica di considerare una riduzione della dose. Un aspetto rilevante è l'aumento del rischio di cadute, legato alla sedazione e alla possibile riduzione dell'equilibrio e delle capacità psicomotorie.
  • Disturbi respiratori cronici: in presenza di patologie respiratorie croniche, il medico potrebbe considerare una dose ridotta, poiché il farmaco può abbassare ulteriormente la funzione respiratoria.
  • Depressione o psicosi: nelle persone con una storia di abuso o dipendenza da alcol o altre sostanze è necessaria una valutazione particolarmente attenta del rapporto tra benefici e rischi. Le compresse contengono lattosio quindi in caso di intolleranza, è necessario informare il medico.
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Vitaly Gariev – Pexels

Lendormin e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia possono far parte di un unico percorso di cura. Il brotizolam può contribuire a migliorare il sonno nel breve periodo, favorendo l'addormentamento e la continuità del riposo, mentre la psicoterapia lavora sui fattori che contribuiscono a mantenere l'insonnia, come stress, ansia o schemi cognitivi disfunzionali. Studi clinici suggeriscono che l'approccio combinato è associato a esiti più stabili nel tempo rispetto al solo trattamento farmacologico (Morin et al., 2009).

La terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia (CBT-I) è un approccio strutturato che interviene sui pensieri e i comportamenti che contribuiscono al mantenimento dell'insonnia. Le linee guida dell'American College of Physicians la indicano come trattamento di prima linea per l'insonnia cronica negli adulti (Qaseem et al., 2016). Tra gli approcci psicoterapeutici rilevanti si includono anche l'ACT (terapia di accettazione e impegno) e la mindfulness-based therapy.

Quando le difficoltà legate al sonno persistono nel tempo, confrontarsi con un professionista della salute mentale può essere un passo utile. Se stai valutando un percorso psicologico, attraverso il questionario di Unobravo è possibile individuare uno psicologo o una psicologa in linea con le proprie esigenze.

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